Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

sabato 19 settembre 2015

Antroposofia: Il Disordine nel Karma




“Che nell’anno 869 i padri della Chiesa discutessero tra loro se si dovesse parlare di spirito, fu la conseguenza dell’essersi un certo numero di entità angeliche separate dal regno di Michele al quale erano prima appartenute, avendo la visione di avere ormai solo a che fare con potenze terrene, di dover guidare l’umanità partendo unicamente da potenze terrene. Vediamo dunque di quale evento si è in realtà trattato! Gli Angeli sono entità che guidano gli esseri umani da una vita terrena all’altra. Essi, gli esseri più vicini che stanno sopra di noi nel mondo spirituale, guidano il nostro cammino fra morte e rinascita e di nuovo ci riconducono sulla Terra; essi fanno delle singole esistenze terrene una catena continua della vita complessiva umana. Alcuni Angeli preposti a questo ufficio, prima congiunti col regno di Michele, ne uscirono, lo abbandonarono, di modo che fu impossibile che il destino degli uomini non ne venisse influenzato.
Chi infatti partecipa all’evolversi del karma, a come le azioni terrene, i pensieri terreni, i sentimenti terreni vengono elaborati fra morte e rinascita? Sono gli Angeli! Se dunque essi assumono una tutt’altra posizione nel cosmo, se per così dire abbandonano il regno solare e da Angeli celesti diventano Angeli terreni, che cosa dovrà accadere? (...)

Provocata da eventi cosmici, vediamo dunque una scissione fra gli Angeli prima uniti a Michele. Gli Angeli cooperano però all’evoluzione karmica. Ora consideriamo quanto si svolge nella vita fra morte e rinascita: non è che ogni anima umana possa procedere per conto proprio, e neppure lo può il singolo Angelo che guida gli uomini; tutta la gerarchia angelica opera insieme poiché il karma si attua nella cooperazione. Se in una vita terrena annodo con una persona un legame che porterò nella successiva esistenza, i nostri due Angeli devono incontrarsi; deve avvenire una collaborazione, e spesso fu così. Quanto di sconvolgente, direi di lacerante si svolse sulla terra nel Concilio ecumenico dell’anno 869 fu il segnale di un fatto immane avvenuto nel mondo spirituale. Per chi si mantiene saldo nel giusto uso dell’intelligenza cosmica, saldo di fronte a una predominante concatenazione di eventi come quella che ho indicato, è addirittura sconvolgente ciò che già avvenne e sempre più avverrà: che l’Angelo di un’anima umana, karmicamente congiunta in precedenza con un’altra anima, non procede più con l’Angelo di quest’ultima.
L’Angelo di una delle anime legata karmicamente all’altra rimase presso Michele, l’altro discese verso la Terra. Quale dovette esserne la conseguenza? Nel tempo intermedio fra la fondazione del cristianesimo e il periodo dell’anima cosciente, tempo che soprattutto si segnalò col secolo nono, con l’anno 869, dovette avvenire che nel karma degli uomini subentrasse disordine! Con questo si è detta una delle più significative parole che sia possibile enunciare in relazione alla storia recente dell’umanità. Nel karma dell’umanità moderna subentrò disordine. Successivamente le esperienze non furono più tutte giustamente inserite nel karma. Quel che vi è di caotico nella storia moderna, quel che sempre più introduce il caos nel campo sociale ed in altri ancora, che introduce il caos nella civiltà, che impedisce che si arrivi a una meta, ha per causa il disordine apportato nel karma dalla scissione avvenuta nella gerarchia degli Angeli che facevano parte della sfera di Michele."


San Michele - mosaico di Pimbino


Credits to:
- La Scienza dello Spirito -
Rudolf SteinerO.O. 237/08-08-1924,
Considerazioni sui nessi karmici, vol. III




Antropologia: Le Grandi Madri (il matriarcato)


Frida Kahlo - L'amoroso abbraccio dell'universo, 1949



L'antico ruolo sociale, religioso e politico delle donne-matriarche è stato completamente offuscato e rimosso dalla nostra memoria collettiva.
Il pensiero comune ritiene che nella storia dell’umanità il ‘secondo sesso’ – per usare un’espressione della Beauvoir – abbia assunto un ruolo minore, ma non si considera che il patriarcato è presente circa da seimila anni, mentre il matriarcato era già esistente fin da ventimila anni prima del Neolitico.

