Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

domenica 13 maggio 2018

Rudolf Steiner, 1° parte: opere fondamentali







Lo sviluppo dell'antroposofia - Prima fase 1902 -1909

Il contenuto di pensiero dell antroposofia era stato «fondato» negli anni tra il 1902 e il 1909. La maniera come questo avvenne si sviluppò del tutto naturalmente. Ciò che Rudolf Steiner aveva da dare, non era una nuova visione sociale, una dottrina morale o una nuova religione, nel qual caso avrebbe dovuto fare della propaganda o predicare. Egli aveva da trasmettere delle conoscenze, e questo non poteva accadere che attraverso concetti e idee, cioè attraverso una tale comunicazione di fatti che potesse venir compresa dalla sana ragione umana. In questa maniera la libertà interiore dei lettori e degli ascoltatori era pienamente rispettata.

Durante la prima fase di sviluppo dell'antroposofia, Rudolf Steiner operò, quasi esclusivamente, con la parola e con la penna.
Da principio la sua attività di conferenziere si svolse soprattutto a Berlino.
In seguito fu invitato, sempre più frequentemente, a parlare in altre città della Germania ed anche all'estero. Tuttavia non si può dire che la sua cerchia d'azione (considerata esteriormente) si fosse molto estesa.
Tutta l'attività amministrativa poggiava sulle spalle di una sola persona: Marie von Sivers. Di origine baltica, donna di forte personalità, Marie von Sivers divenne la sua più vicina collaboratrice: fondò la Casa Editrice Filosofico-teosofica (che poi si chiamera filosofico-antroposofica) e curò l'edizione di molte opere di Steiner.
È questo il periodo in cui vedono la luce le principali opere steineriane.


1. Il libro «Teosofia»

Il primo libro fu: «Teosofia». In quest'opera, apparsa nel 1904, Steiner compie il primo tentativo di descrivere la natura soprasensibile dell'uomo e i suoi legami col mondo dello spirito. L'autore non vi fa altro appello al lettore se non quello di servirsi della propria cosciente facoltà di percezione e di esercitare il proprio pensiero libero da pregiudizi.
Un esempio particolare della sua maniera di esporre le cose ci viene dato nella seconda parte del libro dove Steiner percorre pazientemente con il lettore, passo per passo, ardui nessi di pensieri e lo porta ad ammettere, almeno come possibile, una grande prospettiva: che lo spirito umano ha bisogno per la sua stessa evoluzione di ripetute vite terrene, e che porta con sé, in ogni incarnazione, i frutti delle vite precedenti.
Innanzitutto Rudolf Steiner espone le idee della «reincarnazione» dello spirito e del «karma» (cioè legge del destino) come possibili a comprendersi, poi accenna all'indagine spirituale che gli ha fornito prove innegabili della loro realtà.


2. «Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori?»

Nell'altro libro: «Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori» viene descritto, con la massima precisione ed efficacia, il metodo con cui si possono raggiungere i medesimi risultati da lui conseguiti nel corso della sua vita. Ma quel libro dà molto di più che una simile relazione.
Nelle scuole misteriosofiche dell'antichità, i principi dello sviluppo spirituale venivano comunicati oralmente dal maestro ai discepoli, che erano poco numerosi e scelti con cura. Tale consuetudine fu mantenuta per molto tempo anche dopo l'era antica.
Rudolf Steiner si assunse la responsabilità di rendere finalmente pubblico ciò che era stato così lungamente «occulto».
Si rivolge pertanto a tutti gli uomini.
«In ogni uomo sono latenti quelle facoltà che possono portare alla conoscenza dei mondi superiori». Importante notare che le comunicazioni fatte in questo libro hanno mantenuto il tono di consigli intimi, di suggerimenti personali. Alla fine del libro possiamo leggere: «Si consideri questo libro come un colloquio tra l'autore e il lettore». Il «colloquio» si appella alla libera capacità di discernimento dell'uomo e sostituisce le antiche forme di istruzione orale che tenevano il discepolo subordinato al maestro («Guru»).


3. La «Scienza occulta»

«...Ia mia "Scienza occulta" è, per cosi dire, un compendio di quanto, fino ad allora, aveva trovato espressione nel movimento antroposofico.»
Steiner descriverà cosi, molti anni dopo, come egli avesse riunito in questa vasta opera il contenuto di molti scritti e conferenze. Al fine di prevenire malintesi sia detto espressamente che il titolo del libro non indica una scienza in qualche maniera «occulta» poiché una simile «scienza» non sarebbe più occuIta dopo una sua pubblicazione. Quell'aggettivo fu necessario a Steiner in quanto egli si propose di esporre fatti che, in generale, rimangono «occulti», nascosti, ai sensi ordinari.
Il capitolo più lungo, che e anche quello più importante, rappresenta un tentativo di descrivere l'evoluzione del mondo tale come essa si presenta ad una coscienza che ha superato i limiti dello spazio e del tempo. Alla luce delle ricerche spirituali, Rudolf Steiner chiarisce epoche ed avvenimenti su cui l'astronomia, la geologia, la biologia e la storia ordinaria sono comunemente ridotte ad enunciare delle ipotesi. Steiner non prescinde affatto dai dati raccolti dagli scienziati &endash;che egli profondamente rispetta&endash; né a quei dati si oppone con arbitrarie contraddizioni.
Il suo esclusivo proposito fu quello di approfondire la comprensione della terra e dell'uomo, dimostrando come essi siano stati originati da un cosmo divino spirituale.
Con la «Scienza occulta» il pensiero antroposofico fu esposto ormai nei suoi tratti essenziali.


4. Le conferenze sui Vangeli

Appartengono ancora a questo periodo i cicli di conferenze dedicate ai Vangeli; cicli che occupano un posto centrale nella vasta opera di Rudolf Steiner. Quelle conferenze furono tenute per insistente sollecitazione di numerosi membri della società teosofica tedesca, cui stava molto a cuore il cristianesimo.
In modo convincente Steiner mostra come i Vangeli non volessero esporre una biografia nel senso comune della parola. Egli fece vedere che in essi il Cristo viene descritto come un essere divino, che dopo aver vissuto nel corpo di Gesù di Nazareth, dal battesimo del Giordano fino alla morte sul Golgota, impresse all'evoluzione non solo dell'umanità, ma della terra e del cosmo intero un nuovo grandioso impulso. Da allora una potente forza spirituale-cosmica agisce dalla terra, ed egli, il Risorto, è per sempre unito alla sfera terrestre. («... io sarò con voi tutti i giorni...»). Rudolf Steiner fa inoltre vedere che i Vangeli solo apparentemente espongono le opere del Cristo come fatti che hanno avuto luogo sul piano terrestre; in realtà essi additano eventi che furono naturali e soprannaturali nello stesso tempo. Con questo fu gettata una nuova luce su molti «miracoli» (come, ad esempio, la moltiplicazione dei pani e dei pesci). Per molti che hanno perduto la fede nella Bibbia e negli insegnamenti tradizionali della Chiesa, Steiner, con le sue conferenze sui Vangeli, ha aperto la via verso una nuova esperienza del Cristo. Rudolf Steiner aveva anche sperato di rinnovare il movimento teosofico svegliando quella vera comprensione del cristianesimo mancata sino allora. Ma Annie Besant, presidente dal 1907 della Società e personalità di maggior rilievo del movimento teosofico extra-germanico, non poté afferrare questa concezione più profonda che le veniva proposta.


