Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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sabato 16 gennaio 2016

Definizione di: "UOMO"




UOMO (Eso.) - Il termine deriva dal sanscrito bhumi (terra), che diventa bhuman (creatura), poi trasforma l'aspirata bh in h e diventa human; anche bhumi diventa humi e poi humus. È il prodotto della terra, che alla terra ritorna, anche se in esso vive, quasi sempre non percepita, una parte che della terra non è, e che della componente terrestre si avvale per operare in questo mondo. È un animale (Vertebrati, mammiferi, primati), che si distingue dagli altri animali principalmente per la sua stazione eretta, poi per il fatto di essere dotato di ragione e di autocoscienza, facoltà che non sempre adopera, o adopera in modo corretto, di avere un linguaggio articolato e di saper comunicare. Per definizione, l'uomo è un essere cosciente e responsabile dei suoi atti, capace di distaccarsi dal mondo organico oggettivandolo e strumentalizzandolo, soggetto di atti non immediatamente riducibili alle leggi che regolano il restante mondo fisico. L'uomo nasce come forma eterea, prodotta da Esseri divini superiori, poi come Nato dal Sudore, quindi Androgino. Solo verso la fine della Terza Razza avviene la separazione dei sessi e la umanità diventa bisessuata. Nelle prime tre Ronde, l'uomo fu dapprima una pietra, poi una pianta, quindi un animale, diventando veramente uomo solo nella Prima Razza di questa umanità. La scienza ha dimostrato che nel feto, la filogenesi ripete questi stadi durante i primi mesi di gravidanza. Attraverso le reincarnazioni, l'uomo svolge la sua evoluzione nel mondo manifestato partendo dallo stadio minerale, passando poi al vegetale e quindi all'animale: al termine esso accede allo stadio intellettuale, a quello psichico e, infine, a quello spirituale. Per questo motivo si dice che l'uomo contiene la totalità dei regni della Natura. Secondo la Scienza Occulta, l'uomo compare prima dei mammiferi, per cui la sua derivazione dalla scimmia è impossibile. Quando allo stadio iniziale l'uomo era etereo, il suo rapporto con il divino era diretto; quando il suo vestito di carne si indurì, tale rapporto cessò: l'Uomo Interno non fu più in grado di dialogare con i suoi Istruttori celesti. La Saggezza Divina rimase in mano solo a pochi Adepti che custodirono i Sacri Misteri. Il peccato originale e la maledizione andrebbero letti in un modo diverso da quanto viene presentato dalla chiesa cattolica. La cosiddetta "trasgressione" è l'avvento dell'autocoscienza, senza la quale l'essere umana non avrebbe potuto fare alcuna evoluzione; la transizione da "uomo che crea" ad "uomo che genera" consiste nell'uso del corpo per la procreazione ed è il prezzo pagato per trasferire la Sapienza dal Cielo alla Terra. La corruzione della purezza fisica è il punto di inizio per raggiungere la purezza spirituale. Il terzo occhio, che all'origine serviva all'uomo per la visione diretta, senza passare attraverso il senso della vista, non più adoperato dopo l'indurimento del corpo, si è ritirato allo interno della testa, diventando quella che oggi viene chiamata la ghiandola pineale. Razze, sottorazze, etnie, ecc., nascono, crescono e muoiono come la singola persona umana. L'uomo odierno è il frutto di una serie infinita di incroci, attraverso un indeterminato numero di razze. Caratteristica di ogni fenomeno che riguarda l'uomo è il numero Sette. L'uomo ha sette principi e per questo viene rappresentato talvolta con una croce (lo sviluppo del cubo: quattro quadrati verticali che rappresentano il maschile e tre quadrati orizzontali che rappresentano il femminile), oppure da un triangolo sopra un quadrato. L'uomo è il capolavoro della creazione, Dio in Terra (secondo Eliphas Levi), mentre Dio è l'Uomo in Cielo. Nell'uomo si riflette interamente il mondo fenomenico (per questo viene chiamato microcosmo in rapporto al macrocosmo), è l'Alfa e l'Omega della creazione oggettiva. È ovvio che, esotericamente, per uomo non si intende il corpo fisico visibile, bensì la Divina Monade che vi si nasconde. Che cosa sia la vita dell'uomo è impresa tentata da quasi tutti i filosofi, ma da tutti mancata. Al di là delle enfasi e della retorica, tanto cara soprattutto ai teologi, riportiamo il parere di un grande filosofo che, forse più degli altri, si avvicina alla verità. Egli scrive: "È in una buia notte caotica, così ciecamente chiamata vita, la notte in cui lotta, fatica e combatte incessantemente l'uomo, senza uno scopo razionale, procedendo a tentoni, impegnati nei compiti più svariati. È una schiavitù materiale che, creata dagli stessi uomini, lega l'uomo alle circostanze, al suo corpo, a prove di ogni genere, vincolandolo alle cose che più disprezza ed odia. Solo quando la sofferenza insegna all'uomo il vero senso della vita, cessa la continua proiezione esteriore dell'oscurità che acceca la sua anima, le devastazioni cominciano a placarsi, le tenebre cominciano a dissolversi. Allora, come diceva il Buddha, la sofferenza libera dalla sofferenza. Dopo l'informe, il vuoto, le tenebre, vi è la Luce, una luce che arde senza stoppino e senza combustibile".



Credits to:
Glossario de "La Dottrina Segreta"
www.spiritual.it

Opera:
Mercurio di Hendrick Goltzius




sabato 26 dicembre 2015

R.Steiner - "Le Tredici Notti Sante"


“La nascita dello spirito del sole come spirito della terra”
Hannover, 26 dicembre 1911