La parola “arché“, nel suo significato più antico, non significa “dominio” ma “inizio”: dunque la parola “matriarcato” vuol dire “all’inizio le madri” con riferimento sia al dato biologico, sia al fatto che la civiltà ebbe inizio con loro.
Nella nostra contemporaneità, le forze prevalenti sono, che dir si voglia, quelle maschili. La nostra è una società di tipo patriarcale, patrilineare, fondata sulla lotta di potere e su di una cultura di stampo capitalista, fondamentalmente atea e razionalista.

Tuttavia, resistono ancora realtà matriarcali differenti come i Moso della Cina sudoccidentale e le tribù irochesi nel nord America, in cui la linea di discendenza proviene dalla madre ed alle donne spetta il ruolo non di governanti, ma di quelle che io definirei ‘mediatrici sociali’.
Esse infatti, come afferma Heide Goettner-Abendroth in un’intervista, non si pongono in alto ma ‘al centro’, quasi a rapprensentare una sorta di punto radiante e di riferimento per la comunità. Dunque è sbagliato considerare le società matriarcali in forma speculare a quelle patriarcali, in quanto le prime non sono costruite secondo una struttura gerarchica e di potere.
La società matriarcale si fonda sui principi di ‘condivisione’, ‘dono’ e ‘cura’, valori che oggi sembrano essere dimenticati, ma che in realtà andrebbero recuperati e riadattati alla nostra realtà sociale. In queste società è presente una reale parità di genere, un’economia egalitaria e bilanciata; la politica è basata sulla formula del consenso,  sul rispetto dell’ambiente e non sulla sua distruzione e sfruttamento.

Quello che mi preme sottolineare, è anche l’importanza che queste culture attribuiscono alla spiritualità, la quale permea ogni settore della vita, e della quale le donne si fanno (ancora) mediatrici e rappresentanti.

Tuttavia, la storia del matriarcato è stata una storia di conquista e sottomissione.

Si ipotizza che verso il XII secolo a.C sia avvenuta la distruzione e la colonizzazione delle antiche società matriarcali del sud continente asiatico ed europeo da parte delle popolazioni nomadiche dell’Europa centrale.

Dunque si impone un modello di società diverso: quello patriarcale, un'organizzazione familiare e sociale fondata sull’autorità assoluta del padre e sulla discendenza dei diritti e dei beni secondo la linea maschile.

Così il ruolo focale della donna è andato sempre di più marginalizzandosi. A livello religioso-cultuale, ad esempio, essa ha perduto il suo ruolo centrale. La sacralità della donna risiedeva nella sua condizione di medianità tra la vita e la morte, il terreno e il divino; ma soprattutto nel riconoscimento del suo ruolo di entità creatrice.
Questo suo potere di generare vita, questa sua sapienza innata del corpo, le dava il pieno diritto di essere considerata rappresentante e incarnazione terrena della ‘Grande Madre’, ovvero colei che è creatrice e legislatrice dell’universo: come Inanna per i sumeri, Ishtar per i babilonesi, Cibele per la civiltà anatolica o la Dea dei serpenti cretese.


Ishtar


Inizialmente, il sacerdozio femminile era l’unico esistente (nel caso di partecipazione da parte degli uomini, essi dovevano assumere sembianze femminili attraverso la castrazione e la vestizione); poi nel periodo di transizione tra società matrifocali e quelle patriarcali, la legittimazione del governo era  gestita dalla Sacerdotessa che unendosi ad un eletto re in un rituale sacro ( lo ‘ieros gamos’) gli donava parte del suo potere e la possibilità di reggere per un anno le questioni temporali. Infine, attraverso un lungo processo di rovesciamento, di guerre ‘di miti e di spade’, l’uomo assunse su di sé tutte le funzioni che prima spettavano alle donne.

Inoltre, è avvenuto quello che Jung chiama ‘l’interessante rovesciamento biologico’ in cui le religioni storiche e monoteiste hanno rovesciato il principio della creazione dal femminile al maschile, dal basso all’alto (e dall’interno all’esterno); sostituendo la generazione feconda dalla materia, dall’utero della Grande Madre , alla generazione sterile, incorporea, mossa dal pensiero di un Dio Padre dagli attributi esclusivamente maschili. Così cambia la concezione del ‘sacro’ e nascono le religioni storiche, così lo Spirito si astrae e diventa un Principio, allontanandosi dal suo luogo d’origine , dalla Madre e da ciò che in origine era la sua incarnazione vivente: l’intero creato, tutti gli esseri e le piante.