5. Annie Besant e il cristianesimo

Annie Besant e Rudolf Steiner parlavano due lingue diverse. Ciò nonostante, per qualche tempo, la loro collaborazione non si interruppe e furono superate le non lievi difficoltà che ad essa si opponevano. Annie Besant rispettò l'autonomia della Sezione Tedesca sino al 1912.
In quell'anno divenne manifesto ciò che di tragico era nel caso Besant: ella non poteva affatto comprendere come l'avvento del Cristo rappresenti un «unicum» nella evoluzione del mondo.
In quel periodo sosteneva la sua grande battaglia in favore di Krishnamurti, un giovane indù che la Besant presentava pubblicamente dando ad intendere che egli fosse l'individuo nel cui corpo si sarebbe di nuovo reincarnato il «Maestro del mondo» cioè il Cristo.


6. Le vie si separano

La maniera con cui deformava la Verità e le sue attività determinarono una situazione deplorevole nella Sezione Tedesca il cui comitato direttivo desiderò che si dimettesse dalla carica di presidente. Ma nel gennaio 1913 la Besant chiese che le fosse restituita la «Carta di Fondazione» della Sezione Tedesca. Ebbe luogo così la rottura definitiva tra i due movimenti. Poco tempo dopo, la Sezione Tedesca si ricostituì a Berlino come corpo indipendente, assumendo una denominazione nuova: quella che più propriamente le si addiceva: Società Antroposofica.


7. Fondazione della Società Antroposofica

Numerosi gruppi teosofici aderirono ad essa. Con ciò il movimento spirituale antroposofico entrava già in un secondo stadio.
Silenziosamente, gradualmente, le sue intime forze crescevano e si esplicavano.



Tratto dal libro:
"Rudolf Steiner e l'Antroposofia" di Frans Carlgren, traduzione di Mario Betti
Ed. del Goetheanum, Libera Università di Scienza dello Spirito, Dornach/Svizzera
www.rudolfsteiner.it



Rudolf Steiner 2° parte: l'Arte e lo sviluppo dell'Antroposofia




L'arte - Lo sviluppo dell'antroposofia - Seconda fase 1910 -1916

L'antroposofia non è esclusivamente una somma di idee: essa è una forza vivente che concerne tutto l'essere umano, non soltanto il pensiero. Ma Rudolf Steiner non ha mai voluto intendere questo appello a tutte le forze umane come un'azione suggestiva o che violi, in qualche modo, la libertà del singolo. Esiste una sola forma d'espressione che può parlare direttamente alla vita affettiva dell'uomo senza privarlo del suo libero giudizio: Questa forma è l'arte.
Non appena l'antroposofia ampliò il suo campo d'azione, finora limitato al pensiero, arrivò necessariamente all'attività artistica.


1. L'arte della recitazione e della declamazione

I membri della Società Teosofica si interessavano poco dell'arte, con grande rammarico di Steiner. Marie von Sivers aveva ricevuto a Pietroburgo e a Parigi una notevole preparazione artistica per opera di insigni attori e possedeva una voce ben impostata. Dalla sua collaborazione con Rudolf Steiner sorsero una nuova recitazione e una nuova declamazione di cui dette frequenti esempi durante le riunioni serali della Società. I suoi saggi portarono nel movimento antroposofico l'impulso artistico. Da quei saggi iniziali si giunge per via diretta alle rappresentazioni drammatiche che, a Monaco, si aggiunsero ai corsi di antroposofia.


2. I misteri drammatici

Rudolf Steiner raramente aveva tentato l'arte. Solo nel 1910 cominciò a dar forma artistica a quanto portava con sé da più di trenta anni. Scrisse quindi, e mise in scena nell'estate dello stesso anno a Monaco, il primo dei suoi «Misteri» drammatici: «La porta dell'iniziazione».
Gli attori erano, a parte Marie von Sivers e alcuni altri, dei dilettanti senza esperienza di teatro. Tuttavia le rappresentazioni della «Porta dell'iniziazione» furono un'esperienza indimenticabile. Durante i tre anni seguenti Steiner scrisse e fece rappresentare gli altri tre «Misteri» della tetralogia: «La prova dell'anima», «Il guardiano della soglia», e «Il risveglio delle anime».
I quattro drammi mostrano un gruppo di uomini e le loro spesso impressionanti esperienze con esseri spirituali e con le proprie incarnazioni passate: gli itinerari dolorosi che essi percorrono verso la conoscenza di se stessi, verso la costituzione di una più cosciente comunità e verso una più consapevole azione al servizio di tutta l'umanità.
I misteri drammatici vengono annualmente rappresentati al teatro del Goetheanum di Dornach (Svizzera).


3. Progetti di costruzione a Monaco

Ben presto si presentò la necessità di avere a disposizione un proprio edificio, con un grande teatro e con altri locali, non solo per potervi adeguatamente rappresentare i quattro drammi, bensì anche per lo svolgimento di altre attività artistiche e scientifiche. Si cercò un terreno a Monaco, ma il tentativo fallì.


4. 1913 - Il terreno di Dornach
Il Goetheanum



5. Il progetto di Rudolf Steiner

Allora, da parte privata, fu offerto a Steiner un terreno a Dornach, presso Basilea. Steiner si recò in quel luogo nel 1913 e accettò.
Con questo la Svizzera, I'unica nazione dell'Europa Centrale che verrà risparmiata da due guerre, divenne il centro del movimento antroposofico.
La responsabilità dell'intero progetto gravava su Rudolf Steiner. Egli vide con chiarezza che persino nei più minuti particolari della sua forma esteriore l'edificio da erigere avrebbe dovuto corrispondere in pieno alle speciali attività che il movimento antroposofico si proponeva di effettuare.
Steiner faceva spesso l'esempio del guscio di noce, il quale si adatta esattamente al frutto che contiene.
Le attività artistiche e scientifiche del movimento miravano ad un completo rinnovamento della cultura. Del pari la forma dell'edificio doveva parlare un nuovo linguaggio.
L'attività antroposofica è caratterizzata da una polarità, da una continua relazione tra il soprasensibile e il sensibile, tra spirito che dona e spirito che riceve, tra oratore e pubblico. Questa dualità «espressa in sentimento artistico, si materializza nella doppia cupola» (Rudolf Steiner). Al di sopra della scena doveva inarcarsi la piccola, sulla sala degli spettatori la grande. Il podio dell'oratore avrebbe dovuto trovarsi tra le due cupole.
Rudolf Steiner non eseguì solamente il disegno di tali forme, ma ne modellò l'abbozzo.
Passati all'esecuzione sorse un problema tecnico molto delicato e dei più insoliti. Si trattava di determinare la linea lungo la quale le due gigantesche cupole avrebbero dovuto intersecarsi. Dopo lunghi scambi di vedute con gli architetti incaricati del lavoro, Steiner stesso contribuì decisamente alla risoluzione del problema. Questo suo lavoro portò un architetto americano all'affermazione: «chi ha risolto questo problema e un genio matematico di primo ordine» (dalla prefazione di Marie Steiner von Sivers all'opera: «Verso un nuovo stile architettonico»).

