Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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domenica 29 novembre 2015

Poesie natalizie...





Nasce Gesù

Campana piccina
che attendi lassù
intona il tuo canto
che nasce Gesù.
O stella, stellina
che brilli lassù,
ravviva il tuo lume
che passa Gesù
O cuore piccino
che attendi quaggiù
prepara i tuoi doni
che nasce Gesù.

- Luisa Nason -


*****


La Luce

La luce guardò in basso
e vide le tenebre:
“Là voglio andare” disse la luce.
La pace guardò in basso
e vide la guerra:
“Là voglio andare” disse la pace.
L’ amore guardò in basso
e vide l’odio:
“Là voglio andare” disse l’ amore.
Così apparve la luce
e inondò la terra;
così apparve la pace
e offrì riposo;
così apparve l’amore
e portò la vita.
“E il Verbo si fece carne
e dimorò in mezzo a noi”.

- Giuseppe Pellegrino -


*****


La buona novella

Ascoltate la novella
che portiamo a tutto il mondo:
è di tutte la più bella,
è fiorita dal profondo.
Nella stalla, ecco, ora è nato
un dolcissimo bambino.
La Madonna l’ha posato
sulla paglia: poverino!
Ma dal misero giaciglio
già la luce si diffonde,
già sorride il divin Figlio
ed il cielo gli risponde.
Quel sorriso benedetto
porti gioia ad ogni tetto!

- Giuseppe Fanciulli -


*****


Caro Gesù

Caro Gesù,
dà la salute a Mamma e Papà,
un po’ di soldi ai poverelli,
porta la pace a tutta la terra,
una casetta a chi non ce l’ha
e ai cattivi un po’ di bontà.
E se per me niente ci resta
sarà lo stesso una bella festa.

- M. Lodi -




mercoledì 22 luglio 2015

Arte & Poesia: Baudelaire & Cowper





- INNO ALLA BELLEZZA -


"Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, o Bellezza? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa mescolandoli, il beneficio e il crimine, e per questo ti si può comparare al vino.

Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora; diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora, che rendono l'eroe vile e il fanciullo coraggioso.

Sorgi tu dal nero abisso oppure scendi dalle stelle? Il Destino, incantato, segue le tue gonne come un cane; tu semini a caso la gioia ed i disastri, e tutto governi e non rispondi di nulla.

Cammini, Bellezza, sopra i morti, dei quali ridi. Tra i tuoi gioielli l'Orrore non è certo il meno affascinante, e il Delitto, che sta tra i tuoi gingilli più cari, sopra il tuo ventre orgoglioso danza pieno d’amore.

La farfalla abbagliata vola verso te, o candela, crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!" L'innamorato anela chino sulla sua bella, e ha l'aria d'un moribondo che accarezzi la sua tomba.

Che tu venga dal cielo o dall'inferno, cosa importa, o Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo, se il tuo occhio, il tuo sorriso, il tuo piede aprono per me la porta di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Di Satana o di Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! – l’universo meno ripugnante e questi brevi istanti meno gravi?"


- Charles Baudelaire -


Immagine: Frank Cadogan Cowper – "Vanità"





Arte & Letteratura: Hesse & Graafland





AMORE

"La mia felice bocca nuovamente incontrare vuole le tue labbra che baciando mi benedicono, le tue dita care voglio tenere e giocando congiungerle con le mie dita, saziare il mio assetato sguardo col tuo, avvolgere il mio capo nei tuoi folti capelli, con le mie membra giovani e sempre sveglio voglio rispondere a ogni movimento delle tue membra e da sempre nuovi fuochi d'amore rinnovare mille volte la tua bellezza, finché entrambi appagati e grati ci troviamo felicemente sopra ogni dolore, finché senza desideri salutiamo il giorno e la notte, l'oggi e l'ieri come fratelli amati, finché camminiamo sopra ogni fare e ogni agire come raggianti in una pace completa."

- Hermann Hesse -


Immagine: Robert-Archibald Graafland (1875-1940) – "Giovane amore"





sabato 27 dicembre 2014

Arte & Poesia: "Fiori"



Georgia O'Keeffe & Arthur Rimbaud:
"Profumo di Fiori"



- Fiori -

Da un gradino d'oro,
fra i cordoni di seta, le garze grigie,
i velluti verdi e i dischi di cristallo
che anneriscono come bronzo al sole,
vedo la digitale schiudersi sopra un tappeto
di filigrane d'argento, d'occhi e di capigliature.