Tornando all’archetipo della Grande Madre, Erich Neumann nel suo studio La Grande Madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio, afferma che esso viene associato allo schema ‘corpo-vaso-donna’, per indicare al tempo stesso la sua capacità di contenere e creare il mondo, di portare alla luce ma anche di celare il tutto.

La Grande Madre è associata anche all’immagine dell’Uroboro, il serpente cosmico, dunque al ciclo trasformativo della vita e della morte; ma anche a tutto ciò che è ‘numinoso’, che suscita terrore e meraviglia al contempo. Essa è l’immagine del mistero della nascita e del Cosmo. La Grande Madre è anche simbolo di fertilità, di colei che accoglie e nutre: è proprio su questo archetipo che sono fondate la società matriarcali.

L’iconografia maggiormente conosciuta di questo archetipo è quella della Venere di Willendorf, una statuetta paleolitca rinvenuta nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy, in Austria. Un’ altra raffigurazione emblematica è quella della ‘Dea dei serpenti’, divinità femminile cretese per eccellenza venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C.

In aggiunta, credo sia importante sottolineare che leggendo gli antichi inni alle Dee Madri, si evince che esse non sono solo figure materne dal grembo fecondo, non sono legate esclusivamente alla terra, ma anche al cielo; esse sono anche legislatrici di vita, coloro che conducono fuori dal caos primogenio attraverso l’equilibrio e l’armonia. In un inno a Ishtar si legge: “Colei che guida l’umanità, Colei che possiede la legge e la sovranità celeste” (caratteristica, questa, che sarà esclusiva prerogativa del Dio Padre).

Per chiarificare questi concetti, credo sia utile riportare quanto scrive Luciana Percovich nel suo libro Oscure madri splendenti (Venexia, 2007) in merito alla distinzione tra sacro (femminile) e divino (maschile):

"La nozione di “sacro” nasce collegata al corpo femminile e alla conoscenza interiore, intima; designa la soglia tra umano e sovraumano, tra vita e morte, tra niente e vita, è legata al concetto di Sofia, sapere spirituale ma collegato all'esperienza, che passa attraverso la compessità delle azioni del corpo e l’attivazione di energie più sottili di quelle della mente.Quella di “divino” sorge in presenza di un corpo maschile, successivamente al furto delle funzioni connesse al sacro; dalla percezione di una separazione (del figlio dalla madre, della mente dalla materia) e dalla razionalizzazione di una mancanza (la capacità di generare direttamente); è sempre connessa a personificazioni gerarchiche e con vicende umane e storiche di eroi o semidei; filosoficamente si concettualizza come logos in tutte le -logie, connotate dall'essere sapere intellettualmente astratto.

La spiritualità basata sul sacro si trasforma in regime di patriarcato in teologia, che è “teologia della separazione”, discorso sul divino, interrotto qua e là dalle irruzioni del rimosso in forma di ‘misticismo’."

Credo che rimanga poco da aggiungere: simbolo della vita come della morte, della creazione e della distruzione, della maternità e della verginità, del cielo e della terra, della legge e della ribellione, la Grande Madre possiede la capacità di contenere in sé gli opposti, unficandoli ed esprimendoli nella loro massima potenza.




Credits to:
"Introduzione al matriarcato" di Jennifer Poli
Pubblicato il 7 settembre 2015 da NUOVE FINZIONI




mercoledì 22 luglio 2015

Arte & Poesia: Baudelaire & Cowper





- INNO ALLA BELLEZZA -


"Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, o Bellezza? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa mescolandoli, il beneficio e il crimine, e per questo ti si può comparare al vino.

Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora; diffondi profumi come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora, che rendono l'eroe vile e il fanciullo coraggioso.

Sorgi tu dal nero abisso oppure scendi dalle stelle? Il Destino, incantato, segue le tue gonne come un cane; tu semini a caso la gioia ed i disastri, e tutto governi e non rispondi di nulla.

Cammini, Bellezza, sopra i morti, dei quali ridi. Tra i tuoi gioielli l'Orrore non è certo il meno affascinante, e il Delitto, che sta tra i tuoi gingilli più cari, sopra il tuo ventre orgoglioso danza pieno d’amore.

La farfalla abbagliata vola verso te, o candela, crepita, fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!" L'innamorato anela chino sulla sua bella, e ha l'aria d'un moribondo che accarezzi la sua tomba.

