Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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domenica 13 maggio 2018

Antroposofia: Nel principio tutto era "femmina"




Quando l’umanità cominciò a separarsi in due sessi, ai principi dell’era atlantica, la società e l’organizzazione umana la si poteva paragonare ad un alveare. Tutto era nelle mani delle “api” femmine, mentre i “fuchi” maschi venivano utilizzati solo per la procreazione.


Le femmine erano più numerose, a differenza dei maschi: esse usavano soprattutto la telepatia per comunicare, esse potevano tramite il linguaggio e il canto, iniziare a usare una comunicazione poggiante su immagini di pensiero. Esse ricevevano immaginazioni e ispirazioni dal mondo spirituale ed erano in grado di tradurle in una forma di pensiero immaginativo in modo tale che i maschi, potessero poi realizzare nella pratica, indicazioni pratiche utili per la vita quotidiana. I maschi non avevano capacità immaginative, ma disponevano solo di forza di volontà magica e forza fisica: erano esseri d’azione, di movimento. Le donne cantavano le gesta degli Dèi, in cui si imparava ad accendere il fuoco, a lavorare il metallo, a coltivare la terra, a cacciare, ad armonizzare con la natura. Tutto questo insegnamento veniva impartito dal cielo verso le donne ed esse verso gli uomini.
Molte entità spirituali si incorporavano in corpi umani femminili e “ammaestravano” l’umanità bambina.

L’umanità femminile era ispirata dal divino, riceveva comunicazioni direttamente dall’alto, spontaneamente, tramite sogni, vaticini, e divinazioni.
Tutto il patrimonio spirituale di conoscenze misteriche, tutto ciò che come “rivelazione divina” diventò “tradizione ecclesiastica sacerdotale” fluì nell’umanità grazie al potere spontaneo chiaroveggente femminile. Nell’anima femminile si riversavano visioni, immagini: nelle Pizie, nelle sacerdotesse, nelle indovine.


Tutto ciò che ad esempio conosciamo come Antico Testamento, un tempo non era scritto ma veniva riportato in forma orale: derivava da veggenza “della pancia” femminile, che si presentava nel mondo femminile. Il fatto che nella Bibbia si parli soprattutto di “profeti maschi” è dovuto al fatto che la conoscenza femminile venne “interpretata” e codificato in linguaggio dialettico dai maschi di cui ne divennero i portatori. Molti profeti venivano “ispirati” da femmine a loro vicine, compagne o no, dalle quali ricevevano le forze di veggenza e di ispirazione. La donna “parlava” entro l’anima maschile e gli rivelava i segreti del cosmo. Non era l’uomo l’artefice delle visioni. Vi era quasi sempre una donna, dietro ad un profeta che lo illuminava direttamente o indirettamente.
Quindi tutto il patrimonio spirituale che venne annotato nei libri sacri è “femmina”, proveniente da potere di ispirazione chiaroveggente femminile.
 
L’umanità è quindi nata femmina ed è stata guidata spiritualmente dalla conoscenza ispirata delle donne.
L’uomo è quindi un essere più giovane rispetto la donna, è arrivato dopo, ha cominciato ad influenzare il mondo più tardi.
Gli uomini antichi agivano nel mondo sotto ispirazione delle donne: essi non avendo forze interiori individuali, si affidavano alla saggezza femminile, che li guidava come intermediarie.
L’umanità non poteva però rimanere solo femminile, collegata al mondo spirituale, guidata dal mondo spirituale. Doveva diventare autonoma, indipendente anche dalla guida del cosmo. Occorreva che il “filo” fra Dèi e umanità venisse reciso: e al maschio venne consegnata questa missione.
 
L’uomo doveva riconquistare da sé in modo consapevole la saggezza del cosmo, ma non ricevendola in modo spontaneo: ma conquistandola con le proprie forze. L’umanità doveva smettere di “sognare” il mondo divino, per viverlo in piena coscienza. Essa dovette “scollegarsi” dal divino e perdere la connessione.


 
Credits to:
unocornos.com
Tiziano Bellucci da Erosophia




sabato 26 dicembre 2015

R.Steiner - "Le Tredici Notti Sante"


“La nascita dello spirito del sole come spirito della terra”
Hannover, 26 dicembre 1911




