Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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sabato 16 gennaio 2016

Definizione di: "UOMO"




UOMO (Eso.) - Il termine deriva dal sanscrito bhumi (terra), che diventa bhuman (creatura), poi trasforma l'aspirata bh in h e diventa human; anche bhumi diventa humi e poi humus. È il prodotto della terra, che alla terra ritorna, anche se in esso vive, quasi sempre non percepita, una parte che della terra non è, e che della componente terrestre si avvale per operare in questo mondo. È un animale (Vertebrati, mammiferi, primati), che si distingue dagli altri animali principalmente per la sua stazione eretta, poi per il fatto di essere dotato di ragione e di autocoscienza, facoltà che non sempre adopera, o adopera in modo corretto, di avere un linguaggio articolato e di saper comunicare. Per definizione, l'uomo è un essere cosciente e responsabile dei suoi atti, capace di distaccarsi dal mondo organico oggettivandolo e strumentalizzandolo, soggetto di atti non immediatamente riducibili alle leggi che regolano il restante mondo fisico. L'uomo nasce come forma eterea, prodotta da Esseri divini superiori, poi come Nato dal Sudore, quindi Androgino. Solo verso la fine della Terza Razza avviene la separazione dei sessi e la umanità diventa bisessuata. Nelle prime tre Ronde, l'uomo fu dapprima una pietra, poi una pianta, quindi un animale, diventando veramente uomo solo nella Prima Razza di questa umanità. La scienza ha dimostrato che nel feto, la filogenesi ripete questi stadi durante i primi mesi di gravidanza. Attraverso le reincarnazioni, l'uomo svolge la sua evoluzione nel mondo manifestato partendo dallo stadio minerale, passando poi al vegetale e quindi all'animale: al termine esso accede allo stadio intellettuale, a quello psichico e, infine, a quello spirituale. Per questo motivo si dice che l'uomo contiene la totalità dei regni della Natura. Secondo la Scienza Occulta, l'uomo compare prima dei mammiferi, per cui la sua derivazione dalla scimmia è impossibile. Quando allo stadio iniziale l'uomo era etereo, il suo rapporto con il divino era diretto; quando il suo vestito di carne si indurì, tale rapporto cessò: l'Uomo Interno non fu più in grado di dialogare con i suoi Istruttori celesti. La Saggezza Divina rimase in mano solo a pochi Adepti che custodirono i Sacri Misteri. Il peccato originale e la maledizione andrebbero letti in un modo diverso da quanto viene presentato dalla chiesa cattolica. La cosiddetta "trasgressione" è l'avvento dell'autocoscienza, senza la quale l'essere umana non avrebbe potuto fare alcuna evoluzione; la transizione da "uomo che crea" ad "uomo che genera" consiste nell'uso del corpo per la procreazione ed è il prezzo pagato per trasferire la Sapienza dal Cielo alla Terra. La corruzione della purezza fisica è il punto di inizio per raggiungere la purezza spirituale. Il terzo occhio, che all'origine serviva all'uomo per la visione diretta, senza passare attraverso il senso della vista, non più adoperato dopo l'indurimento del corpo, si è ritirato allo interno della testa, diventando quella che oggi viene chiamata la ghiandola pineale. Razze, sottorazze, etnie, ecc., nascono, crescono e muoiono come la singola persona umana. L'uomo odierno è il frutto di una serie infinita di incroci, attraverso un indeterminato numero di razze. Caratteristica di ogni fenomeno che riguarda l'uomo è il numero Sette. L'uomo ha sette principi e per questo viene rappresentato talvolta con una croce (lo sviluppo del cubo: quattro quadrati verticali che rappresentano il maschile e tre quadrati orizzontali che rappresentano il femminile), oppure da un triangolo sopra un quadrato. L'uomo è il capolavoro della creazione, Dio in Terra (secondo Eliphas Levi), mentre Dio è l'Uomo in Cielo. Nell'uomo si riflette interamente il mondo fenomenico (per questo viene chiamato microcosmo in rapporto al macrocosmo), è l'Alfa e l'Omega della creazione oggettiva. È ovvio che, esotericamente, per uomo non si intende il corpo fisico visibile, bensì la Divina Monade che vi si nasconde. Che cosa sia la vita dell'uomo è impresa tentata da quasi tutti i filosofi, ma da tutti mancata. Al di là delle enfasi e della retorica, tanto cara soprattutto ai teologi, riportiamo il parere di un grande filosofo che, forse più degli altri, si avvicina alla verità. Egli scrive: "È in una buia notte caotica, così ciecamente chiamata vita, la notte in cui lotta, fatica e combatte incessantemente l'uomo, senza uno scopo razionale, procedendo a tentoni, impegnati nei compiti più svariati. È una schiavitù materiale che, creata dagli stessi uomini, lega l'uomo alle circostanze, al suo corpo, a prove di ogni genere, vincolandolo alle cose che più disprezza ed odia. Solo quando la sofferenza insegna all'uomo il vero senso della vita, cessa la continua proiezione esteriore dell'oscurità che acceca la sua anima, le devastazioni cominciano a placarsi, le tenebre cominciano a dissolversi. Allora, come diceva il Buddha, la sofferenza libera dalla sofferenza. Dopo l'informe, il vuoto, le tenebre, vi è la Luce, una luce che arde senza stoppino e senza combustibile".



