Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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domenica 13 maggio 2018

Rudolf Steiner, 1° parte: opere fondamentali







Lo sviluppo dell'antroposofia - Prima fase 1902 -1909

Il contenuto di pensiero dell antroposofia era stato «fondato» negli anni tra il 1902 e il 1909. La maniera come questo avvenne si sviluppò del tutto naturalmente. Ciò che Rudolf Steiner aveva da dare, non era una nuova visione sociale, una dottrina morale o una nuova religione, nel qual caso avrebbe dovuto fare della propaganda o predicare. Egli aveva da trasmettere delle conoscenze, e questo non poteva accadere che attraverso concetti e idee, cioè attraverso una tale comunicazione di fatti che potesse venir compresa dalla sana ragione umana. In questa maniera la libertà interiore dei lettori e degli ascoltatori era pienamente rispettata.

Durante la prima fase di sviluppo dell'antroposofia, Rudolf Steiner operò, quasi esclusivamente, con la parola e con la penna.
Da principio la sua attività di conferenziere si svolse soprattutto a Berlino.
In seguito fu invitato, sempre più frequentemente, a parlare in altre città della Germania ed anche all'estero. Tuttavia non si può dire che la sua cerchia d'azione (considerata esteriormente) si fosse molto estesa.
Tutta l'attività amministrativa poggiava sulle spalle di una sola persona: Marie von Sivers. Di origine baltica, donna di forte personalità, Marie von Sivers divenne la sua più vicina collaboratrice: fondò la Casa Editrice Filosofico-teosofica (che poi si chiamera filosofico-antroposofica) e curò l'edizione di molte opere di Steiner.
È questo il periodo in cui vedono la luce le principali opere steineriane.


1. Il libro «Teosofia»

Il primo libro fu: «Teosofia». In quest'opera, apparsa nel 1904, Steiner compie il primo tentativo di descrivere la natura soprasensibile dell'uomo e i suoi legami col mondo dello spirito. L'autore non vi fa altro appello al lettore se non quello di servirsi della propria cosciente facoltà di percezione e di esercitare il proprio pensiero libero da pregiudizi.
Un esempio particolare della sua maniera di esporre le cose ci viene dato nella seconda parte del libro dove Steiner percorre pazientemente con il lettore, passo per passo, ardui nessi di pensieri e lo porta ad ammettere, almeno come possibile, una grande prospettiva: che lo spirito umano ha bisogno per la sua stessa evoluzione di ripetute vite terrene, e che porta con sé, in ogni incarnazione, i frutti delle vite precedenti.
Innanzitutto Rudolf Steiner espone le idee della «reincarnazione» dello spirito e del «karma» (cioè legge del destino) come possibili a comprendersi, poi accenna all'indagine spirituale che gli ha fornito prove innegabili della loro realtà.


2. «Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori?»

Nell'altro libro: «Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori» viene descritto, con la massima precisione ed efficacia, il metodo con cui si possono raggiungere i medesimi risultati da lui conseguiti nel corso della sua vita. Ma quel libro dà molto di più che una simile relazione.
Nelle scuole misteriosofiche dell'antichità, i principi dello sviluppo spirituale venivano comunicati oralmente dal maestro ai discepoli, che erano poco numerosi e scelti con cura. Tale consuetudine fu mantenuta per molto tempo anche dopo l'era antica.
Rudolf Steiner si assunse la responsabilità di rendere finalmente pubblico ciò che era stato così lungamente «occulto».
Si rivolge pertanto a tutti gli uomini.
«In ogni uomo sono latenti quelle facoltà che possono portare alla conoscenza dei mondi superiori». Importante notare che le comunicazioni fatte in questo libro hanno mantenuto il tono di consigli intimi, di suggerimenti personali. Alla fine del libro possiamo leggere: «Si consideri questo libro come un colloquio tra l'autore e il lettore». Il «colloquio» si appella alla libera capacità di discernimento dell'uomo e sostituisce le antiche forme di istruzione orale che tenevano il discepolo subordinato al maestro («Guru»).


