Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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domenica 13 maggio 2018

Rudolf Steiner, 1° parte: opere fondamentali







Lo sviluppo dell'antroposofia - Prima fase 1902 -1909

Il contenuto di pensiero dell antroposofia era stato «fondato» negli anni tra il 1902 e il 1909. La maniera come questo avvenne si sviluppò del tutto naturalmente. Ciò che Rudolf Steiner aveva da dare, non era una nuova visione sociale, una dottrina morale o una nuova religione, nel qual caso avrebbe dovuto fare della propaganda o predicare. Egli aveva da trasmettere delle conoscenze, e questo non poteva accadere che attraverso concetti e idee, cioè attraverso una tale comunicazione di fatti che potesse venir compresa dalla sana ragione umana. In questa maniera la libertà interiore dei lettori e degli ascoltatori era pienamente rispettata.

Durante la prima fase di sviluppo dell'antroposofia, Rudolf Steiner operò, quasi esclusivamente, con la parola e con la penna.
Da principio la sua attività di conferenziere si svolse soprattutto a Berlino.
In seguito fu invitato, sempre più frequentemente, a parlare in altre città della Germania ed anche all'estero. Tuttavia non si può dire che la sua cerchia d'azione (considerata esteriormente) si fosse molto estesa.
Tutta l'attività amministrativa poggiava sulle spalle di una sola persona: Marie von Sivers. Di origine baltica, donna di forte personalità, Marie von Sivers divenne la sua più vicina collaboratrice: fondò la Casa Editrice Filosofico-teosofica (che poi si chiamera filosofico-antroposofica) e curò l'edizione di molte opere di Steiner.
È questo il periodo in cui vedono la luce le principali opere steineriane.


1. Il libro «Teosofia»

Il primo libro fu: «Teosofia». In quest'opera, apparsa nel 1904, Steiner compie il primo tentativo di descrivere la natura soprasensibile dell'uomo e i suoi legami col mondo dello spirito. L'autore non vi fa altro appello al lettore se non quello di servirsi della propria cosciente facoltà di percezione e di esercitare il proprio pensiero libero da pregiudizi.
Un esempio particolare della sua maniera di esporre le cose ci viene dato nella seconda parte del libro dove Steiner percorre pazientemente con il lettore, passo per passo, ardui nessi di pensieri e lo porta ad ammettere, almeno come possibile, una grande prospettiva: che lo spirito umano ha bisogno per la sua stessa evoluzione di ripetute vite terrene, e che porta con sé, in ogni incarnazione, i frutti delle vite precedenti.
Innanzitutto Rudolf Steiner espone le idee della «reincarnazione» dello spirito e del «karma» (cioè legge del destino) come possibili a comprendersi, poi accenna all'indagine spirituale che gli ha fornito prove innegabili della loro realtà.


2. «Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori?»

Nell'altro libro: «Come si consegue la conoscenza dei mondi superiori» viene descritto, con la massima precisione ed efficacia, il metodo con cui si possono raggiungere i medesimi risultati da lui conseguiti nel corso della sua vita. Ma quel libro dà molto di più che una simile relazione.
Nelle scuole misteriosofiche dell'antichità, i principi dello sviluppo spirituale venivano comunicati oralmente dal maestro ai discepoli, che erano poco numerosi e scelti con cura. Tale consuetudine fu mantenuta per molto tempo anche dopo l'era antica.
Rudolf Steiner si assunse la responsabilità di rendere finalmente pubblico ciò che era stato così lungamente «occulto».
Si rivolge pertanto a tutti gli uomini.
«In ogni uomo sono latenti quelle facoltà che possono portare alla conoscenza dei mondi superiori». Importante notare che le comunicazioni fatte in questo libro hanno mantenuto il tono di consigli intimi, di suggerimenti personali. Alla fine del libro possiamo leggere: «Si consideri questo libro come un colloquio tra l'autore e il lettore». Il «colloquio» si appella alla libera capacità di discernimento dell'uomo e sostituisce le antiche forme di istruzione orale che tenevano il discepolo subordinato al maestro («Guru»).


3. La «Scienza occulta»

«...Ia mia "Scienza occulta" è, per cosi dire, un compendio di quanto, fino ad allora, aveva trovato espressione nel movimento antroposofico.»
Steiner descriverà cosi, molti anni dopo, come egli avesse riunito in questa vasta opera il contenuto di molti scritti e conferenze. Al fine di prevenire malintesi sia detto espressamente che il titolo del libro non indica una scienza in qualche maniera «occulta» poiché una simile «scienza» non sarebbe più occuIta dopo una sua pubblicazione. Quell'aggettivo fu necessario a Steiner in quanto egli si propose di esporre fatti che, in generale, rimangono «occulti», nascosti, ai sensi ordinari.
Il capitolo più lungo, che e anche quello più importante, rappresenta un tentativo di descrivere l'evoluzione del mondo tale come essa si presenta ad una coscienza che ha superato i limiti dello spazio e del tempo. Alla luce delle ricerche spirituali, Rudolf Steiner chiarisce epoche ed avvenimenti su cui l'astronomia, la geologia, la biologia e la storia ordinaria sono comunemente ridotte ad enunciare delle ipotesi. Steiner non prescinde affatto dai dati raccolti dagli scienziati &endash;che egli profondamente rispetta&endash; né a quei dati si oppone con arbitrarie contraddizioni.
Il suo esclusivo proposito fu quello di approfondire la comprensione della terra e dell'uomo, dimostrando come essi siano stati originati da un cosmo divino spirituale.
Con la «Scienza occulta» il pensiero antroposofico fu esposto ormai nei suoi tratti essenziali.


4. Le conferenze sui Vangeli

Appartengono ancora a questo periodo i cicli di conferenze dedicate ai Vangeli; cicli che occupano un posto centrale nella vasta opera di Rudolf Steiner. Quelle conferenze furono tenute per insistente sollecitazione di numerosi membri della società teosofica tedesca, cui stava molto a cuore il cristianesimo.
In modo convincente Steiner mostra come i Vangeli non volessero esporre una biografia nel senso comune della parola. Egli fece vedere che in essi il Cristo viene descritto come un essere divino, che dopo aver vissuto nel corpo di Gesù di Nazareth, dal battesimo del Giordano fino alla morte sul Golgota, impresse all'evoluzione non solo dell'umanità, ma della terra e del cosmo intero un nuovo grandioso impulso. Da allora una potente forza spirituale-cosmica agisce dalla terra, ed egli, il Risorto, è per sempre unito alla sfera terrestre. («... io sarò con voi tutti i giorni...»). Rudolf Steiner fa inoltre vedere che i Vangeli solo apparentemente espongono le opere del Cristo come fatti che hanno avuto luogo sul piano terrestre; in realtà essi additano eventi che furono naturali e soprannaturali nello stesso tempo. Con questo fu gettata una nuova luce su molti «miracoli» (come, ad esempio, la moltiplicazione dei pani e dei pesci). Per molti che hanno perduto la fede nella Bibbia e negli insegnamenti tradizionali della Chiesa, Steiner, con le sue conferenze sui Vangeli, ha aperto la via verso una nuova esperienza del Cristo. Rudolf Steiner aveva anche sperato di rinnovare il movimento teosofico svegliando quella vera comprensione del cristianesimo mancata sino allora. Ma Annie Besant, presidente dal 1907 della Società e personalità di maggior rilievo del movimento teosofico extra-germanico, non poté afferrare questa concezione più profonda che le veniva proposta.


