Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

lunedì 23 luglio 2012

"La Relazione" dal punto di vista sociologico e spirituale.


La Relazione che guarisce…
Conoscere Dio

conoscere dio

 


Ma che cos’è una Relazione?

…è un contatto, un’unione fra due diverse realtà, anche se normalmente si uniscono cose o esseri che sono simili, o che hanno qualcosa da scambiarsi. Raramente ci uniamo con qualcuno con cui abbiamo poco o niente in comune.
Nell’unione cerco di condividere, di assorbire qualcosa che mi faccia star meglio, nella relazione cerco di gioire della dolcezza dell’unione appunto. E questo è estremamente importante se decido di avventurarmi nel conoscere Dio:

"...forse non sai che parola Dio deriva da Devus, che a sua volta prende la radice ariana DIV, che ha il senso di splendere o di brillare, o ancora: Colui che Splende, molto semplicemente."

… il mondo intorno è fatto di relazioni, è tenuto in contatto dalla capacità che sviluppo di unirmi ad esso, di armonizzarmi ad esso e di conoscerlo.


La conoscenza genera sicurezza...

La conoscenza genera anche fiducia e permette che delle realtà, anche molto differenti fra loro continuino ad andare avanti sulla base del mutuo scambio e reciproco insegnamento.

Nella misura in cui dedico la mia ricerca relazionale a qualcosa di valido, benefico, potente, pulito e rigenerante, il mio cuore inizierà a manifestare contentezza, serenità, amore ed accettazione per il prossimo.
Il punto è dove trovo una simile unione… relazione?
Il mio compito in quanto essere umano, o la mia dedizione, è quella di dedicarmi, col tempo, ad una relazione che mi rinfranca via via sempre di più, e di lasciare andare quei generi di realtà che appesantiscono il mio cuore.
Il sentiero della spiritualità vuole svelare ed integrare un tipo di azione (quella di Conoscere Dio appunto) che normalmente non è vista o contemplata come un tipo di condotta che apporterebbe beneficio se fosse messa in pratica, anzi, la maggior parte della gente è cieca a questo tipo di possibilità, ancora oggi.


Analizzando le relazioni umane…

Un buon figlio è colui che si rende conto di vivere all’interno di una famiglia e che i suoi genitori lo stanno facendo crescere sulla base del loro amore e dei loro sacrifici.
Il papà, di questo figlio, un buon papà, si rende conto che ha davanti la sua creazione e come tale va sostenuta, alimentata e guidata, non solo… sente anche che va responsabilizzata per donarle la libertà, un padre è anche una guida.
Una buona madre sa che il proprio figlio è un dono, un regalo speciale del mondo e che va custodito come un gioiello ed amato grandemente.
E così fra fratelli e sorelle, nella stessa famiglia passa quella consapevolezza nobile di aiuto e cooperazione, di sapersi divertire insieme ed aiutarsi nei momenti difficili.
Il significato quindi è quello di esprimere e trovare benessere attraverso la relazione, trovare soddisfazione e serenità.
Ma facendo un passo al di là delle relazioni umane… perché il mondo umano appunto, soprattutto oggi è caratterizzato da fluttuazioni, da picchi di felicità il giorno prima a baratri di scontentezza, rabbia e violenza dove i figli uccidono i genitori per questioni di soldi e beni materiali, dove i genitori stuprano i loro figli o li abbandonano per strada che sono ancora in fasce, dove i fratelli della stessa famiglia si odiano e non comunicano più per la vita… può essere possibile un tipo di mondo simile? Quanto può andare avanti?


Conoscere Dio…

E’ chiaro che abbiamo bisogno di un punto di riferimento che non fluttua, al quale posso sempre rivolgermi in caso di bisogno e consiglio, col quale posso comunicare quindi. Ho bisogno di un essere che mi capisca intimamente, laddove gli esseri umani non riescono ad arrivare, laddove il mondo e la nostra famiglia non possono più sostenerci.
E quando ci si spinge verso tali altezze, come l’idea di conoscere veramente questo punto di riferimento, occorre farlo tenendo presente che stiamo andando verso la madre più buona ed amorevole, verso il padre più vero e presente, verso il fratello più sincero, verso la guida che vuole portarci realmente alla Verità.
L’unione suprema, la relazione più importante rappresenta il massimo o l’inizio del massimo a cui un essere umano può arrivare o verso cui possiamo inziare a camminare, è un incontro di due Verità ed è una promessa nel senso che tutto quello che riceverò da questa unione potrò donarlo ai miei cari, ai miei amici, alla mia famiglia, al mondo…


Tutto il Meglio per la Tua Realizzazione!
Università Spirituale Brahma Kumaris:
Marco di Biagi per BK.





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mercoledì 18 luglio 2012

La Dea Morrigan - tutte le curiosità...

