…è un contatto, un’unione fra due diverse realtà, anche se normalmente si uniscono cose o esseri che sono simili, o che hanno qualcosa da scambiarsi. Raramente ci uniamo con qualcuno con cui abbiamo poco o niente in comune.
Nell’unione cerco di condividere, di assorbire qualcosa che mi faccia star meglio, nella relazione cerco di gioire della dolcezza dell’unione appunto. E questo è estremamente importante se decido di avventurarmi nel conoscere Dio:
"...forse non sai che parola Dio deriva da Devus, che a sua volta prende la radice ariana DIV, che ha il senso di splendere o di brillare, o ancora: Colui che Splende, molto semplicemente."
… il mondo intorno è fatto di relazioni, è tenuto in contatto dalla capacità che sviluppo di unirmi ad esso, di armonizzarmi ad esso e di conoscerlo.
La conoscenza genera sicurezza...
La conoscenza genera anche fiducia e permette che delle realtà, anche molto differenti fra loro continuino ad andare avanti sulla base del mutuo scambio e reciproco insegnamento.
Nella misura in cui dedico la mia ricerca relazionale a qualcosa di valido, benefico, potente, pulito e rigenerante, il mio cuore inizierà a manifestare contentezza, serenità, amore ed accettazione per il prossimo.
Il punto è dove trovo una simile unione… relazione?
Il mio compito in quanto essere umano, o la mia dedizione, è quella di dedicarmi, col tempo, ad una relazione che mi rinfranca via via sempre di più, e di lasciare andare quei generi di realtà che appesantiscono il mio cuore.
Il sentiero della spiritualità vuole svelare ed integrare un tipo di azione (quella di Conoscere Dio appunto) che normalmente non è vista o contemplata come un tipo di condotta che apporterebbe beneficio se fosse messa in pratica, anzi, la maggior parte della gente è cieca a questo tipo di possibilità, ancora oggi.
Analizzando le relazioni umane…
Un buon figlio è colui che si rende conto di vivere all’interno di una famiglia e che i suoi genitori lo stanno facendo crescere sulla base del loro amore e dei loro sacrifici.
Il papà, di questo figlio, un buon papà, si rende conto che ha davanti la sua creazione e come tale va sostenuta, alimentata e guidata, non solo… sente anche che va responsabilizzata per donarle la libertà, un padre è anche una guida.
Una buona madre sa che il proprio figlio è un dono, un regalo speciale del mondo e che va custodito come un gioiello ed amato grandemente.
E così fra fratelli e sorelle, nella stessa famiglia passa quella consapevolezza nobile di aiuto e cooperazione, di sapersi divertire insieme ed aiutarsi nei momenti difficili.
Il significato quindi è quello di esprimere e trovare benessere attraverso la relazione, trovare soddisfazione e serenità.
Ma facendo un passo al di là delle relazioni umane… perché il mondo umano appunto, soprattutto oggi è caratterizzato da fluttuazioni, da picchi di felicità il giorno prima a baratri di scontentezza, rabbia e violenza dove i figli uccidono i genitori per questioni di soldi e beni materiali, dove i genitori stuprano i loro figli o li abbandonano per strada che sono ancora in fasce, dove i fratelli della stessa famiglia si odiano e non comunicano più per la vita… può essere possibile un tipo di mondo simile? Quanto può andare avanti?
Conoscere Dio…
E’ chiaro che abbiamo bisogno di un punto di riferimento che non fluttua, al quale posso sempre rivolgermi in caso di bisogno e consiglio, col quale posso comunicare quindi. Ho bisogno di un essere che mi capisca intimamente, laddove gli esseri umani non riescono ad arrivare, laddove il mondo e la nostra famiglia non possono più sostenerci.
E quando ci si spinge verso tali altezze, come l’idea di conoscere veramente questo punto di riferimento, occorre farlo tenendo presente che stiamo andando verso la madre più buona ed amorevole, verso il padre più vero e presente, verso il fratello più sincero, verso la guida che vuole portarci realmente alla Verità.
L’unione suprema, la relazione più importante rappresenta il massimo o l’inizio del massimo a cui un essere umano può arrivare o verso cui possiamo inziare a camminare, è un incontro di due Verità ed è una promessa nel senso che tutto quello che riceverò da questa unione potrò donarlo ai miei cari, ai miei amici, alla mia famiglia, al mondo…
Il significato del nome
“Morrigan” in irlandese significa “Grande Regina”, dalla parola
Mor (grande) e Rion (regina) anche se a questo nome si attribuiscono una miriade
di altri significati come quello di “regina fantasma”, “regina delle acque”
(il rapporto donna-acqua è
archetipico ed è presente in tutte le religioni. Le entità divine femminili sono
strettamente legate con acque che purificano, risanano, fertilizzano, ecc,
collegate anche alla figura della lavandaia. Come simbolo acquatico viene anche
risaltato la figura del serpente: le anguane, antiche divinità delle polle,
derivano dalla parola latina anguis che significa serpente), “Dea
suprema della guerra”, “regina degli spettri”, “lavandaia al guado” ecc...
