Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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domenica 13 maggio 2018

Antroposofia: Nel principio tutto era "femmina"




Quando l’umanità cominciò a separarsi in due sessi, ai principi dell’era atlantica, la società e l’organizzazione umana la si poteva paragonare ad un alveare. Tutto era nelle mani delle “api” femmine, mentre i “fuchi” maschi venivano utilizzati solo per la procreazione.


Le femmine erano più numerose, a differenza dei maschi: esse usavano soprattutto la telepatia per comunicare, esse potevano tramite il linguaggio e il canto, iniziare a usare una comunicazione poggiante su immagini di pensiero. Esse ricevevano immaginazioni e ispirazioni dal mondo spirituale ed erano in grado di tradurle in una forma di pensiero immaginativo in modo tale che i maschi, potessero poi realizzare nella pratica, indicazioni pratiche utili per la vita quotidiana. I maschi non avevano capacità immaginative, ma disponevano solo di forza di volontà magica e forza fisica: erano esseri d’azione, di movimento. Le donne cantavano le gesta degli Dèi, in cui si imparava ad accendere il fuoco, a lavorare il metallo, a coltivare la terra, a cacciare, ad armonizzare con la natura. Tutto questo insegnamento veniva impartito dal cielo verso le donne ed esse verso gli uomini.
Molte entità spirituali si incorporavano in corpi umani femminili e “ammaestravano” l’umanità bambina.

L’umanità femminile era ispirata dal divino, riceveva comunicazioni direttamente dall’alto, spontaneamente, tramite sogni, vaticini, e divinazioni.
Tutto il patrimonio spirituale di conoscenze misteriche, tutto ciò che come “rivelazione divina” diventò “tradizione ecclesiastica sacerdotale” fluì nell’umanità grazie al potere spontaneo chiaroveggente femminile. Nell’anima femminile si riversavano visioni, immagini: nelle Pizie, nelle sacerdotesse, nelle indovine.


Tutto ciò che ad esempio conosciamo come Antico Testamento, un tempo non era scritto ma veniva riportato in forma orale: derivava da veggenza “della pancia” femminile, che si presentava nel mondo femminile. Il fatto che nella Bibbia si parli soprattutto di “profeti maschi” è dovuto al fatto che la conoscenza femminile venne “interpretata” e codificato in linguaggio dialettico dai maschi di cui ne divennero i portatori. Molti profeti venivano “ispirati” da femmine a loro vicine, compagne o no, dalle quali ricevevano le forze di veggenza e di ispirazione. La donna “parlava” entro l’anima maschile e gli rivelava i segreti del cosmo. Non era l’uomo l’artefice delle visioni. Vi era quasi sempre una donna, dietro ad un profeta che lo illuminava direttamente o indirettamente.
Quindi tutto il patrimonio spirituale che venne annotato nei libri sacri è “femmina”, proveniente da potere di ispirazione chiaroveggente femminile.
 
L’umanità è quindi nata femmina ed è stata guidata spiritualmente dalla conoscenza ispirata delle donne.
L’uomo è quindi un essere più giovane rispetto la donna, è arrivato dopo, ha cominciato ad influenzare il mondo più tardi.
Gli uomini antichi agivano nel mondo sotto ispirazione delle donne: essi non avendo forze interiori individuali, si affidavano alla saggezza femminile, che li guidava come intermediarie.
L’umanità non poteva però rimanere solo femminile, collegata al mondo spirituale, guidata dal mondo spirituale. Doveva diventare autonoma, indipendente anche dalla guida del cosmo. Occorreva che il “filo” fra Dèi e umanità venisse reciso: e al maschio venne consegnata questa missione.
 
L’uomo doveva riconquistare da sé in modo consapevole la saggezza del cosmo, ma non ricevendola in modo spontaneo: ma conquistandola con le proprie forze. L’umanità doveva smettere di “sognare” il mondo divino, per viverlo in piena coscienza. Essa dovette “scollegarsi” dal divino e perdere la connessione.