Ritratto della Morrigan
di Istaredis

Il significato del nome “Morrigan” in irlandese significa “Grande Regina”, dalla parola Mor (grande) e Rion (regina) anche se a questo nome si attribuiscono una miriade di altri significati come quello di “regina fantasma”, “regina delle acque” (il rapporto donna-acqua è archetipico ed è presente in tutte le religioni. Le entità divine femminili sono strettamente legate con acque che purificano, risanano, fertilizzano, ecc, collegate anche alla figura della lavandaia. Come simbolo acquatico viene anche risaltato la figura del serpente: le anguane, antiche divinità delle polle, derivano dalla parola latina anguis che significa serpente), “Dea suprema della guerra”, “regina degli spettri”, “lavandaia al guado” ecc... Morrigan in effetti è un’altro nome assegnato per nominare la Dea Madre.  E' associata a numerosissime altre Dee della cultura pagana e non mondiale.



La Profezia di Pace (Irlandese) della Morrigan:
Pace fino al cielo,
il cielo fino alla terra.
La terra fino al cielo,
forza in entrambi.
Una coppa molto piena,
piena di miele;
idromele in abbondanza.
Estate in inverno...
Pace fino al cielo.





LA MORRIGAN, Tre Volte Nera
Ricerca di Morgan Mac Phoenix





An Morrigan, La Morrigan(1) appartiene al vasto e multiforme crogiolo dei pànthea celto-britanni (2).
Gli studiosi ancora si interrogano sulla natura di questa Dea, il cui nome è attestato anche nelle forme di Morrìgu (per l’antico irlandese), di Mórríghan (per il medio irlandese) e di Móirríoghan (per l’irlandese classico), per il suo accostamento frequente ad altre figure del divino femminile quali Babd Chatha, Macha e Nèmain con le quali condivide molti caratteri fondamentali.
Molti studiosi sono giunti alla conclusione che La Morrigan debba intendersi come definizione unica della triade formata da queste Dee, come sintesi divina di tre aspetti della medesima “Grande Regina” (Mor-: grande / Rigain-: regina).
La Morrigan viene anche spesso identificata con Anu, la Madre degli Dei e questo testimonia la sua grande importanza. Sempre Anu viene proposta in connesione con La Morrigan in una versione di triplicità divina differente rispetto a quella già citata, che comprendeva Anu/Ana questa volta concepita nel suo aspetto di patrona della fertilità, Babd nel suo aspetto di madre che perpetuamente fa bollire il suo magico calderone dove “cuoce” e prepara la vita e Macha nel suo aspetto di colei che presiede alla morte e al regno dei fantasmi. Questa seconda versione dell’identità divina tripartita asi rifà a quella delle tre fasi della Dea.

È forse più corretto dunque parlare di “Le Morrigan”, pur usando tutte le cautele utili a non dare classificazioni avventate della Dea e ricordando che le interpretazioni correnti sono molteplici e che gli studiosi non si sono ancora accordati in via definitiva.

I cicli irlandesi(3) ce la tramandano come una delle più importanti divinità dei Tuatha de Danann(4) , la quale soprintendeva al benessere ma soprattutto ai conflitti di questo popolo fatato contro i Fir Bholg e i Fomori(5) per il possesso della terra d’Irlanda.
I bardi raccontavano che allo scorrere del sangue sul campo di battaglia la Morrigan veniva chiamata Macha. Al termine di una battaglia la Dea assumeva le sembianze di un rapace, solitamente un corvo o una cornacchia di colore nero e trovando riparo su qualche ramo avvizzito guardava i corpi dilaniati dei soldati che venivano ammucchiati davanti a Lei.
Solo chi apparteneva alla fiera stirpe fatata dei Danann veniva sepolto con tutti gli onori, i corpi dei nemici erano amputati e venivano impiegati come offerta votiva alla Dea. Si impalavano le teste sulle lance che venivano chiamati “i Pennoni di Macha”, ammonimento a tutti i nemici, come ci raccontano i cronisti a proposito della Battaglia di Almu presso Kildare(6).
La Babd invece appariva ai soldati il giorno prima della battaglia in forma di donna gigantesca. La sua apparizione avveniva nei pressi di un corso d’acqua e la si poteva scorgere intenta a fare il bucato in un mesto silenzio, per questo era nota con il nome di “Lavandaia al Guado”.
Le vesti che strofinava non erano le sue bensì quelle dei soldati che si apprestavano a combattere che tremavano all’idea di una simile visione mentre attraversavano un fiume poiché era segno di morte imminente.
L’ultima emanazione della Triplice Morrigan è la Nèmain, la più elesiva e misteriosa delle tre.
Fu Lei a ideare l’arte del lamento funebre poiché Colei che amava la guerra doveva sì amare anche la morte. I lamenti rituali accompagnavano le anime dei soldati caduti in battaglia verso la loro eterna dimora. Si racconta che fossero i corvi della Morrigan a intonarli. Ogni qualvolta che i corvi gracchiavano sui corpi dei caduti, nella valle echeggiava la voce della Morrigan.
Terribilmente temuta eppure tenuta nel massimo rispetto, le Morrigan impiegava la sua forza sovraumana per volgere le sorti della battaglia in favore dei suoi protetti. Contro i Fir Bholg durante la Battaglia di Magh Tuiredh scagliò tempeste di fuoco, grandine, rane e torrenti di sangue che tramutarono il terreno in un rosso inferno di fango. Con Lei al fianco il “Popolo della Dea” ottenne non solo la vittoria, bensì l’Irlanda.