Quando in questo tempo accendiamo le candele sull'albero di Natale, l’anima umana sente come se il simbolo di una realtà eterna sorgesse dinanzi al suo sguardo spirituale e vi fosse lì immutabile sin da un lontanissimo passato. Quando in autunno la natura esteriore pian piano appassisce, quando le azioni del Sole nella luce esteriore cadono come in uno stato di assopimento e gli organi della percezione esteriore del­l’uomo debbono ritirarsi dai fenomeni del mondo dei sensi, l'anima ha la possibilità – o meglio non solo la possibilità, ma l’esigenza – di rientrare nelle sue più re­condite profondità in modo da sentire e sperimentare che quando la luce esteriore del Sole diminuisce ed il calore si affievolisce, ora è il tempo in cui l'anima può ritirarsi nell'oscurità esterna, ma può in compenso tro­vare nella propria interiorità la luce spirituale. Le luci sull’albero di Natale stanno ora davanti a noi come un simbolo dell'interiore luce spirituale accesa nell’oscurità esteriore. E per il fatto che la luce spirituale dell'a­nima che noi sentiamo illuminare le tenebre della na­tura ci appare come una realtà eterna, ci immaginiamo che pure l'abete acceso nella Notte di Natale debba per noi aver sempre irraggiato in tutti i tempi che possiamo ripercorrere da incarnazione a incarnazione fino a remoti passati.
L'albero di Natale però è relativamente recente. È soltanto da uno o al massimo due secoli che l'albero di Natale è diventato un simbolo dei pensieri e delle sen­sazioni che si presentano all'uomo nell'epoca di Nata­le. L’albero di Natale è un simbolo recente; ma ogni anno, di bel nuovo, esso rivela all'uomo una grande, eterna verità. Per questo sembra essere stato presente anche nel remoto passato. E come se dall'albero di Na­tale stesso risuonasse l'annunciazione del divino negli spazi cosmici, nelle altezze celestiali. L’essere umano può allora sentir scaturire dalla propria buona volontà forze di pace rassicuranti l'anima. Come ci dice la leg­genda del Natale, l’annuncio risuonò quando i pastori visitarono il luogo della nascita del Bambino, la cui fe­stività noi oggi celebriamo. Risuonò ai pastori dalle nuvole: “Le Potenze Divine si manifestano dagli spazi cosmici, dalle altezze celesti e portano pace rassicuran­te all'anima umana che sia colma di buona volontà”.
Per secoli e secoli gli uomini non poterono crede­re che nella celebrazione del Natale fosse dato al mon­do un simbolo che non ha mai avuto un inizio. Si sen­tiva in ciò l'impronta dell'eternità. Il rito cristiano ha, per tale motivo, assunto il segno dell'eternità in ciò che si pone simbolicamente nella Notte di Natale nel­le parole: “II Cristo è nato di nuovo per noi”. È come se ogni anno l'anima fosse chiamata a sentire di nuovo una realtà della quale si pensava che si fosse potuta rea­lizzare una volta soltanto. L'eternità di questo avveni­mento simbolico si presenta alla nostra anima con for­za originaria quando sentiamo in modo giusto il sim­bolo medesimo. Ancora nell'anno 353 di Cristo, 353 anni dopo che il Cristo Gesù era apparso sulla Terra, la avrebbe riconosciuto nella sua più vera entità. Ciò è descritto nell'Antico Testamento, ove è detto che Javhè condusse Mosè al Monte Nebo, di fronte a Gerico,* e gli mostrò quanto doveva ancora avvenire prima che quello stesso Spirito potesse incarnarsi in un corpo umano. Lo Spirito disse a Mosè sul Monte Nebo: “Però tu, al quale io mi sono rivelato anzitempo, non puoi trasferirti con ciò che porti nell'anima in quell'e­voluzione del tuo popolo che ha innanzitutto da pre­parare ciò che deve accadere quando i tempi saranno compiuti”.
E quando, secoli dopo secoli, l'evoluzione ebbe preparato l'umanità, lo stesso Spirito dal quale Mosè era stato trattenuto si rivelò, diventando carne e assu­mendo un corpo umano in Gesù di Nazareth. Così l’umanità nel suo insieme è stata guidata dallo stadio di iniziazione contrassegnato dalla parola “Gerico” a quello contrassegnato dalla parola “Giordano”. Coloro che nei primi secoli cristiani intesero il vero significa­to del cristianesimo hanno fatto presente che nel Gesù di Nazareth che doveva venir battezzato nel Giordano si immerse lo spirito solare della Terra, il Cristo. Que­sto era ciò che nei primi secoli cristiani veniva celebra­to come un Mistero, come la nascita del Cristo.
In ef­fetti, ciò che attraverso l’Antroposofia, attraverso la saggezza della quinta epoca di civiltà postatlantica, ci rende maturi di nuovo, risplendette quale ultimo resi­duo di un'antica chiaroveggenza nell’epoca in cui si compì l’Evento del Golgota; risplendette presso gli Gnostici e illuminò quei singolari teosofi che vissero alla svolta dei tempi fra la vecchia e la nuova era e la cui concezione del Mistero del Cristo differiva dalla nostra nella forma, ma non nel contenuto.
Ciò che agli Gnostici fu permesso di insegnare,ebbe modo di trapelare nel mondo, e nonostante non venisse diffusamente compreso quanto era avvenuto nel fatto simbolicamente indicato con il Battesimo nel Giordano, si sentiva, si presagiva che là il Sole-Spirito era nato come Spirito della Terra, che una Potenza co­smica si illuminava in un uomo terrestre. Così, nei primi secoli del cristianesimo, il 6 Gennaio veniva ce­lebrata la Nascita di Cristo nel corpo di Gesù di Naza­reth, l'Epifania del Cristo.
Ma la capacità di penetrazione, anche solo presa­ga, in questo profondo Mistero venne affievolendosi sempre più col passare del tempo. Venne il tempo in cui gli uomini non furono più in grado di compren­dere che l'Essere chiamato Cristo era stato in realtà presente in un corpo fisico umano soltanto per tre anni. Sempre più e più dovrà afferrarsi che ciò che è stato una volta compiuto per l'intera evoluzione della Terra durante quei tre anni in un corpo fisico umano, è uno dei più profondi e difficili Misteri da compren­dere. A partire dal quarto secolo in avanti, con l'avvi­cinarsi dell'epoca del materialismo, l'anima umana che si stava preparando era troppo debole per afferrare il profondo Mistero che solo a partire dalla nostra epoca sarà compreso in misura sempre maggiore. E così, man mano che la forza esteriore della cristianità aumentava, la intima comprensione del Mistero del Cristo si per­deva e la Festa del 6 gennaio cessò di avere un conte­nuto. La Nascita del Cristo venne anticipata di tredici giorni e ritenuta coincidente con la nascita di Gesù di Nazareth. Ma con ciò noi ci troviamo di fronte a qual­cosa che ci deve sempre colmare di profondo appaga-mento, di profonda soddisfazione. La data del 24-25 dicembre è stata stabilita come il giorno della nascita del Cristo perché, come abbiamo visto, una grande verità è stata perduta. E tuttavia, sebbene l'errore sembri determinato dalla perdita di una grande verità, esso è avvenuto in modo così profondamente saggio che noi non possiamo non meravigliarci della inconscia sag­gezza con cui il giorno di Natale è stato stabilito, ben­ché gli uomini che l'hanno stabilito non ne sospettas­sero nulla.
La divina saggezza operò anche nello stabilire que­sta data. E come la saggezza divina può essere percepi­ta fuori nella natura, se noi sappiamo come interpreta­re in modo giusto ciò che vi si rivela ovunque, così possiamo percepire la saggezza divina che agisce nel­l’inconscio dell'anima umana se poniamo mente a quanto segue. Nel calendario, il 24 dicembre è il gior­no dedicato ad Adamo ed Eva, il giorno seguente è la Festa della Natività del Cristo. Dunque, la perdita di un'antica verità è stata la causa per cui la data della na­scita del Cristo sulla Terra è stata retrocessa e stabilita tredici giorni prima, ed è stata identificata con la na­scita di Gesù di Nazareth; ma in una maniera meravi­gliosa la nascita di Gesù di Nazareth è stata collegata con il concetto dell'origine dell'uomo nell'evoluzione terrestre, della sua origine in Adamo ed Eva. E quan­do indaghiamo tutte le oscure percezioni e i sentimen­ti di meraviglia connessi con questa festa della Natività di Gesù che vivono nell'anima umana – senza che la coscienza superiore dell'uomo ne sappia nulla –, quan­do indaghiamo tutti questi sentimenti che si agitano nell'intimo dell'anima, vediamo che essi parlano un linguaggio meraviglioso.
Quando fu perduta la comprensione per ciò che in effetti dalle distese cosmiche era fluito all'umanità, e che giustamente si sarebbe dovuto celebrare il 6 gen­naio, si cercò di presentare all'umanità (grazie a forze che agiscono nelle profondità dell'anima) come si ma­nifesti lo spirito dell'anima umana quando non è an­cora passato del tutto dalla corporeità fisica e si trova al punto di partenza dell'uomo stesso, nel momento in cui prende originariamente possesso di questo corpo fisico umano. Alla sua nascita, quando l'anima risulta ancora incontaminata dagli effetti del contatto con il corpo fisico, all'inizio del divenire fisico terreno, tro­viamo il bambino, ma non solo il bambino qual è pre­sente in ogni essere umano, bensì il bambino così com'era prima che nell'evoluzione terrestre gli uomini arrivassero alla primissima incarnazione fisica.
Questo è l'essere conosciuto nella Cabala come Adamo Kadmon, l’uomo che discese dalle altezze divino-spirituali con tutto ciò che aveva acquisito durante i periodi di Saturno, Sole e Luna. L'uomo nel suo es­sere spirituale al primo inizio dell'evoluzione terrestre, nato nel Bambino Gesù: ecco che cosa d'allora in poi venne presentato al genere umano dalla meravigliosa saggezza divina nella festività della nascita di Gesù. Quando non fu più possibile comprendere ciò che sul­la Terra era disceso dalle distese cosmiche, dalle sfere celesti, venne impresso nelle anime umane il ricordo della loro origine, del loro stato prima dell'avvento delle forze luciferiche nell'esistenza terrestre.
Quando non fu più compreso ciò che nel suo più alto e vero significato doveva dirsi del Battesimo di Giovanni nel Giordano (“Dalle distese cosmiche e dal­le altezze del ciclo è discesa nelle anime umane la Di­vinità che si rivela affinché la pace regni presso gli uo­mini di buona volontà”), quando fu perduta la com­prensione di come tale immagine simbolica dovesse es­sere presentata agli uomini nella forma di una festa sa­cra, un'altra certezza venne portata al posto di quella,e cioè che all'inizio dell'evoluzione terrestre, prima che le forze luciferiche intervenissero con la loro azione, l'uomo ebbe anche sulla Terra una natura, una entele­chia, nella quale poteva confidare.
Il Gesù del Vangelo di Luca, non il Gesù descrit­to nel Vangelo di Matteo, è il Bambino che i pastori adorarono. Le loro anime udirono: “Ora il Divino si rivela dalle lontananze cosmiche e dall'alto dei cicli, e porta la pace alle anime degli uomini di buona vo­lontà”. E così per i secoli in cui le eccelse realtà non potevano essere comprese, venne istituita quella festi­vità che ogni anno deve di nuovo ricordare all'essere umano: “Anche se non puoi rivolgere lo sguardo alle altezze celesti e là riconoscervi il grande Spirito Solare, dal tempo del tuo inizio terrestre porti in te, nella tua anima di bambino, finché resta incontaminata dagli effetti dell'incarnazione fisica, le forze che possono darti il saldo convincimento del fatto che tu puoi ri­portare la vittoria sulla bassa natura da cui sei gravato a seguito della tentazione di Lucifero”.