 
Credits to:
unocornos.com
Tiziano Bellucci da Erosophia




mercoledì 9 dicembre 2015

Arte esoterica: Emma Kunz (1892-1963)





Nata in una famiglia di modesti tessitori, Emma Kunz si rese conto fin da piccola di possedere abilità paranormali: telepatia, percezioni extrasensoriali e poteri di guarigione. Mentre frequentava ancora la scuola sviluppò un interesse per la radioestesia, una forma di divinazione che utilizza i campi di energia, e cominciò a disegnare intensamente sui suoi taccuini. Solo nel 1939, tuttavia, iniziò a praticare i suoi poteri curativi e a realizzare elaborati disegni geometrici a matita e pastello su carta millimetrata. Guidata da un pendolino, Kunz produceva ogni opera in un'unica sessione, talvolta lavorando senza interruzione per più di ventiquattr'ore. Anche se i suoi disegni sono caratterizzati da bellissimi motivi decorativi, Kunz non li realizzava con l'intento di produrre arte: essi erano parte integrante dei suoi rituali di guarigione, nel corso dei quali posava le opere sul pavimento per individuare le interruzioni di energia.


Kunz era convinta che i suoi disegni, in quanto prodotti "della più profonda interiorizzazione dell'interno e della più profonda esteriorizzazione dell'interno", le permettessero di riconoscere e trasformare l'energia negativa. Per questa caratteristica le sue opere rientreranno nella più ampia casistica delle immagini di guarigione, che si ritiene possano poter curare malattie sia fisiche sia mentali con la loro semplice presenza o attraverso il contatto con le persone sofferenti. Mentre molte altre opere di guarigione sono legate a più ampi sistemi di credenze culturali o religiose, le immagini di Kunz sono chiare manifestazioni della sua personale ideologia, "uno specifico sistema di regole che sento dentro di me e che nonni danno pace". Le ricerche e le pratiche di guarigione di Kunz, tuttavia, sono in linea anche con una più ampia corrente tra Ottocento e novecento: il fascino per gli elementi nascosti dietro al mondo visibile e la possibilità di una consapevolezza più elevata, alla quale accedere attraverso la visualizzazione di forze.


Le opere di Emma Kunz sono state viste in esposizione alla 53a Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico.



Emma Kunz - Work n.505


Emma Kunz - Drawing Work n.142


Emma Kunz - Drawing work n.143


Emma Kunz - Work n.091





Credit to:
accademiametafisica.org
Immagini tratte dal web





Arte esoterica: Hilma af Klint



Hilma af Klint (1862-1944) aveva già avuto delle visioni da bambina ma incominciò a occuparsi di spiritismo dopo la morte della sorella nel 1880. L'interesse per il soprannaturale divenne essenziale per la sua vita artistica nel 1896 quando, con quattro ex compagne della Reale Accademia svedese di belle arti, diede vita ad un gruppo detto "Le cinque". Le donne comunicando con entità ultraterrene dette "I Sommi Maestri", ricevevano d a queste messaggi attraverso il disegno e la scrittura automatici. nel 1906, dopo due anni di lavoro preparatorio guidato dagli spiriti, Af Klint cominciò a produrre un'eccezionale serie di dipinti e disegni esoterici i Dipinti per il tempio, che immaginava di esporre in un tempio a forma di spirale, in modo che l'osservatore potesse seguirne la sequenza lungo i cerchi che si restringevano progressivamente verso il centro. nel 1908, sperando di ricevere sostegno, mostrò il proprio lavoro all'antroposofo Rudolf Steiner, che invece si dimostrò critico nei confronti della pittura medianica e poco dopo il loro incontro af Klint smise di dipingere per quattro anni.

Quando riprese nel 1912 "I Sommi Maestri' avevano diminuito il loro potere su di lei: l'artista continuò a dipingere come medium, ma rivendicando per sé maggiore controllo sul processo creativo. Negli stessi anni af Klint abbandonò la tradizione accademica su cui poggiava la sua formazione e si dedicò completamente a lavori occultistici, tra i quali la serie Svaden (Cigno) e Duvan (Colombo) entrambi in esposizione alla 53a Biennale di Venezia (2013) al Palazzo Enciclopedico. Come parecchi dei suoi lavori dello stesso periodo, si tratta di opere astratte dai colori vividi, permeate di simbolismi alchemici e zodiacali. Pur avendo prodotto nel corso della sua vita oltre un migliaio di dipinti, af Klint tenne le sue opere nascoste, stabilendo nel suo testamento che non fossero mostrate in pubblico per i vent'anni successivi alla sua morte. Quando negli anni Sessanta del Novecento, i suoi lavori furono finalmente esposti, l'artista fu riconosciuta come una pioniera indipendente dell'arte astratta. 