Morrigan in effetti è un’altro nome assegnato per nominare la Dea Madre. E' associata a numerosissime altre Dee della cultura pagana e non mondiale.
La Profezia di Pace (Irlandese) della Morrigan:
Pace fino al
cielo,
il cielo fino alla
terra.
La terra fino al
cielo,
forza in
entrambi.
Una coppa molto
piena,
piena di miele;
idromele in
abbondanza.
Estate in
inverno...
Pace fino al
cielo.
LA MORRIGAN, Tre Volte
Nera Ricerca di Morgan Mac Phoenix
An Morrigan, La
Morrigan(1) appartiene al vasto e multiforme crogiolo dei pànthea celto-britanni
(2). Gli studiosi ancora si interrogano sulla natura di questa Dea, il cui
nome è attestato anche nelle forme di Morrìgu (per l’antico irlandese), di
Mórríghan (per il medio irlandese) e di Móirríoghan (per l’irlandese classico),
per il suo accostamento frequente ad altre figure del divino femminile quali
Babd Chatha, Macha e Nèmain con le quali condivide molti caratteri
fondamentali. Molti studiosi sono giunti alla conclusione che La Morrigan
debba intendersi come definizione unica della triade formata da queste Dee, come
sintesi divina di tre aspetti della medesima “Grande Regina” (Mor-: grande /
Rigain-: regina). La Morrigan viene anche spesso identificata con Anu, la
Madre degli Dei e questo testimonia la sua grande importanza. Sempre Anu viene
proposta in connesione con La Morrigan in una versione di triplicità divina
differente rispetto a quella già citata, che comprendeva
Anu/Ana questa volta concepita nel suo aspetto di patrona della
fertilità, Babd nel suo aspetto di madre che perpetuamente fa
bollire il suo magico calderone dove “cuoce” e prepara la vita e
Macha nel suo aspetto di colei che presiede alla morte e al
regno dei fantasmi. Questa seconda versione dell’identità divina tripartita asi
rifà a quella delle tre fasi della Dea.
È forse più corretto dunque
parlare di “Le Morrigan”, pur usando tutte le cautele utili a non dare
classificazioni avventate della Dea e ricordando che le interpretazioni correnti
sono molteplici e che gli studiosi non si sono ancora accordati in via
definitiva.
I cicli irlandesi(3) ce la tramandano come una delle più
importanti divinità dei Tuatha de Danann(4) , la quale soprintendeva al
benessere ma soprattutto ai conflitti di questo popolo fatato contro i Fir Bholg
e i Fomori(5) per il possesso della terra d’Irlanda. I bardi raccontavano che
allo scorrere del sangue sul campo di battaglia la Morrigan veniva chiamata
Macha. Al termine di una battaglia la Dea assumeva le sembianze di un rapace,
solitamente un corvo o una cornacchia di colore nero e trovando riparo su
qualche ramo avvizzito guardava i corpi dilaniati dei soldati che venivano
ammucchiati davanti a Lei. Solo chi apparteneva alla fiera stirpe fatata dei
Danann veniva sepolto con tutti gli onori, i corpi dei nemici erano amputati e
venivano impiegati come offerta votiva alla Dea. Si impalavano le teste sulle
lance che venivano chiamati “i Pennoni di Macha”, ammonimento a tutti i nemici,
come ci raccontano i cronisti a proposito della Battaglia di Almu presso
Kildare(6). La Babd invece appariva ai soldati il giorno prima della
battaglia in forma di donna gigantesca. La sua apparizione avveniva nei pressi
di un corso d’acqua e la si poteva scorgere intenta a fare il bucato in un mesto
silenzio, per questo era nota con il nome di “Lavandaia al Guado”. Le vesti
che strofinava non erano le sue bensì quelle dei soldati che si apprestavano a
combattere che tremavano all’idea di una simile visione mentre attraversavano un
fiume poiché era segno di morte imminente. L’ultima emanazione della Triplice
Morrigan è la Nèmain, la più elesiva e misteriosa delle tre. Fu Lei a ideare
l’arte del lamento funebre poiché Colei che amava la guerra doveva sì amare
anche la morte. I lamenti rituali accompagnavano le anime dei soldati caduti in
battaglia verso la loro eterna dimora. Si racconta che fossero i corvi della
Morrigan a intonarli. Ogni qualvolta che i corvi gracchiavano sui corpi dei
caduti, nella valle echeggiava la voce della Morrigan. Terribilmente temuta
eppure tenuta nel massimo rispetto, le Morrigan impiegava la sua forza
sovraumana per volgere le sorti della battaglia in favore dei suoi protetti.
Contro i Fir Bholg durante la Battaglia di Magh Tuiredh scagliò tempeste di
fuoco, grandine, rane e torrenti di sangue che tramutarono il terreno in un
rosso inferno di fango. Con Lei al fianco il “Popolo della Dea” ottenne non solo
la vittoria, bensì l’Irlanda.