Quindi la Festa della Natività di Gesù viene avvicinata al ricordo di Adamo ed Eva, indicando con ciò che nel luogo visita­to dai pastori era nata un'anima umana così com'essa era una volta, prima che l'uomo avesse percorso la pri­ma incarnazione terrena.
Invece della nascita del Dio, che non veniva più compresa, in questa festività si pose la nascita dell'es­sere umano. E in effetti son due le sorgenti da cui sca­turisce ciò che può recare pace, armonia e vigore quan­do le forze dell'uomo minacciano di declinare e le sue sofferenze sembrano diventare insopportabili. La pri­ma sorgente è quella che possiamo ritrovare quando guardiamo fuori, nello spazio cosmico intessuto della vita, del movimento e del calore di ciò che chiamiamo lo Spirito Divino. E se noi possiamo mantenerci saldi nel convincimento che questo Potere spirituale divino che permea tutto l'universo può intessersi con il nostro essere e provvedere altresì che le nostre forze non si af­fievoliscano, se possiamo accogliere tale pensiero nel cuore, accogliamo con ciò il pensiero pasquale, grazie al quale suggiamo per così dire fiducia cosmica dalle lontananze cosmiche. E la seconda sorgente è quella che può scaturire da un oscuro presentimento: l'uomo, prima che diventasse preda delle forze luciferiche all'i­nizio della sua evoluzione terrestre, quale essere animico-spirituale era ancora effuso nello stesso Spirito che ora attende dalle lontananze cosmiche nel pensiero pa­squale.
L'uomo, andando alla sorgente che da lui può es­sere contemplata all'origine del proprio essere, prima dell'influenza luciferica, può dirsi: “Qualunque cosa possa succederti, qualunque cosa possa tormentarti, qualunque cosa possa trascinarti via dalle sfere lumi­nose dello Spirito, un tempo in te ci fu l'origine divi­na, ed essa deve in te sussistere pur se così profonda­mente nascosta nella tua anima. Se riconoscerai questa più interiore forza della tua anima, potrai aver fede che la conquista delle altezze rientri nelle tue possibilità. Se tu, come per magia, puoi porti davanti all'anima tutto ciò che dell'infanzia è ancora innocente e libero dalle tentazioni della vita, tenendo lontano tutto quel che è accaduto alle anime umane nelle molte incarna­zioni, ottieni un'immagine dell'anima umana quale era all'inizio dell'esistenza terrena, prima che iniziassero le incarnazioni terrene”.
Ma una sola anima è rimasta in tale condizione, e precisamente l'anima del Bambino Gesù descritto nel Vangelo di Luca. Quest'anima era stata trattenuta nella vita spirituale quando le altre anime umane avevano cominciato a passare attraverso le loro incarnazioni sulla Terra. Quest'anima, all'inizio della vita terrena, fu trattenuta e conservata nei più sacri Misteri attra­verso le epoche atlantica e postatlantica, fino al tempo degli avvenimenti di Palestina. Allora essa venne invia­ta entro il corpo predestinato a far nascere uno dei due bambini Gesù: il Bambino descritto nel Vangelo di Luca.
Fu così che la Festa della Natività del Cristo di­venne la Festa della Nascita di Gesù. Se noi compren­diamo rettamente questa Festa, possiamo dire: ciò che noi) crediamo nascere simbolicamente ogni Notte di Natale è l'anima umana nella sua natura originaria, è lo Spirito umano infantile quale era all'inizio dell'evo­luzione terrestre. E se noi lo consideriamo così come era all'inizio del divenire della Terra, ci rammentiamo del fatto che nel tempo di Natale esso è disceso come una rivelazione dalle altezze celesti. E quando il nostro cuore comincia ad essere consapevole di questa realtà, nell'anima ci scaturisce il sentimento di quella pace rassicurante che può portare ai più elevati traguardi, se la nostra è una buona volontà. Possente è in verità il suono che può parlare a noi nella Notte di Natale, se siamo in grado di comprenderlo.
Ma perché la celebrazione della nascita del Cristo fu anticipata di tredici giorni e diventò la celebrazione della nascita di Gesù? Per comprendere questo dobbia­mo penetrare in profondi misteri dell'anima umana. Poiché lo vede con i suoi occhi, l'uomo è certo del fat­to che quanto della natura esteriore i raggi del Sole ri­chiamano magicamente dalle profondità della Terra, schiudendolo in bellezza durante la primavera e l'esta­te, si ritrae in quelle stesse profondità quando la sfera
esteriore del Sole terrestre è del tutto oscura; così com'è certo che quanto si sprigionerà nuovamente l'anno seguente stia per essere preparato nei semi al­l’interno dei recessi della Terra. Poiché lo vede, l'uomo è certo del fatto che il seme di una pianta passa attra­verso un ciclo annuale, e cioè che esso deve discende­re nelle profondità della Terra per poter germogliare ancora sotto l'influsso del calore e della luce del Sole a primavera. Ma, a tutta prima, l'uomo non è consape­vole che anche per l'anima umana possa esservi - anzi sia sempre presente - un ciclo simile. E ciò non gli si rivela fin tanto che egli non sia iniziato ai grandi mi­steri dell'esistenza. Come le forze contenute nel seme di ogni pianta sono collegate con le forze fisiche della Terra, così è per le forze spirituali della Terra collegate alla nostra anima interiore. E proprio come il seme della pianta si immerge nelle profondità della Terra nell'epoca che conosciamo come il periodo di Natale, così fa l'anima dell'uomo che penetra, in quel tempo, nel profondo dominio dello spirito, attingendo forza da questa profondità, cosi come il seme della pianta fa per il suo sbocciare in primavera. Ciò che l'anima spe­rimenta in queste profondità spirituali della Terra è nascosto alla coscienza ordinaria. Ma per colui i cui occhi spirituali vengono aperti, i tredici giorni e le tre­dici notti fra il 24 dicembre ed il 6 gennaio sono un periodo di profonde esperienze spirituali.
Parallelamente all'esperienza del seme della pianta nelle profondità naturali della Terra, si ha veramente un'esperienza spirituale nelle profondità spirituali del­la Terra. Il veggente cui ciò sia possibile (o in virtù di qualche facoltà chiaroveggenti ereditata, o come risul­tato di esercizi spirituali) può sentire come se egli stes­so penetrasse in queste profondità spirituali. Durante questo periodo di tredici giorni e tredici notti, il chia­roveggente può scorgere quello che deve accadere al­l'uomo per il fatto di essere passato attraverso quelle incarnazioni terrene che si sono svolte sotto l'influsso delle forze luciferiche dal principio dell'evoluzione della Terra fino alla nostra epoca. Le sofferenze del kamaloca che l'uomo deve sopportare nel mondo spiri­tuale per il fatto che Lucifero si è posto al suo fianco sin da quando egli cominciò ad incarnarsi sulla Terra, si vedono in modo chiaro nelle grandi, possenti im­maginazioni che possono presentarsi all'anima duran­te i tredici giorni e le tredici notti fra la celebrazione del Natale e quella del 6 gennaio, l'Epifania. Quando il seme della pianta sta trascorrendo il suo più impor­tante periodo nelle profondità sotterranee, è il tempo in cui l'anima umana attraversa le sue più profonde esperienze. L'anima contempla tutto ciò che l'uomo deve sperimentare nei mondi spirituali a causa del fat­to che, sotto l'influsso luciferico, egli si è allontanato dalle Potenze creatrici del mondo. Questa contempla­zione avviene nel modo migliore per l'anima durante questi giorni, e la prepara al tempo stesso a quell'im­maginazione, che noi possiamo chiamare immagina­zione del Cristo, ove scorgiamo che Cristo, vincitore su Lucifero, diviene giudice delle azioni umane com­piute nelle incarnazioni sottoposte all'influsso di Luci­fero. L’anima umana, l'anima del chiaroveggente, vive nel periodo fra la celebrazione della nascita di Gesù e quella dell'Epifania in modo tale che il mistero del Cristo le è rivelato. Durante questi tredici sacri giorni e notti l’anima può quindi riconoscere nel modo più profondo ciò che il Battesimo di Giovanni nel Gior­dano sta a significare.
Ed è singolare come durante i secoli del cristianesimo, ovunque la possibilità della visione spirituale si sviluppava nel giusto senso, fosse a conoscenza dei veggenti anche questa relazione particolare per cui lo sguardo spirituale si approfondisce durante le tredici notti, e cioè nel periodo del solstizio d'inverno. Molte anime chiaroveggenti – iniziati ai misteri dell'età mo­derna o dotati ancora di chiaroveggenza ereditaria – ci insegnarono che nel punto più oscuro del solstizio d’inverno l’anima può avere la visione di tutto ciò che l’uomo deve soffrire a causa del suo allontanamento dallo Spirito-Cristo, e quale rimedio e catarsi è stato possibile attraverso il Mistero posto in essere nel Bat­tesimo di Giovanni nel Giordano, e conseguentemen­te attraverso il Mistero del Golgota, e come la visione durante le tredici notti sia coronata il 6 gennaio dal­l’immaginazione del Cristo. Così è corretto ricordare il 6 gennaio come il giorno della nascita del Cristo, e queste tredici notti come il periodo durante il quale il potere di veggenza dell'anima umana percepisce tutto ciò che l'uomo deve attraversare nelle incarnazioni da Adamo ed Eva fino al Mistero del Golgota.
Durante la mia visita a Cristiania l'anno scorso, è stato molto interessante per me trovare sintetizzato in una magnifica saga, conosciuta come “La leggenda del sogno”, il pensiero che con differenti parole è stato espresso in moltissime conferenze intorno al Mistero del Cristo. Strano a dirsi, essa è venuta alla luce ed è divenuta nota in Norvegia durante gli ultimi dieci o quindici anni, benché la sua origine sia, naturalmente, molto antica.
Essa è la leggenda che in modo meravigliosamen­te bello ci racconta di come Olaf Asteson venga inizia­to — mediante forze naturali — allorché egli cade ad­dormentato la sera di Natale, dorme durante i tredici giorni e le tredici notti fino al 6 gennaio e vive tutte le vicissitudini che l'essere umano deve sperimentare at­traverso le incarnazioni dall'inizio del mondo fino al Mistero del Golgota. Racconta di come, avvicinando­si al 6 di gennaio, Olaf Asteson abbia la visione dell'intervento nell'umanità dello Spirito-Cristo, di cui lo Spirito-Michele è il precursore. Spero che in qualche altra occasione avremo modo di presentare questo poe­ma, affinché possiate riconoscere che la consapevolez­za della visione durante i tredici giorni e le tredici not­ti sopravvive ai giorni nostri, e anzi risulta revivificata. Citeremo qui solo pochi, caratteristici versi. Il poema comincia così:

Ascolta il canto mio!
Ti voglio cantare
di un giovanetto lesto:
egli era Olaf Asteson,
che un tempo dormì così a lungo.
Di lui ti voglio cantare.
S'addormentò la vigilia di Natale.
Un forte sonno subito l'avvolse, e non si poteva svegliare,
prima che al tredicesimo giorno la gente andasse in chiesa.
Egli era Olaf Asteson,
che un tempo dormì così a lungo.
Di lui ti voglio cantare.

E così il poema prosegue e racconta di come, in questo sogno durante i tredici giorni e le tredici notti, Olaf Asteson venga condotto attraverso tutto ciò che l’uomo deve esperire a causa della tentazione luciferica. Una descrizione ci è data del viaggio di Olaf Aste­son attraverso le sfere in cui gli esseri umani vivono le esperienze così spesso descritte in relazione al kamaloca, e di come lo Spirito-Cristo, preceduto da Michele, si inserisca in questa visione del kamaloca.
Così, con la venuta del Cristo in Spirito, diverrà sempre più possibile per gli uomini riconoscere come le forze spirituali intessono e agiscono, e come le Feste non siano state istituite da un arbitrario capriccio, ma dalla saggezza cosmica che opera nella storia quasi sempre senza che gli uomini ne siano coscienti. Que­sta saggezza cosmica ha posto la celebrazione della na­scita di Gesù all'inizio dei tredici giorni. Se da un lato la celebrazione della Pasqua può sempre ricordarci che la contemplazione delle distese spaziali e cosmiche ci aiuterà a trovare in noi stessi la forza di vincere tutto ciò che è basso, l’immagine del Natale ci dice che noi, se comprendiamo il simbolo dell’origine dell’uomo, di questa origine divina dell'uomo, comprendiamo anche il simbolo che ci si fa incontro a Natale nella figura del Bambino Gesù. Questa origine dell'uomo ci ripete di continuo: “Uomo, puoi trovare in te le potenti forze che ti doneranno ciò che, nel vero senso della parola, si può chiamare la pace dell'anima”. La vera pace del­l’anima è presente soltanto quando essa ha un sicuro fondamento, vale a dire quando è una forza che ci ren­de capaci di sapere sempre che in noi vive qualcosa che, se ne abbiamo giustamente cura, può e deve gui­darci alle altezze divine, alle forze Divine.
Le luci dell’albero sono simboli della luce che brilla e riluce nelle nostre anime quando noi comprendia­mo quel che ci annuncia simbolicamente, nella notte di Natale, il Bambino Gesù nella sua innocenza: è l’in­timo essere dell'anima umana stessa, forte, innocente, piena di pace, che ci guida lungo il sentiero della no­stra vita fino alle più alte mete dell'esistenza. Possano queste luci dell'Albero di Natale dirci: “Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all'origine divina del­l’uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che dan­no fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro”.