Quando in questo tempo accendiamo le candele sull'albero di Natale, l’anima umana sente come se il simbolo di una realtà eterna sorgesse dinanzi al suo sguardo spirituale e vi fosse lì immutabile sin da un lontanissimo passato. Quando in autunno la natura esteriore pian piano appassisce, quando le azioni del Sole nella luce esteriore cadono come in uno stato di assopimento e gli organi della percezione esteriore del­l’uomo debbono ritirarsi dai fenomeni del mondo dei sensi, l'anima ha la possibilità – o meglio non solo la possibilità, ma l’esigenza – di rientrare nelle sue più re­condite profondità in modo da sentire e sperimentare che quando la luce esteriore del Sole diminuisce ed il calore si affievolisce, ora è il tempo in cui l'anima può ritirarsi nell'oscurità esterna, ma può in compenso tro­vare nella propria interiorità la luce spirituale. Le luci sull’albero di Natale stanno ora davanti a noi come un simbolo dell'interiore luce spirituale accesa nell’oscurità esteriore. E per il fatto che la luce spirituale dell'a­nima che noi sentiamo illuminare le tenebre della na­tura ci appare come una realtà eterna, ci immaginiamo che pure l'abete acceso nella Notte di Natale debba per noi aver sempre irraggiato in tutti i tempi che possiamo ripercorrere da incarnazione a incarnazione fino a remoti passati.
L'albero di Natale però è relativamente recente. È soltanto da uno o al massimo due secoli che l'albero di Natale è diventato un simbolo dei pensieri e delle sen­sazioni che si presentano all'uomo nell'epoca di Nata­le. L’albero di Natale è un simbolo recente; ma ogni anno, di bel nuovo, esso rivela all'uomo una grande, eterna verità. Per questo sembra essere stato presente anche nel remoto passato. E come se dall'albero di Na­tale stesso risuonasse l'annunciazione del divino negli spazi cosmici, nelle altezze celestiali. L’essere umano può allora sentir scaturire dalla propria buona volontà forze di pace rassicuranti l'anima. Come ci dice la leg­genda del Natale, l’annuncio risuonò quando i pastori visitarono il luogo della nascita del Bambino, la cui fe­stività noi oggi celebriamo. Risuonò ai pastori dalle nuvole: “Le Potenze Divine si manifestano dagli spazi cosmici, dalle altezze celesti e portano pace rassicuran­te all'anima umana che sia colma di buona volontà”.
Per secoli e secoli gli uomini non poterono crede­re che nella celebrazione del Natale fosse dato al mon­do un simbolo che non ha mai avuto un inizio. Si sen­tiva in ciò l'impronta dell'eternità. Il rito cristiano ha, per tale motivo, assunto il segno dell'eternità in ciò che si pone simbolicamente nella Notte di Natale nel­le parole: “II Cristo è nato di nuovo per noi”. È come se ogni anno l'anima fosse chiamata a sentire di nuovo una realtà della quale si pensava che si fosse potuta rea­lizzare una volta soltanto. L'eternità di questo avveni­mento simbolico si presenta alla nostra anima con for­za originaria quando sentiamo in modo giusto il sim­bolo medesimo. Ancora nell'anno 353 di Cristo, 353 anni dopo che il Cristo Gesù era apparso sulla Terra, la avrebbe riconosciuto nella sua più vera entità. Ciò è descritto nell'Antico Testamento, ove è detto che Javhè condusse Mosè al Monte Nebo, di fronte a Gerico,* e gli mostrò quanto doveva ancora avvenire prima che quello stesso Spirito potesse incarnarsi in un corpo umano. Lo Spirito disse a Mosè sul Monte Nebo: “Però tu, al quale io mi sono rivelato anzitempo, non puoi trasferirti con ciò che porti nell'anima in quell'e­voluzione del tuo popolo che ha innanzitutto da pre­parare ciò che deve accadere quando i tempi saranno compiuti”.
E quando, secoli dopo secoli, l'evoluzione ebbe preparato l'umanità, lo stesso Spirito dal quale Mosè era stato trattenuto si rivelò, diventando carne e assu­mendo un corpo umano in Gesù di Nazareth. Così l’umanità nel suo insieme è stata guidata dallo stadio di iniziazione contrassegnato dalla parola “Gerico” a quello contrassegnato dalla parola “Giordano”. Coloro che nei primi secoli cristiani intesero il vero significa­to del cristianesimo hanno fatto presente che nel Gesù di Nazareth che doveva venir battezzato nel Giordano si immerse lo spirito solare della Terra, il Cristo. Que­sto era ciò che nei primi secoli cristiani veniva celebra­to come un Mistero, come la nascita del Cristo.
In ef­fetti, ciò che attraverso l’Antroposofia, attraverso la saggezza della quinta epoca di civiltà postatlantica, ci rende maturi di nuovo, risplendette quale ultimo resi­duo di un'antica chiaroveggenza nell’epoca in cui si compì l’Evento del Golgota; risplendette presso gli Gnostici e illuminò quei singolari teosofi che vissero alla svolta dei tempi fra la vecchia e la nuova era e la cui concezione del Mistero del Cristo differiva dalla nostra nella forma, ma non nel contenuto.
Ciò che agli Gnostici fu permesso di insegnare,ebbe modo di trapelare nel mondo, e nonostante non venisse diffusamente compreso quanto era avvenuto nel fatto simbolicamente indicato con il Battesimo nel Giordano, si sentiva, si presagiva che là il Sole-Spirito era nato come Spirito della Terra, che una Potenza co­smica si illuminava in un uomo terrestre. Così, nei primi secoli del cristianesimo, il 6 Gennaio veniva ce­lebrata la Nascita di Cristo nel corpo di Gesù di Naza­reth, l'Epifania del Cristo.
Ma la capacità di penetrazione, anche solo presa­ga, in questo profondo Mistero venne affievolendosi sempre più col passare del tempo. Venne il tempo in cui gli uomini non furono più in grado di compren­dere che l'Essere chiamato Cristo era stato in realtà presente in un corpo fisico umano soltanto per tre anni. Sempre più e più dovrà afferrarsi che ciò che è stato una volta compiuto per l'intera evoluzione della Terra durante quei tre anni in un corpo fisico umano, è uno dei più profondi e difficili Misteri da compren­dere. A partire dal quarto secolo in avanti, con l'avvi­cinarsi dell'epoca del materialismo, l'anima umana che si stava preparando era troppo debole per afferrare il profondo Mistero che solo a partire dalla nostra epoca sarà compreso in misura sempre maggiore. E così, man mano che la forza esteriore della cristianità aumentava, la intima comprensione del Mistero del Cristo si per­deva e la Festa del 6 gennaio cessò di avere un conte­nuto. La Nascita del Cristo venne anticipata di tredici giorni e ritenuta coincidente con la nascita di Gesù di Nazareth. Ma con ciò noi ci troviamo di fronte a qual­cosa che ci deve sempre colmare di profondo appaga-mento, di profonda soddisfazione. La data del 24-25 dicembre è stata stabilita come il giorno della nascita del Cristo perché, come abbiamo visto, una grande verità è stata perduta. E tuttavia, sebbene l'errore sembri determinato dalla perdita di una grande verità, esso è avvenuto in modo così profondamente saggio che noi non possiamo non meravigliarci della inconscia sag­gezza con cui il giorno di Natale è stato stabilito, ben­ché gli uomini che l'hanno stabilito non ne sospettas­sero nulla.
La divina saggezza operò anche nello stabilire que­sta data. E come la saggezza divina può essere percepi­ta fuori nella natura, se noi sappiamo come interpreta­re in modo giusto ciò che vi si rivela ovunque, così possiamo percepire la saggezza divina che agisce nel­l’inconscio dell'anima umana se poniamo mente a quanto segue. Nel calendario, il 24 dicembre è il gior­no dedicato ad Adamo ed Eva, il giorno seguente è la Festa della Natività del Cristo. Dunque, la perdita di un'antica verità è stata la causa per cui la data della na­scita del Cristo sulla Terra è stata retrocessa e stabilita tredici giorni prima, ed è stata identificata con la na­scita di Gesù di Nazareth; ma in una maniera meravi­gliosa la nascita di Gesù di Nazareth è stata collegata con il concetto dell'origine dell'uomo nell'evoluzione terrestre, della sua origine in Adamo ed Eva. E quan­do indaghiamo tutte le oscure percezioni e i sentimen­ti di meraviglia connessi con questa festa della Natività di Gesù che vivono nell'anima umana – senza che la coscienza superiore dell'uomo ne sappia nulla –, quan­do indaghiamo tutti questi sentimenti che si agitano nell'intimo dell'anima, vediamo che essi parlano un linguaggio meraviglioso.
Quando fu perduta la comprensione per ciò che in effetti dalle distese cosmiche era fluito all'umanità, e che giustamente si sarebbe dovuto celebrare il 6 gen­naio, si cercò di presentare all'umanità (grazie a forze che agiscono nelle profondità dell'anima) come si ma­nifesti lo spirito dell'anima umana quando non è an­cora passato del tutto dalla corporeità fisica e si trova al punto di partenza dell'uomo stesso, nel momento in cui prende originariamente possesso di questo corpo fisico umano. Alla sua nascita, quando l'anima risulta ancora incontaminata dagli effetti del contatto con il corpo fisico, all'inizio del divenire fisico terreno, tro­viamo il bambino, ma non solo il bambino qual è pre­sente in ogni essere umano, bensì il bambino così com'era prima che nell'evoluzione terrestre gli uomini arrivassero alla primissima incarnazione fisica.
Questo è l'essere conosciuto nella Cabala come Adamo Kadmon, l’uomo che discese dalle altezze divino-spirituali con tutto ciò che aveva acquisito durante i periodi di Saturno, Sole e Luna. L'uomo nel suo es­sere spirituale al primo inizio dell'evoluzione terrestre, nato nel Bambino Gesù: ecco che cosa d'allora in poi venne presentato al genere umano dalla meravigliosa saggezza divina nella festività della nascita di Gesù. Quando non fu più possibile comprendere ciò che sul­la Terra era disceso dalle distese cosmiche, dalle sfere celesti, venne impresso nelle anime umane il ricordo della loro origine, del loro stato prima dell'avvento delle forze luciferiche nell'esistenza terrestre.
Quando non fu più compreso ciò che nel suo più alto e vero significato doveva dirsi del Battesimo di Giovanni nel Giordano (“Dalle distese cosmiche e dal­le altezze del ciclo è discesa nelle anime umane la Di­vinità che si rivela affinché la pace regni presso gli uo­mini di buona volontà”), quando fu perduta la com­prensione di come tale immagine simbolica dovesse es­sere presentata agli uomini nella forma di una festa sa­cra, un'altra certezza venne portata al posto di quella,e cioè che all'inizio dell'evoluzione terrestre, prima che le forze luciferiche intervenissero con la loro azione, l'uomo ebbe anche sulla Terra una natura, una entele­chia, nella quale poteva confidare.
Il Gesù del Vangelo di Luca, non il Gesù descrit­to nel Vangelo di Matteo, è il Bambino che i pastori adorarono. Le loro anime udirono: “Ora il Divino si rivela dalle lontananze cosmiche e dall'alto dei cicli, e porta la pace alle anime degli uomini di buona vo­lontà”. E così per i secoli in cui le eccelse realtà non potevano essere comprese, venne istituita quella festi­vità che ogni anno deve di nuovo ricordare all'essere umano: “Anche se non puoi rivolgere lo sguardo alle altezze celesti e là riconoscervi il grande Spirito Solare, dal tempo del tuo inizio terrestre porti in te, nella tua anima di bambino, finché resta incontaminata dagli effetti dell'incarnazione fisica, le forze che possono darti il saldo convincimento del fatto che tu puoi ri­portare la vittoria sulla bassa natura da cui sei gravato a seguito della tentazione di Lucifero”.