5. Annie Besant e il cristianesimo

Annie Besant e Rudolf Steiner parlavano due lingue diverse. Ciò nonostante, per qualche tempo, la loro collaborazione non si interruppe e furono superate le non lievi difficoltà che ad essa si opponevano. Annie Besant rispettò l'autonomia della Sezione Tedesca sino al 1912.
In quell'anno divenne manifesto ciò che di tragico era nel caso Besant: ella non poteva affatto comprendere come l'avvento del Cristo rappresenti un «unicum» nella evoluzione del mondo.
In quel periodo sosteneva la sua grande battaglia in favore di Krishnamurti, un giovane indù che la Besant presentava pubblicamente dando ad intendere che egli fosse l'individuo nel cui corpo si sarebbe di nuovo reincarnato il «Maestro del mondo» cioè il Cristo.


6. Le vie si separano

La maniera con cui deformava la Verità e le sue attività determinarono una situazione deplorevole nella Sezione Tedesca il cui comitato direttivo desiderò che si dimettesse dalla carica di presidente. Ma nel gennaio 1913 la Besant chiese che le fosse restituita la «Carta di Fondazione» della Sezione Tedesca. Ebbe luogo così la rottura definitiva tra i due movimenti. Poco tempo dopo, la Sezione Tedesca si ricostituì a Berlino come corpo indipendente, assumendo una denominazione nuova: quella che più propriamente le si addiceva: Società Antroposofica.


7. Fondazione della Società Antroposofica

Numerosi gruppi teosofici aderirono ad essa. Con ciò il movimento spirituale antroposofico entrava già in un secondo stadio.
Silenziosamente, gradualmente, le sue intime forze crescevano e si esplicavano.



Tratto dal libro:
"Rudolf Steiner e l'Antroposofia" di Frans Carlgren, traduzione di Mario Betti
Ed. del Goetheanum, Libera Università di Scienza dello Spirito, Dornach/Svizzera
www.rudolfsteiner.it



Rudolf Steiner 2° parte: l'Arte e lo sviluppo dell'Antroposofia




L'arte - Lo sviluppo dell'antroposofia - Seconda fase 1910 -1916

L'antroposofia non è esclusivamente una somma di idee: essa è una forza vivente che concerne tutto l'essere umano, non soltanto il pensiero. Ma Rudolf Steiner non ha mai voluto intendere questo appello a tutte le forze umane come un'azione suggestiva o che violi, in qualche modo, la libertà del singolo. Esiste una sola forma d'espressione che può parlare direttamente alla vita affettiva dell'uomo senza privarlo del suo libero giudizio: Questa forma è l'arte.
Non appena l'antroposofia ampliò il suo campo d'azione, finora limitato al pensiero, arrivò necessariamente all'attività artistica.


1. L'arte della recitazione e della declamazione

I membri della Società Teosofica si interessavano poco dell'arte, con grande rammarico di Steiner. Marie von Sivers aveva ricevuto a Pietroburgo e a Parigi una notevole preparazione artistica per opera di insigni attori e possedeva una voce ben impostata. Dalla sua collaborazione con Rudolf Steiner sorsero una nuova recitazione e una nuova declamazione di cui dette frequenti esempi durante le riunioni serali della Società. I suoi saggi portarono nel movimento antroposofico l'impulso artistico. Da quei saggi iniziali si giunge per via diretta alle rappresentazioni drammatiche che, a Monaco, si aggiunsero ai corsi di antroposofia.


2. I misteri drammatici

Rudolf Steiner raramente aveva tentato l'arte. Solo nel 1910 cominciò a dar forma artistica a quanto portava con sé da più di trenta anni. Scrisse quindi, e mise in scena nell'estate dello stesso anno a Monaco, il primo dei suoi «Misteri» drammatici: «La porta dell'iniziazione».
Gli attori erano, a parte Marie von Sivers e alcuni altri, dei dilettanti senza esperienza di teatro. Tuttavia le rappresentazioni della «Porta dell'iniziazione» furono un'esperienza indimenticabile. Durante i tre anni seguenti Steiner scrisse e fece rappresentare gli altri tre «Misteri» della tetralogia: «La prova dell'anima», «Il guardiano della soglia», e «Il risveglio delle anime».
I quattro drammi mostrano un gruppo di uomini e le loro spesso impressionanti esperienze con esseri spirituali e con le proprie incarnazioni passate: gli itinerari dolorosi che essi percorrono verso la conoscenza di se stessi, verso la costituzione di una più cosciente comunità e verso una più consapevole azione al servizio di tutta l'umanità.
I misteri drammatici vengono annualmente rappresentati al teatro del Goetheanum di Dornach (Svizzera).


3. Progetti di costruzione a Monaco

Ben presto si presentò la necessità di avere a disposizione un proprio edificio, con un grande teatro e con altri locali, non solo per potervi adeguatamente rappresentare i quattro drammi, bensì anche per lo svolgimento di altre attività artistiche e scientifiche. Si cercò un terreno a Monaco, ma il tentativo fallì.