Credits to:
Glossario de "La Dottrina Segreta"
www.spiritual.it

Opera:
Mercurio di Hendrick Goltzius




lunedì 16 novembre 2015

R.Steiner - Democrazia, concetti ed illusione...




"Tutti avranno certo sentito quel che certa gente va strombazzando nel mondo, cioè che la democrazia deve diffondersi in tutto il mondo civile, e che la democratizzazione dell’umanità porterà la salvezza; che occorre insomma sfasciare tutto affinché la democrazia si diffonda nel mondo. 

Se la gente continua a vivere con i concetti che ha, gli unici che si permette di avere, movendo cioè dal solo concetto di democrazia, ne ha appunto qualcosa di paragonabile a quel concetto di uomo che spesso ricordo: un essere con due gambe e senza piume, vale a dire un gallo spennato. Quanto poco si conosce dell’uomo mostrando un gallo spennato, altrettanto poco si sa della democrazia limitandosi a glorificarla. Si prendono cioè i concetti per delle realtà. Così è allora possibile che l’illusione si metta al posto della realtà quando si tratta della vita umana, quando si assopiscono gli uomini con i soli concetti. Essi credono allora che i loro sforzi tendano a far sì che ognuno possa manifestare la sua volontà nell'ambito delle diverse strutture democratiche, e non notano che quelle strutture sono tali che sempre un paio di persone ne tirano le fila, mentre gli altri vengono guidati. Poiché però viene sempre ripetuto che si è nella democrazia, non ci si accorge di essere guidati dai pochi che guidano. Tanto meglio i pochi possono guidare, quando tutti gli altri credono di esser loro a guidare e non di essere guidati. Con concetti astratti si può benissimo addormentare la gente e far credere il contrario della realtà. Così però possono operare appunto al meglio le potenze più oscure. Se qualcuno poi si desta, non viene ascoltato. 

E’ interessante come nel 1910 sia stata scritta una delle più belle frasi, e cioè che il grande capitalismo è riuscito a fare della democrazia lo strumento più meraviglioso, efficace e duttile per lo sfruttamento della collettività. Di solito ci s’immagina che i finanzieri siano nemici della democrazia, scrive l’autore di cui parlo, ma è un errore fondamentale. Ne sono anzi la guide e i coscienti sostenitori, perché la democrazia costituisce un paravento dietro il quale essi nascondono i loro metodi di sfruttamento; in essa trovano il miglior mezzo di difesa da eventuali insurrezioni popolari.

Ecco, uno che si era destato vedeva che il punto non è declamare la democrazia, ma scoprire la realtà; nulla dare in slogan, ma vedere com'è la realtà. Oggi sarebbe tanto più necessario, perché allora si vedrebbe come da pochi centri siano in effetti guidati gli avvenimenti che dominano l’umanità in modo tanto spaventoso e sanguinoso. Non vi si arriverà se si continua a vivere nell'illusione..."