Il Mito: la Guerra vinta dall’Amore
Un famoso mito tramandato dal Ciclo dell’Ulster ci fa riflettere sulla particolare commistione di aspetti che ritroviamo nella Morrigan, in quanto caratterizzata da tratti guerreschi di morte ma anche da un profondo simbolismo sessuale: si tratta del mito di Cù Chulainn (7).



L’eroe incontra la Dea che innamoratasi di lui, sotto forma di bellissima fanciulla gli confessa il suo amore. Egli la respinge ed Ella per vendicarsi lo assale trasformandosi successivamente in anguilla, in lupo e in una giovenca rossa e senza corna. L’eroe riesce però a sconfiggerla e quando è ormai stremato Ella gli appare come una vecchia che munge una vacca. Quando la donna gli dà da bere Cù Chulainn la benedice ed la Dea guarisce dalle ferite infertegli dall’eroe.
In effetti sono molteplici gli episodi che riguardano la Morrigan e questo eroe. In una di queste storie Cù Chulainn viene nominato ufficialmente guerriero, ma dopo aver ricevuto l’offerta di aiuto dalla Dea Morrigan, egli rifiuta sdegnosamente. Irata con l’eroe la Dea decide di punire la sua arroganza e la sua supponenza sicchè la notte precedente una battaglia, l’eroe viene svegliato da un improvviso clangore di armi e di folle. Cù Chulainn così com’è nudo e ancora assonnato si precipita fuori dalla sua tenda, balza sul suo carro ma non sa dove dirigersi. In quel momento gli ppare un carro trainato da un cavallo rosso a tre zampe, con accanto un uomo a piedi con un forcone e sul carro una splendida donna coperta da un mantello purpureo che lasciava alla luce della luna alcune ciocche color fuoco. L’erore chiede agli sconosciuti la loro vera identità ma loro si divertono nel prenderlo in giro con difficili indovinelli. Nel momento in cui si rende conto dell’assurdità della situazione tutto scompare, rimane solo la donna che si ridendo fragorosamente si tramuta in un gigantesco uccello nero e vola lontano. L’eroe comprende che la Dea gli aveva appena dimostrato che si era comportato da sciocco.

In un altro racconto la Morrigan si accoppia ritualmente con il progenitore divino, il Daghda, stando a cavalcioni di un fiume con un piede su entrambe le sponde. In questo caso la Dea incarna la Fertilità che si accoppia al dio protettore della tribù nella notte di Samhain, che rimane comunque la festa dedicata al mondo del mistero e agli antenati ed è quindi profondamente connessa al tema della Morte.

Il ruolo sessuale/materno è ribadito dal toponimo irlandese “le Mammelle della Morrigan”.

L’aspetto

Una delle caratteristiche più frequenti nelle Dee irlandesi è la capacità di trasfigurare la propria forma divina in umana, animale, ecc…le Morrigan non fanno certo eccezione, come abbiamo visto nei racconti del Ciclo dell’Ulster.
Spesso le Morrigan appaiono come dei rapaci, corvi o cornacchie o come una Dea imponente ammantata di piume nere (nel suo aspetto più guerresco: la Macha), dal volto talvolta beccuto e ricurvo, le orbite scure, i capelli scurissimi.
A volte può apparire come una splendida fanciulla, sensuale, spesso vestita con preziose stoffe purpuree che ben si intonano al fulvo crine di rosso velluto. Abbiamo però già detto che poteva apparire come Gigantessa sotto forma di Babd, muscolosa, forte dallo sguardo infinitamente triste per i lutti che aveva il compito di preannunciare.


Il Corvo, nero totem della Dea

Utile mi sembra accennare brevemente all’animale totem della Triade di cui abbiamo parlato: il Corvo.
Spesso il Corvo (corvus corax) e la Cornacchia (corvus cornix) vengono confusi a causa della loro somiglianza, ma sia biologicamente che dal punto di vista dei naturali poteri magici sono due creature che presentano lievi differenze. Gli Inuit venerano la cornacchia come portatrice di luce e non la feriscono mai per paura di perdere questo prezioso dono. Anche i Cinesi onorano una cornacchia del sole a tre zampe. Spesso il corvo è il totem di molte tribù o clan dei Veri Abitanti delle Americhe, come i Tlingit, i Niska, gli Haida, i Seneca…
A questi animali si attribuisce solitamente il potere della metamorfosi e come anche al colore nero, i Nativi d’America identificano la cornacchia con il Grande Mistero, l’abisso da cui emerge ogni cosa. Alcune tribù invece ne temono i poteri e insultano questi animali più che riverirli, mettendo gli stranieri in guardia da essi.
Poiché mangiatori di carogne, questi animali facevano parte della cosmologia indigena americana come quella antico-europea (8), in quanto la decontaminazione era considerata una parte necessaria della purificazione e della pulizia perché portava equilibrio nella natura.
Per i Romani la cornacchia era una guardiana e in origine era bianca. Apollo la inviò a controllare Coronide (con la quale aveva generato Asclepio), che nel frattempo lo aveva tradito con un mortale e per questo era stata trafitta dal Dio. Le bianche piume della cornacchia per tale delazione furono fatte diventare nere secondo il mito.
Per quanto riguarda le magiche corrispondenze la direzione a cui si ricollegano le energie di questi animali è il Nord e gli elementi sono l’Aria e la Terra.
I tratti che le caratterizzano sono l’intelligenze, il discernimento e l’abilità tecnica nell’uso dei manufatti.
Questo animale può essere paragonato al simbolo del tao perché è sia malevolo che benevole, sia creatore che distruttore esattamente come l’archetipo della Dea di cui è il più importante totem.
È l’animale della magia e del mistero per eccellenza, ma è anche una guida per chi si perde nella notte.
E’ l’animale della preveggenza, concede il dono della vista, l’astuzia per affrontare le avversità.