6. Rudolf Steiner si trasferisce a Dornach

La posa della prima pietra ebbe luogo nel settembre 1913. Durante la primavera seguente Steiner prese dimora a Dornach per dirigere personalmente i lavori. La copertura del tetto fu festeggiata nell'aprile del 1914.
La sala avrebbe dovuto contenere mille spettatori; il volume globale dell'edificio era di 66.000 m3. Le spese di costruzione furono di sette milioni di franchi svizzeri e furono interamente coperte da donazioni.
Sopra due filari di colonne correva un architrave in legno scolpito. La ragione per cui colonne, zoccoli, capitelli, architravi, gli archi delle finestre ed una gran parte dei muri esterni ed interni fossero, come le porte, in legno era che lo scopo stesso dell'edificio esigeva forme piene di vita. A questo fine fu necessario un enorme lavoro collettivo.
Personalità delle più diverse professioni e di ogni classe sociale lasciarono con enorme sacrificio economico i loro paesi e le loro attività per venire a maneggiare mazzuolo e scalpello a Dornach.
Durante la prima guerra mondiale, mentre nella vicinissima Alsazia il cannone tuonava notte e giorno, poterono lavorarvi in pace uomini appartenenti a 17 nazioni.


7. Forma degli zoccoli, dei capitelli e dell'architrave e gli affreschi delle cupole

Nell'interno del palcoscenico e della sala, lungo i due lati nord e sud, si innalzavano rispettivamente sei e sette imponenti colonne di legno, i cui zoccoli e capitelli presentavano una significativa progressione di forme generate l'una dall'altra. Rudolf Steiner aveva già ideato l'evoluzione di quei motivi nel 1907, cioè molto tempo prima che fosse stato dato inizio alla costruzione. Allorché li fece eseguire a Dornach (dove di sua propria mano cercò come meglio poter utilizzare lo scalpello) ne risultò una serie, che per la loro successione ricordava il principio della metamorfosi goethiana. Non che Steiner avesse proprio l'intenzione di «dimostrare» la giustezza delle concezioni di Goethe, ma volle tradurre nel dominio dell'archittetura la visione che Goethe aveva avuto del mondo della natura: un ordine retto da una legge secondo la quale le forme viventi si evolvono procedendo le une dalle altre.
Tutto quanto aveva preparato l'antroposofia, come la forma della sua sede, legittimava il nome che Steiner diede alla costruzione, quando già si trovava in stadio avanzato: «Goetheanum».
Le superfici interne delle cupole, sorrette dalle colonne e dall'architrave, erano dipinte con luminosi colori vegetali, secondo una particolare tecnica, anch'essa indicata da Steiner e da lui stesso praticata negli affreschi della cupola minore. Quelle pitture (insieme con le quattro finestre tripartite, aperte sia nella parete nord, sia in quella sud, che presentavano una gradazione di colori dal verde, all'azzurro, al viola sino al rosa) offrivano un singolare e meraviglioso accordo.
Rudolf Steiner non si considerava pittore, ma gli stava molto a cuore di mostrare come una coscienza profonda delle forze formatrici dei colori potesse essere una vera e propria sorgente d'ispirazione per i pittori.
Le vetrate, trattate con una tecnica di incisione usata per la prima volta, contenevano rappresentazioni figurative.


8. L'euritmia


Lo sviluppo del Goetheanum fu intimamente collegato con la nascita dell'euritmia. Steiner stesso dirà che, senza il Goetheanum, l'euritmia non avrebbe probabilmente raggiunto la sua piena formazione.
L'euritmia non è una danza né una pantomima: e una nuova arte che vuole esprimere in movimenti precisi delle qualità sonore e verbali. Quando l'uomo parla o canta, egli forma l'aria che lo circonda; alla base di ogni suono, sia parlato che musicale, vi sono dei gesti e dei movimenti invisibili. Questa è la fonte dell'arte euritmica: tutto quanto nel linguaggio e nel suono è movimento nascosto. Essa è, quindi, «linguaggio e canto visibili».


9. Una nuova arte teatrale

L'arte della parola e l'arte drammatica, il lavoro già compiuto per la rappresentazione dei «Misteri» drammatici e l'euritmia, offrirono la possibilità di sviluppare nel Goetheanum una nuova arte teatrale. Dal 1915 Rudolf Steiner e Marie von Sivers (dal 1914 sua moglie) cominciarono a mettere ogni anno in scena qualche episodio del «Faust». Durante le prove, Steiner stesso interpretava le parti più diverse con una maestria straordinaria. Nel 1924, avvalendosi della ormai ricchissima esperienza acquisita, coronò i suoi sforzi in questo campo svolgendo un corso per attori di professione su: «L'arte della parola e l'arte drammatica».

10. Il gruppo scultoreo

Nel primo Goetheanum doveva occupare un posto centrale una scultura in legno, che Steiner creò, dando con essa uno dei suoi più importanti impulsi artistici. Si tratta di un gruppo che rappresenta le tre forze cosmiche operanti nell'universo e nell'essere umano: forze di cui Rudolf Steiner ha spesso efficacemente parlato nei suoi libri e nelle sue conferenze. Questa volta voleva farlo con lo scalpello, e scolpì lui stesso quel gruppo servendosi dell'aiuto di una scultrice inglese: Edith Marvon, artista di talento.
«Lucifero» è la forza che cerca di trasformare l'uomo in una creatura fatta solo di sentimento ardente e di egoismo.
«Arimane» al contrario, e quella forza che tende a fare dell'uomo un essere dall'intelligenza fredda, animicamente pietrificato. Queste due forze non agiscono soltanto nella sfera spirituale-animica, ma estendono la loro azione anche sulla materia: La prima «Lucifero» agisce dissolvendo, la seconda «Arimane» provoca l'indurimento.
Tra questi due estremi è necessaria una forza armonizzatrice. Questa forza è impersonata dalla figura centrale del gruppo come il rappresentante dell'umanità: il Cristo, incarnazione dell'amore.


Davanti al «Gruppo» avrebbero dovuto svolgersi alcune delle rappresentazioni teatrali.
Quando l'edificio fu distrutto dalle fiamme questo complesso scultoreo non era stato ancora terminato e si trovava nello studio dello Steiner. Oggi è possibile ammirarlo in un'apposita sala del secondo Goetheanum.
Il Goetheanum non è, e non e mai stato come alcuni credono; un «tempio»; poiché l'antroposofia comprende la scienza, I'arte e la religione.
In un'epoca come la nostra, dove questi tre domini della vita sempre più tendono ad allontanarsi l'uno dall'altro, Rudolf Steiner ha voluto mostrare che esiste una via per unirli di nuovo. Il Goetheanum era stato concepito come un tentativo di tale sintesi della cultura. Serviva direttamente le arti e la scienza, e, indirettamente, secondo la maniera come queste venivano praticate, anche la religione. Se si vuole usare un nome più significativo per l'edificio del Goetheanum, lo possiamo chiamare, come Rudolf Steiner stesso lo definì «La Casa della Parola», «La Casa del Verbo».
Poiché non soltanto le conferenze a carattere scientifico, I'arte drammatica, I'arte della parola e della musica, ma anche l'euritmia, i capitelli e l'architrave, le pitture delle cupole, il «Gruppo plastico e le forme dell'edificio come tali possedevano qualità sonore e verbali, destinate tutte ad accordarsi, nel vero senso della parola. Durante i pochi anni di vita del Goetheanum molti artisti e oratori sperimentarono come un gesto troppo affrettato, una espressione non adatta, potessero essere causa di una «stonatura» nella sinfonia delle forme.