- Rudolf Steiner -





Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
Opere di Luciano Balduino




mercoledì 9 dicembre 2015

Arte esoterica: Emma Kunz (1892-1963)





Nata in una famiglia di modesti tessitori, Emma Kunz si rese conto fin da piccola di possedere abilità paranormali: telepatia, percezioni extrasensoriali e poteri di guarigione. Mentre frequentava ancora la scuola sviluppò un interesse per la radioestesia, una forma di divinazione che utilizza i campi di energia, e cominciò a disegnare intensamente sui suoi taccuini. Solo nel 1939, tuttavia, iniziò a praticare i suoi poteri curativi e a realizzare elaborati disegni geometrici a matita e pastello su carta millimetrata. Guidata da un pendolino, Kunz produceva ogni opera in un'unica sessione, talvolta lavorando senza interruzione per più di ventiquattr'ore. Anche se i suoi disegni sono caratterizzati da bellissimi motivi decorativi, Kunz non li realizzava con l'intento di produrre arte: essi erano parte integrante dei suoi rituali di guarigione, nel corso dei quali posava le opere sul pavimento per individuare le interruzioni di energia.


Kunz era convinta che i suoi disegni, in quanto prodotti "della più profonda interiorizzazione dell'interno e della più profonda esteriorizzazione dell'interno", le permettessero di riconoscere e trasformare l'energia negativa. Per questa caratteristica le sue opere rientreranno nella più ampia casistica delle immagini di guarigione, che si ritiene possano poter curare malattie sia fisiche sia mentali con la loro semplice presenza o attraverso il contatto con le persone sofferenti. Mentre molte altre opere di guarigione sono legate a più ampi sistemi di credenze culturali o religiose, le immagini di Kunz sono chiare manifestazioni della sua personale ideologia, "uno specifico sistema di regole che sento dentro di me e che nonni danno pace". Le ricerche e le pratiche di guarigione di Kunz, tuttavia, sono in linea anche con una più ampia corrente tra Ottocento e novecento: il fascino per gli elementi nascosti dietro al mondo visibile e la possibilità di una consapevolezza più elevata, alla quale accedere attraverso la visualizzazione di forze.


Le opere di Emma Kunz sono state viste in esposizione alla 53a Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico.



Emma Kunz - Work n.505


Emma Kunz - Drawing Work n.142


Emma Kunz - Drawing work n.143


Emma Kunz - Work n.091





Credit to:
accademiametafisica.org
Immagini tratte dal web





Arte esoterica: Hilma af Klint



Hilma af Klint (1862-1944) aveva già avuto delle visioni da bambina ma incominciò a occuparsi di spiritismo dopo la morte della sorella nel 1880. L'interesse per il soprannaturale divenne essenziale per la sua vita artistica nel 1896 quando, con quattro ex compagne della Reale Accademia svedese di belle arti, diede vita ad un gruppo detto "Le cinque". Le donne comunicando con entità ultraterrene dette "I Sommi Maestri", ricevevano d a queste messaggi attraverso il disegno e la scrittura automatici. nel 1906, dopo due anni di lavoro preparatorio guidato dagli spiriti, Af Klint cominciò a produrre un'eccezionale serie di dipinti e disegni esoterici i Dipinti per il tempio, che immaginava di esporre in un tempio a forma di spirale, in modo che l'osservatore potesse seguirne la sequenza lungo i cerchi che si restringevano progressivamente verso il centro. nel 1908, sperando di ricevere sostegno, mostrò il proprio lavoro all'antroposofo Rudolf Steiner, che invece si dimostrò critico nei confronti della pittura medianica e poco dopo il loro incontro af Klint smise di dipingere per quattro anni.