Quindi la Festa della Natività di Gesù viene avvicinata al ricordo di Adamo ed Eva, indicando con ciò che nel luogo visita­to dai pastori era nata un'anima umana così com'essa era una volta, prima che l'uomo avesse percorso la pri­ma incarnazione terrena.
Invece della nascita del Dio, che non veniva più compresa, in questa festività si pose la nascita dell'es­sere umano. E in effetti son due le sorgenti da cui sca­turisce ciò che può recare pace, armonia e vigore quan­do le forze dell'uomo minacciano di declinare e le sue sofferenze sembrano diventare insopportabili. La pri­ma sorgente è quella che possiamo ritrovare quando guardiamo fuori, nello spazio cosmico intessuto della vita, del movimento e del calore di ciò che chiamiamo lo Spirito Divino. E se noi possiamo mantenerci saldi nel convincimento che questo Potere spirituale divino che permea tutto l'universo può intessersi con il nostro essere e provvedere altresì che le nostre forze non si af­fievoliscano, se possiamo accogliere tale pensiero nel cuore, accogliamo con ciò il pensiero pasquale, grazie al quale suggiamo per così dire fiducia cosmica dalle lontananze cosmiche. E la seconda sorgente è quella che può scaturire da un oscuro presentimento: l'uomo, prima che diventasse preda delle forze luciferiche all'i­nizio della sua evoluzione terrestre, quale essere animico-spirituale era ancora effuso nello stesso Spirito che ora attende dalle lontananze cosmiche nel pensiero pa­squale.
L'uomo, andando alla sorgente che da lui può es­sere contemplata all'origine del proprio essere, prima dell'influenza luciferica, può dirsi: “Qualunque cosa possa succederti, qualunque cosa possa tormentarti, qualunque cosa possa trascinarti via dalle sfere lumi­nose dello Spirito, un tempo in te ci fu l'origine divi­na, ed essa deve in te sussistere pur se così profonda­mente nascosta nella tua anima. Se riconoscerai questa più interiore forza della tua anima, potrai aver fede che la conquista delle altezze rientri nelle tue possibilità. Se tu, come per magia, puoi porti davanti all'anima tutto ciò che dell'infanzia è ancora innocente e libero dalle tentazioni della vita, tenendo lontano tutto quel che è accaduto alle anime umane nelle molte incarna­zioni, ottieni un'immagine dell'anima umana quale era all'inizio dell'esistenza terrena, prima che iniziassero le incarnazioni terrene”.
Ma una sola anima è rimasta in tale condizione, e precisamente l'anima del Bambino Gesù descritto nel Vangelo di Luca. Quest'anima era stata trattenuta nella vita spirituale quando le altre anime umane avevano cominciato a passare attraverso le loro incarnazioni sulla Terra. Quest'anima, all'inizio della vita terrena, fu trattenuta e conservata nei più sacri Misteri attra­verso le epoche atlantica e postatlantica, fino al tempo degli avvenimenti di Palestina. Allora essa venne invia­ta entro il corpo predestinato a far nascere uno dei due bambini Gesù: il Bambino descritto nel Vangelo di Luca.
Fu così che la Festa della Natività del Cristo di­venne la Festa della Nascita di Gesù. Se noi compren­diamo rettamente questa Festa, possiamo dire: ciò che noi) crediamo nascere simbolicamente ogni Notte di Natale è l'anima umana nella sua natura originaria, è lo Spirito umano infantile quale era all'inizio dell'evo­luzione terrestre. E se noi lo consideriamo così come era all'inizio del divenire della Terra, ci rammentiamo del fatto che nel tempo di Natale esso è disceso come una rivelazione dalle altezze celesti. E quando il nostro cuore comincia ad essere consapevole di questa realtà, nell'anima ci scaturisce il sentimento di quella pace rassicurante che può portare ai più elevati traguardi, se la nostra è una buona volontà. Possente è in verità il suono che può parlare a noi nella Notte di Natale, se siamo in grado di comprenderlo.
Ma perché la celebrazione della nascita del Cristo fu anticipata di tredici giorni e diventò la celebrazione della nascita di Gesù? Per comprendere questo dobbia­mo penetrare in profondi misteri dell'anima umana. Poiché lo vede con i suoi occhi, l'uomo è certo del fat­to che quanto della natura esteriore i raggi del Sole ri­chiamano magicamente dalle profondità della Terra, schiudendolo in bellezza durante la primavera e l'esta­te, si ritrae in quelle stesse profondità quando la sfera
esteriore del Sole terrestre è del tutto oscura; così com'è certo che quanto si sprigionerà nuovamente l'anno seguente stia per essere preparato nei semi al­l’interno dei recessi della Terra. Poiché lo vede, l'uomo è certo del fatto che il seme di una pianta passa attra­verso un ciclo annuale, e cioè che esso deve discende­re nelle profondità della Terra per poter germogliare ancora sotto l'influsso del calore e della luce del Sole a primavera. Ma, a tutta prima, l'uomo non è consape­vole che anche per l'anima umana possa esservi - anzi sia sempre presente - un ciclo simile. E ciò non gli si rivela fin tanto che egli non sia iniziato ai grandi mi­steri dell'esistenza. Come le forze contenute nel seme di ogni pianta sono collegate con le forze fisiche della Terra, così è per le forze spirituali della Terra collegate alla nostra anima interiore. E proprio come il seme della pianta si immerge nelle profondità della Terra nell'epoca che conosciamo come il periodo di Natale, così fa l'anima dell'uomo che penetra, in quel tempo, nel profondo dominio dello spirito, attingendo forza da questa profondità, cosi come il seme della pianta fa per il suo sbocciare in primavera. Ciò che l'anima spe­rimenta in queste profondità spirituali della Terra è nascosto alla coscienza ordinaria. Ma per colui i cui occhi spirituali vengono aperti, i tredici giorni e le tre­dici notti fra il 24 dicembre ed il 6 gennaio sono un periodo di profonde esperienze spirituali.
Parallelamente all'esperienza del seme della pianta nelle profondità naturali della Terra, si ha veramente un'esperienza spirituale nelle profondità spirituali del­la Terra. Il veggente cui ciò sia possibile (o in virtù di qualche facoltà chiaroveggenti ereditata, o come risul­tato di esercizi spirituali) può sentire come se egli stes­so penetrasse in queste profondità spirituali. Durante questo periodo di tredici giorni e tredici notti, il chia­roveggente può scorgere quello che deve accadere al­l'uomo per il fatto di essere passato attraverso quelle incarnazioni terrene che si sono svolte sotto l'influsso delle forze luciferiche dal principio dell'evoluzione della Terra fino alla nostra epoca. Le sofferenze del kamaloca che l'uomo deve sopportare nel mondo spiri­tuale per il fatto che Lucifero si è posto al suo fianco sin da quando egli cominciò ad incarnarsi sulla Terra, si vedono in modo chiaro nelle grandi, possenti im­maginazioni che possono presentarsi all'anima duran­te i tredici giorni e le tredici notti fra la celebrazione del Natale e quella del 6 gennaio, l'Epifania. Quando il seme della pianta sta trascorrendo il suo più impor­tante periodo nelle profondità sotterranee, è il tempo in cui l'anima umana attraversa le sue più profonde esperienze. L'anima contempla tutto ciò che l'uomo deve sperimentare nei mondi spirituali a causa del fat­to che, sotto l'influsso luciferico, egli si è allontanato dalle Potenze creatrici del mondo. Questa contempla­zione avviene nel modo migliore per l'anima durante questi giorni, e la prepara al tempo stesso a quell'im­maginazione, che noi possiamo chiamare immagina­zione del Cristo, ove scorgiamo che Cristo, vincitore su Lucifero, diviene giudice delle azioni umane com­piute nelle incarnazioni sottoposte all'influsso di Luci­fero. L’anima umana, l'anima del chiaroveggente, vive nel periodo fra la celebrazione della nascita di Gesù e quella dell'Epifania in modo tale che il mistero del Cristo le è rivelato. Durante questi tredici sacri giorni e notti l’anima può quindi riconoscere nel modo più profondo ciò che il Battesimo di Giovanni nel Gior­dano sta a significare.
Ed è singolare come durante i secoli del cristianesimo, ovunque la possibilità della visione spirituale si sviluppava nel giusto senso, fosse a conoscenza dei veggenti anche questa relazione particolare per cui lo sguardo spirituale si approfondisce durante le tredici notti, e cioè nel periodo del solstizio d'inverno. Molte anime chiaroveggenti – iniziati ai misteri dell'età mo­derna o dotati ancora di chiaroveggenza ereditaria – ci insegnarono che nel punto più oscuro del solstizio d’inverno l’anima può avere la visione di tutto ciò che l’uomo deve soffrire a causa del suo allontanamento dallo Spirito-Cristo, e quale rimedio e catarsi è stato possibile attraverso il Mistero posto in essere nel Bat­tesimo di Giovanni nel Giordano, e conseguentemen­te attraverso il Mistero del Golgota, e come la visione durante le tredici notti sia coronata il 6 gennaio dal­l’immaginazione del Cristo. Così è corretto ricordare il 6 gennaio come il giorno della nascita del Cristo, e queste tredici notti come il periodo durante il quale il potere di veggenza dell'anima umana percepisce tutto ciò che l'uomo deve attraversare nelle incarnazioni da Adamo ed Eva fino al Mistero del Golgota.
Durante la mia visita a Cristiania l'anno scorso, è stato molto interessante per me trovare sintetizzato in una magnifica saga, conosciuta come “La leggenda del sogno”, il pensiero che con differenti parole è stato espresso in moltissime conferenze intorno al Mistero del Cristo. Strano a dirsi, essa è venuta alla luce ed è divenuta nota in Norvegia durante gli ultimi dieci o quindici anni, benché la sua origine sia, naturalmente, molto antica.
Essa è la leggenda che in modo meravigliosamen­te bello ci racconta di come Olaf Asteson venga inizia­to — mediante forze naturali — allorché egli cade ad­dormentato la sera di Natale, dorme durante i tredici giorni e le tredici notti fino al 6 gennaio e vive tutte le vicissitudini che l'essere umano deve sperimentare at­traverso le incarnazioni dall'inizio del mondo fino al Mistero del Golgota. Racconta di come, avvicinando­si al 6 di gennaio, Olaf Asteson abbia la visione dell'intervento nell'umanità dello Spirito-Cristo, di cui lo Spirito-Michele è il precursore. Spero che in qualche altra occasione avremo modo di presentare questo poe­ma, affinché possiate riconoscere che la consapevolez­za della visione durante i tredici giorni e le tredici not­ti sopravvive ai giorni nostri, e anzi risulta revivificata. Citeremo qui solo pochi, caratteristici versi. Il poema comincia così:

Ascolta il canto mio!
Ti voglio cantare
di un giovanetto lesto:
egli era Olaf Asteson,
che un tempo dormì così a lungo.
Di lui ti voglio cantare.
S'addormentò la vigilia di Natale.
Un forte sonno subito l'avvolse, e non si poteva svegliare,
prima che al tredicesimo giorno la gente andasse in chiesa.
Egli era Olaf Asteson,
che un tempo dormì così a lungo.
Di lui ti voglio cantare.

E così il poema prosegue e racconta di come, in questo sogno durante i tredici giorni e le tredici notti, Olaf Asteson venga condotto attraverso tutto ciò che l’uomo deve esperire a causa della tentazione luciferica. Una descrizione ci è data del viaggio di Olaf Aste­son attraverso le sfere in cui gli esseri umani vivono le esperienze così spesso descritte in relazione al kamaloca, e di come lo Spirito-Cristo, preceduto da Michele, si inserisca in questa visione del kamaloca.
Così, con la venuta del Cristo in Spirito, diverrà sempre più possibile per gli uomini riconoscere come le forze spirituali intessono e agiscono, e come le Feste non siano state istituite da un arbitrario capriccio, ma dalla saggezza cosmica che opera nella storia quasi sempre senza che gli uomini ne siano coscienti. Que­sta saggezza cosmica ha posto la celebrazione della na­scita di Gesù all'inizio dei tredici giorni. Se da un lato la celebrazione della Pasqua può sempre ricordarci che la contemplazione delle distese spaziali e cosmiche ci aiuterà a trovare in noi stessi la forza di vincere tutto ciò che è basso, l’immagine del Natale ci dice che noi, se comprendiamo il simbolo dell’origine dell’uomo, di questa origine divina dell'uomo, comprendiamo anche il simbolo che ci si fa incontro a Natale nella figura del Bambino Gesù. Questa origine dell'uomo ci ripete di continuo: “Uomo, puoi trovare in te le potenti forze che ti doneranno ciò che, nel vero senso della parola, si può chiamare la pace dell'anima”. La vera pace del­l’anima è presente soltanto quando essa ha un sicuro fondamento, vale a dire quando è una forza che ci ren­de capaci di sapere sempre che in noi vive qualcosa che, se ne abbiamo giustamente cura, può e deve gui­darci alle altezze divine, alle forze Divine.
Le luci dell’albero sono simboli della luce che brilla e riluce nelle nostre anime quando noi comprendia­mo quel che ci annuncia simbolicamente, nella notte di Natale, il Bambino Gesù nella sua innocenza: è l’in­timo essere dell'anima umana stessa, forte, innocente, piena di pace, che ci guida lungo il sentiero della no­stra vita fino alle più alte mete dell'esistenza. Possano queste luci dell'Albero di Natale dirci: “Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all'origine divina del­l’uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che dan­no fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro”.