11. Nuovi impulsi artistici

Gli impulsi artistici che sorsero durante il lavoro presso il primo Goetheanum, si mostrarono, nel corso dei decenni, straordinariamente fecondi.
Una ricca vita artistica è sorta in diversi centri di lavoro antroposofici. Soprattutto al Goetheanum dove si svolge un'intensa attività didattica (vi sono scuole di pittura, di scultura, di euritmia e di arte drammatica).
Le indicazioni date da Steiner in materia di architettura furono vastamente applicate anche per una serie di abitazioni nei pressi del Goetheanum.
Architetti ispirati dall'antroposofia, assimilato lo stile steineriano, lo hanno esteso alle loro costruzioni anche fuori di Dornach.
Sia ora menzionato un altro ramo artistico che da Rudolf Steiner ha ricevuto dei nuovissimi suggerimenti: quello dell'oreficeria, che viene praticata nella scuola di oreficeria e gioielleria presso il Goetheanum.



Oltre le molteplici attività artistiche, I'azione di Steiner si estese per tutta l'Europa. I suoi viaggi all'estero divennero sempre più frequenti e le sue conferenze ebbero sempre più vasta risonanza.
In Germania continuò ad operare durante quasi tutto il periodo della prima guerra mondiale. Scrisse nuovi libri.

12. «Enigmi dell'anima» 
I tre sistemi 'autonomi'

Nel 1917, in un articolo degli «Enigmi dell'anima» rese pubblica una delle sue più notevoli scoperte. Dopo trent'anni di ricerche silenziose giunse alla conclusione che, nel campo della psicologia e della filosofia, è erroneo ammettere che certe funzioni psichiche siano connesse con dei processi nervosi. Secondo lui, dal sistema nervoso dipende soltanto la «rappresentazione». Come il «sentimento» dai fenomeni ritmici della respirazione e della circolazione del sangue, e la «volontà» dai processi metabolici. (I nervi «motori» servono non alla trasmissione, ma solo alla percezione degli impulsi della volontà).
Funzioni nervose, respirazione e circolazione, metabolismo, per quanto stretta mente legati, sono pure singolarmente indipendenti. La concezione di questi tre sistemi organici autonomi sarà di grande aiuto a Steiner, quando si occuperà dell'organismo sociale.



Tratto dal libro:
"Rudolf Steiner e l'Antroposofia" di Frans Carlgren, traduzione di Mario Betti
Ed. del Goetheanum, Libera Università di Scienza dello Spirito, Dornach/Svizzera



Antroposofia: Nel principio tutto era "femmina"




Quando l’umanità cominciò a separarsi in due sessi, ai principi dell’era atlantica, la società e l’organizzazione umana la si poteva paragonare ad un alveare. Tutto era nelle mani delle “api” femmine, mentre i “fuchi” maschi venivano utilizzati solo per la procreazione.


Le femmine erano più numerose, a differenza dei maschi: esse usavano soprattutto la telepatia per comunicare, esse potevano tramite il linguaggio e il canto, iniziare a usare una comunicazione poggiante su immagini di pensiero. Esse ricevevano immaginazioni e ispirazioni dal mondo spirituale ed erano in grado di tradurle in una forma di pensiero immaginativo in modo tale che i maschi, potessero poi realizzare nella pratica, indicazioni pratiche utili per la vita quotidiana. I maschi non avevano capacità immaginative, ma disponevano solo di forza di volontà magica e forza fisica: erano esseri d’azione, di movimento. Le donne cantavano le gesta degli Dèi, in cui si imparava ad accendere il fuoco, a lavorare il metallo, a coltivare la terra, a cacciare, ad armonizzare con la natura. Tutto questo insegnamento veniva impartito dal cielo verso le donne ed esse verso gli uomini.
Molte entità spirituali si incorporavano in corpi umani femminili e “ammaestravano” l’umanità bambina.

L’umanità femminile era ispirata dal divino, riceveva comunicazioni direttamente dall’alto, spontaneamente, tramite sogni, vaticini, e divinazioni.
Tutto il patrimonio spirituale di conoscenze misteriche, tutto ciò che come “rivelazione divina” diventò “tradizione ecclesiastica sacerdotale” fluì nell’umanità grazie al potere spontaneo chiaroveggente femminile. Nell’anima femminile si riversavano visioni, immagini: nelle Pizie, nelle sacerdotesse, nelle indovine.


Tutto ciò che ad esempio conosciamo come Antico Testamento, un tempo non era scritto ma veniva riportato in forma orale: derivava da veggenza “della pancia” femminile, che si presentava nel mondo femminile. Il fatto che nella Bibbia si parli soprattutto di “profeti maschi” è dovuto al fatto che la conoscenza femminile venne “interpretata” e codificato in linguaggio dialettico dai maschi di cui ne divennero i portatori. Molti profeti venivano “ispirati” da femmine a loro vicine, compagne o no, dalle quali ricevevano le forze di veggenza e di ispirazione. La donna “parlava” entro l’anima maschile e gli rivelava i segreti del cosmo. Non era l’uomo l’artefice delle visioni. Vi era quasi sempre una donna, dietro ad un profeta che lo illuminava direttamente o indirettamente.
Quindi tutto il patrimonio spirituale che venne annotato nei libri sacri è “femmina”, proveniente da potere di ispirazione chiaroveggente femminile.
 
L’umanità è quindi nata femmina ed è stata guidata spiritualmente dalla conoscenza ispirata delle donne.
L’uomo è quindi un essere più giovane rispetto la donna, è arrivato dopo, ha cominciato ad influenzare il mondo più tardi.
Gli uomini antichi agivano nel mondo sotto ispirazione delle donne: essi non avendo forze interiori individuali, si affidavano alla saggezza femminile, che li guidava come intermediarie.
L’umanità non poteva però rimanere solo femminile, collegata al mondo spirituale, guidata dal mondo spirituale. Doveva diventare autonoma, indipendente anche dalla guida del cosmo. Occorreva che il “filo” fra Dèi e umanità venisse reciso: e al maschio venne consegnata questa missione.
 
L’uomo doveva riconquistare da sé in modo consapevole la saggezza del cosmo, ma non ricevendola in modo spontaneo: ma conquistandola con le proprie forze. L’umanità doveva smettere di “sognare” il mondo divino, per viverlo in piena coscienza. Essa dovette “scollegarsi” dal divino e perdere la connessione.


 
Credits to:
unocornos.com
Tiziano Bellucci da Erosophia




sabato 16 gennaio 2016

Definizione di: "UOMO"