Il Mito: la Guerra vinta
dall’Amore Un famoso mito tramandato dal Ciclo dell’Ulster ci fa
riflettere sulla particolare commistione di aspetti che ritroviamo nella
Morrigan, in quanto caratterizzata da tratti guerreschi di morte ma anche da un
profondo simbolismo sessuale: si tratta del mito di Cù Chulainn (7).
L’eroe incontra la
Dea che innamoratasi di lui, sotto forma di bellissima fanciulla gli confessa il
suo amore. Egli la respinge ed Ella per vendicarsi lo assale trasformandosi
successivamente in anguilla, in lupo e in una giovenca rossa e senza corna.
L’eroe riesce però a sconfiggerla e quando è ormai stremato Ella gli appare come
una vecchia che munge una vacca. Quando la donna gli dà da bere Cù Chulainn la
benedice ed la Dea guarisce dalle ferite infertegli dall’eroe. In effetti
sono molteplici gli episodi che riguardano la Morrigan e questo eroe. In una di
queste storie Cù Chulainn viene nominato ufficialmente guerriero, ma dopo aver
ricevuto l’offerta di aiuto dalla Dea Morrigan, egli rifiuta sdegnosamente.
Irata con l’eroe la Dea decide di punire la sua arroganza e la sua supponenza
sicchè la notte precedente una battaglia, l’eroe viene svegliato da un
improvviso clangore di armi e di folle. Cù Chulainn così com’è nudo e ancora
assonnato si precipita fuori dalla sua tenda, balza sul suo carro ma non sa dove
dirigersi. In quel momento gli ppare un carro trainato da un cavallo rosso a tre
zampe, con accanto un uomo a piedi con un forcone e sul carro una splendida
donna coperta da un mantello purpureo che lasciava alla luce della luna alcune
ciocche color fuoco. L’erore chiede agli sconosciuti la loro vera identità ma
loro si divertono nel prenderlo in giro con difficili indovinelli. Nel momento
in cui si rende conto dell’assurdità della situazione tutto scompare, rimane
solo la donna che si ridendo fragorosamente si tramuta in un gigantesco uccello
nero e vola lontano. L’eroe comprende che la Dea gli aveva appena dimostrato che
si era comportato da sciocco.
In un altro racconto la
Morrigan si accoppia ritualmente con il progenitore divino, il Daghda, stando a
cavalcioni di un fiume con un piede su entrambe le sponde. In questo caso la Dea
incarna la Fertilità che si accoppia al dio protettore della tribù nella notte
di Samhain, che rimane comunque la festa dedicata al mondo del mistero e agli
antenati ed è quindi profondamente connessa al tema della Morte.
Il ruolo
sessuale/materno è ribadito dal toponimo irlandese “le Mammelle della
Morrigan”.
L’aspetto
Una delle caratteristiche più
frequenti nelle Dee irlandesi è la capacità di trasfigurare la propria forma
divina in umana, animale, ecc…le Morrigan non fanno certo eccezione, come
abbiamo visto nei racconti del Ciclo dell’Ulster. Spesso le Morrigan appaiono
come dei rapaci, corvi o cornacchie o come una Dea imponente ammantata di piume
nere (nel suo aspetto più guerresco: la Macha), dal volto talvolta beccuto e
ricurvo, le orbite scure, i capelli scurissimi. A volte può apparire come una
splendida fanciulla, sensuale, spesso vestita con preziose stoffe purpuree che
ben si intonano al fulvo crine di rosso velluto. Abbiamo però già detto che
poteva apparire come Gigantessa sotto forma di Babd, muscolosa, forte dallo
sguardo infinitamente triste per i lutti che aveva il compito di
preannunciare.
Il Corvo,
nero totem della Dea
Utile mi sembra accennare
brevemente all’animale totem della Triade di cui abbiamo parlato: il
Corvo. Spesso il Corvo (corvus corax) e la Cornacchia (corvus cornix) vengono
confusi a causa della loro somiglianza, ma sia biologicamente che dal punto di
vista dei naturali poteri magici sono due creature che presentano lievi
differenze. Gli Inuit venerano la cornacchia come portatrice di luce e non la
feriscono mai per paura di perdere questo prezioso dono. Anche i Cinesi onorano
una cornacchia del sole a tre zampe. Spesso il corvo è il totem di molte tribù o
clan dei Veri Abitanti delle Americhe, come i Tlingit, i Niska, gli Haida, i
Seneca… A questi animali si attribuisce solitamente il potere della
metamorfosi e come anche al colore nero, i Nativi d’America identificano la
cornacchia con il Grande Mistero, l’abisso da cui emerge ogni cosa. Alcune tribù
invece ne temono i poteri e insultano questi animali più che riverirli, mettendo
gli stranieri in guardia da essi. Poiché mangiatori di carogne, questi
animali facevano parte della cosmologia indigena americana come quella
antico-europea (8), in quanto la decontaminazione era considerata una parte
necessaria della purificazione e della pulizia perché portava equilibrio nella
natura. Per i Romani la cornacchia era una guardiana e in origine era bianca.