Reggitrice di Morte e Rigenerazione

La multiforme figura di questa triplice si può facilmente ricondurre all’immagine che Marija Gimbutas delinea nel suo “Il Linguaggio della Dea” a proposito della Dea Uccello neolitica, connessa con la fase di morte e rigenerazione.
Essa era la fonte e la dispensatrice di umidità che dà vita, antica e perdurante preoccupazione umana.
Si riteneva che alla oltre alla sua dimora terrestre esistesse un suo proprio regno acquatico e divino. È anche guardiana delle fonti e dei corsi d’acqua presso i quali come abbiamo detto, ha la facoltà di apparire ai soldati destinati alla morte in battaglia.
Non è un caso che il suo totem sia un rapace, infatti questi sono tutti antiche epifanie della Reggitrice di Morte e Rigenerazione di cui ci parla Gimbutas insieme ad altre studiose del suo calibro nelle sue opere.

La Morrigan e la Spiritualità al Femminile

La Morrigan è chiaramente un fulgido esempio di che aspetto può assumere la Dea nella sua IV fase di Luna Nera e in quanto tale la si può associare a divinità come Kali, Bellona, Anahita, le Valchirie, le Erinni. È una Dea del Mistero, della Morte e della Rigenerazione.
La Dea presiede alla fase della strega ben descritta da Anna e Manuela nel lavoro che trovate in questo sito nella sezione del Femminile a proposito del Ciclo e delle Sue fasi.
È dunque utile affidarsi a questa Dea in quella fase del vostro ciclo, se vi sentite smarrite o se siete confuso rispetto al COME incanalare le energie della Luna Nera per farle rendere al massimo.
Prima di lavorare con questa Dea è utile conoscerla bene, conoscere la sua storia e la sua indole per non confondere le sue energie, altrimenti si porterebbe solo scompiglio nella propria esistenza.
Per intenderci non si può ottenere un buon risultato in cucina farcendo una torta di colla vinilica, esattamente come non si ottiene un buon risultato invocando le energie della Morrigan al fine di lavorare su temi come la compassione o la apertura rispetto agli altri.
La Morrigan vi aiuterà in lavori che avranno a che fare con l’auto-riflessione, la rabbia repressa, il desiderio di giustizia…ecc.Vi suggerirà tre modi per affrontare il dolore: la furia implacabile di Macha, la lungimiranza di Babd, la consolazione e la forza della rinascita di Nèmain.
Per una maggiore conoscenza sulle particolarità della IV Dea, la Dea Nera, la Dea dal Volto nascosto si raccomanda la lettura della sezione del Femminile dedicata in questo sito ai cicli in relazione alle fasi lunari e alla Natura.



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Note:
1 -Il nome proprio è sempre accompagnato dall’articolo come nel caso di Dana, dove na- sta per “La” e Da per “Dea”: “La Dea”, intesa come Madre divina.
2 - Ci riferiamo ai pànthe pripri dei territori dell’Irlanda, della Scozia e dell’Antica Britannia.
3- Cfr. “Book of Leinster” et “Tàin Bò Cualinge”
4- Il mitico “Popolo della Dea Danu”, una razza di esseri divini, che si dice avessero abitato l’Irlanda prima dell’invasione dei Celti.
5- Sono entrambi nomi di mitici nemici dei Tuatha De Danann. I Fir Bholg sono i quarti invasori dell’Irlanda contro cui ha combattuto il “Popolo della Dea Danu”, i quali dopo essere stati ricacciati trovarono rifugio nelle Isole Aran, mentre i secondi sono una razza di esseri demoniaci e ctonii contro cui il medesimo popolo si scontrò dopo il suo arrivo in Irlanda.
6- Ora è il colle di Allen.
7 - Eroe protagonista del Ciclo dell’Ulster.
8- Vedi a tal proposito l’articolo “
Marija Gimbutas e l’Europa della Madre”.