4. 1913 - Il terreno di Dornach
Il Goetheanum



5. Il progetto di Rudolf Steiner

Allora, da parte privata, fu offerto a Steiner un terreno a Dornach, presso Basilea. Steiner si recò in quel luogo nel 1913 e accettò.
Con questo la Svizzera, I'unica nazione dell'Europa Centrale che verrà risparmiata da due guerre, divenne il centro del movimento antroposofico.
La responsabilità dell'intero progetto gravava su Rudolf Steiner. Egli vide con chiarezza che persino nei più minuti particolari della sua forma esteriore l'edificio da erigere avrebbe dovuto corrispondere in pieno alle speciali attività che il movimento antroposofico si proponeva di effettuare.
Steiner faceva spesso l'esempio del guscio di noce, il quale si adatta esattamente al frutto che contiene.
Le attività artistiche e scientifiche del movimento miravano ad un completo rinnovamento della cultura. Del pari la forma dell'edificio doveva parlare un nuovo linguaggio.
L'attività antroposofica è caratterizzata da una polarità, da una continua relazione tra il soprasensibile e il sensibile, tra spirito che dona e spirito che riceve, tra oratore e pubblico. Questa dualità «espressa in sentimento artistico, si materializza nella doppia cupola» (Rudolf Steiner). Al di sopra della scena doveva inarcarsi la piccola, sulla sala degli spettatori la grande. Il podio dell'oratore avrebbe dovuto trovarsi tra le due cupole.
Rudolf Steiner non eseguì solamente il disegno di tali forme, ma ne modellò l'abbozzo.
Passati all'esecuzione sorse un problema tecnico molto delicato e dei più insoliti. Si trattava di determinare la linea lungo la quale le due gigantesche cupole avrebbero dovuto intersecarsi. Dopo lunghi scambi di vedute con gli architetti incaricati del lavoro, Steiner stesso contribuì decisamente alla risoluzione del problema. Questo suo lavoro portò un architetto americano all'affermazione: «chi ha risolto questo problema e un genio matematico di primo ordine» (dalla prefazione di Marie Steiner von Sivers all'opera: «Verso un nuovo stile architettonico»).

6. Rudolf Steiner si trasferisce a Dornach

La posa della prima pietra ebbe luogo nel settembre 1913. Durante la primavera seguente Steiner prese dimora a Dornach per dirigere personalmente i lavori. La copertura del tetto fu festeggiata nell'aprile del 1914.
La sala avrebbe dovuto contenere mille spettatori; il volume globale dell'edificio era di 66.000 m3. Le spese di costruzione furono di sette milioni di franchi svizzeri e furono interamente coperte da donazioni.
Sopra due filari di colonne correva un architrave in legno scolpito. La ragione per cui colonne, zoccoli, capitelli, architravi, gli archi delle finestre ed una gran parte dei muri esterni ed interni fossero, come le porte, in legno era che lo scopo stesso dell'edificio esigeva forme piene di vita. A questo fine fu necessario un enorme lavoro collettivo.
Personalità delle più diverse professioni e di ogni classe sociale lasciarono con enorme sacrificio economico i loro paesi e le loro attività per venire a maneggiare mazzuolo e scalpello a Dornach.
Durante la prima guerra mondiale, mentre nella vicinissima Alsazia il cannone tuonava notte e giorno, poterono lavorarvi in pace uomini appartenenti a 17 nazioni.


7. Forma degli zoccoli, dei capitelli e dell'architrave e gli affreschi delle cupole

Nell'interno del palcoscenico e della sala, lungo i due lati nord e sud, si innalzavano rispettivamente sei e sette imponenti colonne di legno, i cui zoccoli e capitelli presentavano una significativa progressione di forme generate l'una dall'altra. Rudolf Steiner aveva già ideato l'evoluzione di quei motivi nel 1907, cioè molto tempo prima che fosse stato dato inizio alla costruzione. Allorché li fece eseguire a Dornach (dove di sua propria mano cercò come meglio poter utilizzare lo scalpello) ne risultò una serie, che per la loro successione ricordava il principio della metamorfosi goethiana. Non che Steiner avesse proprio l'intenzione di «dimostrare» la giustezza delle concezioni di Goethe, ma volle tradurre nel dominio dell'archittetura la visione che Goethe aveva avuto del mondo della natura: un ordine retto da una legge secondo la quale le forme viventi si evolvono procedendo le une dalle altre.
Tutto quanto aveva preparato l'antroposofia, come la forma della sua sede, legittimava il nome che Steiner diede alla costruzione, quando già si trovava in stadio avanzato: «Goetheanum».
Le superfici interne delle cupole, sorrette dalle colonne e dall'architrave, erano dipinte con luminosi colori vegetali, secondo una particolare tecnica, anch'essa indicata da Steiner e da lui stesso praticata negli affreschi della cupola minore. Quelle pitture (insieme con le quattro finestre tripartite, aperte sia nella parete nord, sia in quella sud, che presentavano una gradazione di colori dal verde, all'azzurro, al viola sino al rosa) offrivano un singolare e meraviglioso accordo.
Rudolf Steiner non si considerava pittore, ma gli stava molto a cuore di mostrare come una coscienza profonda delle forze formatrici dei colori potesse essere una vera e propria sorgente d'ispirazione per i pittori.
Le vetrate, trattate con una tecnica di incisione usata per la prima volta, contenevano rappresentazioni figurative.


8. L'euritmia


Lo sviluppo del Goetheanum fu intimamente collegato con la nascita dell'euritmia. Steiner stesso dirà che, senza il Goetheanum, l'euritmia non avrebbe probabilmente raggiunto la sua piena formazione.
L'euritmia non è una danza né una pantomima: e una nuova arte che vuole esprimere in movimenti precisi delle qualità sonore e verbali. Quando l'uomo parla o canta, egli forma l'aria che lo circonda; alla base di ogni suono, sia parlato che musicale, vi sono dei gesti e dei movimenti invisibili. Questa è la fonte dell'arte euritmica: tutto quanto nel linguaggio e nel suono è movimento nascosto. Essa è, quindi, «linguaggio e canto visibili».


9. Una nuova arte teatrale

L'arte della parola e l'arte drammatica, il lavoro già compiuto per la rappresentazione dei «Misteri» drammatici e l'euritmia, offrirono la possibilità di sviluppare nel Goetheanum una nuova arte teatrale. Dal 1915 Rudolf Steiner e Marie von Sivers (dal 1914 sua moglie) cominciarono a mettere ogni anno in scena qualche episodio del «Faust». Durante le prove, Steiner stesso interpretava le parti più diverse con una maestria straordinaria. Nel 1924, avvalendosi della ormai ricchissima esperienza acquisita, coronò i suoi sforzi in questo campo svolgendo un corso per attori di professione su: «L'arte della parola e l'arte drammatica».