3. La «Scienza occulta»

«...Ia mia "Scienza occulta" è, per cosi dire, un compendio di quanto, fino ad allora, aveva trovato espressione nel movimento antroposofico.»
Steiner descriverà cosi, molti anni dopo, come egli avesse riunito in questa vasta opera il contenuto di molti scritti e conferenze. Al fine di prevenire malintesi sia detto espressamente che il titolo del libro non indica una scienza in qualche maniera «occulta» poiché una simile «scienza» non sarebbe più occuIta dopo una sua pubblicazione. Quell'aggettivo fu necessario a Steiner in quanto egli si propose di esporre fatti che, in generale, rimangono «occulti», nascosti, ai sensi ordinari.
Il capitolo più lungo, che e anche quello più importante, rappresenta un tentativo di descrivere l'evoluzione del mondo tale come essa si presenta ad una coscienza che ha superato i limiti dello spazio e del tempo. Alla luce delle ricerche spirituali, Rudolf Steiner chiarisce epoche ed avvenimenti su cui l'astronomia, la geologia, la biologia e la storia ordinaria sono comunemente ridotte ad enunciare delle ipotesi. Steiner non prescinde affatto dai dati raccolti dagli scienziati &endash;che egli profondamente rispetta&endash; né a quei dati si oppone con arbitrarie contraddizioni.
Il suo esclusivo proposito fu quello di approfondire la comprensione della terra e dell'uomo, dimostrando come essi siano stati originati da un cosmo divino spirituale.
Con la «Scienza occulta» il pensiero antroposofico fu esposto ormai nei suoi tratti essenziali.


4. Le conferenze sui Vangeli

Appartengono ancora a questo periodo i cicli di conferenze dedicate ai Vangeli; cicli che occupano un posto centrale nella vasta opera di Rudolf Steiner. Quelle conferenze furono tenute per insistente sollecitazione di numerosi membri della società teosofica tedesca, cui stava molto a cuore il cristianesimo.
In modo convincente Steiner mostra come i Vangeli non volessero esporre una biografia nel senso comune della parola. Egli fece vedere che in essi il Cristo viene descritto come un essere divino, che dopo aver vissuto nel corpo di Gesù di Nazareth, dal battesimo del Giordano fino alla morte sul Golgota, impresse all'evoluzione non solo dell'umanità, ma della terra e del cosmo intero un nuovo grandioso impulso. Da allora una potente forza spirituale-cosmica agisce dalla terra, ed egli, il Risorto, è per sempre unito alla sfera terrestre. («... io sarò con voi tutti i giorni...»). Rudolf Steiner fa inoltre vedere che i Vangeli solo apparentemente espongono le opere del Cristo come fatti che hanno avuto luogo sul piano terrestre; in realtà essi additano eventi che furono naturali e soprannaturali nello stesso tempo. Con questo fu gettata una nuova luce su molti «miracoli» (come, ad esempio, la moltiplicazione dei pani e dei pesci). Per molti che hanno perduto la fede nella Bibbia e negli insegnamenti tradizionali della Chiesa, Steiner, con le sue conferenze sui Vangeli, ha aperto la via verso una nuova esperienza del Cristo. Rudolf Steiner aveva anche sperato di rinnovare il movimento teosofico svegliando quella vera comprensione del cristianesimo mancata sino allora. Ma Annie Besant, presidente dal 1907 della Società e personalità di maggior rilievo del movimento teosofico extra-germanico, non poté afferrare questa concezione più profonda che le veniva proposta.


5. Annie Besant e il cristianesimo

Annie Besant e Rudolf Steiner parlavano due lingue diverse. Ciò nonostante, per qualche tempo, la loro collaborazione non si interruppe e furono superate le non lievi difficoltà che ad essa si opponevano. Annie Besant rispettò l'autonomia della Sezione Tedesca sino al 1912.
In quell'anno divenne manifesto ciò che di tragico era nel caso Besant: ella non poteva affatto comprendere come l'avvento del Cristo rappresenti un «unicum» nella evoluzione del mondo.
In quel periodo sosteneva la sua grande battaglia in favore di Krishnamurti, un giovane indù che la Besant presentava pubblicamente dando ad intendere che egli fosse l'individuo nel cui corpo si sarebbe di nuovo reincarnato il «Maestro del mondo» cioè il Cristo.