Monete d'oro giallo sparse sull'agata,
pilastri di mogano che sorreggono una cupola di smeraldi,
mazzi di raso bianco e sottili
verghe di rubino circondano la rosa acquatica.

Simili a un dio dagli enormi occhi azzurri
e dalle forme di neve, il mare e il cielo
attirano verso le terrazze di marmo
la follia delle giovani e forti rose.

Arthur Rimbaud 
(Charleville, 1854 - Marsiglia, 1891)




Georgia O'Keeffe - Rosa Bianca con Larkspur (No.2), 1927





Georgia O'Keeffe - Iris, 1924





Georgia O'Keeffe - Untitle






Georgia O'Keeffe - Fiore Blu




Georgia O'Keeffe (Son Prairie, 15 novembre 1887 - Santa Fè, 6 marzo 1986), pittrice americana precisionista, fu la protagonista assoluta dell'arte modernista dell'America.




martedì 15 luglio 2014

Reynolds-Stephens e Majakovskij s'incontrano..





Arte e Poesia d'Amore...




PER NOI

"L’amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l’amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.
…
Trattenendo
me stesso,
come a un convegno,
sino all’ultimo battito del petto,
tendo l’orecchio:
l’amore riprende a ronzare,
umano,
semplice.
Fuoco,
uragano
ed acqua
s’avanzano con un sordo brontolìo.
Chi saprebbe dominarsi?
Potete?
Provateci …"

Vladimir Majakovskij




Immagine:
Sir William Ernest Reynolds-Stephens (1862 - 1943)
"Corteggiamento romano"




venerdì 2 maggio 2014

"Queen Mab" - Il poema di Shelley




Poesia:

"La Regina Mab"
di Percy Bysshe Shelley

- Dedicato ad Harriet -




"Di chi è l'amore che, fulgido sul mondo
devia del suo schema il dardo avvelenato?
Di chi la calda lode benigna,
premio dolcissimo della virtù?
Sotto quei sguardi l'anima mia ridesta
più fida al vero e ardimentosa crebbe
Quale pupilla col cuor fissai,
e amai più forte l'umanità?
La tua, Enrichetta, che più pura idea
fosti dell'anima e ispiratrice al canto;
Tuoi questi incolti fiori novelli
sono, benché il serto testo e da me.
Pegno d'amore, quindi al seno stringilo
e credi pur che per quanto mutino i tempi,
e gli anni scorrano, ciascun fiore
nel mio cuor colto, sarà consacrato a te.


Canto I


Come é meravigliosa la Morte:
la Morte, e il Sonno fratelli!
Pallida, come la luna,
che muore così lontano,
di un livido bluastro,
la bocca ha l'una;
rosato l'altro, quando
al mattino, incoronato dalle onde
dell'Oceano, la terra arrossa.
Pur che mirabile transito
fanno la Morte e il Sonno!
Che forse fu il suo spirito
innocente rapito da la fosca
Dea che impera su i tumuli corrotti?
Periranno quelle grazie
del suo volto divine,
che amor spirano ed estasi
di palpiti profondi;
quelle vene azzurrine,
che si celano lievi,
qual rivoli serpeggianti
sotto un campo di nevi;


quel profilo seducente,
fulgido di bellezza,
quale marmo vivente?
Dovrà lo spirito infetto
della caducità, nulla di questo
divino volto lasciare,
tranne che i rifiuti e la rovina?
E non salvar null'altro
che un lugubre soggetto
su cui moralizzare
possano i cuori leggeri?
Oppure soltanto i sensi
una soave sonnolenza occupa,
che il respiro della rosata aurora
ricaccia nelle tenebre?
Si risveglierà ancora
lanthe e di gioia colmerà quel seno
fedele, il cui spirito vigile aspetta
per cogliere dal suo sorriso luce,
vita e rapimento?
Si, desterà ancora,
benché le membra sue tiepide, inerti
siano, e tacita quella
bocca soave, che faconda prima
col suo respiro d'una tigre l'ira
calmata avrebbe, e d'un tiranno sciolta
L'anima irrigidita.
Gli occhi suoi rugiadosi
son chiusi, e sul tessuto cosi tenue
delle palpebre, che celano appena
appena il raggio nero-celestino
dei globi luminosi,
posa il Sonno bambino.
Ombrano le trecce d'oro
la purità superba
del seno, inanellate
come viticci di una pianta parassita
su colonna di marmo.