Quando riprese nel 1912 "I Sommi Maestri' avevano diminuito il loro potere su di lei: l'artista continuò a dipingere come medium, ma rivendicando per sé maggiore controllo sul processo creativo. Negli stessi anni af Klint abbandonò la tradizione accademica su cui poggiava la sua formazione e si dedicò completamente a lavori occultistici, tra i quali la serie Svaden (Cigno) e Duvan (Colombo) entrambi in esposizione alla 53a Biennale di Venezia (2013) al Palazzo Enciclopedico. Come parecchi dei suoi lavori dello stesso periodo, si tratta di opere astratte dai colori vividi, permeate di simbolismi alchemici e zodiacali. Pur avendo prodotto nel corso della sua vita oltre un migliaio di dipinti, af Klint tenne le sue opere nascoste, stabilendo nel suo testamento che non fossero mostrate in pubblico per i vent'anni successivi alla sua morte. Quando negli anni Sessanta del Novecento, i suoi lavori furono finalmente esposti, l'artista fu riconosciuta come una pioniera indipendente dell'arte astratta. 


Hilma af Klint - Svanen, n.9, 1914-1915

Hilma af Klint - Atom series n.8
(Atom on the ether plane is in constant change
between rest and activity at the 1917)


Hilma af Klint - The Ten Biggest, N.2, 1907


Hilma af Klint - The Ten Largest, 1907


Hilma af Klint - Altarbild


Hilma af Klint, serie WU - Rosen, gruppo 3, n.6








Credits to:
accademiametafisica.org
Immagini tratte dal web




lunedì 30 novembre 2015

Antroposofia: Il significato esoterico della Prima settimana d'Avvento





"Nel periodo che va da Michele a Natale si presentano all'anima dell'uomo quattro specie di tentazioni, e la loro efficacia sull'uomo è particolarmente forte durante l'avvento, allorché nella natura giunge al suo culmine la preponderanza delle forze dell'oscurità su quelle della luce.

Così nella prima settimana d'avvento i tentatori Lucifero e Arimane si avvicinano soprattutto al corpo fisico dell'uomo. Essi vogliono ingannare i suoi sensi esteriori e interiori con l'ausilio delle "incontestabili" prove del trionfo della morte e del processo minerale nella natura, per distruggere in tal modo il corretto rapporto fra l'uomo e il mondo. Se l'uomo cede a questa tentazione, è minacciato dal pericolo di perdere il senso della propria interiore indipendenza, di essere privato della "stazione eretta" animica. Questo lo getterebbe nell'abisso di una sconfinata DISPERAZIONE, una vera morte dell'anima. Così, per opporsi a questa prima tentazione, l'anima umana deve sviluppare in alto grado la Virtù della GIUSTIZIA: quella sottile ricettività interiore per le rette forze cosmiche che regnano ovunque nella natura e nell'uomo e che hanno la loro sorgente nelle dodici sfere dello zodiaco, nel circolo dei dodici iniziati cosmici, i grandi protettori della Giustizia Onnipresente che si manifesta nel Karma universale dell'uomo e del mondo.

Questa percezione puramente spirituale della GIUSTIZIA UNIVERSALE che agisce ovunque quale rivelazione del Karma macrocosmico, e che trova il suo riflesso microcosmico nel Karma di ogni singolo individuo, non è collegata per caso al processo interiore dell'assunzione della stazione eretta. Infatti nell'evoluzione dell'umanità il Karma individuale apparve contemporaneamente all'assunzione della posizione eretta. "Solo ora comincia il Karma", dice Rudolf Steiner. Il Karma in quanto singolo destino umano divenne possibile solo allorché gli uomini poterono servirsi delle mani per il proprio lavoro. Prima non vi era alcun Karma. L'uomo compì un passo importantissimo nella sua evoluzione allorché, da creatura orizzontale, divenne un essere verticale e per ciò ebbe le mani libere".




Credits to:
SERGEJ O. PROKOFIEFF
da: "Il corso dell'anno come via di iniziazione
all'esperienza dell'entità del Cristo"
Ed. Arcobaleno
- S.d.Spirito -



Vita in Asilo: "L'Angelo Blu" - Prima settimana d'Avvento






Siamo giunti alla prima settimana dell'Avvento, ecco come viene descritto questo periodo secondo la filosofia Antroposofica di Rudolf Steiner.

Prima settimana dell'Avvento: L'ANGELO BLU

Come possiamo sapere che il Natale sta per arrivare? Non lo si può vedere con gli occhi, perché i giorni e le notti sono come sempre e gli uomini vivono e si occupano delle loro faccende come al solito. Non lo si può sentire con le orecchie, perché i rumori che risuonano sono sempre gli stessi: auto, aerei che passano, bambini che gridano e così via.

Pur tuttavia, quattro settimane prima di Natale, avviene qualcosa di molto importante: un grande angelo discende dal cielo, per invitare gli abitanti della terra a preparare il Natale. Indossa un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. La maggior parte delle persone non se ne accorge perché sono troppo occupate a fare altro. Ma l'angelo canta con voce profonda e solamente coloro che hanno un cuore attento possono sentirlo. Egli canta: «Il cielo viene sulla terra, Dio viene ad abitare nel cuore degli uomini. Siate desti! Apritegli la porta!». È oggi che questo angelo passa e parla a tutti gli uomini. E coloro che lo sentono si mettono a preparare il Natale cantando canzoni e accendendo candele...




Credits to:
dal libro Festeggiare l'avvento, di Soline e Pierre Lienhard
Fior di Pesco Edizioni (distribuita da Editrice Antroposofica)



Vita in Asilo: "Avvento", Tempo di Attesa!





Le candele che vengono accese l'una dopo l'altra nella corona d'Avvento sono un simbolo di qualcosa che sta per accadere.

La parola "Avvento" deriva dalla parola latina adven-tus, che significa "venuta".
In questo periodo, mentre attendono la nascita di Gesù Bambino, i bambini scoprono tanti segreti.
Abbiamo costruito una capanna in un paesaggio natalizio, con un sentiero di stelle che vi giunge.
Maria e Giuseppe camminano su questo sentiero verso la stalla di Betlemme.