10. Il gruppo scultoreo

Nel primo Goetheanum doveva occupare un posto centrale una scultura in legno, che Steiner creò, dando con essa uno dei suoi più importanti impulsi artistici. Si tratta di un gruppo che rappresenta le tre forze cosmiche operanti nell'universo e nell'essere umano: forze di cui Rudolf Steiner ha spesso efficacemente parlato nei suoi libri e nelle sue conferenze. Questa volta voleva farlo con lo scalpello, e scolpì lui stesso quel gruppo servendosi dell'aiuto di una scultrice inglese: Edith Marvon, artista di talento.
«Lucifero» è la forza che cerca di trasformare l'uomo in una creatura fatta solo di sentimento ardente e di egoismo.
«Arimane» al contrario, e quella forza che tende a fare dell'uomo un essere dall'intelligenza fredda, animicamente pietrificato. Queste due forze non agiscono soltanto nella sfera spirituale-animica, ma estendono la loro azione anche sulla materia: La prima «Lucifero» agisce dissolvendo, la seconda «Arimane» provoca l'indurimento.
Tra questi due estremi è necessaria una forza armonizzatrice. Questa forza è impersonata dalla figura centrale del gruppo come il rappresentante dell'umanità: il Cristo, incarnazione dell'amore.


Davanti al «Gruppo» avrebbero dovuto svolgersi alcune delle rappresentazioni teatrali.
Quando l'edificio fu distrutto dalle fiamme questo complesso scultoreo non era stato ancora terminato e si trovava nello studio dello Steiner. Oggi è possibile ammirarlo in un'apposita sala del secondo Goetheanum.
Il Goetheanum non è, e non e mai stato come alcuni credono; un «tempio»; poiché l'antroposofia comprende la scienza, I'arte e la religione.
In un'epoca come la nostra, dove questi tre domini della vita sempre più tendono ad allontanarsi l'uno dall'altro, Rudolf Steiner ha voluto mostrare che esiste una via per unirli di nuovo. Il Goetheanum era stato concepito come un tentativo di tale sintesi della cultura. Serviva direttamente le arti e la scienza, e, indirettamente, secondo la maniera come queste venivano praticate, anche la religione. Se si vuole usare un nome più significativo per l'edificio del Goetheanum, lo possiamo chiamare, come Rudolf Steiner stesso lo definì «La Casa della Parola», «La Casa del Verbo».
Poiché non soltanto le conferenze a carattere scientifico, I'arte drammatica, I'arte della parola e della musica, ma anche l'euritmia, i capitelli e l'architrave, le pitture delle cupole, il «Gruppo plastico e le forme dell'edificio come tali possedevano qualità sonore e verbali, destinate tutte ad accordarsi, nel vero senso della parola. Durante i pochi anni di vita del Goetheanum molti artisti e oratori sperimentarono come un gesto troppo affrettato, una espressione non adatta, potessero essere causa di una «stonatura» nella sinfonia delle forme.


11. Nuovi impulsi artistici

Gli impulsi artistici che sorsero durante il lavoro presso il primo Goetheanum, si mostrarono, nel corso dei decenni, straordinariamente fecondi.
Una ricca vita artistica è sorta in diversi centri di lavoro antroposofici. Soprattutto al Goetheanum dove si svolge un'intensa attività didattica (vi sono scuole di pittura, di scultura, di euritmia e di arte drammatica).
Le indicazioni date da Steiner in materia di architettura furono vastamente applicate anche per una serie di abitazioni nei pressi del Goetheanum.
Architetti ispirati dall'antroposofia, assimilato lo stile steineriano, lo hanno esteso alle loro costruzioni anche fuori di Dornach.
Sia ora menzionato un altro ramo artistico che da Rudolf Steiner ha ricevuto dei nuovissimi suggerimenti: quello dell'oreficeria, che viene praticata nella scuola di oreficeria e gioielleria presso il Goetheanum.



Oltre le molteplici attività artistiche, I'azione di Steiner si estese per tutta l'Europa. I suoi viaggi all'estero divennero sempre più frequenti e le sue conferenze ebbero sempre più vasta risonanza.
In Germania continuò ad operare durante quasi tutto il periodo della prima guerra mondiale. Scrisse nuovi libri.

12. «Enigmi dell'anima» 
I tre sistemi 'autonomi'

Nel 1917, in un articolo degli «Enigmi dell'anima» rese pubblica una delle sue più notevoli scoperte. Dopo trent'anni di ricerche silenziose giunse alla conclusione che, nel campo della psicologia e della filosofia, è erroneo ammettere che certe funzioni psichiche siano connesse con dei processi nervosi. Secondo lui, dal sistema nervoso dipende soltanto la «rappresentazione». Come il «sentimento» dai fenomeni ritmici della respirazione e della circolazione del sangue, e la «volontà» dai processi metabolici. (I nervi «motori» servono non alla trasmissione, ma solo alla percezione degli impulsi della volontà).
Funzioni nervose, respirazione e circolazione, metabolismo, per quanto stretta mente legati, sono pure singolarmente indipendenti. La concezione di questi tre sistemi organici autonomi sarà di grande aiuto a Steiner, quando si occuperà dell'organismo sociale.



Tratto dal libro:
"Rudolf Steiner e l'Antroposofia" di Frans Carlgren, traduzione di Mario Betti
Ed. del Goetheanum, Libera Università di Scienza dello Spirito, Dornach/Svizzera



lunedì 16 novembre 2015

R.Steiner - Democrazia, concetti ed illusione...




"Tutti avranno certo sentito quel che certa gente va strombazzando nel mondo, cioè che la democrazia deve diffondersi in tutto il mondo civile, e che la democratizzazione dell’umanità porterà la salvezza; che occorre insomma sfasciare tutto affinché la democrazia si diffonda nel mondo. 

Se la gente continua a vivere con i concetti che ha, gli unici che si permette di avere, movendo cioè dal solo concetto di democrazia, ne ha appunto qualcosa di paragonabile a quel concetto di uomo che spesso ricordo: un essere con due gambe e senza piume, vale a dire un gallo spennato. Quanto poco si conosce dell’uomo mostrando un gallo spennato, altrettanto poco si sa della democrazia limitandosi a glorificarla. Si prendono cioè i concetti per delle realtà. Così è allora possibile che l’illusione si metta al posto della realtà quando si tratta della vita umana, quando si assopiscono gli uomini con i soli concetti. Essi credono allora che i loro sforzi tendano a far sì che ognuno possa manifestare la sua volontà nell'ambito delle diverse strutture democratiche, e non notano che quelle strutture sono tali che sempre un paio di persone ne tirano le fila, mentre gli altri vengono guidati. Poiché però viene sempre ripetuto che si è nella democrazia, non ci si accorge di essere guidati dai pochi che guidano. Tanto meglio i pochi possono guidare, quando tutti gli altri credono di esser loro a guidare e non di essere guidati. Con concetti astratti si può benissimo addormentare la gente e far credere il contrario della realtà. Così però possono operare appunto al meglio le potenze più oscure. Se qualcuno poi si desta, non viene ascoltato. 