Udite! Da dove viene quel suono frenetico?
Così simile alla strana melodia
di un turbine che spazza e gira intorno
alle deserte rovine,
quando spira il vento dall'Occidente,
e le onde del mare tempestoso
risuonano nella sera, l'eco che giunge dal lido;
più fiero delle note confuse, che la lira
invisibile dei boschi e della valle,
tocca da i geni della brezza, diffonde.
Fluttuante sopra onde di musica e di luce,
ecco, il carro s'avanza della Fata Regina!
I corsieri celesti fendono l'aria indocile;
della Regina al cenno se fermano. Tali fibrose
e fermano ubbidienti le redini di luce.
La Regina maliosa li spinse
dentro, spargendo d'intorno
l'incanto, e, dall'etereo carro
graziosamente declina,
trattenne muta lo sguardo
su la vergine assopita.
Agile la figura della Fata,
agile era, qual nube
che sorprende i più pallidi colori
del giorno, quando cede
a la notte la sera;

lucida, come quel fibroso velo
appare, quando si vestono le stelle
di fugaci splendori.
La sua sottile forma nebulosa
veleggiava col tremito dell'aria.
S'alzavano d'intorno melodie,
simili ai dolci mormorii
degli odorosi venti
al risvegliarsi della Primavera,
e ne vibrava tutta
la stanza e il cielo della mezzanotte.


Disse: "Lo Spirito supremo conosce quanta Vergine divinità
é in te, ed a te svelerà il vero che solo vedono i savi, che trovano
nella luce del loro pensiero la loro beatitudine. Tu
sdegni costumi, fede e potere, non ascolti e sei pronta a difendere
ed a portare la luce. Dal profondo sacrario di natura ti
venga la forza per impugnare la fiaccola ardente. Dirai ciò
che vedi e senti: Anima, staccati dal tuo carcere terreno!"


REGINA MAB.

Tacque: e dal muto, immobile
corpo un'Anima raggiante
sorse, nella sua nuda
purità tutta bella.
Sopra il letto giaceva
il corpo avvolto nei ciechi
abissi del sonno.


Anima, che scendesti tanto in fondo;
Anima, che volasti tanto in alto;
tu, sicura e gentil la grazia accetta
al tuo merito dovuta;
ascendi il carro con me.


ANIMA
"Forse io sogno? ed è questa
sensazione novella
una larva del sonno.
Se, in vero, io sono un'Anima
libera, da la carne
anima disunita,
parlami ancora."

FATA
"Sono la Fata Mab custode dei segreti; conosco il bene
e il male che è nel cuore dell'uomo; il presente, il passato e il
futuro. Prevedo ogni evento ed ho il potere di dare la luce
agli uomini, che troveranno la felicità, premio della virtù....continua"







Credits to:
Trad. Di Antonio Calitri
Immagine: The fairy of the moon di Hermann Kaulbach
scritto da Alba per www.demetra.org






martedì 22 aprile 2014

Poesia di Primavera




Sbocciando in Primavera




"Bianca leggerezza
in una nuvola di cotone
come piuma nel vento
come una briciola sul balcone
canta la melodia del tempo
del pallido sole e del candido velo."

- Queen Mab -




Arte & Poesia, 2° vol.




Poetry loves Art like the Stars...




"Tu guardi le stelle, stella mia, 
e io vorrei essere il cielo per guardare te con mille occhi."

Platone (attribuito in Antologia Palatina, X sec.)


Immagine: Gabriel Cornelius Ritter von Max (1849 - 1915), 
"Per aspera ad astra"






"Ti saluto, Speranza, tu che vieni da lontano
inonda col tuo canto i tristi cuori.
Tu che dai nuove ali ai sogni vecchi.
Tu che riempi l'anima di bianche illusioni.
Ti saluto, Speranza, forgerai i sogni
in quelle deserte, disilluse vite
in cui fuggì la possibilità di un futuro sorridente,
ed in quelle che sanguinano le recenti ferite.
Al tuo soffio divino fuggiranno i dolori
quale timido stormo sprovvisto di nido,
ed un'aurora radiante coi suoi bei colori
annuncerà alle anime che l'amore è venuto."

Pablo Neruda


Immagine: George Frederick Watts (1817-1904),
"Speranza" (det.)