R. Steiner, conferenza a Dornach del 28/10/1917, O.O. 177





sabato 14 novembre 2015

R.Steiner - Il Senso dell'Evoluzione




"L'uomo si eleverà maggiormente non appena il suo Karma si sarà completamente compiuto; e questo è legato a qualcosa di straordinariamente interessante. In previsione di questo sviluppo dell'umanità, già da secoli vennero fondati degli ordini segreti che si prefissero i più alti compiti immaginabili. Uno di questi ordini è quello dei Manichei. La scienza non sa nulla di giusto a loro riguardo, e crede che i Manichei abbiano promulgato la dottrina che già dalla natura stessa risulti l'esistenza di un bene e di un male che lottano tra di loro, e che questo sia già prestabilito fin dalla creazione. Ma questo svisa fino all'assurdo i veri valori dell'Ordine. I singoli membri che lo compongono vengono educati in modo peculiarissimo al loro grande compito. Quest'Ordine sa che vi saranno uomini che non avranno più male nel loro Karma, e che vi sarà altresì un'umanità di natura malvagia nella quale il male dominerà in grado assai maggiore che nelle belve più feroci, e procederà nel male, coscientemente raffinandolo, valendosi d'un raziocinio sviluppatissimo. L'Ordine dei Manichei istruisce fin d'ora i suoi discepoli in modo che diventino in futuro i trasformatori del male. La difficoltà enorme di questo compito sta nel fatto che in quell'umanità malvagia non vi sarà accanto al male anche una parte di bene che, come un fanciullo malvagio, con l'esempio e l'insegnamento si lascia accrescere. Fin da oggi i Manichei imparano a poter trasformare radicalmente in questi esseri il male ch'essi portano seco dalla nascita.
Il male che in questo modo verrà completamente trasformato, diverrà, a lavoro completamente compiuto, un bene specialissimo. La condizione etica della Terra sarà una condizione di santità; la forza della trasformazione influenzerà questo stato di santità; e ciò non si può conseguire diversamente se non col prodursi prima di questo eccesso estremo di male. E dalla stessa forza necessaria a superarlo, si svilupperà pure la forza per la santità suprema. Il campo deve venir concimato col letame nauseabondo, il letame deve essere dapprima assorbito dal campo come fermento. Allo stesso modo l'umanità ha bisogno del concime del male per poter raggiungere le vette della santità: questa è la missione del male. L'uomo diventa vigoroso affaticando ed esercitando i suoi muscoli, e così il bene, per potersi sublimare nella santità, deve prima superare il male che lo contrasta. Il male ha il compito di fare ascendere l'umanità.
Simili cose ci aprono uno spiraglio sui misteri della vita. Più tardi, quando l'uomo avrà superato il male, potrà accingersi a redimere le creature da lui cacciate in basso e a spese delle quali egli si è evoluto. Questo è il significato, il senso dell'evoluzione."

RUDOLF STEINER (O.O. 95).


Immagine: Liane Collot d'Herboise




mercoledì 22 luglio 2015

Arte & Letteratura: Baudelaire & Von Stuck





- I FIORI DEL MALE -

"La stoltezza, l'errore, il peccato, l'avarizia, abitano i nostri spiriti e agitano i nostri corpi; noi nutriamo amabili rimorsi come i mendicanti alimentano i loro insetti. I nostri peccati sono testardi, vili i nostri pentimenti; ci facciamo pagare lautamente le nostre confessioni e ritorniamo gai per il sentiero melmoso, convinti d'aver lavato con lacrime miserevoli tutte le nostre macchie. È Satana Trismegisto che culla a lungo sul cuscino del male il nostro spirito stregato, svaporando, dotto chimico, il ricco metallo della nostra volontà. Il Diavolo regge i fili che ci muovono! Gli oggetti ripugnanti ci affascinano; ogni giorno discendiamo d'un passo verso l'Inferno, senza provare orrore, attraversando tenebre mefitiche. Come un vizioso povero che bacia e succhia il seno martoriato d'un'antica puttana, noi al volo rubiamo un piacere clandestino e lo spremiamo con forza, quasi fosse una vecchia arancia. Serrato, brulicante come un milione di vermi, un popolo di demoni fa baldoria nei nostri cervelli, e quando respiriamo, la morte ci scende nei polmoni quale un fiume invisibile dai cupi lamenti. Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio, non hanno ancora ricamato con le loro forme piacevoli il canovaccio banale dei nostri miseri destini, è perché non abbiamo, ahimè, un'anima sufficientemente ardita. Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n'è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia! L'occhio gravato da una lacrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu, ipocrita lettore - mio simile e fratello!"

Charles Baudelaire - "Al lettore"


Immagine: Franz Von Stuck (1863-1928) - "Lucifero"



venerdì 17 luglio 2015

William Blake... il visionario!


LA SUA ARTE APPARTIENE AL DESTINO DELL’UOMO E IL MATRIMONIO ALCHEMICO LO UNISCE ALL’ESSEITÀ COSMICA DIVINA. CONTRO OGNI REPRESSIONE L’ESPERIENZA È INNOCENTE






"Blake è un visionario. Nella profonda, tenace convinzione che le sue visioni interiori fossero più reali del mondo esterno, cercò di esprimerle con il mezzo pittorico e poetico. La visionarietà di Blake ha toni utopistici, in un certo senso anche rivoluzionari. In opposizione a una concezione dell’uomo diviso tra spirito e corpo, desiderio e repressione, realtà e fantasia, Blake esalta l’attività creatrice e totalizzante dell’immaginazione attraverso cui può essere ricomposta la realtà scissa."

William Blake nasce a Londra nel 1757 (anno fissato da Swedenborg per l’avvento del nuovo regno di Dio sulla terra).

La falsità della morale corrente, la natura divina dell’energia e dell’immaginazione, la negatività delle ideologie meccanicistiche nate dall’industrialismo, l’unità mistica dell’universo, sono i temi ricorrenti in tutta l’opera di Blake.