UOMO (Eso.) - Il termine deriva dal sanscrito bhumi (terra), che diventa bhuman (creatura), poi trasforma l'aspirata bh in h e diventa human; anche bhumi diventa humi e poi humus. È il prodotto della terra, che alla terra ritorna, anche se in esso vive, quasi sempre non percepita, una parte che della terra non è, e che della componente terrestre si avvale per operare in questo mondo. È un animale (Vertebrati, mammiferi, primati), che si distingue dagli altri animali principalmente per la sua stazione eretta, poi per il fatto di essere dotato di ragione e di autocoscienza, facoltà che non sempre adopera, o adopera in modo corretto, di avere un linguaggio articolato e di saper comunicare. Per definizione, l'uomo è un essere cosciente e responsabile dei suoi atti, capace di distaccarsi dal mondo organico oggettivandolo e strumentalizzandolo, soggetto di atti non immediatamente riducibili alle leggi che regolano il restante mondo fisico. L'uomo nasce come forma eterea, prodotta da Esseri divini superiori, poi come Nato dal Sudore, quindi Androgino. Solo verso la fine della Terza Razza avviene la separazione dei sessi e la umanità diventa bisessuata. Nelle prime tre Ronde, l'uomo fu dapprima una pietra, poi una pianta, quindi un animale, diventando veramente uomo solo nella Prima Razza di questa umanità. La scienza ha dimostrato che nel feto, la filogenesi ripete questi stadi durante i primi mesi di gravidanza. Attraverso le reincarnazioni, l'uomo svolge la sua evoluzione nel mondo manifestato partendo dallo stadio minerale, passando poi al vegetale e quindi all'animale: al termine esso accede allo stadio intellettuale, a quello psichico e, infine, a quello spirituale. Per questo motivo si dice che l'uomo contiene la totalità dei regni della Natura. Secondo la Scienza Occulta, l'uomo compare prima dei mammiferi, per cui la sua derivazione dalla scimmia è impossibile. Quando allo stadio iniziale l'uomo era etereo, il suo rapporto con il divino era diretto; quando il suo vestito di carne si indurì, tale rapporto cessò: l'Uomo Interno non fu più in grado di dialogare con i suoi Istruttori celesti. La Saggezza Divina rimase in mano solo a pochi Adepti che custodirono i Sacri Misteri. Il peccato originale e la maledizione andrebbero letti in un modo diverso da quanto viene presentato dalla chiesa cattolica. La cosiddetta "trasgressione" è l'avvento dell'autocoscienza, senza la quale l'essere umana non avrebbe potuto fare alcuna evoluzione; la transizione da "uomo che crea" ad "uomo che genera" consiste nell'uso del corpo per la procreazione ed è il prezzo pagato per trasferire la Sapienza dal Cielo alla Terra. La corruzione della purezza fisica è il punto di inizio per raggiungere la purezza spirituale. Il terzo occhio, che all'origine serviva all'uomo per la visione diretta, senza passare attraverso il senso della vista, non più adoperato dopo l'indurimento del corpo, si è ritirato allo interno della testa, diventando quella che oggi viene chiamata la ghiandola pineale. Razze, sottorazze, etnie, ecc., nascono, crescono e muoiono come la singola persona umana. L'uomo odierno è il frutto di una serie infinita di incroci, attraverso un indeterminato numero di razze. Caratteristica di ogni fenomeno che riguarda l'uomo è il numero Sette. L'uomo ha sette principi e per questo viene rappresentato talvolta con una croce (lo sviluppo del cubo: quattro quadrati verticali che rappresentano il maschile e tre quadrati orizzontali che rappresentano il femminile), oppure da un triangolo sopra un quadrato. L'uomo è il capolavoro della creazione, Dio in Terra (secondo Eliphas Levi), mentre Dio è l'Uomo in Cielo. Nell'uomo si riflette interamente il mondo fenomenico (per questo viene chiamato microcosmo in rapporto al macrocosmo), è l'Alfa e l'Omega della creazione oggettiva. È ovvio che, esotericamente, per uomo non si intende il corpo fisico visibile, bensì la Divina Monade che vi si nasconde. Che cosa sia la vita dell'uomo è impresa tentata da quasi tutti i filosofi, ma da tutti mancata. Al di là delle enfasi e della retorica, tanto cara soprattutto ai teologi, riportiamo il parere di un grande filosofo che, forse più degli altri, si avvicina alla verità. Egli scrive: "È in una buia notte caotica, così ciecamente chiamata vita, la notte in cui lotta, fatica e combatte incessantemente l'uomo, senza uno scopo razionale, procedendo a tentoni, impegnati nei compiti più svariati. È una schiavitù materiale che, creata dagli stessi uomini, lega l'uomo alle circostanze, al suo corpo, a prove di ogni genere, vincolandolo alle cose che più disprezza ed odia. Solo quando la sofferenza insegna all'uomo il vero senso della vita, cessa la continua proiezione esteriore dell'oscurità che acceca la sua anima, le devastazioni cominciano a placarsi, le tenebre cominciano a dissolversi. Allora, come diceva il Buddha, la sofferenza libera dalla sofferenza. Dopo l'informe, il vuoto, le tenebre, vi è la Luce, una luce che arde senza stoppino e senza combustibile".



Credits to:
Glossario de "La Dottrina Segreta"
www.spiritual.it

Opera:
Mercurio di Hendrick Goltzius




sabato 26 dicembre 2015

R.Steiner - "Le Tredici Notti Sante"


“La nascita dello spirito del sole come spirito della terra”
Hannover, 26 dicembre 1911