E’ interessante come nel 1910 sia stata scritta una delle più belle frasi, e cioè che il grande capitalismo è riuscito a fare della democrazia lo strumento più meraviglioso, efficace e duttile per lo sfruttamento della collettività. Di solito ci s’immagina che i finanzieri siano nemici della democrazia, scrive l’autore di cui parlo, ma è un errore fondamentale. Ne sono anzi la guide e i coscienti sostenitori, perché la democrazia costituisce un paravento dietro il quale essi nascondono i loro metodi di sfruttamento; in essa trovano il miglior mezzo di difesa da eventuali insurrezioni popolari.

Ecco, uno che si era destato vedeva che il punto non è declamare la democrazia, ma scoprire la realtà; nulla dare in slogan, ma vedere com'è la realtà. Oggi sarebbe tanto più necessario, perché allora si vedrebbe come da pochi centri siano in effetti guidati gli avvenimenti che dominano l’umanità in modo tanto spaventoso e sanguinoso. Non vi si arriverà se si continua a vivere nell'illusione..."


R. Steiner, conferenza a Dornach del 28/10/1917, O.O. 177





venerdì 13 novembre 2015

Conte di Saint Germain - Io Sono, Vita Impersonale, 1930




"Io sono. 
A te che leggi, io parlo. 
A te, che per lunghi anni, vagando innanzi e indietro, hai con ardore cercato nei libri, negli insegnamenti, nelle filosofie, nelle religioni, non sai neppure tu che cosa: la verità, la felicità, la libertà, Dio.
A te, Anima stanca e scoraggiata, quasi senza speranza, che molte volte hai afferrato un barlume della verità cercata, solo per riconoscere che essa si dileguava come il miraggio nel deserto.
A te che credesti d'averla trovata in qualche grande istruttore, capo riconosciuto di una Religione, Fraternità o Società, e che ti pareva un «maestro» - tanto meravigliose erano la sua sapienza e le opere sue - solo per risvegliarti più tardi alla scoperta che quel maestro era soltanto una persona umana, con difetti, debolezze e colpe segrete, pur avendo potuto essere tramite di splendidi insegnamenti apparsi a te come la più alta verità.
A te, di nuovo stanco e affamato, senza guida; a te io sono venuto.
E sono venuto anche a te, che hai cominciato a sentire la presenza della Verità nella tua anima e cerchi la conferma di ciò che lotta vagamente dentro di te, per esprimersi.
Sì, a quanti hanno fame del vero «pane di vita» io sono venuto.
Sei tu pronto a ricevere il mio cibo? 
Se lo sei, fai attenzione. 
Siedi. 
Calma la tua mente umana e segui strettamente la mia parola qui pronunciata. 
Oppure forse ti allontani, deluso ancora una volta, con nel cuore il morso della fame insaziata?
Io! 
Chi sono io, che sembro parlare con sì conscio potere e autorità?
Ascolta. 
lo sono tu; quella parte di te che è e sa, che sa tutte le cose, che sempre seppe e sempre fu. 
Io sono tu, il tuo Sé; quella parte di te che dice Io sono ed è Io sono. 
Io sono quella parte più alta di te stesso, che vibra entro di te mentre leggi; che risponde a questa mia parola, che ne percepisce la verità, che riconosce per sua natura tutta la verità e scarta ogni errore dovunque lo trovi. 
Ciò io sono: non quella parte di te che sino a oggi s'è nutrita dell'errore.
Poiché io sono il tuo vero Istruttore, il solo che tu conoscerai sempre, il solo Maestro; io, il tuo Sé divino."