Hilma af Klint - Svanen, n.9, 1914-1915

Hilma af Klint - Atom series n.8
(Atom on the ether plane is in constant change
between rest and activity at the 1917)


Hilma af Klint - The Ten Biggest, N.2, 1907


Hilma af Klint - The Ten Largest, 1907


Hilma af Klint - Altarbild


Hilma af Klint, serie WU - Rosen, gruppo 3, n.6








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accademiametafisica.org
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sabato 19 settembre 2015

Chiccherie: Settembre 2015 - Uggiose rose di fine estate...













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Antropologia: Le Grandi Madri (il matriarcato)


Frida Kahlo - L'amoroso abbraccio dell'universo, 1949



L'antico ruolo sociale, religioso e politico delle donne-matriarche è stato completamente offuscato e rimosso dalla nostra memoria collettiva.
Il pensiero comune ritiene che nella storia dell’umanità il ‘secondo sesso’ – per usare un’espressione della Beauvoir – abbia assunto un ruolo minore, ma non si considera che il patriarcato è presente circa da seimila anni, mentre il matriarcato era già esistente fin da ventimila anni prima del Neolitico.

La parola “arché“, nel suo significato più antico, non significa “dominio” ma “inizio”: dunque la parola “matriarcato” vuol dire “all’inizio le madri” con riferimento sia al dato biologico, sia al fatto che la civiltà ebbe inizio con loro.
Nella nostra contemporaneità, le forze prevalenti sono, che dir si voglia, quelle maschili. La nostra è una società di tipo patriarcale, patrilineare, fondata sulla lotta di potere e su di una cultura di stampo capitalista, fondamentalmente atea e razionalista.

Tuttavia, resistono ancora realtà matriarcali differenti come i Moso della Cina sudoccidentale e le tribù irochesi nel nord America, in cui la linea di discendenza proviene dalla madre ed alle donne spetta il ruolo non di governanti, ma di quelle che io definirei ‘mediatrici sociali’.
Esse infatti, come afferma Heide Goettner-Abendroth in un’intervista, non si pongono in alto ma ‘al centro’, quasi a rapprensentare una sorta di punto radiante e di riferimento per la comunità. Dunque è sbagliato considerare le società matriarcali in forma speculare a quelle patriarcali, in quanto le prime non sono costruite secondo una struttura gerarchica e di potere.
La società matriarcale si fonda sui principi di ‘condivisione’, ‘dono’ e ‘cura’, valori che oggi sembrano essere dimenticati, ma che in realtà andrebbero recuperati e riadattati alla nostra realtà sociale. In queste società è presente una reale parità di genere, un’economia egalitaria e bilanciata; la politica è basata sulla formula del consenso,  sul rispetto dell’ambiente e non sulla sua distruzione e sfruttamento.

Quello che mi preme sottolineare, è anche l’importanza che queste culture attribuiscono alla spiritualità, la quale permea ogni settore della vita, e della quale le donne si fanno (ancora) mediatrici e rappresentanti.

Tuttavia, la storia del matriarcato è stata una storia di conquista e sottomissione.

Si ipotizza che verso il XII secolo a.C sia avvenuta la distruzione e la colonizzazione delle antiche società matriarcali del sud continente asiatico ed europeo da parte delle popolazioni nomadiche dell’Europa centrale.

Dunque si impone un modello di società diverso: quello patriarcale, un'organizzazione familiare e sociale fondata sull’autorità assoluta del padre e sulla discendenza dei diritti e dei beni secondo la linea maschile.

Così il ruolo focale della donna è andato sempre di più marginalizzandosi. A livello religioso-cultuale, ad esempio, essa ha perduto il suo ruolo centrale. La sacralità della donna risiedeva nella sua condizione di medianità tra la vita e la morte, il terreno e il divino; ma soprattutto nel riconoscimento del suo ruolo di entità creatrice.
Questo suo potere di generare vita, questa sua sapienza innata del corpo, le dava il pieno diritto di essere considerata rappresentante e incarnazione terrena della ‘Grande Madre’, ovvero colei che è creatrice e legislatrice dell’universo: come Inanna per i sumeri, Ishtar per i babilonesi, Cibele per la civiltà anatolica o la Dea dei serpenti cretese.