6. Le vie si separano

La maniera con cui deformava la Verità e le sue attività determinarono una situazione deplorevole nella Sezione Tedesca il cui comitato direttivo desiderò che si dimettesse dalla carica di presidente. Ma nel gennaio 1913 la Besant chiese che le fosse restituita la «Carta di Fondazione» della Sezione Tedesca. Ebbe luogo così la rottura definitiva tra i due movimenti. Poco tempo dopo, la Sezione Tedesca si ricostituì a Berlino come corpo indipendente, assumendo una denominazione nuova: quella che più propriamente le si addiceva: Società Antroposofica.


7. Fondazione della Società Antroposofica

Numerosi gruppi teosofici aderirono ad essa. Con ciò il movimento spirituale antroposofico entrava già in un secondo stadio.
Silenziosamente, gradualmente, le sue intime forze crescevano e si esplicavano.



Tratto dal libro:
"Rudolf Steiner e l'Antroposofia" di Frans Carlgren, traduzione di Mario Betti
Ed. del Goetheanum, Libera Università di Scienza dello Spirito, Dornach/Svizzera
www.rudolfsteiner.it



venerdì 13 novembre 2015

Conte di Saint Germain - Io Sono, Vita Impersonale, 1930




"Io sono. 
A te che leggi, io parlo. 
A te, che per lunghi anni, vagando innanzi e indietro, hai con ardore cercato nei libri, negli insegnamenti, nelle filosofie, nelle religioni, non sai neppure tu che cosa: la verità, la felicità, la libertà, Dio.
A te, Anima stanca e scoraggiata, quasi senza speranza, che molte volte hai afferrato un barlume della verità cercata, solo per riconoscere che essa si dileguava come il miraggio nel deserto.
A te che credesti d'averla trovata in qualche grande istruttore, capo riconosciuto di una Religione, Fraternità o Società, e che ti pareva un «maestro» - tanto meravigliose erano la sua sapienza e le opere sue - solo per risvegliarti più tardi alla scoperta che quel maestro era soltanto una persona umana, con difetti, debolezze e colpe segrete, pur avendo potuto essere tramite di splendidi insegnamenti apparsi a te come la più alta verità.
A te, di nuovo stanco e affamato, senza guida; a te io sono venuto.
E sono venuto anche a te, che hai cominciato a sentire la presenza della Verità nella tua anima e cerchi la conferma di ciò che lotta vagamente dentro di te, per esprimersi.
Sì, a quanti hanno fame del vero «pane di vita» io sono venuto.
Sei tu pronto a ricevere il mio cibo? 
Se lo sei, fai attenzione. 
Siedi. 
Calma la tua mente umana e segui strettamente la mia parola qui pronunciata. 
Oppure forse ti allontani, deluso ancora una volta, con nel cuore il morso della fame insaziata?
Io! 
Chi sono io, che sembro parlare con sì conscio potere e autorità?
Ascolta. 
lo sono tu; quella parte di te che è e sa, che sa tutte le cose, che sempre seppe e sempre fu. 
Io sono tu, il tuo Sé; quella parte di te che dice Io sono ed è Io sono. 
Io sono quella parte più alta di te stesso, che vibra entro di te mentre leggi; che risponde a questa mia parola, che ne percepisce la verità, che riconosce per sua natura tutta la verità e scarta ogni errore dovunque lo trovi. 
Ciò io sono: non quella parte di te che sino a oggi s'è nutrita dell'errore.
Poiché io sono il tuo vero Istruttore, il solo che tu conoscerai sempre, il solo Maestro; io, il tuo Sé divino."


- Conte di Saint Germain -



Immagini:
Liane Collot d'Herbois

mercoledì 22 luglio 2015

Arte & Poesia: Baudelaire & Cowper





- INNO ALLA BELLEZZA -


"Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, o Bellezza? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa mescolandoli, il beneficio e il crimine, e per questo ti si può comparare al vino.

Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora; diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora, che rendono l'eroe vile e il fanciullo coraggioso.

Sorgi tu dal nero abisso oppure scendi dalle stelle? Il Destino, incantato, segue le tue gonne come un cane; tu semini a caso la gioia ed i disastri, e tutto governi e non rispondi di nulla.

Cammini, Bellezza, sopra i morti, dei quali ridi. Tra i tuoi gioielli l'Orrore non è certo il meno affascinante, e il Delitto, che sta tra i tuoi gingilli più cari, sopra il tuo ventre orgoglioso danza pieno d’amore.

La farfalla abbagliata vola verso te, o candela, crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!" L'innamorato anela chino sulla sua bella, e ha l'aria d'un moribondo che accarezzi la sua tomba.