Ossessionato dalle visioni fin dalla primissima infanzia (a quattro anni raccontò che Dio gli era apparso alla finestra), fu anticipatore del Romanticismo, nonché modello per i surrealisti. Ma, soprattutto, incarnò l’idea dell’artista per eccellenza: un artista-veggente, dotato della facoltà di penetrare nella verità fantastica del cosmo.

«L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa».

Con queste parole William Blake spiegava la sua scelta di ricercare nella propria dimensione spirituale, imbevuta di letture esoteriche, religiose, filosofiche e letterarie, la fonte d’ispirazione della sua opera.

Per lui l’immaginazione era quella percezione soprasensoriale che, negando l’esperienza dei sensi, metteva il poeta-profeta in contatto diretto con l’Essere Divino facendolo identificare con l’universo. Il poeta o l’artista risultava capace di una visione che univa l’uomo e l’universo, il profeta indicava la verità nascosta e le relazioni mistiche esistenti tra l’uomo, la natura e la divinità.

Nei suoi “libri profetici” (“The marriage of heaven and hell", 1790; America,1793; “The book of Urizen“, 1794; “Milton“, 1804; “Jerusalem“, 1804; “Vala or the four Zoas“, postumo), influenzato dal neoplatonismo, da Swedenborg, da Böhme, dalla Kabbalah, e soprattutto dal Nuovo e dal Vecchio Testamento, diede un quadro esoterico in cui intreccia simbolismi e mitologie.

È tramite la frase presente nel “Matrimonio tra il cielo e l’inferno”, che Blake fissa il su messaggio: «Senza contrari non c’è progresso. Attrazione e Ripulsa, Ragione e Energia, Amore e Odio sono necessari all’essere umano» e «Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso».

È un matrimonio alchemico, in cui si cerca di ricreare ciò che era in origine, l’Unità, dove il bene risulta essere male e il male risulta essere bene, in un unico insieme coesistente. Bene e Male concorrono in egual misura alla ricerca della verità –ma anche come un meraviglioso tramonto degli dei a favore di un’alba dell’uomo.

Senza la simultanea presenza di ‘Innocenza’ e ‘Esperienza’ cesserebbe la vita.

Ne il libro di Thel (“The book of Thel“, 1789) Blake sviluppa il proprio concetto di innocenza, che non deriva dalla ignoranza sessuale e quindi dalla repressione ma, come dimostra nelle Visioni delle figlie di Albion (“Visions of the daughters of Albion“, 1793), dalla gratificazione sessuale come matura liberazione dalla morale conformistica. Inoltre, arriva ad elaborare un concetto d’innocenza a cui si giunge, paradossalmente, attraverso l’eccesso che produce, alla fine, la matura consapevolezza. L’eccesso viene collegato all’energia, quindi al corpo, opposto all’anima collegata alla ragione. Il fattore unificante supremo tra gli elementi opposti che costituiscono l’uomo è la visione, cioè l’immaginazione, che permette di andare fuori dal proprio Io per toccare il divino. Quindi, l’unico modo per trasformarsi interiormente è attraverso l’immaginazione creatrice, cioè l’arte, che riconduce l’uomo verso una dimensione superiore.

Come le sue poesie, anche la sua visione pittorica fa della potenza espressiva e del simbolismo lo strumento ideale per comunicare il proprio messaggio. La lotta contro l’oppressione e le catene del peccato imposte dalla dottrina cattolica viene spesso affidata ad archetipi minacciosi ed immagini spirituali. Dai draghi (“Il Grande Drago Rosso” e la “Donna vestita col sole“, 1805-1810) a Satana, passando per figure femminili e anziani dalle caratteristiche soprannaturali.

La sua opinione sulla religione tradizionale risulta evidente alla lettura di “The Marriage of Heaven and Hell“, dove in “Proverbs of Hell” scrive:

«Prisons are built with stones of Law, Brothels with bricks of Religion» («Le prigioni sono costruite con le pietre della legge, i bordelli con i mattoni della religione»).

Blake intendeva essere portatore di un messaggio nuovo, in favore dell’istinto e della libertà contro ogni tipo di limitazione e repressione. L’esuberanza e l’eccesso diventavano scopi da perseguire, non difetti da evitare.


Una simpatico aneddoto racconta che a Lambeth, dove William compose gran parte delle sue poesie, una volta lo trovarono nel piccolo giardino sul retro della casa, seduto nudo al sole sotto un albero insieme a Catherine, sua moglie, intenti a leggere il “Paradiso Perduto”. Invitò l’amico che era venuto a visitarlo ad entrare dicendogli di non preoccuparsi, che essi erano soltanto Adamo ed Eva.



Il vero obbiettivo delle sue opere non appartiene al dibattito della sua epoca, ma al destino umano universale.