Ishtar


Inizialmente, il sacerdozio femminile era l’unico esistente (nel caso di partecipazione da parte degli uomini, essi dovevano assumere sembianze femminili attraverso la castrazione e la vestizione); poi nel periodo di transizione tra società matrifocali e quelle patriarcali, la legittimazione del governo era  gestita dalla Sacerdotessa che unendosi ad un eletto re in un rituale sacro ( lo ‘ieros gamos’) gli donava parte del suo potere e la possibilità di reggere per un anno le questioni temporali. Infine, attraverso un lungo processo di rovesciamento, di guerre ‘di miti e di spade’, l’uomo assunse su di sé tutte le funzioni che prima spettavano alle donne.

Inoltre, è avvenuto quello che Jung chiama ‘l’interessante rovesciamento biologico’ in cui le religioni storiche e monoteiste hanno rovesciato il principio della creazione dal femminile al maschile, dal basso all’alto (e dall’interno all’esterno); sostituendo la generazione feconda dalla materia, dall’utero della Grande Madre , alla generazione sterile, incorporea, mossa dal pensiero di un Dio Padre dagli attributi esclusivamente maschili. Così cambia la concezione del ‘sacro’ e nascono le religioni storiche, così lo Spirito si astrae e diventa un Principio, allontanandosi dal suo luogo d’origine , dalla Madre e da ciò che in origine era la sua incarnazione vivente: l’intero creato, tutti gli esseri e le piante.

Tornando all’archetipo della Grande Madre, Erich Neumann nel suo studio La Grande Madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio, afferma che esso viene associato allo schema ‘corpo-vaso-donna’, per indicare al tempo stesso la sua capacità di contenere e creare il mondo, di portare alla luce ma anche di celare il tutto.

La Grande Madre è associata anche all’immagine dell’Uroboro, il serpente cosmico, dunque al ciclo trasformativo della vita e della morte; ma anche a tutto ciò che è ‘numinoso’, che suscita terrore e meraviglia al contempo. Essa è l’immagine del mistero della nascita e del Cosmo. La Grande Madre è anche simbolo di fertilità, di colei che accoglie e nutre: è proprio su questo archetipo che sono fondate la società matriarcali.

L’iconografia maggiormente conosciuta di questo archetipo è quella della Venere di Willendorf, una statuetta paleolitca rinvenuta nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy, in Austria. Un’ altra raffigurazione emblematica è quella della ‘Dea dei serpenti’, divinità femminile cretese per eccellenza venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C.

In aggiunta, credo sia importante sottolineare che leggendo gli antichi inni alle Dee Madri, si evince che esse non sono solo figure materne dal grembo fecondo, non sono legate esclusivamente alla terra, ma anche al cielo; esse sono anche legislatrici di vita, coloro che conducono fuori dal caos primogenio attraverso l’equilibrio e l’armonia. In un inno a Ishtar si legge: “Colei che guida l’umanità, Colei che possiede la legge e la sovranità celeste” (caratteristica, questa, che sarà esclusiva prerogativa del Dio Padre).

Per chiarificare questi concetti, credo sia utile riportare quanto scrive Luciana Percovich nel suo libro Oscure madri splendenti (Venexia, 2007) in merito alla distinzione tra sacro (femminile) e divino (maschile):

"La nozione di “sacro” nasce collegata al corpo femminile e alla conoscenza interiore, intima; designa la soglia tra umano e sovraumano, tra vita e morte, tra niente e vita, è legata al concetto di Sofia, sapere spirituale ma collegato all'esperienza, che passa attraverso la compessità delle azioni del corpo e l’attivazione di energie più sottili di quelle della mente.Quella di “divino” sorge in presenza di un corpo maschile, successivamente al furto delle funzioni connesse al sacro; dalla percezione di una separazione (del figlio dalla madre, della mente dalla materia) e dalla razionalizzazione di una mancanza (la capacità di generare direttamente); è sempre connessa a personificazioni gerarchiche e con vicende umane e storiche di eroi o semidei; filosoficamente si concettualizza come logos in tutte le -logie, connotate dall'essere sapere intellettualmente astratto.