Quando in questo tempo accendiamo le candele sull'albero di Natale, l’anima umana sente come se il simbolo di una realtà eterna sorgesse dinanzi al suo sguardo spirituale e vi fosse lì immutabile sin da un lontanissimo passato. Quando in autunno la natura esteriore pian piano appassisce, quando le azioni del Sole nella luce esteriore cadono come in uno stato di assopimento e gli organi della percezione esteriore del­l’uomo debbono ritirarsi dai fenomeni del mondo dei sensi, l'anima ha la possibilità – o meglio non solo la possibilità, ma l’esigenza – di rientrare nelle sue più re­condite profondità in modo da sentire e sperimentare che quando la luce esteriore del Sole diminuisce ed il calore si affievolisce, ora è il tempo in cui l'anima può ritirarsi nell'oscurità esterna, ma può in compenso tro­vare nella propria interiorità la luce spirituale. Le luci sull’albero di Natale stanno ora davanti a noi come un simbolo dell'interiore luce spirituale accesa nell’oscurità esteriore. E per il fatto che la luce spirituale dell'a­nima che noi sentiamo illuminare le tenebre della na­tura ci appare come una realtà eterna, ci immaginiamo che pure l'abete acceso nella Notte di Natale debba per noi aver sempre irraggiato in tutti i tempi che possiamo ripercorrere da incarnazione a incarnazione fino a remoti passati.
L'albero di Natale però è relativamente recente. È soltanto da uno o al massimo due secoli che l'albero di Natale è diventato un simbolo dei pensieri e delle sen­sazioni che si presentano all'uomo nell'epoca di Nata­le. L’albero di Natale è un simbolo recente; ma ogni anno, di bel nuovo, esso rivela all'uomo una grande, eterna verità. Per questo sembra essere stato presente anche nel remoto passato. E come se dall'albero di Na­tale stesso risuonasse l'annunciazione del divino negli spazi cosmici, nelle altezze celestiali. L’essere umano può allora sentir scaturire dalla propria buona volontà forze di pace rassicuranti l'anima. Come ci dice la leg­genda del Natale, l’annuncio risuonò quando i pastori visitarono il luogo della nascita del Bambino, la cui fe­stività noi oggi celebriamo. Risuonò ai pastori dalle nuvole: “Le Potenze Divine si manifestano dagli spazi cosmici, dalle altezze celesti e portano pace rassicuran­te all'anima umana che sia colma di buona volontà”.
Per secoli e secoli gli uomini non poterono crede­re che nella celebrazione del Natale fosse dato al mon­do un simbolo che non ha mai avuto un inizio. Si sen­tiva in ciò l'impronta dell'eternità. Il rito cristiano ha, per tale motivo, assunto il segno dell'eternità in ciò che si pone simbolicamente nella Notte di Natale nel­le parole: “II Cristo è nato di nuovo per noi”. È come se ogni anno l'anima fosse chiamata a sentire di nuovo una realtà della quale si pensava che si fosse potuta rea­lizzare una volta soltanto. L'eternità di questo avveni­mento simbolico si presenta alla nostra anima con for­za originaria quando sentiamo in modo giusto il sim­bolo medesimo. Ancora nell'anno 353 di Cristo, 353 anni dopo che il Cristo Gesù era apparso sulla Terra, la avrebbe riconosciuto nella sua più vera entità. Ciò è descritto nell'Antico Testamento, ove è detto che Javhè condusse Mosè al Monte Nebo, di fronte a Gerico,* e gli mostrò quanto doveva ancora avvenire prima che quello stesso Spirito potesse incarnarsi in un corpo umano. Lo Spirito disse a Mosè sul Monte Nebo: “Però tu, al quale io mi sono rivelato anzitempo, non puoi trasferirti con ciò che porti nell'anima in quell'e­voluzione del tuo popolo che ha innanzitutto da pre­parare ciò che deve accadere quando i tempi saranno compiuti”.
E quando, secoli dopo secoli, l'evoluzione ebbe preparato l'umanità, lo stesso Spirito dal quale Mosè era stato trattenuto si rivelò, diventando carne e assu­mendo un corpo umano in Gesù di Nazareth. Così l’umanità nel suo insieme è stata guidata dallo stadio di iniziazione contrassegnato dalla parola “Gerico” a quello contrassegnato dalla parola “Giordano”. Coloro che nei primi secoli cristiani intesero il vero significa­to del cristianesimo hanno fatto presente che nel Gesù di Nazareth che doveva venir battezzato nel Giordano si immerse lo spirito solare della Terra, il Cristo. Que­sto era ciò che nei primi secoli cristiani veniva celebra­to come un Mistero, come la nascita del Cristo.
In ef­fetti, ciò che attraverso l’Antroposofia, attraverso la saggezza della quinta epoca di civiltà postatlantica, ci rende maturi di nuovo, risplendette quale ultimo resi­duo di un'antica chiaroveggenza nell’epoca in cui si compì l’Evento del Golgota; risplendette presso gli Gnostici e illuminò quei singolari teosofi che vissero alla svolta dei tempi fra la vecchia e la nuova era e la cui concezione del Mistero del Cristo differiva dalla nostra nella forma, ma non nel contenuto.
Ciò che agli Gnostici fu permesso di insegnare,ebbe modo di trapelare nel mondo, e nonostante non venisse diffusamente compreso quanto era avvenuto nel fatto simbolicamente indicato con il Battesimo nel Giordano, si sentiva, si presagiva che là il Sole-Spirito era nato come Spirito della Terra, che una Potenza co­smica si illuminava in un uomo terrestre. Così, nei primi secoli del cristianesimo, il 6 Gennaio veniva ce­lebrata la Nascita di Cristo nel corpo di Gesù di Naza­reth, l'Epifania del Cristo.
Ma la capacità di penetrazione, anche solo presa­ga, in questo profondo Mistero venne affievolendosi sempre più col passare del tempo. Venne il tempo in cui gli uomini non furono più in grado di compren­dere che l'Essere chiamato Cristo era stato in realtà presente in un corpo fisico umano soltanto per tre anni. Sempre più e più dovrà afferrarsi che ciò che è stato una volta compiuto per l'intera evoluzione della Terra durante quei tre anni in un corpo fisico umano, è uno dei più profondi e difficili Misteri da compren­dere. A partire dal quarto secolo in avanti, con l'avvi­cinarsi dell'epoca del materialismo, l'anima umana che si stava preparando era troppo debole per afferrare il profondo Mistero che solo a partire dalla nostra epoca sarà compreso in misura sempre maggiore. E così, man mano che la forza esteriore della cristianità aumentava, la intima comprensione del Mistero del Cristo si per­deva e la Festa del 6 gennaio cessò di avere un conte­nuto. La Nascita del Cristo venne anticipata di tredici giorni e ritenuta coincidente con la nascita di Gesù di Nazareth. Ma con ciò noi ci troviamo di fronte a qual­cosa che ci deve sempre colmare di profondo appaga-mento, di profonda soddisfazione. La data del 24-25 dicembre è stata stabilita come il giorno della nascita del Cristo perché, come abbiamo visto, una grande verità è stata perduta. E tuttavia, sebbene l'errore sembri determinato dalla perdita di una grande verità, esso è avvenuto in modo così profondamente saggio che noi non possiamo non meravigliarci della inconscia sag­gezza con cui il giorno di Natale è stato stabilito, ben­ché gli uomini che l'hanno stabilito non ne sospettas­sero nulla.
La divina saggezza operò anche nello stabilire que­sta data. E come la saggezza divina può essere percepi­ta fuori nella natura, se noi sappiamo come interpreta­re in modo giusto ciò che vi si rivela ovunque, così possiamo percepire la saggezza divina che agisce nel­l’inconscio dell'anima umana se poniamo mente a quanto segue. Nel calendario, il 24 dicembre è il gior­no dedicato ad Adamo ed Eva, il giorno seguente è la Festa della Natività del Cristo. Dunque, la perdita di un'antica verità è stata la causa per cui la data della na­scita del Cristo sulla Terra è stata retrocessa e stabilita tredici giorni prima, ed è stata identificata con la na­scita di Gesù di Nazareth; ma in una maniera meravi­gliosa la nascita di Gesù di Nazareth è stata collegata con il concetto dell'origine dell'uomo nell'evoluzione terrestre, della sua origine in Adamo ed Eva. E quan­do indaghiamo tutte le oscure percezioni e i sentimen­ti di meraviglia connessi con questa festa della Natività di Gesù che vivono nell'anima umana – senza che la coscienza superiore dell'uomo ne sappia nulla –, quan­do indaghiamo tutti questi sentimenti che si agitano nell'intimo dell'anima, vediamo che essi parlano un linguaggio meraviglioso.
Quando fu perduta la comprensione per ciò che in effetti dalle distese cosmiche era fluito all'umanità, e che giustamente si sarebbe dovuto celebrare il 6 gen­naio, si cercò di presentare all'umanità (grazie a forze che agiscono nelle profondità dell'anima) come si ma­nifesti lo spirito dell'anima umana quando non è an­cora passato del tutto dalla corporeità fisica e si trova al punto di partenza dell'uomo stesso, nel momento in cui prende originariamente possesso di questo corpo fisico umano. Alla sua nascita, quando l'anima risulta ancora incontaminata dagli effetti del contatto con il corpo fisico, all'inizio del divenire fisico terreno, tro­viamo il bambino, ma non solo il bambino qual è pre­sente in ogni essere umano, bensì il bambino così com'era prima che nell'evoluzione terrestre gli uomini arrivassero alla primissima incarnazione fisica.
Questo è l'essere conosciuto nella Cabala come Adamo Kadmon, l’uomo che discese dalle altezze divino-spirituali con tutto ciò che aveva acquisito durante i periodi di Saturno, Sole e Luna. L'uomo nel suo es­sere spirituale al primo inizio dell'evoluzione terrestre, nato nel Bambino Gesù: ecco che cosa d'allora in poi venne presentato al genere umano dalla meravigliosa saggezza divina nella festività della nascita di Gesù. Quando non fu più possibile comprendere ciò che sul­la Terra era disceso dalle distese cosmiche, dalle sfere celesti, venne impresso nelle anime umane il ricordo della loro origine, del loro stato prima dell'avvento delle forze luciferiche nell'esistenza terrestre.
Quando non fu più compreso ciò che nel suo più alto e vero significato doveva dirsi del Battesimo di Giovanni nel Giordano (“Dalle distese cosmiche e dal­le altezze del ciclo è discesa nelle anime umane la Di­vinità che si rivela affinché la pace regni presso gli uo­mini di buona volontà”), quando fu perduta la com­prensione di come tale immagine simbolica dovesse es­sere presentata agli uomini nella forma di una festa sa­cra, un'altra certezza venne portata al posto di quella,e cioè che all'inizio dell'evoluzione terrestre, prima che le forze luciferiche intervenissero con la loro azione, l'uomo ebbe anche sulla Terra una natura, una entele­chia, nella quale poteva confidare.
Il Gesù del Vangelo di Luca, non il Gesù descrit­to nel Vangelo di Matteo, è il Bambino che i pastori adorarono. Le loro anime udirono: “Ora il Divino si rivela dalle lontananze cosmiche e dall'alto dei cicli, e porta la pace alle anime degli uomini di buona vo­lontà”. E così per i secoli in cui le eccelse realtà non potevano essere comprese, venne istituita quella festi­vità che ogni anno deve di nuovo ricordare all'essere umano: “Anche se non puoi rivolgere lo sguardo alle altezze celesti e là riconoscervi il grande Spirito Solare, dal tempo del tuo inizio terrestre porti in te, nella tua anima di bambino, finché resta incontaminata dagli effetti dell'incarnazione fisica, le forze che possono darti il saldo convincimento del fatto che tu puoi ri­portare la vittoria sulla bassa natura da cui sei gravato a seguito della tentazione di Lucifero”.