Che tu venga dal cielo o dall'inferno, cosa importa, o Bellezza, mostro enorme, spaventoso, ingenuo, se il tuo occhio, il tuo sorriso, il tuo piede aprono per me la porta di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Di Satana o di Dio, che importa? Angelo o Sirena, che importa, se tu rendi, - fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! – l’universo meno ripugnante e questi brevi istanti meno gravi?"


- Charles Baudelaire -


Immagine: Frank Cadogan Cowper – "Vanità"





Arte & Letteratura: Baudelaire & Von Stuck





- I FIORI DEL MALE -

"La stoltezza, l'errore, il peccato, l'avarizia, abitano i nostri spiriti e agitano i nostri corpi; noi nutriamo amabili rimorsi come i mendicanti alimentano i loro insetti. I nostri peccati sono testardi, vili i nostri pentimenti; ci facciamo pagare lautamente le nostre confessioni e ritorniamo gai per il sentiero melmoso, convinti d'aver lavato con lacrime miserevoli tutte le nostre macchie. È Satana Trismegisto che culla a lungo sul cuscino del male il nostro spirito stregato, svaporando, dotto chimico, il ricco metallo della nostra volontà. Il Diavolo regge i fili che ci muovono! Gli oggetti ripugnanti ci affascinano; ogni giorno discendiamo d'un passo verso l'Inferno, senza provare orrore, attraversando tenebre mefitiche. Come un vizioso povero che bacia e succhia il seno martoriato d'un'antica puttana, noi al volo rubiamo un piacere clandestino e lo spremiamo con forza, quasi fosse una vecchia arancia. Serrato, brulicante come un milione di vermi, un popolo di demoni fa baldoria nei nostri cervelli, e quando respiriamo, la morte ci scende nei polmoni quale un fiume invisibile dai cupi lamenti. Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l'incendio, non hanno ancora ricamato con le loro forme piacevoli il canovaccio banale dei nostri miseri destini, è perché non abbiamo, ahimè, un'anima sufficientemente ardita. Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n'è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia! L'occhio gravato da una lacrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato - tu, ipocrita lettore - mio simile e fratello!"

Charles Baudelaire - "Al lettore"


Immagine: Franz Von Stuck (1863-1928) - "Lucifero"



Arte & Letteratura: Hesse & Graafland





AMORE

"La mia felice bocca nuovamente incontrare vuole le tue labbra che baciando mi benedicono, le tue dita care voglio tenere e giocando congiungerle con le mie dita, saziare il mio assetato sguardo col tuo, avvolgere il mio capo nei tuoi folti capelli, con le mie membra giovani e sempre sveglio voglio rispondere a ogni movimento delle tue membra e da sempre nuovi fuochi d'amore rinnovare mille volte la tua bellezza, finché entrambi appagati e grati ci troviamo felicemente sopra ogni dolore, finché senza desideri salutiamo il giorno e la notte, l'oggi e l'ieri come fratelli amati, finché camminiamo sopra ogni fare e ogni agire come raggianti in una pace completa."

- Hermann Hesse -


Immagine: Robert-Archibald Graafland (1875-1940) – "Giovane amore"





venerdì 17 luglio 2015

William Blake... il visionario!


LA SUA ARTE APPARTIENE AL DESTINO DELL’UOMO E IL MATRIMONIO ALCHEMICO LO UNISCE ALL’ESSEITÀ COSMICA DIVINA. CONTRO OGNI REPRESSIONE L’ESPERIENZA È INNOCENTE






"Blake è un visionario. Nella profonda, tenace convinzione che le sue visioni interiori fossero più reali del mondo esterno, cercò di esprimerle con il mezzo pittorico e poetico. La visionarietà di Blake ha toni utopistici, in un certo senso anche rivoluzionari. In opposizione a una concezione dell’uomo diviso tra spirito e corpo, desiderio e repressione, realtà e fantasia, Blake esalta l’attività creatrice e totalizzante dell’immaginazione attraverso cui può essere ricomposta la realtà scissa."

William Blake nasce a Londra nel 1757 (anno fissato da Swedenborg per l’avvento del nuovo regno di Dio sulla terra).

La falsità della morale corrente, la natura divina dell’energia e dell’immaginazione, la negatività delle ideologie meccanicistiche nate dall’industrialismo, l’unità mistica dell’universo, sono i temi ricorrenti in tutta l’opera di Blake.