Apollo la inviò a controllare Coronide (con la quale aveva generato Asclepio),
che nel frattempo lo aveva tradito con un mortale e per questo era stata
trafitta dal Dio. Le bianche piume della cornacchia per tale delazione furono
fatte diventare nere secondo il mito. Per quanto riguarda le magiche
corrispondenze la direzione a cui si ricollegano le energie di questi animali è
il Nord e gli elementi sono l’Aria e la Terra. I tratti che le caratterizzano
sono l’intelligenze, il discernimento e l’abilità tecnica nell’uso dei
manufatti. Questo animale può essere paragonato al simbolo del tao perché è
sia malevolo che benevole, sia creatore che distruttore esattamente come
l’archetipo della Dea di cui è il più importante totem. È l’animale della
magia e del mistero per eccellenza, ma è anche una guida per chi si perde nella
notte. E’ l’animale della preveggenza, concede il dono della vista, l’astuzia
per affrontare le avversità.
Reggitrice di Morte e
Rigenerazione La multiforme figura di questa triplice si può
facilmente ricondurre all’immagine che Marija Gimbutas delinea nel suo “Il
Linguaggio della Dea” a proposito della Dea Uccello neolitica, connessa con la
fase di morte e rigenerazione. Essa era la fonte e la dispensatrice di
umidità che dà vita, antica e perdurante preoccupazione umana. Si riteneva
che alla oltre alla sua dimora terrestre esistesse un suo proprio regno
acquatico e divino. È anche guardiana delle fonti e dei corsi d’acqua presso i
quali come abbiamo detto, ha la facoltà di apparire ai soldati destinati alla
morte in battaglia. Non è un caso che il suo totem sia un rapace, infatti
questi sono tutti antiche epifanie della Reggitrice di Morte e Rigenerazione di
cui ci parla Gimbutas insieme ad altre studiose del suo calibro nelle sue
opere.
La Morrigan e la Spiritualità al Femminile La
Morrigan è chiaramente un fulgido esempio di che aspetto può assumere la Dea
nella sua IV fase di Luna Nera e in quanto tale la si può associare a divinità
come Kali, Bellona, Anahita, le Valchirie, le Erinni. È una Dea del Mistero,
della Morte e della Rigenerazione. La Dea presiede alla fase della strega ben
descritta da Anna e Manuela nel lavoro che trovate in questo sito nella sezione
del Femminile a proposito del Ciclo e delle Sue fasi. È dunque utile
affidarsi a questa Dea in quella fase del vostro ciclo, se vi sentite smarrite o
se siete confuso rispetto al COME incanalare le energie della Luna Nera per
farle rendere al massimo. Prima di lavorare con questa Dea è utile conoscerla
bene, conoscere la sua storia e la sua indole per non confondere le sue energie,
altrimenti si porterebbe solo scompiglio nella propria esistenza. Per
intenderci non si può ottenere un buon risultato in cucina farcendo una torta di
colla vinilica, esattamente come non si ottiene un buon risultato invocando le
energie della Morrigan al fine di lavorare su temi come la compassione o la
apertura rispetto agli altri. La Morrigan vi aiuterà in lavori che avranno a
che fare con l’auto-riflessione, la rabbia repressa, il desiderio di
giustizia…ecc.Vi suggerirà tre modi per affrontare il dolore: la furia
implacabile di Macha, la lungimiranza di Babd, la consolazione e la forza della
rinascita di Nèmain. Per una maggiore conoscenza sulle particolarità della IV
Dea, la Dea Nera, la Dea dal Volto nascosto si raccomanda la lettura della
sezione del Femminile dedicata in questo sito ai cicli in relazione alle fasi
lunari e alla Natura.
___________________________________
Note: 1 -Il nome proprio è
sempre accompagnato dall’articolo come nel caso di Dana, dove na- sta per “La” e
Da per “Dea”: “La Dea”, intesa come Madre divina. 2 - Ci riferiamo ai pànthe
pripri dei territori dell’Irlanda, della Scozia e dell’Antica
Britannia.
3- Cfr. “Book of Leinster” et
“Tàin Bò Cualinge” 4- Il mitico “Popolo della Dea Danu”, una razza di esseri
divini, che si dice avessero abitato l’Irlanda prima dell’invasione dei
Celti. 5- Sono entrambi nomi di mitici nemici dei Tuatha De Danann. I Fir
Bholg sono i quarti invasori dell’Irlanda contro cui ha combattuto il “Popolo
della Dea Danu”, i quali dopo essere stati ricacciati trovarono rifugio nelle
Isole Aran, mentre i secondi sono una razza di esseri demoniaci e ctonii contro
cui il medesimo popolo si scontrò dopo il suo arrivo in Irlanda. 6- Ora è il
colle di Allen. 7 - Eroe protagonista del Ciclo dell’Ulster. 8- Vedi a tal
proposito l’articolo “Marija Gimbutas e
l’Europa della Madre”.
Didascalie Immagini: 1. La Morrigan prima dell’intervento
in battaglia. 3. Il carro su cui appare la Morrigan a Cù Chulainn nel Ciclo
dell’Ulster 4. E Main Macha (Dimora della Dea Morrigan), Navan Hill, Co.