Ogni momento è infinito, non esiste una reale e univoca concezione di passato e futuro: il vero passato è sempre come appare a noi ora, poiché per Blake, il vero tempo viene dato dall’immaginazione. Così scrive in “Gerusalemme”: «Ciò che è di sopra è di dentro, poiché ogni cosa/ in Eternità è traslucida./ La circonferenza è dentro: Fuori, si forma/ l’Egoista centro./ La circonferenza sempre si espande, avanzando/ verso l’Eternità:/ E il Centro ha Eterni stati: e quegli stati ora noi esploreremo».






Credits to:
Katia Valentini per ukizero.com

Immagini: tre delle tante rappresentazioni di
W.Blake sul tema "Adamo ed Eva"







lunedì 17 novembre 2014

Antropos-Sophia: Portar Luce sulle radici cristiane...



- DIETRO LE QUINTE DELLA RELIGIONE -






"Molti uomini odierni, muterebbero opinione nei confronti del dogmatismo religioso odierno, se fossero informati o venissero a coscienza che frugando fra gli antichi testi dei primi padri della chiesa, (Clemente d’Alessandria, Origene, Crisostomo, Dionigi l’Aeropagita, ecc) scoprirebbero strani cose circa i dogmi e i misteri che oggi vengono imposti.

Tali individui, vissuti nei primi secoli dopo Cristo, narrano di essere a conoscenza di una tradizione segreta cristiana, della quale essi non possono parlare a causa di un giuramento solenne fatto; una dottrina occulta che essi ricevettero per via orale direttamente dagli apostoli del Dio del presente.

In questa TRADIZIONE sarebbero contenuti precetti e spiegazioni misteriche circa fatti cosmici e spirituali, che vennero date ai discepoli. (Si ritiene che tale contenuto segreto serbi in sé la dottrina delle ripetute vite terrene e della natura solare dell’uomo.) Che ne è stata di questa tradizione occulta, della quale nulla ci viene detto dai preti di oggi?

Gli Gnostici e altre religioni protocristiane furono composte di asceti e filosofi in possesso di quella dottrina segreta sovracitata, capaci di parlare in termini esoterici e per niente dogmatici dei misteri dell’Universo. Ci si può sorprendere, nel vedere che i primi cristiani di allora parlavano della reincarnazione e del karma."





Rielaborazioni antroposofiche
a cura di Tiziano Bellucci






mercoledì 23 aprile 2014

Letteratura & Arte: W.B.Yeats




La magia nelle parole di
William Butler Yeats



EGLI DESIDERA IL TESSUTO DEL CIELO


“Se avessi il drappo ricamato del cielo, intessuto dell’oro e dell’argento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte dai mezzi colori dell’alba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto i sogni; e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.”

 - William Butler Yeats -

Immagine: Auguste Raynaud
La Nuit




L'ISOLA DEL LAGO D'INNISFREE


"Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree, e costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: nove filari e fave voglio averci, e un alveare, e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.

E un po’ di pace avrò, ché pace viene lenta, fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano; e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla come di porpora, e le ali dei fanelli ricolmano la sera.

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva con un suono lieve; e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi, nell’intimo del cuore ecco la sento."

William Butler Yeats, da "La Rosa"

Immagine: Alphonse Osbert (1857-1939)
La quiete dell’acqua





LA CANZONE DI AENGUS L’ERRANTE 



"Andai in un bosco di nocciòli perchè un fuoco mi bruciava nella testa, e tagliai e pelai una verga di nocciòlo, ed attaccai una bacca in fondo a un filo; e quando le bianche falene si levarono sull'ali e vacillando vennero come falene le stelle, gettai la bacca in un ruscello e pescai una piccola trota d'argento. 

Quando l'ebbi posata sul suolo soffiai sul fuoco per ravvivarlo, ma qualcosa sul suolo si agitò, e qualcuno mi chiamò per nome: la trota s'era fatta una splendida fanciulla con fiori di melo fra i capelli, che mi chiamò per nome e corse via e scomparve per l'aria scintillante. 

Sebbene errando mi sia fatto vecchio, errando per valli e colline, scoprirò dove mai se n'è fuggita, e bacerò le sue labbra, le prenderò le mani; e coglierò, finché i tempi non siano finiti, le mele d'argento della luna, le mele d'oro del sole."

- William Butler Yeats -

Immagine: Alexander Mann (1853-1908)
Il lungo lamento delle canne al tramonto





LA MASCHERA 


«Via quella maschera d'oro fiammeggiante con occhi di smeraldo.» 
«Oh, no, mio caro, hai troppa presunzione se vuoi scoprire se i cuori siano ribelli e saggi, e tuttavia non gelidi.» 
«lo vorrei solo scoprire quel che c'è da scoprire, se tradimento o amore.» 
«Ma fu certo la maschera a turbare il tuo pensiero, e a farti palpitare, non ciò che essa nasconde.» 
«Ma io devo indagare per capire se tu mi sei nemica.» 
«Oh, no, mio caro, lascia tutto questo; che importa, purché ci sia fuoco in te, in me?» 