Invocazione alla Luna

"Cosa c'è in te, Luna! Che riesci a commuovere così fortemente il mio cuore?
Ancora bambino mi sono spesso asciugato le lacrime quando tu sorridevi.
Sembravi mia sorella: mano nella mano andavamo da sera a mattino per il firmamento.
Non staccavo mela dall'albero, se prima tu non le avessi rinfrescato le gote deliziosamente; mai cascata d'acqua parlò romanzesca, se i miei occhi con i tuoi non vi danzassero; né i boschi erano verdi a sufficienza, né i pergolati divini, finché tu non sollevavi le palpebre sottili; in tempo di semina mai prendevo in mano un piolo, o gettavo un seme, finché tu non fossi ben desta; e, nel tempo estivo della fioritura, solo tu mi udivi cantare lietamente e tutta la notte intrecciare i roridi fiori.
Nessun canto somigliò al passaggio d'uno spirito se non venne per glorificare il tuo regno.
Sì, nella mia infanzia, gioia e dolore da te erano modellati allo stesso fine, e crescendo negli anni, sempre ti mescolavi a ogni mia passione: tu eri la profonda valle - tu eri la cima del monte - la penna del saggio - l'arpa del poeta - la voce degli amici - il sole.
Tu eri il fiume - la gloria conquistata.
Tu eri lo squillo di tromba - eri il mio destriero - la mia coppa colma di vino - la mia suprema impresa.
Tu eri l'incanto delle donne, graziosa Luna!
O quale fantastico e armonioso canto il mio spirito estrasse da tanta bellezza!
Su una radiosa essenza potevo poggiarmi, e cullarmi fino all'immortalità: premevo il nobile cuscino della natura in vigile riposo."

John Keats - Endimione, libro III

Immagine: Moritz von Schwind (1804 - 1871),
"Selene e Endimione"






FARFALLA

"Fiore tra fiori, tenero bozzolo
che mischi all’aria, dolce tubando,
aura celeste, aura d’amori;
tu, che piaceri ovunque miri;
tu, che sorridi e non sospiri,
tutta profumi, tutta candori;
tu, sulla terra, forse venisti
per far la gioia di quelli tristi,
per l’allegria del cuor degli uomini.
Dicon che l’alma tu bene illumini,
quando s’annuvola; che senza spini
sboccian le rose nei tuoi giardini;
dicon che spargi ovunque doni,
come regala la primavera
nel bell’aprile giubilo e fiori,
e che all’inizio della giornata
hai l’alma pura imprigionata
tra i dolci lacci delle passioni.
Se poi felici fai, quale fata,
quelli che godono nell’ammirarti
(magico incanto che Dio ti dà),
ah! dammi un ora della tua gioia,
della tua vita un solo giorno,
ché il cuore allora
lieto sarà."

José Rizal (1861 - 1896)

Immagine: Gaston Bussière (1862 - 1929),
"Ninfe"







Quanto deve sentirsi solo il Vento di Notte -
Quando la Gente ha spento le Luci
E chiunque abbia un Alloggio
Chiude le imposte ed entra -
Come deve sentirsi pomposo il Vento a Mezzogiorno
Mentre passeggia fra incorporee Melodie
Corregge gli errori del cielo
E schiarisce lo scenario
Quanto deve sentirsi forte il vento al Mattino
Mentre si accampa su mille Aurore -
Le sposa una per una e le ripudia tutte
Per poi involarsi al suo Erto Tempio -

Emily Dickinson 

Immagine: John William Waterhouse (1849 - 1917),
"Boreas"





Quando ti bacio
Non è solo la tua bocca
Non è solo il tuo ombelico
Non è solo il tuo grembo
Che bacio
Io bacio anche le tue domande
E i tuoi desideri
Bacio il tuo riflettere
I tuoi dubbi
E il tuo coraggio
Il tuo amore per me
E la tua libertà da me
Il tuo piede che è giunto qui
E che di nuovo se ne va
Io bacio te
Così come sei
E come sarai
Domani e oltre
E quando il mio tempo sarà trascorso.

Erich Fried, "Quando ti bacio"

Immagine: Jules Joseph Lefebvre
"Una figlia di Eva"






"La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano
dell’Infinito. Essa è responsabile dei movimenti delle acque, del gioco delle
curve descritte dalle mutevoli brezze; niente è più musicale di un tramonto.
Per chi sa guardare con emozione, è la più bella lezione di sviluppo scritta in
quel libro non letto abbastanza assiduamente dai musicisti: la Natura."

Claude Debussy

Immagine: Dante Gabriel Rossetti,
"La voce del mare"




Credits to:
- Angéline de l'Eau -