Armagh 5. Macha accanto ai suoi “Pennoni” 6. Il Totem della Morrigan: il
Corvo
Bibliografia: - Lebor
Gabála Érenn: The Book of the Taking of Ireland, Part IV. ed. & trans. R.A.
Stewart MacAlister. Irish Texts Society, Vol. XLI. Dublin: The Irish Texts
Society, 1941. - "The Second Battle of Magh Turedh". Ancient Irish Tales.
ed. & trans. Tom P. Cross and Harris Slover. Dublin: 1936. - Kinsella,
Thomas. The Tain. Oxford University Press, 2002. - Mac Cuilennan, Cormac.
"Sanas Cormaic." ed. and trans. Whitley Stokes. Three Irish Glossaries. London:
Williams and Norgate, 1862. - Maier, Berhard. Dictionary of Celtic Religion
and Culture. trans. Cyril Edwards. Rochester, NY: Boydell, 1997. - Sarah
Perini, “Simboli e riti delle Donne Celtiche – Regine e Dee al tempo di Artù”,
Psiche 2 - Patricia Monaghan, “Women in Myth and Legend”, Junction Books,
London - Marija Gimbutas, “Le Dee Viventi”, Medusa - Miranda J. Green,
“Dizionario di mitologia celtica”, Bompiani - G. L. Messina, “Dizionario di
mitologia classica”, Angelo Signorelli Editore, Roma - Luciana Percovich,
“Oscure Madri Splendenti”, Venexia - Collana “Miti e Leggende - Divinità”,
Hobby &Work Italiana Editrice - Jessica Dawn Palmer, “Dizionario Magico
degli Animali – Miti, leggende, poteri e misteri”, Newton & Compton
Editori - Per alcune immagini tratte dal web è corretto segnalare i siti:
www.northerway.org; www.blackshamrock.org; www.orderwhitemoon.org;
Il 22 luglio è dedicato al ricordo di
Maria Maddalena. È il giorno in cui il Sole, nel suo percorso annuale
all’interno della Ruota Zodiacale, abbandona il Cancro ed entra in Leone. Questi
due segni sono i domicili dei due luminari, nel Cancro dimora la Luna sede dei
nostri desideri nascosti, capace di accompagnarci nelle emozioni più profonde;
in Leone si attiva invece l’energia proiettiva del Sole che rende palese ed
evidente ciò che la ricettività lunare fa affiorare dall’inconscio, e lo
riproduce nella realtà. Interno ed esterno comunicano grazie a questo scambio
continuo tra l’accogliere e l’operare, il dare e il ricevere, la destra e la
sinistra, il maschile e il femminile. Ben descritto dal simbolo del Tao, questo
movimento produce il divenire.
Il 22 luglio, giorno in
cui avviene il passaggio del Sole tra questi due segni, si determina un momento
di perfetto equilibrio tra queste due polarità. Come fosse un attimo di sospesa
temporalità, l’acqua lunare e il fuoco solare creano un passaggio, un varco
sull’eternità ove lo Spirito della Terra si coniuga con la Mater Celeste.
Maschile e Femminile, compenetrati in perfetto equilibrio, scambiano e si
fondono. Maria Maddalena, in quel giorno festeggiata, rappresenta il connubio
tra la forza creativa della Terra e la potenza fecondante del Cielo.
Ogni anno, in quel
giorno, solo il Sole si ritrova sempre nella stessa posizione e invece,
nell’incessante movimento planetario, le configurazioni celesti sono sempre
diverse.
Il 22 luglio 2009 è
avvenuto un novilunio, molto speciale, che ha prodotto un’eclissi totale di
sole. È stato un evento che ha dato linfa vitale a quel processo di elaborazione
e trasformazione del Femminile già da qualche tempo iniziato, poiché quando
durante un novilunio avviene l’eclissi, non è più il Sole che nasconde la Luna,
non è più il Maschile a oscurare il Femminile che normalmente si ritira nelle
sue profondità misteriose e magiche, ma viceversa è la Luna che oscura il Sole e
diventa lei la protagonista. Non si è trattato quindi solo di un fatto puramente
astronomico ma anche di grande portata energetica poiché ha dato la nota
iniziale di un canto che ora risuona vibrante in noi, un canto di rinascita e di
riconoscimento della Grande Madre che vive in noi, e per noi intona il suo
meraviglioso Suono.
Maria Maddalena, dalla
Chiesa relegata a ruolo di prostituta pentita, è allora rifiorita nella sua vera
essenza, e sempre di più incarna quel Femminile da tempo occultato. In questi
ultimi anni in cui l’onda del Femminile ha preso sempre più piede, Maria
Maddalena si è presentata a noi in una nuova veste che ne descrive l’integrità,
la forza interiore, la dignità, l’amorevole dedizione, il desiderio di far
propria la Volontà Suprema. Incarna la potenza della Terra che si riflette nel
Cielo quale Grande Dea, universale, matrice portante di ogni creazione.