Didascalie Immagini:
1. La Morrigan prima dell’intervento in battaglia.
3. Il carro su cui appare la Morrigan a Cù Chulainn nel Ciclo dell’Ulster
4. E Main Macha (Dimora della Dea Morrigan), Navan Hill, Co. Armagh
5. Macha accanto ai suoi “Pennoni”
6. Il Totem della Morrigan: il Corvo

Bibliografia:
- Lebor Gabála Érenn: The Book of the Taking of Ireland, Part IV. ed. & trans. R.A. Stewart MacAlister. Irish Texts Society, Vol. XLI. Dublin: The Irish Texts Society, 1941.
- "The Second Battle of Magh Turedh". Ancient Irish Tales. ed. & trans. Tom P. Cross and Harris Slover. Dublin: 1936.
- Kinsella, Thomas. The Tain. Oxford University Press, 2002.
- Mac Cuilennan, Cormac. "Sanas Cormaic." ed. and trans. Whitley Stokes. Three Irish Glossaries. London: Williams and Norgate, 1862.
- Maier, Berhard. Dictionary of Celtic Religion and Culture. trans. Cyril Edwards. Rochester, NY: Boydell, 1997.
- Sarah Perini, “Simboli e riti delle Donne Celtiche – Regine e Dee al tempo di Artù”, Psiche 2
- Patricia Monaghan, “Women in Myth and Legend”, Junction Books, London
- Marija Gimbutas, “Le Dee Viventi”, Medusa
- Miranda J. Green, “Dizionario di mitologia celtica”, Bompiani
- G. L. Messina, “Dizionario di mitologia classica”, Angelo Signorelli Editore, Roma
- Luciana Percovich, “Oscure Madri Splendenti”, Venexia
- Collana “Miti e Leggende - Divinità”, Hobby &Work Italiana Editrice
- Jessica Dawn Palmer, “Dizionario Magico degli Animali – Miti, leggende, poteri e misteri”, Newton & Compton Editori
- Per alcune immagini tratte dal web è corretto segnalare i siti: www.northerway.org; www.blackshamrock.org; www.orderwhitemoon.org;

 


Credits to:
* Dragon Rouge per www.vecchiareligione.org 
     


Astrologia Gioiosa - Maria Maddalena



Il 22 Giugno 2012:
l'Energia della Maddalena ritorna!
di Laura Bottagisio


Il 22 luglio è dedicato al ricordo di Maria Maddalena. È il giorno in cui il Sole, nel suo percorso annuale all’interno della Ruota Zodiacale, abbandona il Cancro ed entra in Leone. Questi due segni sono i domicili dei due luminari, nel Cancro dimora la Luna sede dei nostri desideri nascosti, capace di accompagnarci nelle emozioni più profonde; in Leone si attiva invece l’energia proiettiva del Sole che rende palese ed evidente ciò che la ricettività lunare fa affiorare dall’inconscio, e lo riproduce nella realtà. Interno ed esterno comunicano grazie a questo scambio continuo tra l’accogliere e l’operare, il dare e il ricevere, la destra e la sinistra, il maschile e il femminile. Ben descritto dal simbolo del Tao, questo movimento produce il divenire.

Il 22 luglio, giorno in cui avviene il passaggio del Sole tra questi due segni, si determina un momento di perfetto equilibrio tra queste due polarità. Come fosse un attimo di sospesa temporalità, l’acqua lunare e il fuoco solare creano un passaggio, un varco sull’eternità ove lo Spirito della Terra si coniuga con la Mater Celeste. Maschile e Femminile, compenetrati in perfetto equilibrio, scambiano e si fondono. Maria Maddalena, in quel giorno festeggiata, rappresenta il connubio tra la forza creativa della Terra e la potenza fecondante del Cielo.
Ogni anno, in quel giorno, solo il Sole si ritrova sempre nella stessa posizione e invece, nell’incessante movimento planetario, le configurazioni celesti sono sempre diverse.
Il 22 luglio 2009 è avvenuto un novilunio, molto speciale, che ha prodotto un’eclissi totale di sole. È stato un evento che ha dato linfa vitale a quel processo di elaborazione e trasformazione del Femminile già da qualche tempo iniziato, poiché quando durante un novilunio avviene l’eclissi, non è più il Sole che nasconde la Luna, non è più il Maschile a oscurare il Femminile che normalmente si ritira nelle sue profondità misteriose e magiche, ma viceversa è la Luna che oscura il Sole e diventa lei la protagonista. Non si è trattato quindi solo di un fatto puramente astronomico ma anche di grande portata energetica poiché ha dato la nota iniziale di un canto che ora risuona vibrante in noi, un canto di rinascita e di riconoscimento della Grande Madre che vive in noi, e per noi intona il suo meraviglioso Suono.
Maria Maddalena, dalla Chiesa relegata a ruolo di prostituta pentita, è allora rifiorita nella sua vera essenza, e sempre di più incarna quel Femminile da tempo occultato. In questi ultimi anni in cui l’onda del Femminile ha preso sempre più piede, Maria Maddalena si è presentata a noi in una nuova veste che ne descrive l’integrità, la forza interiore, la dignità, l’amorevole dedizione, il desiderio di far propria la Volontà Suprema. Incarna la potenza della Terra che si riflette nel Cielo quale Grande Dea, universale, matrice portante di ogni creazione.