- Conte di Saint Germain -



Immagini:
Liane Collot d'Herbois

giovedì 31 luglio 2014

C. Rosenkreuz e il Cristo




Christian Rosenkreuz, la ROSACROCE
e il ritorno del CRISTO





"L'origine della corrente di energia rosicruciana la si trova nel XIII secolo. Questa corrente spirituale ebbe principio a mezzo di riunione di un insieme di elevate individualità umane. In un luogo di cui oggi ancora non è permesso di fare menzione, essi si ritrovarono insieme
12 uomini, i quali riunirono tutta la sapienza spirituale del loro tempo. Sette erano compenetrate, ciascuna, da una delle sette correnti di antica saggezza emanata dai sette indiani RISHIS. Le altre cinque avevano investigato in modo particolare tutta la saggezza delle cinque susseguenti epoche di civiltà (l’indiana, la persiana, l’egizia-caldea-babilinese, la greco-latina e quindi la nostra). La loro meta era quella di riunire le diverse forme e le diverse credenze in una sola, vasta religione riassuntiva: avevano perciò l'intenzione di creare una vera sintesi di tutte le religioni, non con la sola teoria, ma bensì con una vera pratica e con l’educazione spirituale.
Vi fu un 13° individuo di questo circolo, fu un uomo eminentemente singolare.
Questo I3°, non era un uomo dotato di sapienza spirituale e neppure particolarmente intellettuale, ma era un’individualità che aveva vissuto, al tempo del mistero del Golgota, una vita di intensa devozione e adorazione, così che era divenuto un individuo eminentemente pio, profondamente animato di misticismo. Dotato di forti qualità morali interiori.
Questo 13° era stato, sin dalla prima adolescenza, allevato e curato esclusivamente dai 12 saggi e tenuto in disparte dalla vita comune. Ognuno lo ammaestrava secondo il grado di ricettività che egli andava a mano a mano conseguendo col suo sviluppo. È da notare come fatto importantissimo che in questo individuo le forze fisiche esteriori erano molto deboli: era un bambino gracile e delicatissimo. L'istruzione del ragazzo durò un tempo determinato, e intanto le sue forze fisiche andavano sempre più diminuendo, mentre le intime forze spirituali si accrescevano considerevolmente.
Il distacco dal fisico, di questo 13°, aumentò di giorno in giorno, fino al punto che egli si rifiutò di prendere cibo fisico; ed in conseguenza si ammalò gravemente. Avvenne un fatto misterioso: in pochi giorni il corpo di questo 13° divenne come trasparente: egli restò come morto, ossia privo di spirito. Il corpo trasparente, fu di nuovo tutto pervaso da quest’anima trasformata, ed allora non fu più somigliante a nessuna cosa esistente.
Da ciò che nello stato attuale il 13°, può ora comunicare ai suoi 12 educatori, questi apprendono che nel frattempo egli ha avuto la grande visione a cui ebbe accesso Paolo in Damasco. Egli, il 13°, pronuncia ora, in poche parole, ciò che dai 12 aveva appreso, ma in una forma del tutto nuova, come se ciò gli fosse stato, nel contempo, rivelato dal Cristo stesso. E proprio ciò che questo 13° rivelò allora, essi chiamarono il vero cristianesimo, e fu per loro la vera sintesi di tutte le religioni. Distinsero cosi questo vero cristianesimo, - che può davvero essere assunto da tutte le altre religioni - dall’altro cosiddetto cristianesimo che è singola religione.
Il 13° di cui abbiamo parlato, morì pertanto in età molto giovane. Dopo la sua morte i 12 a lui sopravvissuti, si limitarono solo ad annotare ciò che egli aveva loro rivelato. Ma tale rivelazione non poteva essere fissata in modo immediato e sicuro per mezzo del linguaggio comune, ed ecco perché venne trasformato in simboli
L'individualità del 13° fu reincarnata assai presto, e cioè alla metà del XIV secolo, ed in questa nuova incarnazione egli superò i cento anni di vita, Ma questa volta non venne allevato segregato dal mondo esteriore. L’opera sua principale fu l'educazione dei seguaci e discepoli dei Dodici. Durante quel tempo, nessuno imparò a conoscerlo, eccettuati i suoi compagni intimi; e ciò non perché fosse impossibile, o perché egli vivesse appartato, ma soltanto perché gli altri non lo riconoscevano per quello che lui era veramente.
Verso il suo 28° anno, un singolare ideale sorse in lui, e per questo egli si sentì spinto ad abbandonare la sua cerchia in Europa ed a mettersi in viaggio. La sua prima tappa fu a Damasco, ove egli ebbe improvvisamente la ripetizione della visione di Paolo, e ciò fu un totale risultato della sua vita precedente, Come poté avvenire tutto ciò? Per la sua straordinaria esistenza durante il XIII secolo, per le profonde esperienze umane e spirituali che in essa si attuarono e per la sua stessa singolarissima infermità fisica, TUTTE LE FORZE ATTIVE DEL SUO CORPO ETERICO RESTARONO INTATTE E RIUNITE. Vale a dire che contrariamente alla evoluzione normale, dopo la sua morte fisica avvenuta nel XIII secolo, nulla si dissolse del suo corpo eterico, ma questo si conservò intatto. Un siffatto corpo eterico, perfettamente conservato, irradiò, nella susseguente incarnazione, il corpo eterico appartenente alI'individualità del XIV secolo. Ed appunto per questo fatto era in essa l'impulso naturale a rivivere la visione di Paolo
Ebbene, l'individualità della quale stiamo parlando, vissuta nel XIV secolo, è proprio quella di CHRISTIAN ROSENKREUZ. Venne infatti chiamata con un tal nome, da coloro i quali possedevano la vera conoscenza dei fatti spirituali. I seguaci e discepoli dei 12 più sopra menzionati, che già poterono credere al tredicesimo, sono i veri rosicruciani.
Egli aveva assunto in se tutta quella vasta saggezza gli riuscì di accoglierla nuovamente nel breve spazio di sette anni.
Appena tornato da un viaggio, C. Rosenkreuz raccolse dunque intorno a sé i più eminenti fra i discepoli dei dodici, e li tenne come compagni e fratelli della Rosacroce. Da questo momento si può dire abbia inizio il vero e proprio lavoro della Rosacroce.
Questo corpo eterico divenne intanto così potente, che non solo agiva su C. Rosenkreuz stesso, ma anche sull'anima di tutti coloro che si dedicavano con serietà a quest'opera di verità. C. Rosenkreuz, fu da allora, sempre sulla terra, in un corpo fisico, mentre il corpo eterico andò continuamente aumentando di forza. Ogni qualsiasi rivelazione assunta nel lavoro teosofico, può essere veramente raggiunta, solo sotto la diretta illuminazione del corpo eterico di C. Rosenkreutz.
Anche nel XVIII secolo C. Rosenkreuz fu incarnato, come possente personalità, e questa fu il Conte di Saint Germain.
Dopo un breve intervallo, anche oggi C. Rosenkreutz è incarnato sulla terra. Dalle irradiazioni del suo corpo eterico ebbero origine i primi appunti della H. P. Blavatzky.
Christian Rosenkreuz manifestò al mondo che a partire dal 1940 sempre più uomini avrebbero avuto la possibiltà di un incontro individuale con l'essere del Cristo. Sarà possibile incontrare personalmente il Cristo in un corpo eterico, tramite la figura di un angelo di nome Widar."




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Rielaborazione del testo
"MISTERO E PERSONALITÀ di CHRISTIAN ROSENKREUZ"
di R. Steiner, a cura di Tiziano Bellucci



domenica 13 aprile 2014

Incontri karmici sulla via della vita...




- L'Incontro Karmico -






    «Il re Milinda incontrò il saggio Nāgasena a Sāgala, l’incomparabile città, come il Gange incontra il mare». Queste parole poste come prologo delle “Domande del re Milinda” – un testo buddhista che non fa parte del canone, eppure è un’opera di grande autorevolezza filosofica – dipingono con poche ma efficaci pennellate tutta l’inevitabilità dell’evento karmico, il suo improcrastinabile compimento, voluto e predisposto dall’anima da tempo immemorabile. Come il fiume sfocia necessariamente nel mare, così il re Milinda deve per forza di cose incontrarsi con Nāgasena. Perché se, da un lato, una terra arida chiede l’acqua, dall’altro c’è una sorgente pronta a traboccare, allagando il suolo circostante. L’incontro karmico è preordinato e dettagliatamente previsto in tutte le sue parti: uno chiede perché l’altro è già pronto a donare; viceversa l’altro dona perché il primo è già pronto a ricevere. 

Nella biografia di ciascuno di noi ci sono alcuni incontri karmici importanti che hanno lo scopo di conformare i nostri corpi (fisico, eterico, astrale, Io): 
1) l’incontro con i genitori che ci hanno dato la vita biologica, in seguito alla nostra scelta prenatale; 
2) l’incontro con il Maestro umano, che plasma le nostre inclinazioni, frutto dei temperamenti (collerico, sanguinico, flemmatico, melanconico); 
3) l’incontro con il compagno o la compagna con cui possiamo riformare la sintonia della vita astrale dell’originario Androgine (che in sé era maschile e femminile; 
4) infine – dietro impulso del punto 3 – l’incontro con il Maestro spirituale o Amico spirituale, che ci aiuta a incarnare l’Io Superiore e a traghettarlo – con il sostegno del nostro Angelo custode – verso il Sé spirituale.