Ogni mattina, quando ci raccogliamo intorno a questo presepio, i bambini notano che qualcosa nel paesaggio è cambiato: è comparso un piccolo cristallo, o è fiorita una rosa in un roseto, oppure un agnellino sbuca da una roccia sporgente.
Si racconta una storia su tutte queste creature.
Maria e Giuseppe incontrano ostacoli lungo la via, ma la Madre di Gesù ha il potere di fare miracoli, ed essi possono continuare il loro viaggio verso il luogo in cui dovrà nascere il Bambino. Tutto il Creato vi prende parte e vuole assistere alla nascita.
Prima e dopo la nostra piccola storia, cantiamo e suoniamo alcuni dei nostri strumenti musicali.
Un Angelo dell'Avvento fluttua nell'aria sopra alla capanna, entrano in scena sempre più angeli, tutto il mondo del Cielo si avvicina alla Terra.
Nel gioco libero della mattina possiamo confezionare piccoli doni per le persone cui vogliamo bene, raccogliendoli in un sacchetto.
Possiamo costruire candele immergendo lo stoppino nella cera d'api fusa, cuocere biscotti natalizi, creare oggettini per l'albero di Natale e molto altro ancora. Dei festoni fatti con la carta velina danno ai bambini la sensazione della meravigliosa luce colorata che risplende dal cielo attraverso l'oscurità, così tipica di questo periodo dell'anno.
È importante mantenere sempre un'atmosfera di calma in tutte queste attività, per avere un senso reale dell'Avvento. Nel nostro asilo, in questo periodo dell'anno, facciamo anche grandi pulizie: laviamo le bambole e le loro coperte, tiriamo a lucido i giocattoli di legno con la cera d'api, strofiniamo sedie e tavoli con il sapone, spalmandoli poi di cera. Mentre sbrighiamo queste faccende, regnano dappertutto calore e armonia. Ci prendiamo cura di ogni cosa, e ai bambini questo piace molto. Ora tutto sarà pulito per Natale. 



Credits to:
www.rudolfsteiner.it
Articolo di Autori vari, tratto da Edizioni Red



sabato 19 settembre 2015

Antroposofia: Il Disordine nel Karma




“Che nell’anno 869 i padri della Chiesa discutessero tra loro se si dovesse parlare di spirito, fu la conseguenza dell’essersi un certo numero di entità angeliche separate dal regno di Michele al quale erano prima appartenute, avendo la visione di avere ormai solo a che fare con potenze terrene, di dover guidare l’umanità partendo unicamente da potenze terrene. Vediamo dunque di quale evento si è in realtà trattato! Gli Angeli sono entità che guidano gli esseri umani da una vita terrena all’altra. Essi, gli esseri più vicini che stanno sopra di noi nel mondo spirituale, guidano il nostro cammino fra morte e rinascita e di nuovo ci riconducono sulla Terra; essi fanno delle singole esistenze terrene una catena continua della vita complessiva umana. Alcuni Angeli preposti a questo ufficio, prima congiunti col regno di Michele, ne uscirono, lo abbandonarono, di modo che fu impossibile che il destino degli uomini non ne venisse influenzato.
Chi infatti partecipa all’evolversi del karma, a come le azioni terrene, i pensieri terreni, i sentimenti terreni vengono elaborati fra morte e rinascita? Sono gli Angeli! Se dunque essi assumono una tutt’altra posizione nel cosmo, se per così dire abbandonano il regno solare e da Angeli celesti diventano Angeli terreni, che cosa dovrà accadere? (...)

Provocata da eventi cosmici, vediamo dunque una scissione fra gli Angeli prima uniti a Michele. Gli Angeli cooperano però all’evoluzione karmica. Ora consideriamo quanto si svolge nella vita fra morte e rinascita: non è che ogni anima umana possa procedere per conto proprio, e neppure lo può il singolo Angelo che guida gli uomini; tutta la gerarchia angelica opera insieme poiché il karma si attua nella cooperazione. Se in una vita terrena annodo con una persona un legame che porterò nella successiva esistenza, i nostri due Angeli devono incontrarsi; deve avvenire una collaborazione, e spesso fu così. Quanto di sconvolgente, direi di lacerante si svolse sulla terra nel Concilio ecumenico dell’anno 869 fu il segnale di un fatto immane avvenuto nel mondo spirituale. Per chi si mantiene saldo nel giusto uso dell’intelligenza cosmica, saldo di fronte a una predominante concatenazione di eventi come quella che ho indicato, è addirittura sconvolgente ciò che già avvenne e sempre più avverrà: che l’Angelo di un’anima umana, karmicamente congiunta in precedenza con un’altra anima, non procede più con l’Angelo di quest’ultima.
L’Angelo di una delle anime legata karmicamente all’altra rimase presso Michele, l’altro discese verso la Terra. Quale dovette esserne la conseguenza? Nel tempo intermedio fra la fondazione del cristianesimo e il periodo dell’anima cosciente, tempo che soprattutto si segnalò col secolo nono, con l’anno 869, dovette avvenire che nel karma degli uomini subentrasse disordine! Con questo si è detta una delle più significative parole che sia possibile enunciare in relazione alla storia recente dell’umanità. Nel karma dell’umanità moderna subentrò disordine. Successivamente le esperienze non furono più tutte giustamente inserite nel karma. Quel che vi è di caotico nella storia moderna, quel che sempre più introduce il caos nel campo sociale ed in altri ancora, che introduce il caos nella civiltà, che impedisce che si arrivi a una meta, ha per causa il disordine apportato nel karma dalla scissione avvenuta nella gerarchia degli Angeli che facevano parte della sfera di Michele."


San Michele - mosaico di Pimbino


Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
Rudolf SteinerO.O. 237/08-08-1924,
Considerazioni sui nessi karmici, vol. III




Antropologia: Le Grandi Madri (il matriarcato)


Frida Kahlo - L'amoroso abbraccio dell'universo, 1949



L'antico ruolo sociale, religioso e politico delle donne-matriarche è stato completamente offuscato e rimosso dalla nostra memoria collettiva.
Il pensiero comune ritiene che nella storia dell’umanità il ‘secondo sesso’ – per usare un’espressione della Beauvoir – abbia assunto un ruolo minore, ma non si considera che il patriarcato è presente circa da seimila anni, mentre il matriarcato era già esistente fin da ventimila anni prima del Neolitico.

La parola “arché“, nel suo significato più antico, non significa “dominio” ma “inizio”: dunque la parola “matriarcato” vuol dire “all’inizio le madri” con riferimento sia al dato biologico, sia al fatto che la civiltà ebbe inizio con loro.
Nella nostra contemporaneità, le forze prevalenti sono, che dir si voglia, quelle maschili. La nostra è una società di tipo patriarcale, patrilineare, fondata sulla lotta di potere e su di una cultura di stampo capitalista, fondamentalmente atea e razionalista.