Vestita di verde e di rosso è la Madonna Nera di tellurica natura che ci può riportare agli antichi splendori della Grande Dea poiché ultimo anello di una lunga collana di figure mitiche che, susseguitesi lungo lo scorrere del tempo, hanno dato vita al grande Archetipo Femminile e che, attraverso la ruota del tempo in cui civiltà sono sorte e scomparse in un continuo divenire, l’hanno perpetuato fino a noi. Nella nostra tradizione, prima di lei, altre dee hanno personificato questo Principio. Andando a ritroso incontriamo Proserpina, Demetra, Iside, Isthar, figure mitiche tutte legate da un filo conduttore che le colloca anche a contatto con l’Ombra, il Buio ove dimora la Dea nel suo aspetto più arcano. La divisione tra la parte luce della Dea Bianca e la parte tenebrosa della Dea Nera, avvenne invece in tempi lontani al subentrare dell’onda di Patriarcale polarità, ma una e una sola è la Dea e così deve ora ritornare ad essere per risanare quella ferita che ogni donna, e ogni uomo, inconsciamente porta dentro di sé.
Per una legge perfetta che vede alternarsi la notte e il giorno, lo Yin e lo Yang, secondo un modulo che si riflette nell’infinito piccolo così come nell’infinito grande, la luce della Grande Dea dapprima brillante d’oro e d’argento, si è sempre più affievolita fino a che la sua essenza profonda, legata alla forza guaritrice della Terra, è stata smembrata, soggiogata dalla supremazia maschile che l’ha relegata a un ruolo minore e costretta a dimorare nella parte più nascosta dell’anima, a volte trasformata in dea ‘furiosa’ dalla volontà distruttiva.
Facile è stato allora misconoscere la sua intrinseca forza che ha come base, come input supremo, l’accettazione della vita quale ciclo perenne di nascita-morte-rinascita nell’incessante unione e divisione degli opposti, indispensabile quale fondamentale movimento creatore di vita. E’ l’eterno ruotare dell’Ouroboros, l’Anello-Serpente, il cerchio che aprendosi può disegnare un’onda, e come il procedere del serpente nel suo moto sinuoso, perfettamente descrivere la ciclicità. Questo riconoscimento conduce verso la piena consapevolezza del Femminile quale scrigno prezioso in cui si compie il mistero della creazione, il crogiolo dove si consuma quel processo in cui ogni cosa perde la sua identità per assumerne un’altra, nuova e completamente diversa.
Alcuni anni prima, nel 2006, gli astronomi avevano catalogato due nuovi pianeti. Quando un pianeta viene scoperto significa che l’essere umano è in grado di classificare l’Essenza di cui quel pianeta è portatore, e integrarla consapevolmente in sé. L’astrologa Lisa Morpurgo, grazie alle sue ricerche e ai suoi studi atti a decifrare lo Zodiaco, già dalla fine degli anni settanta ne aveva dedotta l’esistenza e nei suoi libri ne aveva descritto le caratteristiche fondamentali. Aveva così identificato il primo pianeta trans plutoniano quale Archetipo della Grande Madre nella veste di Proserpina, dea della Terra capace di sublimarne l’energia e trasportarla dalle profondità uterine alla manifestazione visibile della Natura, che ne incarna la bellezza e la potenza creativa. Questo pianeta è stato dunque scoperto proprio nella nostra fase storica che vede la rinascita del Femminile, il suo ciclo planetario è lunghissimo e non determina le generazioni ma le ere. Al momento della sua scoperta, Proserpina era il nome che gli astronomi gli avevano attribuito, ma in seguito lo hanno modificato in Eris, archetipo femminile del conflitto e della discordia.
Che cosa impedisce ancora al grande Archetipo della Madre di farsi palesemente presente nella nostra coscienza ed essere quindi da noi vissuto nella sua piena espressione? Perché il pianeta di recente scoperta che lo rappresenta non può essere nominato Proserpina, dea della Terra, ma deve echeggiare come forza disgregante attraverso il suono del nome Eris, dea della discordia?
In un ipotetico viaggio attraverso lo Zodiaco, nella dialettica tra Ariete/Bilancia e Toro/Scorpione, incontriamo due coppie di pianeti di opposta polarità che mettono in moto il processo che crea la vita, sono Venere/Marte, Plutone/Proserpina. Venere e Proserpina, femminili, governano Toro e Bilancia, Marte e Plutone, maschili, sono signori di Ariete e Scorpione. Nella loro opposta complementarietà questi pianeti vivono un vivace confronto, un dare e un avere in un rapporto davvero avvincente, tra loro non vi è quel matrimonio dettato da regole ferree ma il desiderio di unirsi in un abbraccio e diventare Uno. Si oppongono e si attraggono, si prendono e si lasciano, si accoppiano, creano, e si abbandonano a questa eterna danza. Venere e Proserpina diventano dunque la Coppa del Graal, dove Marte e Plutone trovano il terreno perfetto in cui liberare, rilasciare, depositare, il seme della vita. Su come questo avviene ci viene descritto e tramandato da miti, favole, antichi racconti di saghe dove dei e dee interpretano se stessi mossi da una Regia che sta al di là della scena. Questo è il vero atto creativo che produce vita come momento evolutivo.