- William Butler Yeats - 

Immagine: Alexandre Cabanel (1823-1889)
La bella mascherata





LA' NEI GIARDINI DEI SALICI 


"Fu là nei giardini dei salici che la mia amata ed io ci incontrammo; ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve. M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero; ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito. 

Fu in un campo sui bordi del fiume che la mia amata ed io ci arrestammo, e lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata. M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini; ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime."

- William Butler Yeats -

Immagine: Robert Fowler (1853-1926)
Fantasticheria





A UNA FANCIULLA CHE DANZA NEL VENTO






"Danza laggiù sulla riva; perché ti dovresti curare del vento o del ruggito delle acque? Libera i tuoi capelli umidi di salsedine; sei troppo giovane per aver conosciuto il trionfo dello sciocco, o l'amore perduto non appena conquistato, o la morte del miglior lavoratore mentre tutti i covoni sono rimasti ancora da legare. Perché dunque dovresti temere il mostruoso gridare del vento?"

William Butler Yeats, da “Responsabilità”

Immagine: Sir John Lavery (1856-1941)
Arianna





IL FANCIULLO RAPITO 


"Laggiù dove i monti rocciosi di Sleuth Wood si tuffano nel lago, laggiù si stende un'isola fronzuta dove gli aironi svegliano, sbattendo le ali, i sonnolenti topi d'acqua; laggiù abbiamo nascosto i nostri tini fatati, ricolmi delle bacche e delle più rosse ciliege rubate. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere. 

Laggiù dove l'onda del chiaro di luna risveglia riflessi luminosi nelle grigie e opache sabbie, lontano, là presso la lontana Rosses, tessendo noi danziamo tutta la notte le più antiche danze, intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi finché la luna non abbia preso il volo; e avanti e indietro balziamo e inseguiamo le bolle spumeggianti, mentre il mondo è ricolmo di pene e dorme un sonno ansioso. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere. 

Dove l'acqua zampilla, vagabonda, dalle colline sopra Glen-Car, nei laghetti fra i salici dove a stento una stella potrebbe bagnarsi, cerchiamo le trote assopite e bisbigliando ai loro orecchi doniamo ad esse sogni inquieti; lievemente sporgendoci dalle felci che versano le loro lacrime sui giovani ruscelli. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere.

E' con noi che egli viene, il fanciullo dall'occhio solenne: mai più potrà udire i muggiti dei vitelli sui tepidi pendii o la teiera sul focolare cantargli la pace nel petto, o vedere i sorci bruni che corrono attorno alla madia. Perché egli viene, il fanciullo umano, viene alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, da un mondo in cui vi sono più lacrime di quanto egli potrà mai comprendere."

- William Butler Yeats -

Immagine: Herbert James Draper (1863-1920)
La mattina della vendemmia





Credits to:
- Occhio Fantastico -





domenica 13 aprile 2014

I simboli pasquali: "Luna e Sole = Graal"