Ossessionato dalle visioni fin dalla primissima infanzia (a quattro anni raccontò che Dio gli era apparso alla finestra), fu anticipatore del Romanticismo, nonché modello per i surrealisti. Ma, soprattutto, incarnò l’idea dell’artista per eccellenza: un artista-veggente, dotato della facoltà di penetrare nella verità fantastica del cosmo.

«L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa».

Con queste parole William Blake spiegava la sua scelta di ricercare nella propria dimensione spirituale, imbevuta di letture esoteriche, religiose, filosofiche e letterarie, la fonte d’ispirazione della sua opera.

Per lui l’immaginazione era quella percezione soprasensoriale che, negando l’esperienza dei sensi, metteva il poeta-profeta in contatto diretto con l’Essere Divino facendolo identificare con l’universo. Il poeta o l’artista risultava capace di una visione che univa l’uomo e l’universo, il profeta indicava la verità nascosta e le relazioni mistiche esistenti tra l’uomo, la natura e la divinità.

Nei suoi “libri profetici” (“The marriage of heaven and hell", 1790; America,1793; “The book of Urizen“, 1794; “Milton“, 1804; “Jerusalem“, 1804; “Vala or the four Zoas“, postumo), influenzato dal neoplatonismo, da Swedenborg, da Böhme, dalla Kabbalah, e soprattutto dal Nuovo e dal Vecchio Testamento, diede un quadro esoterico in cui intreccia simbolismi e mitologie.

È tramite la frase presente nel “Matrimonio tra il cielo e l’inferno”, che Blake fissa il su messaggio: «Senza contrari non c’è progresso. Attrazione e Ripulsa, Ragione e Energia, Amore e Odio sono necessari all’essere umano» e «Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso».

È un matrimonio alchemico, in cui si cerca di ricreare ciò che era in origine, l’Unità, dove il bene risulta essere male e il male risulta essere bene, in un unico insieme coesistente. Bene e Male concorrono in egual misura alla ricerca della verità –ma anche come un meraviglioso tramonto degli dei a favore di un’alba dell’uomo.

Senza la simultanea presenza di ‘Innocenza’ e ‘Esperienza’ cesserebbe la vita.

Ne il libro di Thel (“The book of Thel“, 1789) Blake sviluppa il proprio concetto di innocenza, che non deriva dalla ignoranza sessuale e quindi dalla repressione ma, come dimostra nelle Visioni delle figlie di Albion (“Visions of the daughters of Albion“, 1793), dalla gratificazione sessuale come matura liberazione dalla morale conformistica. Inoltre, arriva ad elaborare un concetto d’innocenza a cui si giunge, paradossalmente, attraverso l’eccesso che produce, alla fine, la matura consapevolezza. L’eccesso viene collegato all’energia, quindi al corpo, opposto all’anima collegata alla ragione. Il fattore unificante supremo tra gli elementi opposti che costituiscono l’uomo è la visione, cioè l’immaginazione, che permette di andare fuori dal proprio Io per toccare il divino. Quindi, l’unico modo per trasformarsi interiormente è attraverso l’immaginazione creatrice, cioè l’arte, che riconduce l’uomo verso una dimensione superiore.

Come le sue poesie, anche la sua visione pittorica fa della potenza espressiva e del simbolismo lo strumento ideale per comunicare il proprio messaggio. La lotta contro l’oppressione e le catene del peccato imposte dalla dottrina cattolica viene spesso affidata ad archetipi minacciosi ed immagini spirituali. Dai draghi (“Il Grande Drago Rosso” e la “Donna vestita col sole“, 1805-1810) a Satana, passando per figure femminili e anziani dalle caratteristiche soprannaturali.

La sua opinione sulla religione tradizionale risulta evidente alla lettura di “The Marriage of Heaven and Hell“, dove in “Proverbs of Hell” scrive:

«Prisons are built with stones of Law, Brothels with bricks of Religion» («Le prigioni sono costruite con le pietre della legge, i bordelli con i mattoni della religione»).

Blake intendeva essere portatore di un messaggio nuovo, in favore dell’istinto e della libertà contro ogni tipo di limitazione e repressione. L’esuberanza e l’eccesso diventavano scopi da perseguire, non difetti da evitare.