Tuttavia, resistono ancora realtà matriarcali differenti come i Moso della Cina sudoccidentale e le tribù irochesi nel nord America, in cui la linea di discendenza proviene dalla madre ed alle donne spetta il ruolo non di governanti, ma di quelle che io definirei ‘mediatrici sociali’.
Esse infatti, come afferma Heide Goettner-Abendroth in un’intervista, non si pongono in alto ma ‘al centro’, quasi a rapprensentare una sorta di punto radiante e di riferimento per la comunità. Dunque è sbagliato considerare le società matriarcali in forma speculare a quelle patriarcali, in quanto le prime non sono costruite secondo una struttura gerarchica e di potere.
La società matriarcale si fonda sui principi di ‘condivisione’, ‘dono’ e ‘cura’, valori che oggi sembrano essere dimenticati, ma che in realtà andrebbero recuperati e riadattati alla nostra realtà sociale. In queste società è presente una reale parità di genere, un’economia egalitaria e bilanciata; la politica è basata sulla formula del consenso,  sul rispetto dell’ambiente e non sulla sua distruzione e sfruttamento.

Quello che mi preme sottolineare, è anche l’importanza che queste culture attribuiscono alla spiritualità, la quale permea ogni settore della vita, e della quale le donne si fanno (ancora) mediatrici e rappresentanti.

Tuttavia, la storia del matriarcato è stata una storia di conquista e sottomissione.

Si ipotizza che verso il XII secolo a.C sia avvenuta la distruzione e la colonizzazione delle antiche società matriarcali del sud continente asiatico ed europeo da parte delle popolazioni nomadiche dell’Europa centrale.

Dunque si impone un modello di società diverso: quello patriarcale, un'organizzazione familiare e sociale fondata sull’autorità assoluta del padre e sulla discendenza dei diritti e dei beni secondo la linea maschile.

Così il ruolo focale della donna è andato sempre di più marginalizzandosi. A livello religioso-cultuale, ad esempio, essa ha perduto il suo ruolo centrale. La sacralità della donna risiedeva nella sua condizione di medianità tra la vita e la morte, il terreno e il divino; ma soprattutto nel riconoscimento del suo ruolo di entità creatrice.
Questo suo potere di generare vita, questa sua sapienza innata del corpo, le dava il pieno diritto di essere considerata rappresentante e incarnazione terrena della ‘Grande Madre’, ovvero colei che è creatrice e legislatrice dell’universo: come Inanna per i sumeri, Ishtar per i babilonesi, Cibele per la civiltà anatolica o la Dea dei serpenti cretese.


Ishtar


Inizialmente, il sacerdozio femminile era l’unico esistente (nel caso di partecipazione da parte degli uomini, essi dovevano assumere sembianze femminili attraverso la castrazione e la vestizione); poi nel periodo di transizione tra società matrifocali e quelle patriarcali, la legittimazione del governo era  gestita dalla Sacerdotessa che unendosi ad un eletto re in un rituale sacro ( lo ‘ieros gamos’) gli donava parte del suo potere e la possibilità di reggere per un anno le questioni temporali. Infine, attraverso un lungo processo di rovesciamento, di guerre ‘di miti e di spade’, l’uomo assunse su di sé tutte le funzioni che prima spettavano alle donne.

Inoltre, è avvenuto quello che Jung chiama ‘l’interessante rovesciamento biologico’ in cui le religioni storiche e monoteiste hanno rovesciato il principio della creazione dal femminile al maschile, dal basso all’alto (e dall’interno all’esterno); sostituendo la generazione feconda dalla materia, dall’utero della Grande Madre , alla generazione sterile, incorporea, mossa dal pensiero di un Dio Padre dagli attributi esclusivamente maschili. Così cambia la concezione del ‘sacro’ e nascono le religioni storiche, così lo Spirito si astrae e diventa un Principio, allontanandosi dal suo luogo d’origine , dalla Madre e da ciò che in origine era la sua incarnazione vivente: l’intero creato, tutti gli esseri e le piante.

Tornando all’archetipo della Grande Madre, Erich Neumann nel suo studio La Grande Madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio, afferma che esso viene associato allo schema ‘corpo-vaso-donna’, per indicare al tempo stesso la sua capacità di contenere e creare il mondo, di portare alla luce ma anche di celare il tutto.

La Grande Madre è associata anche all’immagine dell’Uroboro, il serpente cosmico, dunque al ciclo trasformativo della vita e della morte; ma anche a tutto ciò che è ‘numinoso’, che suscita terrore e meraviglia al contempo. Essa è l’immagine del mistero della nascita e del Cosmo. La Grande Madre è anche simbolo di fertilità, di colei che accoglie e nutre: è proprio su questo archetipo che sono fondate la società matriarcali.

L’iconografia maggiormente conosciuta di questo archetipo è quella della Venere di Willendorf, una statuetta paleolitca rinvenuta nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy, in Austria. Un’ altra raffigurazione emblematica è quella della ‘Dea dei serpenti’, divinità femminile cretese per eccellenza venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C.

In aggiunta, credo sia importante sottolineare che leggendo gli antichi inni alle Dee Madri, si evince che esse non sono solo figure materne dal grembo fecondo, non sono legate esclusivamente alla terra, ma anche al cielo; esse sono anche legislatrici di vita, coloro che conducono fuori dal caos primogenio attraverso l’equilibrio e l’armonia. In un inno a Ishtar si legge: “Colei che guida l’umanità, Colei che possiede la legge e la sovranità celeste” (caratteristica, questa, che sarà esclusiva prerogativa del Dio Padre).

Per chiarificare questi concetti, credo sia utile riportare quanto scrive Luciana Percovich nel suo libro Oscure madri splendenti (Venexia, 2007) in merito alla distinzione tra sacro (femminile) e divino (maschile):

"La nozione di “sacro” nasce collegata al corpo femminile e alla conoscenza interiore, intima; designa la soglia tra umano e sovraumano, tra vita e morte, tra niente e vita, è legata al concetto di Sofia, sapere spirituale ma collegato all'esperienza, che passa attraverso la compessità delle azioni del corpo e l’attivazione di energie più sottili di quelle della mente.Quella di “divino” sorge in presenza di un corpo maschile, successivamente al furto delle funzioni connesse al sacro; dalla percezione di una separazione (del figlio dalla madre, della mente dalla materia) e dalla razionalizzazione di una mancanza (la capacità di generare direttamente); è sempre connessa a personificazioni gerarchiche e con vicende umane e storiche di eroi o semidei; filosoficamente si concettualizza come logos in tutte le -logie, connotate dall'essere sapere intellettualmente astratto.

La spiritualità basata sul sacro si trasforma in regime di patriarcato in teologia, che è “teologia della separazione”, discorso sul divino, interrotto qua e là dalle irruzioni del rimosso in forma di ‘misticismo’."

Credo che rimanga poco da aggiungere: simbolo della vita come della morte, della creazione e della distruzione, della maternità e della verginità, del cielo e della terra, della legge e della ribellione, la Grande Madre possiede la capacità di contenere in sé gli opposti, unficandoli ed esprimendoli nella loro massima potenza.




Credits to:
"Introduzione al matriarcato" di Jennifer Poli
Pubblicato il 7 settembre 2015 da NUOVE FINZIONI