- Rudolf Steiner -





Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
Opere di Luciano Balduino




mercoledì 9 dicembre 2015

Arte esoterica: Hilma af Klint



Hilma af Klint (1862-1944) aveva già avuto delle visioni da bambina ma incominciò a occuparsi di spiritismo dopo la morte della sorella nel 1880. L'interesse per il soprannaturale divenne essenziale per la sua vita artistica nel 1896 quando, con quattro ex compagne della Reale Accademia svedese di belle arti, diede vita ad un gruppo detto "Le cinque". Le donne comunicando con entità ultraterrene dette "I Sommi Maestri", ricevevano d a queste messaggi attraverso il disegno e la scrittura automatici. nel 1906, dopo due anni di lavoro preparatorio guidato dagli spiriti, Af Klint cominciò a produrre un'eccezionale serie di dipinti e disegni esoterici i Dipinti per il tempio, che immaginava di esporre in un tempio a forma di spirale, in modo che l'osservatore potesse seguirne la sequenza lungo i cerchi che si restringevano progressivamente verso il centro. nel 1908, sperando di ricevere sostegno, mostrò il proprio lavoro all'antroposofo Rudolf Steiner, che invece si dimostrò critico nei confronti della pittura medianica e poco dopo il loro incontro af Klint smise di dipingere per quattro anni.

Quando riprese nel 1912 "I Sommi Maestri' avevano diminuito il loro potere su di lei: l'artista continuò a dipingere come medium, ma rivendicando per sé maggiore controllo sul processo creativo. Negli stessi anni af Klint abbandonò la tradizione accademica su cui poggiava la sua formazione e si dedicò completamente a lavori occultistici, tra i quali la serie Svaden (Cigno) e Duvan (Colombo) entrambi in esposizione alla 53a Biennale di Venezia (2013) al Palazzo Enciclopedico. Come parecchi dei suoi lavori dello stesso periodo, si tratta di opere astratte dai colori vividi, permeate di simbolismi alchemici e zodiacali. Pur avendo prodotto nel corso della sua vita oltre un migliaio di dipinti, af Klint tenne le sue opere nascoste, stabilendo nel suo testamento che non fossero mostrate in pubblico per i vent'anni successivi alla sua morte. Quando negli anni Sessanta del Novecento, i suoi lavori furono finalmente esposti, l'artista fu riconosciuta come una pioniera indipendente dell'arte astratta. 


Hilma af Klint - Svanen, n.9, 1914-1915

Hilma af Klint - Atom series n.8
(Atom on the ether plane is in constant change
between rest and activity at the 1917)


Hilma af Klint - The Ten Biggest, N.2, 1907


Hilma af Klint - The Ten Largest, 1907


Hilma af Klint - Altarbild


Hilma af Klint, serie WU - Rosen, gruppo 3, n.6








Credits to:
accademiametafisica.org
Immagini tratte dal web




domenica 6 dicembre 2015

Antroposofia: Il significato esoterico della Seconda settimana d'Avvento.




Durante la seconda d'Avvento le potenze tentatrici si accostano principalmente al corpo eterico dell'uomo per risvegliare in esso le tendenze che portano a un accrescimento smodato ed egoistico dei desideri, a una proliferazione avida delle forze vitali. Quello che all'inizio dell'epoca atlantica era attinente ai processi fisiologici del nostro corpo, viene oggi sperimentato nell'animico-eterico. In questo periodo gli istinti interiori vogliono dominare l'uomo in modo del tutto particolare. L'EGOISMO non ancora superato, l'amore di sé che si annida nelle profondità nascoste del nostro carattere, nelle unilateralità del nostro temperamento, tutto ciò si risveglia in noi come una massa di piante velenose che si espande impetuosamente. Le forze avversarie si accostano ora in special modo alla nostra facoltà di "parlare" e tentano di farne la loro arma; esprimendoci in immagini possiamo dire: esse tentano di trasformare la nostra lingua non nell'affilata spada a due tagli della verità, ma in un pungiglione velenoso. A questa pressione delle forze avverse sul nostro corpo eterico possiamo opporci solo sviluppando coscientemente e con tutte le nostre forze le Virtù della MISURA e dell'AVVEDUTEZZA. 