- La Falce di Luna e la Pasqua -




    "Cercando di interpretare questa figura che si presenta in cielo, debbo richiamare l’attenzione sopra una legge importante e un importante dato di fatto. Naturalmente il fenomeno della falce lunare dorata si verifica in quanto i raggi solari fisici illuminano la Luna. La Luna viene illuminata dal lato dove si trova il Sole, e la parte illuminata ci appare come il primo spicchio di Luna, ovvero la falce lunare. In essa riposa l’ostia oscura. Dal punto di vista fisico si tratta della parte non illuminata, alla quale cioè non possono arrivare i raggi solari; dal punto di vista spirituale, è anche qualcosa d’altro. Quando i raggi del Sole colpiscono una parte della Luna e ne vengono riflessi con un fulgore aureo, qualcosa passa però attraverso la materia fisica; quello che così attraversa la materia è la parte spirituale che vive nei raggi solari. La forza spirituale del Sole non viene trattenuta e riflessa, come la forza fisica del Sole. Essa penetra attraverso la materia, e in quanto viene trattenuta dalle forze della Luna, possiamo scorgere in realtà la forza spirituale del Sole in ciò che riposa entro la coppa dorata. Si può dunque affermare che nella parte oscura della Luna vediamo la forza spirituale del Sole. Nella parte dorata, nella coppa, scorgiamo la forza fisica del Sole, che come tale viene riflessa nei suoi raggi. Lo Spirito del Sole riposa entro la coppa della forza fisica del Sole, quando lo si contempla in questo modo. In verità dunque lo Spirito del Sole è contenuto nella coppa della Luna.
Se adesso ricordiamo tutto quanto in tanti anni abbiamo detto sullo Spirito del Sole e sul suo rapporto con il Cristo, l’aspetto fisico della Luna, in quelle condizioni, assume il significato di un simbolo importante. Per il fatto che essa riverbera i raggi solari, dando luogo all’apparizione della falce lunare, dell’aurea coppa, la Luna ci appare come portatrice dello Spirito del Sole: questo vi si ritrova nella forma del disco oscuro simile a un’ostia.
Ricordiamoci ora che nella leggenda di Parsifal viene messo in rilievo che ad ogni ricorrenza del Venerdì Santo, cioè per Pasqua, un’ostia discende dal cielo, s’immerge nel Graal, si rinnovella: ad ogni Pasqua s’immerge nel Graal un nutrimento apportatore di ringiovanimento. E fu proprio un Venerdì Santo che anche Parsifal fu avviato al Graal dall'eremita, nei giorni vicini alla Pasqua, il cui significato per il Graal fu nuovamente presentato all'umanità nel "Parsifal" di Wagner.
Teniamo conto, a questo punto, che la determinazione della data della Pasqua avviene conforme a un’antica tradizione, una di quelle tradizioni che fanno parte dell’azione dell’impulso del Cristo nelle profondità delle anime umane. Qual è il giorno nel quale si celebra la Pasqua? Quando il Sole di primavera (cioè il Sole nella sua forza ascendente, il nostro simbolo per il Cristo) festeggia il suo giorno, cioè la domenica, dopo il plenilunio di primavera. Come si trova nel cielo la Luna di primavera, nel giorno della festività di Pasqua? Come deve sempre trovarsi nel cielo, in coincidenza con la festa di Pasqua? Evidentemente, essa deve cominciare la sua fase calante, cioè deve tendere a ridiventare falce. Questo significa che a Pasqua deve cominciare a rendersi visibile quella parte oscura, vuol dire che nella falce si deve trovare parte dello Spirito solare che ha trovato la sua forza primaverile.
In altre parole: secondo un'antica tradizione, a Pasqua deve apparire nel cielo l’immagine del santo Graal. Così infatti dev'essere. Chiunque può quindi contemplare a Pasqua l’immagine del santo Graal; proprio per questo è stata stabilita in quel determinato modo la data della Pasqua, secondo un’antichissima tradizione."

- Rudolf Steiner -



N.B.: E' la stessa falce di luna che la tradizione cristiana raffigura sotto i piedi di Maria, la "donna vestita di Sole", con il capo incoronato dalle dodici costellazioni. Immagine che in sé racchiude tutta la simbologia della Divina-Sophia.






Credits to:
www.larchetipo.com
Rudolf Steiner: "Cristo e il Mondo spirituale – La ricerca del Santo Graal" ,
O.O. N° 149. Editrice Antroposofica, Milano 1996.




Tempo di Pasqua e di riflessione!!