L’unione dei due principi maschile e femminile è ben visibile in un disegno alchemico di Robert Fludd, dove i due triangoli di luce e di buio si incrociano, si compenetrano e grazie alla loro unione si crea al centro un sole di radiante energia. E il Serpente compare nuovamente sulla scena quale grande simbolo di antica memoria che descrive il magnetismo e l’attività dell’energia di Eros, e poiché nulla si crea e nulla si distrugge, in realtà il Serpente rappresenta la TRASMUTAZIONE, processo energetico che avviene nel crogiolo-utero, contenitore capace di accogliere e permettere questa alchimia della vita.

Astrologicamente l’asse zodiacale che meglio rappresenta queste nozze alchemiche tra Plutone e Proserpina è quello di Toro/Scorpione, e descrive un matrimonio che anche in noi può avvenire tra la nostra parte maschile e quella femminile, lo Hieros Gamos che la forza dell’Eros produce nell’istante stesso in cui il Serpente si srotola dalla base della nostra colonna vertebrale, sua sede terrena, e prende la via del Cielo, le Nozze Sacre ci trasformano, diventiamo noi stessi l’Albero del Mondo. Questo movimento ascensionale dell’energia vitale non è conosciuto solamente nella tradizione orientale, dove è descritto come il risveglio di Kundalini, ma ben noto anche al popolo Maya e agli alchimisti della nostra tradizione mediterranea.
Maria Maddalena incarna quindi il Principio femminile che si unisce al Principio cristico maschile da cui nasce una stirpe di sangue regale, ed è venerata dai Templari quale Madonna Nera. Il culto della Madonna Nera è fiorito in tutto il bacino del Mediterraneo laddove marcatamente e maggiormente si era perso il profondo legame con la Terra, assolutamente necessario ad ogni essere umano e ad ogni umana attività. 

Le Madonne Nere sono dunque riconducibili a quelle mitiche dee che evocano il lato non visibile del Femminile e alla cui conoscenza anticamente si accedeva attraverso riti iniziatici. Esse tengono nella mano un globo sormontato da una croce, simbolo della Terra, e ci ricordano quanto inesauribile è il potere generativo della Terra, dal suo grembo si sviluppa e si struttura ogni forma vivente. Questo potere nasce dall’amore sempre presente con cui nutre il frutto da lei stessa creato, copia perfetta di ciò che già è presente nella Cosmica Matrice, nella Mater Dei, Volontà che opera ‘come in Cielo, così in Terra’.


Ogni aspetto del Femminile, e quindi ogni dea, è riconducibile alle fasi del ciclo lunare, la Madonna Nera può rappresentare il novilunio, momento iniziale dell’intero ciclo quando l’energia femminile è saldamente radicata nella sua più intima e profonda essenza, a stretto contatto con il cuore stesso della Terra. Il novilunio così speciale del 2009 ha assunto quindi un valore incommensurabile per traghettarci verso il Nuovo Piano di Coscienza.
Quest’anno 2012, il 22 luglio è preceduto dalla luna nuova del 19 che si produce a 27° Cancro. La particolarità di questo novilunio è che subito dopo la Luna entra in Leone e i due luminari si scambiano i loro domicili creando così un ‘ponte aureo’ tra Maschile e Femminile per far sì che dalla loro unione nasca il frutto d’oro, la creatura divina che è in noi. È davvero significativo che nella meditazione condotta da Gigi Capriolo dell’Istituto di Ricerche Cosmòs di Milano il 6 giugno, in occasione del completamento della Stella di Venere di cui si è già ampiamente parlato, ci sia stata donata un’acqua cosmica che si chiama Acqua del Bimbo Nuovo.




E altrettanto significativo è che il 22 luglio la Luna, dopo tre giorni dal novilunio, si trovi in Vergine, segno astrologicamente legato alla Francia. È risaputo che le cattedrali gotiche costruite in Francia dai Templari, dedicate a Nostra Signora riflessa nella figura di Maria Maddalena, disegnino esattamente la costellazione della Vergine. E questa Luna diventa per noi un richiamo a portare attenzione, dedizione e amore a ogni più piccolo dettaglio della nostra vita.
In questo giorno i pianeti, tutti insieme, formano un’immagine che può rappresentare una culla per meglio accogliere il Bimbo Nuovo, o una vela per traghettarci verso i lidi della Nuova Terra, oppure…. ognuno secondo il proprio cuore vi può ‘vedere’ ciò che più lo aiuta a trovare la sua Porta Aurea Interiore. Aprire quella Porta significa poter ascoltare la voce della Terra Madre, il suo canto, la sua musica, una musica di assoluta bellezza, amore e armonia.
…e la melodia cantata dalla splendida voce di Rosa Zaragoza è a Lei dedicata...
(ascoltatela col cuore...):




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martedì 3 luglio 2012

Il Settimo Arcano Maggiore...