La spiritualità basata sul sacro si trasforma in regime di patriarcato in teologia, che è “teologia della separazione”, discorso sul divino, interrotto qua e là dalle irruzioni del rimosso in forma di ‘misticismo’."

Credo che rimanga poco da aggiungere: simbolo della vita come della morte, della creazione e della distruzione, della maternità e della verginità, del cielo e della terra, della legge e della ribellione, la Grande Madre possiede la capacità di contenere in sé gli opposti, unficandoli ed esprimendoli nella loro massima potenza.




Credits to:
"Introduzione al matriarcato" di Jennifer Poli
Pubblicato il 7 settembre 2015 da NUOVE FINZIONI




mercoledì 22 luglio 2015

Arte & Poesia: Baudelaire & Cowper





- INNO ALLA BELLEZZA -


"Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, o Bellezza? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa mescolandoli, il beneficio e il crimine, e per questo ti si può comparare al vino.

Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora; diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora, che rendono l'eroe vile e il fanciullo coraggioso.

Sorgi tu dal nero abisso oppure scendi dalle stelle? Il Destino, incantato, segue le tue gonne come un cane; tu semini a caso la gioia ed i disastri, e tutto governi e non rispondi di nulla.

Cammini, Bellezza, sopra i morti, dei quali ridi. Tra i tuoi gioielli l'Orrore non è certo il meno affascinante, e il Delitto, che sta tra i tuoi gingilli più cari, sopra il tuo ventre orgoglioso danza pieno d’amore.

La farfalla abbagliata vola verso te, o candela, crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!" L'innamorato anela chino sulla sua bella, e ha l'aria d'un moribondo che accarezzi la sua tomba.

Che tu venga dal cielo o dall'inferno, cosa importa, o Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo, se il tuo occhio, il tuo sorriso, il tuo piede aprono per me la porta di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Di Satana o di Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! – l’universo meno ripugnante e questi brevi istanti meno gravi?"


- Charles Baudelaire -


Immagine: Frank Cadogan Cowper – "Vanità"





martedì 15 luglio 2014

Il Sacro Sangue ai Tempi d'Oggi...




- L'Amore di Myriam -




Il Sacro Sangue:

Nel “sacro sangue”  scorro, e con  Amore a Te vengo…

Sangue… che da sempre spaventa l’immaginario dell’umano.
Sangue …che sigilla la porta della Vita.
Sangue…che si intossica quando dimentichi chi Sei.
Sangue… che si inquina quando Ti lasci influenzare.
Sangue… Cristico che spesso hai cercato sugli altari.

Si…è di SACRO SANGUE che oggi vengo a parlarti.

Il  sangue Femminile
Il  sangue delle Donne che partoriscono il NUOVO  senza più dolore.

Il sangue Maschile
Il sangue degli Uomini che lavorano senza più sudore.
Credenze e introiezioni che si dissolvono grazie alla frequenza del NUOVO tempo.

Elemento Sacro del tempio della Tua Anima
Il Sangue, Ora, LIBERO scorre.
Il Sangue è GIOIA, perché origina dal CUORE
e grazie al CUORE arriva in ogni parte di Te con Nuove informazioni.
Il Sangue, ORA, è acqua pulita senza più ristagni.
Il Sangue CRISTICO –  istilla ovunque gocce di  Nuova Compassione.

Il tuo Sangue è NUOVO.
Il tuo Sangue è rinnovato.
Il  tuo Sangue  è REGALE.
SANTO GRAAL capisci ora cos’è? Ricordi?
Io e il mio amato - Il seme Cristico Femminile e Maschile.  L’umano e la sua ANIMA.  
L’unione  DIVINA dentro di Te.  E’ REGALE, e nel tuo sangue scorre quando TI UNISCI a Te stesso. Nella separazione da TE… tu dimentichi la tua Sovranità e la Regalità del tuo SACRO Sangue.

Lascia scorrere attraverso le scorie del tuo corpo ogni forma di Separazione. Nulla è brutto - Nulla è bello. Nulla è buono -  Nulla è cattivo. TUTTO è Esperienza. Tutto è CREAZIONE di Te. Tutto è perfetto quando lasci  respirare la tua anima. Vivi senza giudicarti. Ama senza possedere. Respira senza pensare. Ridi senza motivo, e  divertiti senza più aspettare.