Parsifal è l’eroe moderno che vive distintamente questi quattro incontri: il primo con la madre Herzeloyde, il secondo con il Maestro d’armi Gurnemanz, il terzo con la sua sposa Condwiramurs, il quarto con l’eremita Trevrizent, che farà di lui il vittorioso custode del Graal. 



GABRIELE BURRINI






Credits to:
- La Scienza dello Spirito -




giovedì 26 settembre 2013

San Francesco...



Rudolf Steiner:
San Francesco d'Assisi




    Per caratterizzare le forze morali personali che si concentrarono nella individualità di Francesco d'Assisi cerchiamo di delineare la cosa davanti all'anima come essa si presenta al­l'occultista, anche a costo di venir tacciati di pazzia o di superstizione. E' bene prendere sul serio questi fatti, perché essi agirono altrettanto sul serio in quel periodo di transi­zione.

È noto che Francesco d'Assisi era figlio del mercante Pie­tro Bernardone e di sua moglie Pica. Il padre faceva molti viaggi in Francia per affari ed era un uomo cui le apparenze esteriori stavano molto a cuore. La madre era donna di pie virtù, di fine sensibilità di cuore, devota e religiosa. Le leg­gende che circondano la nascita e la vita di Francesco d'Assi­si corrispondono realmente a fatti occulti. Spesso nella storia fatti occulti realmente avvenuti vengono adombrati con im­magini e leggende. Così è assolutamente vero che un certo numero di persone, prima che Francesco d'Assisi nascesse, vennero a sapere per mezzo di visioni o rivelazioni che do­veva nascere un'importante personalità, fra esse S. Ildegarda*. Insisto su questi fatti storici, controllati attraverso l'indagine della Cronaca dell'Akasha. A S. Ildegarda Apparve in sogno una donna col volto laceratole grondante sangue che le disse: «Qui,,sulla terra gli uccelli hanno il loro nido, le volpi.. le loro tane, io però non ho nulla, neanche un bastone su cui appog­giarmi». Quando Ildegarda si svegliò da questo sogno, ebbe coscienza che questo essere rappresentava la vera immagine del cristianesimo. Così sognarono molte altre persone e, si convinsero che l'apparato esteriore della Chiesa non era l'in­volucro adatto a contenere il vero cristianesimo.

Così avvenne realmente che, mentre Pietro Bernardone si trovava in Francia per affari, un pellegrino entrò in casa da Pica, la madre di Francesco d'Assisi, e le disse: «Il figliolo che tu aspetti non potrà venire al mondo in questa casa dove abbonda il superfluo. Per seguire il suo maestro egli dovrà nascere sulla paglia e perciò tu dovrai partorirlo nella stal­la!». Non è leggenda, ma pura verità, quell'invito rivolto alla madre di Francesco d'Assisi. Per cui, mentre il padre era as­sente, la nascita del bambino potè effettuarsi così sulla paglia e nella stalla.

Anche quanto segue corrisponde a verità: qualche tempo dopo la nascita del bambino, nel luogo dove era nato, si vide un uomo strano, mai visto prima d'allora e mai più dopo, che percorreva le strade annunciando: «In questa città è nato un uomo importante!» — Altra gente che viveva ancora in uno stato di coscienza chiaroveggente udì un suono di campane nell'ora della nascita di Francesco d'Assisi.

Molti avvenimenti simili potrebbero ancora venir enume­rati, ma a noi bastano questi per dimostrare come sulla com­parsa di una singola personalità si sia concentrato allora tut­to il mondo spirituale. Aggiungendo ancora un altro episodio, tutto questo apparirà sempre più interessante. La madre aveva pensato che il bambino dovesse chiamarsi Giovanni, e così fu chiamato. Solo quando il padre tornò dalla Francia, poiché in Francia aveva fatto buoni affari, volle, a sua idea, che a suo figlio fosse imposto il nome di Francesco. Ma origi­nariamente il bambino si chiamava Giovanni.