VII. Il Carro






Il Carro:

Il carro della vittoria e della regalità, il veicolo cubico, ancora legato alla realizzazione materiale, sul quale il condottiero trionfante percorre il mondo. Impugnando lo scettro del comando, attraverso il quale capta le energie del cosmo, guida con sicurezza il cocchio, trainato da due cavalli. Il personaggio raffigurato dall'arcano nr. 7 manifesta tutta la sicureza di chi ha combattuto e vinto superando ostacoli quasi insormontabili. Il Sette, infatti, è il numero del compimento, dell'interezza di una serie: sette sono, non casualmente, i giorni della settimana, sette le virtù, sette i vizi capitali. E sette anche le note musicali, i colori dell'arcobaleno, i pianeti noti nell'astrologia antica.



Il Carro nella lettura Favorevole:

Trattandosi di un arcano di trionfo, almeno quando compare diritto, imprime al gioco una spinta positiva. Maturato attraverso le scelte e le prove, il consultante sperimenta una nuova condizione di consapevolezza, stabilità emotiva, fiducia in se stesso, autocontrollo.

Moltissime e tutte entusiasmanti sono le promesse della carta diritta: trionfo sulle difficoltà, superamento di un periodo di incertezza, riconoscimenti, supremazia sui rivali, progresso, fortuna. Significa originalità, intuito luminoso, superamento delle difficoltà, rapporto affettivo in stadio di grande sviluppo positivo, capacità di non identificazione in una o in un'altra evenienza, ma superamento grazie ad una centralità rispetto alla dualità delle cose.

Ciò significa anche l'intelligente uso delle proprie polarità insieme e non scisse, grande intuito. Avanzamento meritato, talento, progresso, viaggi, rapporti positivi con persone straniere. Perseguimento degli obiettivi, direzionalità.



Il Carro nella lettura Sfavorevole:

Una carta così forte e dinamica non può che invertire o esasperare, se capovolta, tutti i suoi buoni auspici. La lotta permane sempre in primo piano, ma mentre se la carta è dritta è sicuramente coronata da successo, se la carta è capovolta può avere esito incerto oppure implicare un grande dispendio energetico.

Quando poi le carte vicine peggiorano con la loro negatività la situazione, la vittoria si tramuta in sconfitta, il succeso in un progetto fallimentare e la strada percorsa a testa alta da trionfatore si rivela una strada infida e pericolosa. Può trattarsi di un momento di stasi, o talvota, a causa della perdita di controllo, di una poco onorevole fuga dalle responsilità. Nella lettura negativa l'arcano indica uno stallo, un'incapacità di scindere dai problemi, immersione identificante, carenza di intuito, abulia, passività, raziocinio eccessivo, mancanza di fantasia, incapacità di formulare concetti creativi, carenza di azione.

Problemi rispetto all'affettività, poichè si vive l'amore in maniera egoica oppure ci si fa trascinare dai sentimenti, senza una visione lucida dell'essenzialità. Può rappresentare una persona avventata, che non si ferma mai per paura di conoscersi. Esprime anche ambizione ingiustificata, attività eccessiva, volontà impositiva e preconcetti; persona che pone i propri obiettivi al di sopra delle situazioni contingenti e delle persone implicate, pericoli inerente a viaggi.






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lunedì 4 giugno 2012

"The Love Potion" - Chiccherie in Verde di Giugno!




The Green Love Poison!!!
l'Amore è nell'aria...




Oh... Ben tornati miei cari...
Chissà perché, anche l'anno scorso tra l'Esbat di Giugno e Litha, ho mandato in onda qui al cottage una carellata di chiccherie "verdi" ispirate alla Natura... il post completo lo trovate qui:

Oggi invece, volevo darvi un segnale più maturo... una gamma di verdi più brillanti e più scuri in altri tratti... un tocco più deciso al tutto!
Sono giorni importanti come ho "avvisato" in messaggi precedenti a questo... Il pianeta Venere si allineerà con la Terra e il Sole, ricolmerà d'amore i nostri cuori! Regalerà maggiore Armonia a Gaia e allo stesso ecosistema universale. Finalmente!!!
Quello che vi auguro è che possiate attraverso indumenti, soprammobili, amuleti, trarre ispirazione da questo verde intenso, colore principale del chakra del cuore (insieme al candido e romantico rosa)...
Insomma: la Pozione dell'Amore è nell'aria... accogliamola con gioia nel petto!!!




Come la ruggiada nei giovani e freschi steli d'erba,
come la gonna delle fate fatta di foglie tenere,
come l'amore antico di una nonna
quando narra il suo passato,
come la terra irlandese al termine della pioggia,
come la gioia degli infanti,
come una vecchia lettera di corrispondenza
che racconta i sogni futuri!
...
noi... tra i boschi e le praterie
volteggiamo e danziamo da secoli,
e ancor di più da oggi,
rinnoviamo il nostro sentimento
d'amore selvaggio nel cuore!
così sia in eterno...

- Queen Mab -



































































E poi mi chiedono perchè io, Mab, adoro il verde...
è elemetale!!!
è quel colore immortale che odora d'Avalon....
odora di pietra filosofale!
Baci.






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