Che tu venga dal cielo o dall'inferno, cosa importa, o Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo, se il tuo occhio, il tuo sorriso, il tuo piede aprono per me la porta di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Di Satana o di Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! – l’universo meno ripugnante e questi brevi istanti meno gravi?"


- Charles Baudelaire -


Immagine: Frank Cadogan Cowper – "Vanità"





Arte & Letteratura: Baudelaire & Von Stuck





- I FIORI DEL MALE -

"La stoltezza, l'errore, il peccato, l'avarizia, abitano i nostri spiriti e agitano i nostri corpi; noi nutriamo amabili rimorsi come i mendicanti alimentano i loro insetti. I nostri peccati sono testardi, vili i nostri pentimenti; ci facciamo pagare lautamente le nostre confessioni e ritorniamo gai per il sentiero melmoso, convinti d'aver lavato con lacrime miserevoli tutte le nostre macchie. È Satana Trismegisto che culla a lungo sul cuscino del male il nostro spirito stregato, svaporando, dotto chimico, il ricco metallo della nostra volontà. Il Diavolo regge i fili che ci muovono! Gli oggetti ripugnanti ci affascinano; ogni giorno discendiamo d'un passo verso l'Inferno, senza provare orrore, attraversando tenebre mefitiche. Come un vizioso povero che bacia e succhia il seno martoriato d'un'antica puttana, noi al volo rubiamo un piacere clandestino e lo spremiamo con forza, quasi fosse una vecchia arancia. Serrato, brulicante come un milione di vermi, un popolo di demoni fa baldoria nei nostri cervelli, e quando respiriamo, la morte ci scende nei polmoni quale un fiume invisibile dai cupi lamenti. Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio, non hanno ancora ricamato con le loro forme piacevoli il canovaccio banale dei nostri miseri destini, è perché non abbiamo, ahimè, un'anima sufficientemente ardita. Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n'è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia! L'occhio gravato da una lacrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu, ipocrita lettore - mio simile e fratello!"

Charles Baudelaire - "Al lettore"


Immagine: Franz Von Stuck (1863-1928) - "Lucifero"



Arte & Letteratura: Hesse & Graafland





AMORE

"La mia felice bocca nuovamente incontrare vuole le tue labbra che baciando mi benedicono, le tue dita care voglio tenere e giocando congiungerle con le mie dita, saziare il mio assetato sguardo col tuo, avvolgere il mio capo nei tuoi folti capelli, con le mie membra giovani e sempre sveglio voglio rispondere a ogni movimento delle tue membra e da sempre nuovi fuochi d'amore rinnovare mille volte la tua bellezza, finché entrambi appagati e grati ci troviamo felicemente sopra ogni dolore, finché senza desideri salutiamo il giorno e la notte, l'oggi e l'ieri come fratelli amati, finché camminiamo sopra ogni fare e ogni agire come raggianti in una pace completa."

- Hermann Hesse -


Immagine: Robert-Archibald Graafland (1875-1940) – "Giovane amore"





mercoledì 23 aprile 2014

Letteratura & Arte: W.B.Yeats




La magia nelle parole di
William Butler Yeats



EGLI DESIDERA IL TESSUTO DEL CIELO


“Se avessi il drappo ricamato del cielo, intessuto dell’oro e dell’argento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte dai mezzi colori dell’alba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto i sogni; e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.”

 - William Butler Yeats -

Immagine: Auguste Raynaud
La Nuit




L'ISOLA DEL LAGO D'INNISFREE


"Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree, e costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: nove filari e fave voglio averci, e un alveare, e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.

E un po’ di pace avrò, ché pace viene lenta, fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano; e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla come di porpora, e le ali dei fanelli ricolmano la sera.

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva con un suono lieve; e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi, nell’intimo del cuore ecco la sento."

William Butler Yeats, da "La Rosa"

Immagine: Alphonse Osbert (1857-1939)
La quiete dell’acqua





LA CANZONE DI AENGUS L’ERRANTE 



"Andai in un bosco di nocciòli perchè un fuoco mi bruciava nella testa, e tagliai e pelai una verga di nocciòlo, ed attaccai una bacca in fondo a un filo; e quando le bianche falene si levarono sull'ali e vacillando vennero come falene le stelle, gettai la bacca in un ruscello e pescai una piccola trota d'argento. 