Tutto c’è
Tutto esiste.
Tu Esisti.
Essere Multidimensionale TU SEI
Veiga
Ashiri
Mainaà

Il cuore Nasce - Vive e Muore
ma morire significa RI-nascere  in ogni istante.
Ogni volta che muore una parte dei tuoi ricordi tu riscrivi la Tua Storia.
Ogni volta che zittisci la mente, tu vivi il Tuo Presente.
 E nel  Tuo Nuovo Presente che tu Esisti
E nel Tuo  Nuovo Presente che tu Sei.

Donna di Grazia, con “dolce forza”  inviterai  l’uomo a partorirsi all’amore.
Uomo di Sapienza,  con “sensibile tenacia” ti aprirai all’ amore  di TE.
Sei un essere androgino  l’UNIONE  è un tuo diritto Divino.
Tranne TE stesso,  NESSUNO, può SEPARARTI dalla tua anima!!!

 VEGLIA NEI LUOGHI
OSSERVA NEGLI UNIVERSI
SII AMORE PER TE

Sii tu AMORE  e l’altro ricorderà chi è.
I ciechi d’amore attraverso la LUCE riacquistano la vista.
Quando la tua LUCE CRISTICA brilla nei tuoi occhi
 l’altro si sveglia senza che tu faccia niente.
Non devi insegnare
Non devi condurre
Non devi guarire NESSUNO.
Sii TU maestro della tua vita
e l’altro ricorderà la sua MAESTRIA.
La MAESTRIA  fa tremare la TERRA
Fa aprile le ACQUE
Fa dirompere le FIAMME
Fa schiarire i CIELI.
Nel nome di DIO per secoli si è ucciso
 Ora nel Nuovo tempo - nel nome della DEA si VIVE e si gode della propria Maestria!

Parlo di DEA non di Donna – La DEA è il cuore pensante dell’essere umano.

E’ la creatività che prende forma.
E l’utero nel quale l’unione REGALE del tuo Sangue si feconda di te e con Te partorisce ogni giorno, un NUOVO giorno.
E’ la nascita delle tue Creazioni.
E’ il soffio del nuovo che si manifesta nella purezza del tuo SACRO Sangue.

Nel mondo invisibile TUTTO è già accaduto.
Nel mondo visibile TUTTO sta accadendo.
Segnali tangibili dissolvono il vecchio
tutto RISUONA nel cuore dell’ umano e nulla è più come prima.
Nulla è come sembra.
Resta quieto Maestro.
Resta dentro Maestra.

ORO… è questo Tempo
ORO… è questa Era
Abbi il coraggio di ENTRARCI.
Restare là dinnanzi alla porta non ti è più Utile
che aspetti ancora???

HAI ATTESO
HAI SPERATO
HAI CREDUTO
ORA VIVI!!!
Il SANTO GRAAL  sei TU!!!!


~ Myriam ~




Credits to:
www.stazioneceleste.it



venerdì 2 maggio 2014

"Queen Mab" - Il poema di Shelley




Poesia:

"La Regina Mab"
di Percy Bysshe Shelley

- Dedicato ad Harriet -




"Di chi è l'amore che, fulgido sul mondo
devia del suo schema il dardo avvelenato?
Di chi la calda lode benigna,
premio dolcissimo della virtù?
Sotto quei sguardi l'anima mia ridesta
più fida al vero e ardimentosa crebbe
Quale pupilla col cuor fissai,
e amai più forte l'umanità?
La tua, Enrichetta, che più pura idea
fosti dell'anima e ispiratrice al canto;
Tuoi questi incolti fiori novelli
sono, benché il serto testo e da me.
Pegno d'amore, quindi al seno stringilo
e credi pur che per quanto mutino i tempi,
e gli anni scorrano, ciascun fiore
nel mio cuor colto, sarà consacrato a te.