Queste mobili Virtù interiori sono particolarmente adatte a mantenere in equilibrio il nostro organismo vitale, così come i sette pianeti del nostro sistema solare si sostengono in armonia e misura vicendevolmente attraverso la reciproca forza di attrazione. Per questo nelle antiche sedi dei Misteri "precristiani", e fino al momento in cui la sostanza cosmica dell'amore si unì alla Terra sul Golgota diventando accessibile all'Io umano, le Virtù della Misura e dell' Avvedutezza erano l'unico mezzo a disposizione dell'anima nella lotta contro l'egoismo, fonte inesauribile di desideri e brame che premono continuamente sull'uomo. Inoltre lo sviluppo di queste due Virtù permetteva al discepolo dei isteri di penetrare i segreti connessi alla formazione del linguaggio nell'organismo umano. Questo processo, che è in relazione alla nascita del linguaggio, è descritto da Rudolf Steiner a proposito dei Misteri di Efeso: "Al discepolo di Efeso veniva insegnato questo: quando tu parli scaturisce dalla tua bocca una corrente di onde: fuoco, acqua... fuoco, acqua... Si tratta dell'ascesa della parola verso il pensiero e del suo stillare sul sentimento. Così nel linguaggio si intrecciano pensiero e sentimento, mentre la vivente onda aerea del parlare, ora si assottiglia in calore ascendente, ora si condensa in acqua stillante, e così in continua alternanza". Prima, nella stessa conferenza (2.10.1923), Rudolf Steiner aveva detto che questo "elemento acqueo" del linguaggio, si riversa nell'organismo umano come una sorta di secrezione ghiandolare. Questa descrizione indica la necessità di vincere sia le forze luciferiche che si insinuano nella parola legata al pensare, sia le forze arimaniche presenti nell'elemento che scende verso il sentimento, affinché la parola umana che si diffonde attraverso l'elemento aereo sia liberata dall'egoismo e divenga l'autentico riflesso del Logos Universale.

Per purificare l'elemento ascendente della parola, il discepolo dei tempi antichi doveva sviluppare la Virtù dell'AVVEDUTEZZA, mentre la purificazione dell'elemento discendente richiedeva la Virtù della MISURA. Infatti solo nel perfetto equilibrio fra Avvedutezza e Misura la parola umana può progressivamente avvicinarsi al suo grande archetipo universale.




Credits to:
SERGEJ O. PROKOFIEFF 
da: "Il corso dell'anno come via di iniziazione
all'esperienza dell'Entità del Cristo",
Ed. Arcobaleno.

Prima Immagine:
Orazio Gentileschi - "Annunciazione".



Vita in Asilo: "La Seconda Settimana d'Avvento: l'Angelo Rosso"





"Oggi un secondo angelo discende dal cielo. È vestito con un grande mantello rosso e porta nella sua mano sinistra un grande canestro, tutto d'oro. Questo canestro è vuoto e l'angelo vorrebbe riempirlo per riportarlo tutto pieno d'innanzi al trono di Dio. Ma cosa vi andrà a mettere? Il canestro è molto fine e delicato, perché è intrecciato con raggi di sole; non ci si possono mettere cose dure e pesanti dentro. 

L'angelo passa molto discretamente in tutte le case, su tutta la terra e cerca... Che cosa cerca? Egli scruta il cuore di tutti gli uomini per vedere se vi trova un po' d'amore completamente puro. E questo amore lo mette nella sua coppa e, quindi, lo porta verso il cielo. E là, coloro che abitano il cielo, gli angeli e anche gli uomini che sono morti sulla terra, prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle."

- Soline e Pierre Lienhard -





Il significato di questo periodo che precede il Solstizio d'Inverno nel simbolismo che questa descrizione trasmette è molto bello. L'Angelo che discende nel mondo con il suo cesto intrecciato di raggi di sole, in cui non può essere messo nulla di pesante, ma solo ciò che è puro, in modo che possa essere portato dalla Divinità, simboleggia il lavoro interiore che noi dobbiamo fare, e cioè rendere noi stessi e i nostri pensieri (e la nostra Anima) leggeri, puri, in Armonia, lasciando andare tutti i sentimentalismi, le emozioni e i pensieri negativi che ci appesantiscono ed oscurano la nostra Anima e il nostro cuore.

Dobbiamo tenere lontani questi pensieri e stati d'animo in modo siano sempre presenti, nel Centro di Noi stessi, nonostante ciò che ci succede intorno.
La Gioia, l'Amore e l'Armonia, sono i soli che possono pian piano avvicinarci a quella dimensione luminosa e divina, la cui Essenza è proprio Gioia, Amore e Armonia puri!




Credits to:
- La Scienza dello Spirito -

Seconda Immagine:
Beato Angelico - "L'Annunciazione", particolare.




lunedì 30 novembre 2015

Antroposofia: Il significato esoterico della Prima settimana d'Avvento





"Nel periodo che va da Michele a Natale si presentano all'anima dell'uomo quattro specie di tentazioni, e la loro efficacia sull'uomo è particolarmente forte durante l'avvento, allorché nella natura giunge al suo culmine la preponderanza delle forze dell'oscurità su quelle della luce.

Così nella prima settimana d'avvento i tentatori Lucifero e Arimane si avvicinano soprattutto al corpo fisico dell'uomo. Essi vogliono ingannare i suoi sensi esteriori e interiori con l'ausilio delle "incontestabili" prove del trionfo della morte e del processo minerale nella natura, per distruggere in tal modo il corretto rapporto fra l'uomo e il mondo. Se l'uomo cede a questa tentazione, è minacciato dal pericolo di perdere il senso della propria interiore indipendenza, di essere privato della "stazione eretta" animica. Questo lo getterebbe nell'abisso di una sconfinata DISPERAZIONE, una vera morte dell'anima. Così, per opporsi a questa prima tentazione, l'anima umana deve sviluppare in alto grado la Virtù della GIUSTIZIA: quella sottile ricettività interiore per le rette forze cosmiche che regnano ovunque nella natura e nell'uomo e che hanno la loro sorgente nelle dodici sfere dello zodiaco, nel circolo dei dodici iniziati cosmici, i grandi protettori della Giustizia Onnipresente che si manifesta nel Karma universale dell'uomo e del mondo.

Questa percezione puramente spirituale della GIUSTIZIA UNIVERSALE che agisce ovunque quale rivelazione del Karma macrocosmico, e che trova il suo riflesso microcosmico nel Karma di ogni singolo individuo, non è collegata per caso al processo interiore dell'assunzione della stazione eretta. Infatti nell'evoluzione dell'umanità il Karma individuale apparve contemporaneamente all'assunzione della posizione eretta. "Solo ora comincia il Karma", dice Rudolf Steiner. Il Karma in quanto singolo destino umano divenne possibile solo allorché gli uomini poterono servirsi delle mani per il proprio lavoro. Prima non vi era alcun Karma. L'uomo compì un passo importantissimo nella sua evoluzione allorché, da creatura orizzontale, divenne un essere verticale e per ciò ebbe le mani libere".