Vestita di verde e di
rosso è la Madonna Nera di tellurica natura che ci può riportare agli antichi
splendori della Grande Dea poiché ultimo anello di una lunga collana di figure
mitiche che, susseguitesi lungo lo scorrere del tempo, hanno dato vita al grande
Archetipo Femminile e che, attraverso la ruota del tempo in cui civiltà sono
sorte e scomparse in un continuo divenire, l’hanno perpetuato fino a noi. Nella
nostra tradizione, prima di lei, altre dee hanno personificato questo Principio.
Andando a ritroso incontriamo Proserpina, Demetra, Iside, Isthar, figure mitiche
tutte legate da un filo conduttore che le colloca anche a contatto con l’Ombra,
il Buio ove dimora la Dea nel suo aspetto più arcano. La divisione tra la parte
luce della Dea Bianca e la parte tenebrosa della Dea Nera, avvenne invece in
tempi lontani al subentrare dell’onda di Patriarcale polarità, ma una e una sola
è la Dea e così deve ora ritornare ad essere per risanare quella ferita che ogni
donna, e ogni uomo, inconsciamente porta dentro di sé.
Per una legge perfetta
che vede alternarsi la notte e il giorno, lo Yin e lo Yang, secondo un modulo
che si riflette nell’infinito piccolo così come nell’infinito grande, la luce
della Grande Dea dapprima brillante d’oro e d’argento, si è sempre più
affievolita fino a che la sua essenza profonda, legata alla forza guaritrice
della Terra, è stata smembrata, soggiogata dalla supremazia maschile che l’ha
relegata a un ruolo minore e costretta a dimorare nella parte più nascosta
dell’anima, a volte trasformata in dea ‘furiosa’ dalla volontà distruttiva.
Facile è stato allora
misconoscere la sua intrinseca forza che ha come base, come input supremo,
l’accettazione della vita quale ciclo perenne di nascita-morte-rinascita
nell’incessante unione e divisione degli opposti, indispensabile quale
fondamentale movimento creatore di vita. E’ l’eterno ruotare dell’Ouroboros,
l’Anello-Serpente, il cerchio che aprendosi può disegnare un’onda, e come il
procedere del serpente nel suo moto sinuoso, perfettamente descrivere la
ciclicità. Questo riconoscimento conduce verso la piena consapevolezza del
Femminile quale scrigno prezioso in cui si compie il mistero della creazione, il
crogiolo dove si consuma quel processo in cui ogni cosa perde la sua identità
per assumerne un’altra, nuova e completamente diversa.
Alcuni anni prima, nel
2006, gli astronomi avevano catalogato due nuovi pianeti. Quando un pianeta
viene scoperto significa che l’essere umano è in grado di classificare l’Essenza
di cui quel pianeta è portatore, e integrarla consapevolmente in sé. L’astrologa
Lisa Morpurgo, grazie alle sue ricerche e ai suoi studi atti a decifrare lo
Zodiaco, già dalla fine degli anni settanta ne aveva dedotta l’esistenza e nei
suoi libri ne aveva descritto le caratteristiche fondamentali. Aveva così
identificato il primo pianeta trans plutoniano quale Archetipo della Grande
Madre nella veste di Proserpina, dea della Terra capace di sublimarne l’energia
e trasportarla dalle profondità uterine alla manifestazione visibile della
Natura, che ne incarna la bellezza e la potenza creativa. Questo pianeta è stato
dunque scoperto proprio nella nostra fase storica che vede la rinascita del
Femminile, il suo ciclo planetario è lunghissimo e non determina le generazioni
ma le ere. Al momento della sua scoperta, Proserpina era il nome che gli
astronomi gli avevano attribuito, ma in seguito lo hanno modificato in Eris,
archetipo femminile del conflitto e della discordia.
Che cosa impedisce ancora
al grande Archetipo della Madre di farsi palesemente presente nella nostra
coscienza ed essere quindi da noi vissuto nella sua piena espressione? Perché il
pianeta di recente scoperta che lo rappresenta non può essere nominato
Proserpina, dea della Terra, ma deve echeggiare come forza disgregante
attraverso il suono del nome Eris, dea della discordia?
In un ipotetico viaggio
attraverso lo Zodiaco, nella dialettica tra Ariete/Bilancia e Toro/Scorpione,
incontriamo due coppie di pianeti di opposta polarità che mettono in moto il
processo che crea la vita, sono Venere/Marte, Plutone/Proserpina. Venere e
Proserpina, femminili, governano Toro e Bilancia, Marte e Plutone, maschili,
sono signori di Ariete e Scorpione. Nella loro opposta complementarietà questi
pianeti vivono un vivace confronto, un dare e un avere in un rapporto davvero
avvincente, tra loro non vi è quel matrimonio dettato da regole ferree ma il
desiderio di unirsi in un abbraccio e diventare Uno. Si oppongono e si
attraggono, si prendono e si lasciano, si accoppiano, creano, e si abbandonano a
questa eterna danza. Venere e Proserpina diventano dunque la Coppa del Graal,
dove Marte e Plutone trovano il terreno perfetto in cui liberare, rilasciare,
depositare, il seme della vita. Su come questo avviene ci viene descritto e
tramandato da miti, favole, antichi racconti di saghe dove dei e dee
interpretano se stessi mossi da una Regia che sta al di là della scena. Questo è
il vero atto creativo che produce vita come momento evolutivo.