Una simpatico aneddoto racconta che a Lambeth, dove William compose gran parte delle sue poesie, una volta lo trovarono nel piccolo giardino sul retro della casa, seduto nudo al sole sotto un albero insieme a Catherine, sua moglie, intenti a leggere il “Paradiso Perduto”. Invitò l’amico che era venuto a visitarlo ad entrare dicendogli di non preoccuparsi, che essi erano soltanto Adamo ed Eva.



Il vero obbiettivo delle sue opere non appartiene al dibattito della sua epoca, ma al destino umano universale.


Ogni momento è infinito, non esiste una reale e univoca concezione di passato e futuro: il vero passato è sempre come appare a noi ora, poiché per Blake, il vero tempo viene dato dall’immaginazione. Così scrive in “Gerusalemme”: «Ciò che è di sopra è di dentro, poiché ogni cosa/ in Eternità è traslucida./ La circonferenza è dentro: Fuori, si forma/ l’Egoista centro./ La circonferenza sempre si espande, avanzando/ verso l’Eternità:/ E il Centro ha Eterni stati: e quegli stati ora noi esploreremo».






Credits to:
Katia Valentini per ukizero.com

Immagini: tre delle tante rappresentazioni di
W.Blake sul tema "Adamo ed Eva"







lunedì 13 luglio 2015

R. Steiner - Il dolore cristallizzato... da GA99



La saggezza è dolore cristallizzato



   Più si reprime un evento traumatico nella sfera inconscia più questo diviene abnorme e capace di manifestarsi autonomamente, senza controllo. Si crea così una vera e propria "personalità ombra", che nel caso degli schizofrenici, assume caratteristiche di personalità multiple. È il caso, per esempio, della reversibilità della vittima con il carnefice. Questo paradossale processo di trasformazione di un evento interiore nel suo opposto, è noto come enantiodromia cioè "corsa verso l'opposto" per Jung o, secondo Scaligero, animadversio cioè "inversione dell'anima". Questa ambiguità scaturisce dalle forze luciferiche: così come esiste un lato illuminato della Luna (ego), ne esiste uno oscuro il (complesso), che lavorano alternativamente per ipnotizzare e assottigliare l'Io, che è di natura solare.

Il corpo astrale è la sede dei traumi, dei complessi, e delle personalità ombra che possono venirsi a creare: esso è il laboratorio alchemico che si pone tra l'individualità spirituale e le necessità di vita del corpo eterico e fisico. Gli "esperimenti" di vita che lì si conducono, possono tradursi in esperienze positive e negative, in vittorie o sconfitte, sempre tenendo presente che la mobilità del corpo astrale è preferibile alla sua cristallizzazione. È un campo di prova che, nel peggiore degli scenari, può diventare un campo di guerra. Se quindi da un lato è necessaria la continua sperimentazione del desiderio nel corpo astrale, dall'altro solo una costante elaborazione cosciente permette di non cadere vittima dell'ambiguità delle forze luciferiche, permettendo così di trovare la strada individuale dell'Io, la fantasia morale. In altre parole, l'elaborazione della ferita fa' sì che essa non diventi un'arma, ma un tesoro di saggezza per questa e per la futura incarnazione:

"Dunque la conoscenza della connessione tra il mondo fisico e il mondo astrale ci permette di avere una chiara comprensione del mondo nei suoi processi di sviluppo interni; le cose sono spesso connesse in un modo abbastanza differente rispetto a ciò che alle persone piace immaginare. Molte persone disprezzano il dolore e la sofferenza, ma da un punto di vista più elevato ciò è abbastanza ingiustificato, poiché se questi sono superati e la persona è pronta per una nuova incarnazione, sofferenza e dolore sono la fonte della saggezza, prudenza e comprensione nella visione del mondo. Perfino nella scrittura che proviene dal moderno punto di vista materialistico noi troviamo l'affermazione che esiste qualcosa come "il dolore cristallizzato" alla faccia di ogni pensatore. Ciò che questo autore dalla mentalità materialistica dice qui è ciò che da tempo è noto all'occultista, che la più grande saggezza del mondo viene conquistata dalla quieta sopportazione del dolore e della sofferenza; questo crea saggezza nella prossima incarnazione."

– Rudolf Steiner, GA 99, La Teosofia dei Rosacroce: VI La legge del destino, Monaco 30 maggio 1907.





Anche camminando nella notte, sotto la luce della Luna, bisogna rimanere cercatori del Sole, saldi entro noi stessi a quel Sole spirituale che, nella più buia mezzanotte, irraggia dal centro della Terra verso il cuore dell'essere umano.


Credits to:
Mystica Aeterna