Credits to:
SERGEJ O. PROKOFIEFF
da: "Il corso dell'anno come via di iniziazione
all'esperienza dell'entità del Cristo"
Ed. Arcobaleno
- S.d.Spirito -



sabato 14 novembre 2015

R.Steiner - Il Senso dell'Evoluzione




"L'uomo si eleverà maggiormente non appena il suo Karma si sarà completamente compiuto; e questo è legato a qualcosa di straordinariamente interessante. In previsione di questo sviluppo dell'umanità, già da secoli vennero fondati degli ordini segreti che si prefissero i più alti compiti immaginabili. Uno di questi ordini è quello dei Manichei. La scienza non sa nulla di giusto a loro riguardo, e crede che i Manichei abbiano promulgato la dottrina che già dalla natura stessa risulti l'esistenza di un bene e di un male che lottano tra di loro, e che questo sia già prestabilito fin dalla creazione. Ma questo svisa fino all'assurdo i veri valori dell'Ordine. I singoli membri che lo compongono vengono educati in modo peculiarissimo al loro grande compito. Quest'Ordine sa che vi saranno uomini che non avranno più male nel loro Karma, e che vi sarà altresì un'umanità di natura malvagia nella quale il male dominerà in grado assai maggiore che nelle belve più feroci, e procederà nel male, coscientemente raffinandolo, valendosi d'un raziocinio sviluppatissimo. L'Ordine dei Manichei istruisce fin d'ora i suoi discepoli in modo che diventino in futuro i trasformatori del male. La difficoltà enorme di questo compito sta nel fatto che in quell'umanità malvagia non vi sarà accanto al male anche una parte di bene che, come un fanciullo malvagio, con l'esempio e l'insegnamento si lascia accrescere. Fin da oggi i Manichei imparano a poter trasformare radicalmente in questi esseri il male ch'essi portano seco dalla nascita.
Il male che in questo modo verrà completamente trasformato, diverrà, a lavoro completamente compiuto, un bene specialissimo. La condizione etica della Terra sarà una condizione di santità; la forza della trasformazione influenzerà questo stato di santità; e ciò non si può conseguire diversamente se non col prodursi prima di questo eccesso estremo di male. E dalla stessa forza necessaria a superarlo, si svilupperà pure la forza per la santità suprema. Il campo deve venir concimato col letame nauseabondo, il letame deve essere dapprima assorbito dal campo come fermento. Allo stesso modo l'umanità ha bisogno del concime del male per poter raggiungere le vette della santità: questa è la missione del male. L'uomo diventa vigoroso affaticando ed esercitando i suoi muscoli, e così il bene, per potersi sublimare nella santità, deve prima superare il male che lo contrasta. Il male ha il compito di fare ascendere l'umanità.
Simili cose ci aprono uno spiraglio sui misteri della vita. Più tardi, quando l'uomo avrà superato il male, potrà accingersi a redimere le creature da lui cacciate in basso e a spese delle quali egli si è evoluto. Questo è il significato, il senso dell'evoluzione."

RUDOLF STEINER (O.O. 95).


Immagine: Liane Collot d'Herboise




sabato 19 settembre 2015

Antroposofia: "L'Essenza di Michele"




"Dalla fine dell’ultimo terzo del secolo scorso, gli uomini possono incontrare lo spirito chiamato Michele in modo cosciente. Michele è un’entità del tutto particolare: un’entità che, in sostanza, non rivela nulla da sé, se non le si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro spirituale. Michele è uno spirito taciturno, chiuso. Mentre gli altri Arcangeli dirigenti sono spiriti loquaci (spiritualmente parlando, s’intende), Michele è uno spirito chiuso, taciturno, che dà tutt'al più poche, scarse direttive, poiché quello che si riceve da Michele non è veramente la parola, ma lo sguardo (se è lecito dir così), la forza dello sguardo. Ciò è dovuto al fatto che in fondo Michele si occupa soprattutto di quanto gli uomini creano partendo dallo spirituale. Egli vive negli effetti di ciò che gli uomini hanno creato; gli altri spiriti invece vivono piuttosto con le cause. Michele vive essenzialmente con gli effetti. Gli altri spiriti immettono nell'uomo gli impulsi a ciò ch'egli deve fare; Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà. Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro azioni deriva, per portarlo più oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo l’azione, l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere.
Di fronte ad altre entità della gerarchia degli Arcangeli, si ha il senso che da esse provengano, in grado maggiore o minore, gli impulsi a compiere azioni diverse. Michele invece è lo spirito dal quale non derivano impulsi diretti, perché nell'attuale periodo della sua reggenza gli eventi scaturiscono dalla libertà umana. Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà, stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinché divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque delle conseguenze, altri spiriti piuttosto delle cause.
Michele però non è solamente uno spirito chiuso e taciturno: egli si accosta all'uomo con una chiara ripulsa di molte cose in cui questi vive oggi ancora sulla Terra. Per esempio, tutte le cognizioni riguardanti la vita degli uomini, degli animali o delle piante, che mirano a dare importanza alle qualità ereditate, a ciò che si trasmette ereditariamente nella natura fisica, si ha l’impressione che Michele le respinga con disapprovazione. Con ciò vuol mostrare che quelle cognizioni non possono fruttare nulla all'uomo per il mondo spirituale.
Michele può trasportare nel cosmo soltanto ciò che l’uomo trova nel mondo umano, in quello animale o in quello vegetale, indipendentemente da quanto è soggetto all'ereditarietà. Di fronte a questo genere di conoscenze, non ci viene incontro, da parte di Michele, l’eloquentissimo gesto della mano che respinge disapprovando, bensì il consenso dello sguardo che dice: “Questo è pensato giustamente, agli occhi della direzione del cosmo!” Ecco infatti ciò che s’impara sempre più a voler conseguire: meditare per raggiungere la luce astrale, per poter contemplare i misteri dell’esistenza, allo scopo di presentarsi poi a Michele onde riceverne lo sguardo di approvazione, che dica: “Questo va bene, questo è giusto agli occhi della guida del cosmo”.




Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
R. Steiner - Sedi di Misteri nel Medioevo - VI conferenza:
L’essenza di Michele”, Editrice Antroposofica, Milano 1984, pp. 90-91



Antropologia: Le Grandi Madri (il matriarcato)


Frida Kahlo - L'amoroso abbraccio dell'universo, 1949



L'antico ruolo sociale, religioso e politico delle donne-matriarche è stato completamente offuscato e rimosso dalla nostra memoria collettiva.
Il pensiero comune ritiene che nella storia dell’umanità il ‘secondo sesso’ – per usare un’espressione della Beauvoir – abbia assunto un ruolo minore, ma non si considera che il patriarcato è presente circa da seimila anni, mentre il matriarcato era già esistente fin da ventimila anni prima del Neolitico.

La parola “arché“, nel suo significato più antico, non significa “dominio” ma “inizio”: dunque la parola “matriarcato” vuol dire “all’inizio le madri” con riferimento sia al dato biologico, sia al fatto che la civiltà ebbe inizio con loro.
Nella nostra contemporaneità, le forze prevalenti sono, che dir si voglia, quelle maschili. La nostra è una società di tipo patriarcale, patrilineare, fondata sulla lotta di potere e su di una cultura di stampo capitalista, fondamentalmente atea e razionalista.