L’unione dei due principi
maschile e femminile è ben visibile in un disegno alchemico di Robert Fludd,
dove i due triangoli di luce e di buio si incrociano, si compenetrano e grazie
alla loro unione si crea al centro un sole di radiante energia. E il Serpente
compare nuovamente sulla scena quale grande simbolo di antica memoria che
descrive il magnetismo e l’attività dell’energia di Eros, e poiché nulla si crea
e nulla si distrugge, in realtà il Serpente rappresenta la TRASMUTAZIONE,
processo energetico che avviene nel crogiolo-utero, contenitore capace di
accogliere e permettere questa alchimia della vita.
Astrologicamente l’asse zodiacale che meglio rappresenta queste nozze alchemiche tra Plutone e Proserpina è quello di Toro/Scorpione, e descrive un matrimonio che anche in noi può avvenire tra la nostra parte maschile e quella femminile, lo Hieros Gamos che la forza dell’Eros produce nell’istante stesso in cui il Serpente si srotola dalla base della nostra colonna vertebrale, sua sede terrena, e prende la via del Cielo, le Nozze Sacre ci trasformano, diventiamo noi stessi l’Albero del Mondo. Questo movimento ascensionale dell’energia vitale non è conosciuto solamente nella tradizione orientale, dove è descritto come il risveglio di Kundalini, ma ben noto anche al popolo Maya e agli alchimisti della nostra tradizione mediterranea.
Maria Maddalena incarna quindi il Principio
femminile che si unisce al Principio cristico maschile da cui nasce una stirpe
di sangue regale, ed è venerata dai Templari quale Madonna Nera. Il culto della
Madonna Nera è fiorito in tutto il bacino del Mediterraneo laddove marcatamente
e maggiormente si era perso il profondo legame con la Terra, assolutamente
necessario ad ogni essere umano e ad ogni umana attività.
Le Madonne
Nere sono dunque riconducibili a quelle mitiche dee che evocano il lato non
visibile del Femminile e alla cui conoscenza anticamente si accedeva attraverso
riti iniziatici. Esse tengono nella mano un globo sormontato da una croce,
simbolo della Terra, e ci ricordano quanto inesauribile è il potere generativo
della Terra, dal suo grembo si sviluppa e si struttura ogni forma vivente.
Questo potere nasce dall’amore sempre presente con cui nutre il frutto da lei
stessa creato, copia perfetta di ciò che già è presente nella Cosmica Matrice,
nella Mater Dei, Volontà che opera ‘come in Cielo, così in Terra’.
Ogni aspetto del
Femminile, e quindi ogni dea, è riconducibile alle fasi del ciclo lunare, la
Madonna Nera può rappresentare il novilunio, momento iniziale dell’intero ciclo
quando l’energia femminile è saldamente radicata nella sua più intima e
profonda essenza, a stretto contatto con il cuore stesso della Terra. Il
novilunio così speciale del 2009 ha assunto quindi un valore incommensurabile
per traghettarci verso il Nuovo Piano di Coscienza.
Quest’anno 2012, il 22 luglio è preceduto
dalla luna nuova del 19 che si produce a 27° Cancro. La particolarità di questo
novilunio è che subito dopo la Luna entra in Leone e i due luminari si scambiano
i loro domicili creando così un ‘ponte aureo’ tra Maschile e Femminile per far
sì che dalla loro unione nasca il frutto d’oro, la creatura divina che è in noi.
È davvero significativo che nella meditazione condotta da Gigi Capriolo
dell’Istituto di Ricerche Cosmòs di Milano il 6 giugno, in occasione del
completamento della Stella di Venere di cui si è già ampiamente parlato, ci sia
stata donata un’acqua cosmica che si chiama Acqua del Bimbo Nuovo.
E altrettanto
significativo è che il 22 luglio la Luna, dopo tre giorni dal novilunio, si
trovi in Vergine, segno astrologicamente legato alla Francia. È risaputo che le
cattedrali gotiche costruite in Francia dai Templari, dedicate a Nostra Signora
riflessa nella figura di Maria Maddalena, disegnino esattamente la costellazione
della Vergine. E questa Luna diventa per noi un richiamo a portare attenzione,
dedizione e amore a ogni più piccolo dettaglio della nostra vita.
In questo giorno i
pianeti, tutti insieme, formano un’immagine che può rappresentare una culla per
meglio accogliere il Bimbo Nuovo, o una vela per traghettarci verso i lidi della
Nuova Terra, oppure…. ognuno secondo il proprio cuore vi può ‘vedere’ ciò che
più lo aiuta a trovare la sua Porta Aurea Interiore. Aprire quella Porta
significa poter ascoltare la voce della Terra Madre, il suo canto, la sua
musica, una musica di assoluta bellezza, amore e armonia.