Quindi la Festa della Natività di Gesù viene avvicinata al ricordo di Adamo ed Eva, indicando con ciò che nel luogo visita­to dai pastori era nata un'anima umana così com'essa era una volta, prima che l'uomo avesse percorso la pri­ma incarnazione terrena.
Invece della nascita del Dio, che non veniva più compresa, in questa festività si pose la nascita dell'es­sere umano. E in effetti son due le sorgenti da cui sca­turisce ciò che può recare pace, armonia e vigore quan­do le forze dell'uomo minacciano di declinare e le sue sofferenze sembrano diventare insopportabili. La pri­ma sorgente è quella che possiamo ritrovare quando guardiamo fuori, nello spazio cosmico intessuto della vita, del movimento e del calore di ciò che chiamiamo lo Spirito Divino. E se noi possiamo mantenerci saldi nel convincimento che questo Potere spirituale divino che permea tutto l'universo può intessersi con il nostro essere e provvedere altresì che le nostre forze non si af­fievoliscano, se possiamo accogliere tale pensiero nel cuore, accogliamo con ciò il pensiero pasquale, grazie al quale suggiamo per così dire fiducia cosmica dalle lontananze cosmiche. E la seconda sorgente è quella che può scaturire da un oscuro presentimento: l'uomo, prima che diventasse preda delle forze luciferiche all'i­nizio della sua evoluzione terrestre, quale essere animico-spirituale era ancora effuso nello stesso Spirito che ora attende dalle lontananze cosmiche nel pensiero pa­squale.
L'uomo, andando alla sorgente che da lui può es­sere contemplata all'origine del proprio essere, prima dell'influenza luciferica, può dirsi: “Qualunque cosa possa succederti, qualunque cosa possa tormentarti, qualunque cosa possa trascinarti via dalle sfere lumi­nose dello Spirito, un tempo in te ci fu l'origine divi­na, ed essa deve in te sussistere pur se così profonda­mente nascosta nella tua anima. Se riconoscerai questa più interiore forza della tua anima, potrai aver fede che la conquista delle altezze rientri nelle tue possibilità. Se tu, come per magia, puoi porti davanti all'anima tutto ciò che dell'infanzia è ancora innocente e libero dalle tentazioni della vita, tenendo lontano tutto quel che è accaduto alle anime umane nelle molte incarna­zioni, ottieni un'immagine dell'anima umana quale era all'inizio dell'esistenza terrena, prima che iniziassero le incarnazioni terrene”.
Ma una sola anima è rimasta in tale condizione, e precisamente l'anima del Bambino Gesù descritto nel Vangelo di Luca. Quest'anima era stata trattenuta nella vita spirituale quando le altre anime umane avevano cominciato a passare attraverso le loro incarnazioni sulla Terra. Quest'anima, all'inizio della vita terrena, fu trattenuta e conservata nei più sacri Misteri attra­verso le epoche atlantica e postatlantica, fino al tempo degli avvenimenti di Palestina. Allora essa venne invia­ta entro il corpo predestinato a far nascere uno dei due bambini Gesù: il Bambino descritto nel Vangelo di Luca.
Fu così che la Festa della Natività del Cristo di­venne la Festa della Nascita di Gesù. Se noi compren­diamo rettamente questa Festa, possiamo dire: ciò che noi) crediamo nascere simbolicamente ogni Notte di Natale è l'anima umana nella sua natura originaria, è lo Spirito umano infantile quale era all'inizio dell'evo­luzione terrestre. E se noi lo consideriamo così come era all'inizio del divenire della Terra, ci rammentiamo del fatto che nel tempo di Natale esso è disceso come una rivelazione dalle altezze celesti. E quando il nostro cuore comincia ad essere consapevole di questa realtà, nell'anima ci scaturisce il sentimento di quella pace rassicurante che può portare ai più elevati traguardi, se la nostra è una buona volontà. Possente è in verità il suono che può parlare a noi nella Notte di Natale, se siamo in grado di comprenderlo.
Ma perché la celebrazione della nascita del Cristo fu anticipata di tredici giorni e diventò la celebrazione della nascita di Gesù? Per comprendere questo dobbia­mo penetrare in profondi misteri dell'anima umana. Poiché lo vede con i suoi occhi, l'uomo è certo del fat­to che quanto della natura esteriore i raggi del Sole ri­chiamano magicamente dalle profondità della Terra, schiudendolo in bellezza durante la primavera e l'esta­te, si ritrae in quelle stesse profondità quando la sfera
esteriore del Sole terrestre è del tutto oscura; così com'è certo che quanto si sprigionerà nuovamente l'anno seguente stia per essere preparato nei semi al­l’interno dei recessi della Terra. Poiché lo vede, l'uomo è certo del fatto che il seme di una pianta passa attra­verso un ciclo annuale, e cioè che esso deve discende­re nelle profondità della Terra per poter germogliare ancora sotto l'influsso del calore e della luce del Sole a primavera. Ma, a tutta prima, l'uomo non è consape­vole che anche per l'anima umana possa esservi - anzi sia sempre presente - un ciclo simile. E ciò non gli si rivela fin tanto che egli non sia iniziato ai grandi mi­steri dell'esistenza. Come le forze contenute nel seme di ogni pianta sono collegate con le forze fisiche della Terra, così è per le forze spirituali della Terra collegate alla nostra anima interiore. E proprio come il seme della pianta si immerge nelle profondità della Terra nell'epoca che conosciamo come il periodo di Natale, così fa l'anima dell'uomo che penetra, in quel tempo, nel profondo dominio dello spirito, attingendo forza da questa profondità, cosi come il seme della pianta fa per il suo sbocciare in primavera. Ciò che l'anima spe­rimenta in queste profondità spirituali della Terra è nascosto alla coscienza ordinaria. Ma per colui i cui occhi spirituali vengono aperti, i tredici giorni e le tre­dici notti fra il 24 dicembre ed il 6 gennaio sono un periodo di profonde esperienze spirituali.
Parallelamente all'esperienza del seme della pianta nelle profondità naturali della Terra, si ha veramente un'esperienza spirituale nelle profondità spirituali del­la Terra. Il veggente cui ciò sia possibile (o in virtù di qualche facoltà chiaroveggenti ereditata, o come risul­tato di esercizi spirituali) può sentire come se egli stes­so penetrasse in queste profondità spirituali. Durante questo periodo di tredici giorni e tredici notti, il chia­roveggente può scorgere quello che deve accadere al­l'uomo per il fatto di essere passato attraverso quelle incarnazioni terrene che si sono svolte sotto l'influsso delle forze luciferiche dal principio dell'evoluzione della Terra fino alla nostra epoca. Le sofferenze del kamaloca che l'uomo deve sopportare nel mondo spiri­tuale per il fatto che Lucifero si è posto al suo fianco sin da quando egli cominciò ad incarnarsi sulla Terra, si vedono in modo chiaro nelle grandi, possenti im­maginazioni che possono presentarsi all'anima duran­te i tredici giorni e le tredici notti fra la celebrazione del Natale e quella del 6 gennaio, l'Epifania. Quando il seme della pianta sta trascorrendo il suo più impor­tante periodo nelle profondità sotterranee, è il tempo in cui l'anima umana attraversa le sue più profonde esperienze. L'anima contempla tutto ciò che l'uomo deve sperimentare nei mondi spirituali a causa del fat­to che, sotto l'influsso luciferico, egli si è allontanato dalle Potenze creatrici del mondo. Questa contempla­zione avviene nel modo migliore per l'anima durante questi giorni, e la prepara al tempo stesso a quell'im­maginazione, che noi possiamo chiamare immagina­zione del Cristo, ove scorgiamo che Cristo, vincitore su Lucifero, diviene giudice delle azioni umane com­piute nelle incarnazioni sottoposte all'influsso di Luci­fero. L’anima umana, l'anima del chiaroveggente, vive nel periodo fra la celebrazione della nascita di Gesù e quella dell'Epifania in modo tale che il mistero del Cristo le è rivelato. Durante questi tredici sacri giorni e notti l’anima può quindi riconoscere nel modo più profondo ciò che il Battesimo di Giovanni nel Gior­dano sta a significare.
Ed è singolare come durante i secoli del cristianesimo, ovunque la possibilità della visione spirituale si sviluppava nel giusto senso, fosse a conoscenza dei veggenti anche questa relazione particolare per cui lo sguardo spirituale si approfondisce durante le tredici notti, e cioè nel periodo del solstizio d'inverno. Molte anime chiaroveggenti – iniziati ai misteri dell'età mo­derna o dotati ancora di chiaroveggenza ereditaria – ci insegnarono che nel punto più oscuro del solstizio d’inverno l’anima può avere la visione di tutto ciò che l’uomo deve soffrire a causa del suo allontanamento dallo Spirito-Cristo, e quale rimedio e catarsi è stato possibile attraverso il Mistero posto in essere nel Bat­tesimo di Giovanni nel Giordano, e conseguentemen­te attraverso il Mistero del Golgota, e come la visione durante le tredici notti sia coronata il 6 gennaio dal­l’immaginazione del Cristo. Così è corretto ricordare il 6 gennaio come il giorno della nascita del Cristo, e queste tredici notti come il periodo durante il quale il potere di veggenza dell'anima umana percepisce tutto ciò che l'uomo deve attraversare nelle incarnazioni da Adamo ed Eva fino al Mistero del Golgota.
Durante la mia visita a Cristiania l'anno scorso, è stato molto interessante per me trovare sintetizzato in una magnifica saga, conosciuta come “La leggenda del sogno”, il pensiero che con differenti parole è stato espresso in moltissime conferenze intorno al Mistero del Cristo. Strano a dirsi, essa è venuta alla luce ed è divenuta nota in Norvegia durante gli ultimi dieci o quindici anni, benché la sua origine sia, naturalmente, molto antica.
Essa è la leggenda che in modo meravigliosamen­te bello ci racconta di come Olaf Asteson venga inizia­to — mediante forze naturali — allorché egli cade ad­dormentato la sera di Natale, dorme durante i tredici giorni e le tredici notti fino al 6 gennaio e vive tutte le vicissitudini che l'essere umano deve sperimentare at­traverso le incarnazioni dall'inizio del mondo fino al Mistero del Golgota. Racconta di come, avvicinando­si al 6 di gennaio, Olaf Asteson abbia la visione dell'intervento nell'umanità dello Spirito-Cristo, di cui lo Spirito-Michele è il precursore. Spero che in qualche altra occasione avremo modo di presentare questo poe­ma, affinché possiate riconoscere che la consapevolez­za della visione durante i tredici giorni e le tredici not­ti sopravvive ai giorni nostri, e anzi risulta revivificata. Citeremo qui solo pochi, caratteristici versi. Il poema comincia così:

Ascolta il canto mio!
Ti voglio cantare
di un giovanetto lesto:
egli era Olaf Asteson,
che un tempo dormì così a lungo.
Di lui ti voglio cantare.
S'addormentò la vigilia di Natale.
Un forte sonno subito l'avvolse, e non si poteva svegliare,
prima che al tredicesimo giorno la gente andasse in chiesa.
Egli era Olaf Asteson,
che un tempo dormì così a lungo.
Di lui ti voglio cantare.

E così il poema prosegue e racconta di come, in questo sogno durante i tredici giorni e le tredici notti, Olaf Asteson venga condotto attraverso tutto ciò che l’uomo deve esperire a causa della tentazione luciferica. Una descrizione ci è data del viaggio di Olaf Aste­son attraverso le sfere in cui gli esseri umani vivono le esperienze così spesso descritte in relazione al kamaloca, e di come lo Spirito-Cristo, preceduto da Michele, si inserisca in questa visione del kamaloca.
Così, con la venuta del Cristo in Spirito, diverrà sempre più possibile per gli uomini riconoscere come le forze spirituali intessono e agiscono, e come le Feste non siano state istituite da un arbitrario capriccio, ma dalla saggezza cosmica che opera nella storia quasi sempre senza che gli uomini ne siano coscienti. Que­sta saggezza cosmica ha posto la celebrazione della na­scita di Gesù all'inizio dei tredici giorni. Se da un lato la celebrazione della Pasqua può sempre ricordarci che la contemplazione delle distese spaziali e cosmiche ci aiuterà a trovare in noi stessi la forza di vincere tutto ciò che è basso, l’immagine del Natale ci dice che noi, se comprendiamo il simbolo dell’origine dell’uomo, di questa origine divina dell'uomo, comprendiamo anche il simbolo che ci si fa incontro a Natale nella figura del Bambino Gesù. Questa origine dell'uomo ci ripete di continuo: “Uomo, puoi trovare in te le potenti forze che ti doneranno ciò che, nel vero senso della parola, si può chiamare la pace dell'anima”. La vera pace del­l’anima è presente soltanto quando essa ha un sicuro fondamento, vale a dire quando è una forza che ci ren­de capaci di sapere sempre che in noi vive qualcosa che, se ne abbiamo giustamente cura, può e deve gui­darci alle altezze divine, alle forze Divine.
Le luci dell’albero sono simboli della luce che brilla e riluce nelle nostre anime quando noi comprendia­mo quel che ci annuncia simbolicamente, nella notte di Natale, il Bambino Gesù nella sua innocenza: è l’in­timo essere dell'anima umana stessa, forte, innocente, piena di pace, che ci guida lungo il sentiero della no­stra vita fino alle più alte mete dell'esistenza. Possano queste luci dell'Albero di Natale dirci: “Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all'origine divina del­l’uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che dan­no fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro”.

- Rudolf Steiner -





Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
Opere di Luciano Balduino