Tuttavia, resistono ancora realtà matriarcali differenti come i Moso della Cina sudoccidentale e le tribù irochesi nel nord America, in cui la linea di discendenza proviene dalla madre ed alle donne spetta il ruolo non di governanti, ma di quelle che io definirei ‘mediatrici sociali’.
Esse infatti, come afferma Heide Goettner-Abendroth in un’intervista, non si pongono in alto ma ‘al centro’, quasi a rapprensentare una sorta di punto radiante e di riferimento per la comunità. Dunque è sbagliato considerare le società matriarcali in forma speculare a quelle patriarcali, in quanto le prime non sono costruite secondo una struttura gerarchica e di potere.
La società matriarcale si fonda sui principi di ‘condivisione’, ‘dono’ e ‘cura’, valori che oggi sembrano essere dimenticati, ma che in realtà andrebbero recuperati e riadattati alla nostra realtà sociale. In queste società è presente una reale parità di genere, un’economia egalitaria e bilanciata; la politica è basata sulla formula del consenso,  sul rispetto dell’ambiente e non sulla sua distruzione e sfruttamento.

Quello che mi preme sottolineare, è anche l’importanza che queste culture attribuiscono alla spiritualità, la quale permea ogni settore della vita, e della quale le donne si fanno (ancora) mediatrici e rappresentanti.

Tuttavia, la storia del matriarcato è stata una storia di conquista e sottomissione.

Si ipotizza che verso il XII secolo a.C sia avvenuta la distruzione e la colonizzazione delle antiche società matriarcali del sud continente asiatico ed europeo da parte delle popolazioni nomadiche dell’Europa centrale.

Dunque si impone un modello di società diverso: quello patriarcale, un'organizzazione familiare e sociale fondata sull’autorità assoluta del padre e sulla discendenza dei diritti e dei beni secondo la linea maschile.

Così il ruolo focale della donna è andato sempre di più marginalizzandosi. A livello religioso-cultuale, ad esempio, essa ha perduto il suo ruolo centrale. La sacralità della donna risiedeva nella sua condizione di medianità tra la vita e la morte, il terreno e il divino; ma soprattutto nel riconoscimento del suo ruolo di entità creatrice.
Questo suo potere di generare vita, questa sua sapienza innata del corpo, le dava il pieno diritto di essere considerata rappresentante e incarnazione terrena della ‘Grande Madre’, ovvero colei che è creatrice e legislatrice dell’universo: come Inanna per i sumeri, Ishtar per i babilonesi, Cibele per la civiltà anatolica o la Dea dei serpenti cretese.


Ishtar


Inizialmente, il sacerdozio femminile era l’unico esistente (nel caso di partecipazione da parte degli uomini, essi dovevano assumere sembianze femminili attraverso la castrazione e la vestizione); poi nel periodo di transizione tra società matrifocali e quelle patriarcali, la legittimazione del governo era  gestita dalla Sacerdotessa che unendosi ad un eletto re in un rituale sacro ( lo ‘ieros gamos’) gli donava parte del suo potere e la possibilità di reggere per un anno le questioni temporali. Infine, attraverso un lungo processo di rovesciamento, di guerre ‘di miti e di spade’, l’uomo assunse su di sé tutte le funzioni che prima spettavano alle donne.

Inoltre, è avvenuto quello che Jung chiama ‘l’interessante rovesciamento biologico’ in cui le religioni storiche e monoteiste hanno rovesciato il principio della creazione dal femminile al maschile, dal basso all’alto (e dall’interno all’esterno); sostituendo la generazione feconda dalla materia, dall’utero della Grande Madre , alla generazione sterile, incorporea, mossa dal pensiero di un Dio Padre dagli attributi esclusivamente maschili. Così cambia la concezione del ‘sacro’ e nascono le religioni storiche, così lo Spirito si astrae e diventa un Principio, allontanandosi dal suo luogo d’origine , dalla Madre e da ciò che in origine era la sua incarnazione vivente: l’intero creato, tutti gli esseri e le piante.

Tornando all’archetipo della Grande Madre, Erich Neumann nel suo studio La Grande Madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio, afferma che esso viene associato allo schema ‘corpo-vaso-donna’, per indicare al tempo stesso la sua capacità di contenere e creare il mondo, di portare alla luce ma anche di celare il tutto.

La Grande Madre è associata anche all’immagine dell’Uroboro, il serpente cosmico, dunque al ciclo trasformativo della vita e della morte; ma anche a tutto ciò che è ‘numinoso’, che suscita terrore e meraviglia al contempo. Essa è l’immagine del mistero della nascita e del Cosmo. La Grande Madre è anche simbolo di fertilità, di colei che accoglie e nutre: è proprio su questo archetipo che sono fondate la società matriarcali.

L’iconografia maggiormente conosciuta di questo archetipo è quella della Venere di Willendorf, una statuetta paleolitca rinvenuta nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy, in Austria. Un’ altra raffigurazione emblematica è quella della ‘Dea dei serpenti’, divinità femminile cretese per eccellenza venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C.

In aggiunta, credo sia importante sottolineare che leggendo gli antichi inni alle Dee Madri, si evince che esse non sono solo figure materne dal grembo fecondo, non sono legate esclusivamente alla terra, ma anche al cielo; esse sono anche legislatrici di vita, coloro che conducono fuori dal caos primogenio attraverso l’equilibrio e l’armonia. In un inno a Ishtar si legge: “Colei che guida l’umanità, Colei che possiede la legge e la sovranità celeste” (caratteristica, questa, che sarà esclusiva prerogativa del Dio Padre).

Per chiarificare questi concetti, credo sia utile riportare quanto scrive Luciana Percovich nel suo libro Oscure madri splendenti (Venexia, 2007) in merito alla distinzione tra sacro (femminile) e divino (maschile):

"La nozione di “sacro” nasce collegata al corpo femminile e alla conoscenza interiore, intima; designa la soglia tra umano e sovraumano, tra vita e morte, tra niente e vita, è legata al concetto di Sofia, sapere spirituale ma collegato all'esperienza, che passa attraverso la compessità delle azioni del corpo e l’attivazione di energie più sottili di quelle della mente.Quella di “divino” sorge in presenza di un corpo maschile, successivamente al furto delle funzioni connesse al sacro; dalla percezione di una separazione (del figlio dalla madre, della mente dalla materia) e dalla razionalizzazione di una mancanza (la capacità di generare direttamente); è sempre connessa a personificazioni gerarchiche e con vicende umane e storiche di eroi o semidei; filosoficamente si concettualizza come logos in tutte le -logie, connotate dall'essere sapere intellettualmente astratto.

La spiritualità basata sul sacro si trasforma in regime di patriarcato in teologia, che è “teologia della separazione”, discorso sul divino, interrotto qua e là dalle irruzioni del rimosso in forma di ‘misticismo’."

Credo che rimanga poco da aggiungere: simbolo della vita come della morte, della creazione e della distruzione, della maternità e della verginità, del cielo e della terra, della legge e della ribellione, la Grande Madre possiede la capacità di contenere in sé gli opposti, unficandoli ed esprimendoli nella loro massima potenza.




Credits to:
"Introduzione al matriarcato" di Jennifer Poli
Pubblicato il 7 settembre 2015 da NUOVE FINZIONI