…e la melodia cantata
dalla splendida voce di Rosa Zaragoza è a Lei dedicata...
Il carro della vittoria e della regalità, il veicolo cubico, ancora legato alla realizzazione materiale, sul quale il condottiero trionfante percorre il mondo. Impugnando lo scettro del comando, attraverso il quale capta le energie del cosmo, guida con sicurezza il cocchio, trainato da due cavalli. Il personaggio raffigurato dall'arcano nr. 7 manifesta tutta la sicureza di chi ha combattuto e vinto superando ostacoli quasi insormontabili. Il Sette, infatti, è il numero del compimento, dell'interezza di una serie: sette sono, non casualmente, i giorni della settimana, sette le virtù, sette i vizi capitali. E sette anche le note musicali, i colori dell'arcobaleno, i pianeti noti nell'astrologia antica.
Il Carro nella lettura Favorevole:
Trattandosi di un arcano di trionfo, almeno quando compare diritto, imprime al gioco una spinta positiva. Maturato attraverso le scelte e le prove, il consultante sperimenta una nuova condizione di consapevolezza, stabilità emotiva, fiducia in se stesso, autocontrollo.
Moltissime e tutte entusiasmanti sono le promesse della carta diritta: trionfo sulle difficoltà, superamento di un periodo di incertezza, riconoscimenti, supremazia sui rivali, progresso, fortuna. Significa originalità, intuito luminoso, superamento delle difficoltà, rapporto affettivo in stadio di grande sviluppo positivo, capacità di non identificazione in una o in un'altra evenienza, ma superamento grazie ad una centralità rispetto alla dualità delle cose.
Ciò significa anche l'intelligente uso delle proprie polarità insieme e non scisse, grande intuito. Avanzamento meritato, talento, progresso, viaggi, rapporti positivi con persone straniere. Perseguimento degli obiettivi, direzionalità.
Il Carro nella lettura Sfavorevole:
Una carta così forte e dinamica non può che invertire o esasperare, se capovolta, tutti i suoi buoni auspici. La lotta permane sempre in primo piano, ma mentre se la carta è dritta è sicuramente coronata da successo, se la carta è capovolta può avere esito incerto oppure implicare un grande dispendio energetico.
Quando poi le carte vicine peggiorano con la loro negatività la situazione, la vittoria si tramuta in sconfitta, il succeso in un progetto fallimentare e la strada percorsa a testa alta da trionfatore si rivela una strada infida e pericolosa. Può trattarsi di un momento di stasi, o talvota, a causa della perdita di controllo, di una poco onorevole fuga dalle responsilità. Nella lettura negativa l'arcano indica uno stallo, un'incapacità di scindere dai problemi, immersione identificante, carenza di intuito, abulia, passività, raziocinio eccessivo, mancanza di fantasia, incapacità di formulare concetti creativi, carenza di azione.
Problemi rispetto all'affettività, poichè si vive l'amore in maniera egoica oppure ci si fa trascinare dai sentimenti, senza una visione lucida dell'essenzialità. Può rappresentare una persona avventata, che non si ferma mai per paura di conoscersi. Esprime anche ambizione ingiustificata, attività eccessiva, volontà impositiva e preconcetti; persona che pone i propri obiettivi al di sopra delle situazioni contingenti e delle persone implicate, pericoli inerente a viaggi.
Chissà perché, anche l'anno scorso tra l'Esbat di Giugno e Litha, ho mandato in onda qui al cottage una carellata di chiccherie "verdi" ispirate alla Natura... il post completo lo trovate qui:
Oggi invece, volevo darvi un segnale più maturo... una gamma di verdi più brillanti e più scuri in altri tratti... un tocco più deciso al tutto!
Sono giorni importanti come ho "avvisato" in messaggi precedenti a questo... Il pianeta Venere si allineerà con la Terra e il Sole, ricolmerà d'amore i nostri cuori! Regalerà maggiore Armonia a Gaia e allo stesso ecosistema universale. Finalmente!!!
Quello che vi auguro è che possiate attraverso indumenti, soprammobili, amuleti, trarre ispirazione da questo verde intenso, colore principale del chakra del cuore (insieme al candido e romantico rosa)...
Insomma: la Pozione dell'Amore è nell'aria... accogliamola con gioia nel petto!!!
Come la ruggiada nei giovani e freschi steli d'erba,
come la gonna delle fate fatta di foglie tenere,
come l'amore antico di una nonna
quando narra il suo passato,
come la terra irlandese al termine della pioggia,
come la gioia degli infanti,
come una vecchia lettera di corrispondenza
che racconta i sogni futuri!
...
noi... tra i boschi e le praterie
volteggiamo e danziamo da secoli,
e ancor di più da oggi,
rinnoviamo il nostro sentimento
d'amore selvaggio nel cuore!
così sia in eterno...
- Queen Mab -
E poi mi chiedono perchè io, Mab, adoro il verde...