Ci basti rilevare pochi fatti dalla vita di questa singolare personalità. Che cosa ci si rivela dell'uomo Francesco d'Assi­si, osservandolo da ragazzo? Ci sì rivela che egli si comporta come un discendente dell'antica cavalleria germanica, e ciò non deve meravigliarci date le molte mescolanze di popoli seguite alle invasioni dal nord: coraggioso, battagliero, per­vaso dall'ideale di acquistarsi fama ed onori con le armi. Questa era anche la dote principale che Francesco d'Assisi ereditò come una caratteristica di razza. Si può dire che, in lui, le proprietà che nell'antico germanesimo si presentavano sotto l'aspetto interiore di doti del cuore e dell'anima, appaio­no piuttosto esteriorizzate. Così egli non divenne altro che un dissipatore. Profondeva a piene mani le ricchezze del padre, mercante molto agiato. Dovunque andasse prodigava le ric­chezze e i frutti del lavoro paterno. Era sempre pronto a distribuire doni ai suoi compagni di gioco. Nessuna meraviglia perciò che egli venisse sempre eletto condottiero dai suoi gio­vani compagni durante gli infantili giochi guerreschi e che tutti lo considerassero veramente un ragazzo-guerriero. Come tale era conosciuto in tutta la città. Tra i giovani di Assisi e di Perugia c'erano spesso dei combattimenti; durante uno di questi Francesco venne catturato e trattenuto prigioniero con i suoi giovani compagni. Non soltanto sopportò cavalieresca­mente la prigionia, ma incitò anche gli altri ad imitarlo, fin­ché dopo un anno tutti furono liberati e poterono tornare alle loro dimore. E quando, essendo in servizio di cavalleria, si trovò nella necessità di prender parte ad una spedizione con­tro Napoli; il giovane Francesco ebbe in sogno una visione. Vide in un gran palazzo molti scudi e molte armi; e vide una parte dell'edificio dove erano sparsi frammenti di armi. Egli ne trasse la conseguenza che ciò fosse un incitamento a di­ventare un guerriero e si decise a partecipare alla guerra contro Napoli. Ma già per via, e ancor più dopo che si era unito alla spedizione, ebbe varie visioni e rivelazioni interiori; sentì una voce che gli diceva: «Non andare oltre, hai interpretato male la visione del sogno che era per te della massima importanza. Torna ad Assisi e ti verrà rivelato come lo devi giustamente interpretare». Egli obbedì a queste parole, tornò ad Assisi, e lì ebbe un colloquio spirituale con un essere che gli disse: «Non devi servire esteriormente la tua vocazione di cavaliere. Tu sei destinato a trasformare tutte le tue forze in forze dell'anima, da foggiare come armi che dovrai usare animicamente. Tutte le armi che vedesti nel palazzo significano per te le armi ani-miche e spirituali della pietà, della compassione e dell'amore. Tutti gli scudi significano la forza della ragione e del discer­nimento per conservarti forte nei patimenti di una vita dedi­cata alla pietà, alla compassione, all'amore»
Seguì una breve ma abbastanza pericolosa malattia, dalla quale tuttavia guarì. Indi visse per diversi giorni in una visione retrospettiva che si estese su tutta la sua vita passata. Il prode cavaliere che nei suoi sogni più audaci aveva tanto agognato di poter di­ventare un eroe guerriero, si era temprato a nuovo in un uomo che andava alla ricerca degli impulsi morali della com­passione, della pietà e dell'amore, fino all'estremo. Tutte le forze che voleva prima usare a servizio del piano fisico si erano trasformate in impulsi morali della vita interiore. Non è senza significato che noi osserviamo proprio un grande impulso morale, poiché non ogni singolo può sempre elevarsi alle più alte vette degli impulsi morali, e imparare si può proprio soltanto da coloro nei quali gli impulsi si esprimono radicalmente e nei quali noi li vediamo agire nella loro più grande potenza. Appunto quando dirigiamo la nostra attenzione alle grandi cose fondamentali, per osservare le pic­cole alla luce che da quelle risplende, possiamo arrivare a un giusto punto di vista sugli impulsi morali della vita. Che cosa avvenne dunque nel caso di Francesco d'Assisi? Non è necessario descrivere le lotte che egli ebbe con suo padre, quando egli passò a un tutt'altro genere di prodigalità. Il padre poteva comprendere ancora la precedente prodiga­lità del figlio che dava notorietà e lustro alla casa paterna, ma non poteva capire che il figlio, dopo la sua trasformazio­ne, gettasse via i suoi vestiti migliori, e anche l'indispensa­bile, per dare tutto ai bisognosi. Egli non potè capire la tra­sformazione che aveva portato suo figlio a dirsi : «E' incre­dibile come si faccia poca attenzione a coloro attraverso i quali gli impulsi cristiani hanno raggiunto risultati così gran­diosi in occidente», e che lo spinse, in conseguenza, a fare un pellegrinaggio a Roma per deporre una grossa somma di denaro sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Queste cose il padre non poteva capirle. Non occorre descrivere le lotte che ne seguirono. Basta osservare che in queste lotte, per Francesco d'Assisi, si erano concentrati tutti gli impulsi morali. Questi avevano trasformato il coraggio e il valore in facoltà interiori dell'anima; e queste si erano così sviluppate da provocare in lui uno straordinario rafforzamento nelle meditazioni, sino ad apparirgli in forma di croce col Croci­fisso. In questi stati egli provò un interiore personale rap­porto con la croce e col Cristo, e da ciò gli vennero le forze per mezzo delle quali egli potè aumentare in modo smisurato gli impulsi morali che ora lo attraversavano.

Una meravigliosa utilizzazione trovò egli per ciò che ora in lui si sviluppava. In quell'epoca molti paesi europei erano ossessionati dalla paura della lebbra. La Chiesa aveva un me­todo straordinario per curare i lebbrosi, allora numerosissimi. I preti chiamavano a sé gli infermi e dicevano loro: «Tu sei stato colpito da questa malattia in questa vita, ma se tu sei perduto per la vita, sei conquistato a Dio, sei consacrato al Signore»; e il malato veniva allontanato verso luoghi solitari dove finiva la sua vita solo e abbandonato da tutti.

Non che io muova rimprovero a questa cura; non se ne conoscevano altre, né migliori. Ma Francesco d'Assisi ne co­nosceva, invece, una migliore, e qui se ne parla perché questo ci condurrà fuori dalle esperienze immediate fino alle sor­genti della moralità. Nei prossimi giorni si vedrà perché ci occupiamo di queste cose. Francesco d'Assisi fu guidato a cercare i lebbrosi dovunque essi fossero senza temerne il con­tagio. Ed un male contro il quale allora nulla potevano i farmaci, per cui era necessario allontanare i malati dalla comu­nità umana, fu guarito in molti casi da Francesco d'Assisi, perché egli si presentava a questa gente proprio con le forze dei suoi impulsi morali che gli toglievano la paura e gli davano sempre più il coraggio non soltanto di lavare accura­tamente le piaghe dei malati, ma di vivere con loro, di cu­rarli intensamente, di baciarli, di penetrarli col suo amore. Non è quindi solo poesia la guarigione del povero Enrico per opera della figlia del fedele servitore; essa rispecchia ciò che in molti casi in quel tempo era accaduto per opera della personalità storica ben nota di Francesco d'Assisi. Rendia­moci conto di quanto è avvenuto. E' accaduto che in un uomo come Francesco d'Assisi fosse presente un immenso capitale di vita psichica; quello che noi abbiamo riscontrato nelle antiche popolazioni europee, sotto forma di coraggio e di audacia, si era trasformato in lui in attiva forza animica e spirituale. Lo stesso impulso che negli antichi tempi, sotto forma di coraggio e audacia, aveva portato ad uno spreco di energie personali, e ancora si era manifestato in Francesco d'Assisi nelle sue prodigalità giovanili, ora invece lo spinge a diventare un prodigatore di forze morali. Egli traboccava di forza morale, ed effettivamente ciò che aveva in sé si river­sava su tutti coloro cui rivolgeva il suo amore.

Dobbiamo sentire assolutamente che in ciò vi è una real­tà, analoga a quella che vi è nell'aria che respiriamo e senza la quale non potremmo vivere. Una simile realtà scorreva nelle membra di Francesco d'Assisi e da qui in tutti i cuori a cui si dedicava, poiché Francesco d'Assisi prodigava una pie­nezza di forze che scorrevano fuori di lui; e proprio questoquid fluì nell'intera vita dell'Europa più matura e vi si incorporò trasformandosi in elemento animico e agendo con­temporaneamente nella realtà esteriore.

Riflettiamo bene su questi fatti che forse possono, in fon­do, sembrare estranei agli attuali problemi morali. Cerchiamo di capire che cosa sta alla base della devozione indiana e del coraggio nordico; consideriamo l'azione risanatrice delle forze morali che furono adoperate da Francesco d'Assisi, e domani potremo parlare dell'essenza dei veri impulsi morali. Vedremo così che non sono soltanto parole, ma realtà autentiche quelle che agiscono nell'anima e fondano moralità.




Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
Tratto dal ciclo di conferenze."CRISTO E L'ANIMA UMANA
"Le sorgenti della moralità", pag. 70-76.