Quando l'ebbi posata sul suolo soffiai sul fuoco per ravvivarlo, ma qualcosa sul suolo si agitò, e qualcuno mi chiamò per nome: la trota s'era fatta una splendida fanciulla con fiori di melo fra i capelli, che mi chiamò per nome e corse via e scomparve per l'aria scintillante. 

Sebbene errando mi sia fatto vecchio, errando per valli e colline, scoprirò dove mai se n'è fuggita, e bacerò le sue labbra, le prenderò le mani; e coglierò, finché i tempi non siano finiti, le mele d'argento della luna, le mele d'oro del sole."

- William Butler Yeats -

Immagine: Alexander Mann (1853-1908)
Il lungo lamento delle canne al tramonto





LA MASCHERA 


«Via quella maschera d'oro fiammeggiante con occhi di smeraldo.» 
«Oh, no, mio caro, hai troppa presunzione se vuoi scoprire se i cuori siano ribelli e saggi, e tuttavia non gelidi.» 
«lo vorrei solo scoprire quel che c'è da scoprire, se tradimento o amore.» 
«Ma fu certo la maschera a turbare il tuo pensiero, e a farti palpitare, non ciò che essa nasconde.» 
«Ma io devo indagare per capire se tu mi sei nemica.» 
«Oh, no, mio caro, lascia tutto questo; che importa, purché ci sia fuoco in te, in me?» 

- William Butler Yeats - 

Immagine: Alexandre Cabanel (1823-1889)
La bella mascherata





LA' NEI GIARDINI DEI SALICI 


"Fu là nei giardini dei salici che la mia amata ed io ci incontrammo; ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve. M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero; ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito. 

Fu in un campo sui bordi del fiume che la mia amata ed io ci arrestammo, e lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata. M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini; ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime."

- William Butler Yeats -

Immagine: Robert Fowler (1853-1926)
Fantasticheria





A UNA FANCIULLA CHE DANZA NEL VENTO






"Danza laggiù sulla riva; perché ti dovresti curare del vento o del ruggito delle acque? Libera i tuoi capelli umidi di salsedine; sei troppo giovane per aver conosciuto il trionfo dello sciocco, o l'amore perduto non appena conquistato, o la morte del miglior lavoratore mentre tutti i covoni sono rimasti ancora da legare. Perché dunque dovresti temere il mostruoso gridare del vento?"

William Butler Yeats, da “Responsabilità”

Immagine: Sir John Lavery (1856-1941)
Arianna





IL FANCIULLO RAPITO 


"Laggiù dove i monti rocciosi di Sleuth Wood si tuffano nel lago, laggiù si stende un'isola fronzuta dove gli aironi svegliano, sbattendo le ali, i sonnolenti topi d'acqua; laggiù abbiamo nascosto i nostri tini fatati, ricolmi delle bacche e delle più rosse ciliege rubate. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere. 

Laggiù dove l'onda del chiaro di luna risveglia riflessi luminosi nelle grigie e opache sabbie, lontano, là presso la lontana Rosses, tessendo noi danziamo tutta la notte le più antiche danze, intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi finché la luna non abbia preso il volo; e avanti e indietro balziamo e inseguiamo le bolle spumeggianti, mentre il mondo è ricolmo di pene e dorme un sonno ansioso. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere. 

Dove l'acqua zampilla, vagabonda, dalle colline sopra Glen-Car, nei laghetti fra i salici dove a stento una stella potrebbe bagnarsi, cerchiamo le trote assopite e bisbigliando ai loro orecchi doniamo ad esse sogni inquieti; lievemente sporgendoci dalle felci che versano le loro lacrime sui giovani ruscelli. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere.

E' con noi che egli viene, il fanciullo dall'occhio solenne: mai più potrà udire i muggiti dei vitelli sui tepidi pendii o la teiera sul focolare cantargli la pace nel petto, o vedere i sorci bruni che corrono attorno alla madia. Perché egli viene, il fanciullo umano, viene alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, da un mondo in cui vi sono più lacrime di quanto egli potrà mai comprendere."

- William Butler Yeats -

Immagine: Herbert James Draper (1863-1920)
La mattina della vendemmia





Credits to:
- Occhio Fantastico -