- Il Dono Divino -


    "Il Cristo è il più grande Avatar, e quando discende quaggiù una tale Entità, come il Cristo discese in Gesù di Nazareth, allora accade qualcosa di misteriosamente importante. 
Se seminiamo in terra un chicco di grano, esso germina e ne salgono su steli e spighe che contengono tanti chicchi, copie dell’unico chicco di grano da noi seminato. In ugual modo accade nel Mondo spirituale, poiché «tutto l’effimero non è che un simbolo» (Goethe). 
Quando l’evento del Golgotha fu compiuto, accadde qualcosa al corpo eterico e al corpo astrale di Gesù di Nazareth: essi furono moltiplicati dalla potenza del Cristo, e da allora in poi nel Mondo spirituale vi furono tante e tante repliche di quel corpo eterico e di quel corpo astrale. Ed esse continuarono ad operare. 
Quando viene quaggiù una individualità spirituale, assume un corpo eterico e un corpo astrale. Nel caso il karma di quella individualità lo permetta, essa riceve, insieme agli altri veicoli, una "copia" del corpo eterico di Gesù di Nazareth. 
Questo si verificò, ad esempio, nei primi secoli della nostra èra, in Sant’Agostino, che ricevette come proprio corpo eterico la copia del corpo eterico di Gesù di Nazareth. Mentre l’astrale e l’Io erano suoi. 
In tal modo, quello che l’Uomo-Dio di Palestina aveva sviluppato, poté trasferirsi in altri uomini che dovevano portare avanti la Forza-Cristo e il Suo impulso. Poiché però Sant’Agostino aveva il suo proprio astrale e il suo Io, era esposto a tutti i dubbi e a tutte le incertezze, che gli fu difficile vincere, in quanto gli venivano dagli elementi della sua natura non ancora perfezionati. Quando riuscì a domare una tale lotta interiore, trovò in sé quella replica dell’eterico di Gesù di Nazareth le cui forze erano insite nel proprio corpo eterico, e per un determinato periodo riuscì così ad annunciare alcune verità come un grande discepolo dei Misteri. 
Molti altri ve ne furono come lui, ai quali fu permesso che si schiudessero sublimi idee archetipiche; esse germogliarono negli uomini del VI, VII e VIII secolo della nostra èra, grazie alle "copie" del corpo eterico santificato di Gesù di Nazareth insite nel loro corpo eterico. Essi ebbero in dono, oltre al contenuto della dottrina del Cristo, la copia del corpo eterico di Gesù di Nazareth inserita nel loro corpo eterico, e per questo comprendevano, per intima consapevolezza, che il Cristo vive. 
Accadde lo stesso a Paolo quando ebbe la nota visione. Fino ad allora qualcuno si era forse fatto convertire da ciò che si sentiva raccontare dell’evento di Palestina? Nessuno era stato in grado di trasformare Saulo in Paolo, eppure la spinta più potente partì in seguito proprio da lui, accesosi di un fuoco radiante grazie ad un evento occulto. 
Fanno realmente una ben strana figura coloro che vorrebbero un Cristianesimo privo di illuminazione spirituale! E a loro volta, attraverso l’interiore illuminazione, si propagarono le copie del corpo astrale di Gesù di Nazareth in altri uomini; costoro poterono sperimentare il Cristo nella propria vita interiore, perché portavano dentro di sé un residuo del Cristo storico. Negli ulteriori secoli, XI, XII, XIII e XIV, alcuni uomini maturi karmicamente per questo, ricevettero nel loro corpo astrale una copia del corpo astrale di Gesú di Nazareth. 
Fra queste persone vi furono San Francesco d’Assisi, Sant’Elisabetta di Turingia e molti altri. Tanti e tanti, grazie alla Forza-Cristo che continuava ad agire, ne divennero ricettacoli e propagatori per la posterità. Ma qualcos’altro ancora era stato serbato per un’epoca più avanzata: la copia dell’Io di Gesù di Nazareth. 
Il suo Io si era ritratto dai tre corpi quando il Cristo vi entrò, ma ne era rimasto un archetipo, una copia che ancor oggi esiste. Lo si può ritrovare in persone che se ne rendono degne, e così al contempo si può ritrovare il fulgore della Forza-Cristo e la potenza propulsiva del Cristo, inseriti l’uno e l’altro in tale copia, sublimata dall’Io di Gesù di Nazareth. 
La manifestazione fisica di questo fatto avviene nel sangue. Questo è un grande segreto; ma ci sono stati sempre uomini che lo conoscevano e che sempre, a partire dall’evento del Golgotha, nel corso dei secoli, si adoperarono affinché l’umanità evolvesse fino a poter accogliere in sé una replica dell’Io di Gesù di Nazareth, come era accaduto per coloro che avevano potuto accogliere il corpo eterico e l’astrale. Fu allora necessario trovare come poter conservare segretamente il mistero di questo Io. 
Fu quindi costituita, per tale scopo, la Fratellanza del Santo Graal, che fu posta a guardia di questo mistero. Lo ha sempre custodito. Del suo iniziatore ci viene detto che prese il calice di cui si era servito il Cristo durante l’Ultima Cena. In tale coppa, che è il Santo Graal, raccolse il sangue del Redentore quando era sulla croce: preservò così il mistero della copia dell’Io del Cristo-Gesù nella coppa, ponendola in un luogo sacro, presso la Confraternita di coloro che furono ordinati “Fratelli del San Graal”
È giunto oggi il tempo nel quale, se i cuori degli uomini si schiudono ad una vita spirituale, possono giungere alla comprensione di questo grande mistero. 
La vista di quella sacra coppa può rendere mature le anime alla conoscenza del mistero dell’Io del Cristo, di quello che esso può divenire in ogni uomo. Per accogliere l’Io del Cristo, guardando al Santo Graal, dobbiamo considerare come evento reale ciò che è accaduto per noi, e, accogliendolo come tale, abbandonarci ad esso. 
Se gli uomini saranno in seguito sempre più preparati, comprenderanno in che misura il Cristo sia il grande Archetipo dell’umanità. E quando l’umanità l’avrà capito, riuscirà a rendersi conto di come dalla Morte in croce sul Golgotha derivi la certezza della Vita. Sempre più profondamente i cristiani del futuro riconosceranno il Cristo che ha subíto la morte nel Risorto trionfante dell’Apocalisse e nel Cristo innalzato che con sé innalza tutti gli uomini sino alla destra del Padre."




Credits to:
Rudolf Steiner: "Economia spirituale e reincarnazione", 
da una conferenza sulla Pasqua tenuta a Colonia l’11 aprile 1909,
O.O. N° 109.
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- La Scienza dello Spirito -