Canto I


Come é meravigliosa la Morte:
la Morte, e il Sonno fratelli!
Pallida, come la luna,
che muore così lontano,
di un livido bluastro,
la bocca ha l'una;
rosato l'altro, quando
al mattino, incoronato dalle onde
dell'Oceano, la terra arrossa.
Pur che mirabile transito
fanno la Morte e il Sonno!
Che forse fu il suo spirito
innocente rapito da la fosca
Dea che impera su i tumuli corrotti?
Periranno quelle grazie
del suo volto divine,
che amor spirano ed estasi
di palpiti profondi;
quelle vene azzurrine,
che si celano lievi,
qual rivoli serpeggianti
sotto un campo di nevi;


quel profilo seducente,
fulgido di bellezza,
quale marmo vivente?
Dovrà lo spirito infetto
della caducità, nulla di questo
divino volto lasciare,
tranne che i rifiuti e la rovina?
E non salvar null'altro
che un lugubre soggetto
su cui moralizzare
possano i cuori leggeri?
Oppure soltanto i sensi
una soave sonnolenza occupa,
che il respiro della rosata aurora
ricaccia nelle tenebre?
Si risveglierà ancora
lanthe e di gioia colmerà quel seno
fedele, il cui spirito vigile aspetta
per cogliere dal suo sorriso luce,
vita e rapimento?
Si, desterà ancora,
benché le membra sue tiepide, inerti
siano, e tacita quella
bocca soave, che faconda prima
col suo respiro d'una tigre l'ira
calmata avrebbe, e d'un tiranno sciolta
L'anima irrigidita.
Gli occhi suoi rugiadosi
son chiusi, e sul tessuto cosi tenue
delle palpebre, che celano appena
appena il raggio nero-celestino
dei globi luminosi,
posa il Sonno bambino.
Ombrano le trecce d'oro
la purità superba
del seno, inanellate
come viticci di una pianta parassita
su colonna di marmo.

Udite! Da dove viene quel suono frenetico?
Così simile alla strana melodia
di un turbine che spazza e gira intorno
alle deserte rovine,
quando spira il vento dall'Occidente,
e le onde del mare tempestoso
risuonano nella sera, l'eco che giunge dal lido;
più fiero delle note confuse, che la lira
invisibile dei boschi e della valle,
tocca da i geni della brezza, diffonde.
Fluttuante sopra onde di musica e di luce,
ecco, il carro s'avanza della Fata Regina!
I corsieri celesti fendono l'aria indocile;
della Regina al cenno se fermano. Tali fibrose
e fermano ubbidienti le redini di luce.
La Regina maliosa li spinse
dentro, spargendo d'intorno
l'incanto, e, dall'etereo carro
graziosamente declina,
trattenne muta lo sguardo
su la vergine assopita.
Agile la figura della Fata,
agile era, qual nube
che sorprende i più pallidi colori
del giorno, quando cede
a la notte la sera;

lucida, come quel fibroso velo
appare, quando si vestono le stelle
di fugaci splendori.
La sua sottile forma nebulosa
veleggiava col tremito dell'aria.
S'alzavano d'intorno melodie,
simili ai dolci mormorii
degli odorosi venti
al risvegliarsi della Primavera,
e ne vibrava tutta
la stanza e il cielo della mezzanotte.


Disse: "Lo Spirito supremo conosce quanta Vergine divinità
é in te, ed a te svelerà il vero che solo vedono i savi, che trovano
nella luce del loro pensiero la loro beatitudine. Tu
sdegni costumi, fede e potere, non ascolti e sei pronta a difendere
ed a portare la luce. Dal profondo sacrario di natura ti
venga la forza per impugnare la fiaccola ardente. Dirai ciò
che vedi e senti: Anima, staccati dal tuo carcere terreno!"


REGINA MAB.

Tacque: e dal muto, immobile
corpo un'Anima raggiante
sorse, nella sua nuda
purità tutta bella.
Sopra il letto giaceva
il corpo avvolto nei ciechi
abissi del sonno.


Anima, che scendesti tanto in fondo;
Anima, che volasti tanto in alto;
tu, sicura e gentil la grazia accetta
al tuo merito dovuta;
ascendi il carro con me.


ANIMA
"Forse io sogno? ed è questa
sensazione novella
una larva del sonno.
Se, in vero, io sono un'Anima
libera, da la carne
anima disunita,
parlami ancora."

FATA
"Sono la Fata Mab custode dei segreti; conosco il bene
e il male che è nel cuore dell'uomo; il presente, il passato e il
futuro. Prevedo ogni evento ed ho il potere di dare la luce
agli uomini, che troveranno la felicità, premio della virtù....continua"







Credits to:
Trad. Di Antonio Calitri
Immagine: The fairy of the moon di Hermann Kaulbach
scritto da Alba per www.demetra.org