The roses circle

The roses circle
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

mercoledì 23 aprile 2014

Letteratura & Arte: W.B.Yeats




La magia nelle parole di
William Butler Yeats



EGLI DESIDERA IL TESSUTO DEL CIELO


“Se avessi il drappo ricamato del cielo, intessuto dell’oro e dell’argento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte dai mezzi colori dell’alba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto i sogni; e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.”

 - William Butler Yeats -

Immagine: Auguste Raynaud
La Nuit




L'ISOLA DEL LAGO D'INNISFREE


"Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree, e costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: nove filari e fave voglio averci, e un alveare, e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.

E un po’ di pace avrò, ché pace viene lenta, fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano; e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla come di porpora, e le ali dei fanelli ricolmano la sera.

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva con un suono lieve; e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi, nell’intimo del cuore ecco la sento."

William Butler Yeats, da "La Rosa"

Immagine: Alphonse Osbert (1857-1939)
La quiete dell’acqua





LA CANZONE DI AENGUS L’ERRANTE 



"Andai in un bosco di nocciòli perchè un fuoco mi bruciava nella testa, e tagliai e pelai una verga di nocciòlo, ed attaccai una bacca in fondo a un filo; e quando le bianche falene si levarono sull'ali e vacillando vennero come falene le stelle, gettai la bacca in un ruscello e pescai una piccola trota d'argento. 

Quando l'ebbi posata sul suolo soffiai sul fuoco per ravvivarlo, ma qualcosa sul suolo si agitò, e qualcuno mi chiamò per nome: la trota s'era fatta una splendida fanciulla con fiori di melo fra i capelli, che mi chiamò per nome e corse via e scomparve per l'aria scintillante. 

Sebbene errando mi sia fatto vecchio, errando per valli e colline, scoprirò dove mai se n'è fuggita, e bacerò le sue labbra, le prenderò le mani; e coglierò, finché i tempi non siano finiti, le mele d'argento della luna, le mele d'oro del sole."

- William Butler Yeats -

Immagine: Alexander Mann (1853-1908)
Il lungo lamento delle canne al tramonto





LA MASCHERA 


«Via quella maschera d'oro fiammeggiante con occhi di smeraldo.» 
«Oh, no, mio caro, hai troppa presunzione se vuoi scoprire se i cuori siano ribelli e saggi, e tuttavia non gelidi.» 
«lo vorrei solo scoprire quel che c'è da scoprire, se tradimento o amore.» 
«Ma fu certo la maschera a turbare il tuo pensiero, e a farti palpitare, non ciò che essa nasconde.» 
«Ma io devo indagare per capire se tu mi sei nemica.» 
«Oh, no, mio caro, lascia tutto questo; che importa, purché ci sia fuoco in te, in me?» 

- William Butler Yeats - 

Immagine: Alexandre Cabanel (1823-1889)
La bella mascherata





LA' NEI GIARDINI DEI SALICI 


"Fu là nei giardini dei salici che la mia amata ed io ci incontrammo; ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve. M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero; ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito. 

Fu in un campo sui bordi del fiume che la mia amata ed io ci arrestammo, e lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata. M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini; ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime."

- William Butler Yeats -

Immagine: Robert Fowler (1853-1926)
Fantasticheria





A UNA FANCIULLA CHE DANZA NEL VENTO






"Danza laggiù sulla riva; perché ti dovresti curare del vento o del ruggito delle acque? Libera i tuoi capelli umidi di salsedine; sei troppo giovane per aver conosciuto il trionfo dello sciocco, o l'amore perduto non appena conquistato, o la morte del miglior lavoratore mentre tutti i covoni sono rimasti ancora da legare. Perché dunque dovresti temere il mostruoso gridare del vento?"

William Butler Yeats, da “Responsabilità”

Immagine: Sir John Lavery (1856-1941)
Arianna





IL FANCIULLO RAPITO 


"Laggiù dove i monti rocciosi di Sleuth Wood si tuffano nel lago, laggiù si stende un'isola fronzuta dove gli aironi svegliano, sbattendo le ali, i sonnolenti topi d'acqua; laggiù abbiamo nascosto i nostri tini fatati, ricolmi delle bacche e delle più rosse ciliege rubate. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere. 

Laggiù dove l'onda del chiaro di luna risveglia riflessi luminosi nelle grigie e opache sabbie, lontano, là presso la lontana Rosses, tessendo noi danziamo tutta la notte le più antiche danze, intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi finché la luna non abbia preso il volo; e avanti e indietro balziamo e inseguiamo le bolle spumeggianti, mentre il mondo è ricolmo di pene e dorme un sonno ansioso. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere. 

Dove l'acqua zampilla, vagabonda, dalle colline sopra Glen-Car, nei laghetti fra i salici dove a stento una stella potrebbe bagnarsi, cerchiamo le trote assopite e bisbigliando ai loro orecchi doniamo ad esse sogni inquieti; lievemente sporgendoci dalle felci che versano le loro lacrime sui giovani ruscelli. Vieni, oh fanciullo umano! Vieni alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, perché nel mondo vi sono più lacrime di quanto tu non potrai mai comprendere.

E' con noi che egli viene, il fanciullo dall'occhio solenne: mai più potrà udire i muggiti dei vitelli sui tepidi pendii o la teiera sul focolare cantargli la pace nel petto, o vedere i sorci bruni che corrono attorno alla madia. Perché egli viene, il fanciullo umano, viene alle acque e nella landa con una fata, mano nella mano, da un mondo in cui vi sono più lacrime di quanto egli potrà mai comprendere."

- William Butler Yeats -

Immagine: Herbert James Draper (1863-1920)
La mattina della vendemmia





Credits to:
- Occhio Fantastico -





martedì 22 aprile 2014

Poesia di Primavera




Sbocciando in Primavera




"Bianca leggerezza
in una nuvola di cotone
come piuma nel vento
come una briciola sul balcone
canta la melodia del tempo
del pallido sole e del candido velo."

- Queen Mab -




Arte & Poesia, 2° vol.




Poetry loves Art like the Stars...




"Tu guardi le stelle, stella mia, 
e io vorrei essere il cielo per guardare te con mille occhi."

Platone (attribuito in Antologia Palatina, X sec.)


Immagine: Gabriel Cornelius Ritter von Max (1849 - 1915), 
"Per aspera ad astra"






"Ti saluto, Speranza, tu che vieni da lontano
inonda col tuo canto i tristi cuori.
Tu che dai nuove ali ai sogni vecchi.
Tu che riempi l'anima di bianche illusioni.
Ti saluto, Speranza, forgerai i sogni
in quelle deserte, disilluse vite
in cui fuggì la possibilità di un futuro sorridente,
ed in quelle che sanguinano le recenti ferite.
Al tuo soffio divino fuggiranno i dolori
quale timido stormo sprovvisto di nido,
ed un'aurora radiante coi suoi bei colori
annuncerà alle anime che l'amore è venuto."

Pablo Neruda


Immagine: George Frederick Watts (1817-1904),
"Speranza" (det.)





Invocazione alla Luna

"Cosa c'è in te, Luna! Che riesci a commuovere così fortemente il mio cuore?
Ancora bambino mi sono spesso asciugato le lacrime quando tu sorridevi.
Sembravi mia sorella: mano nella mano andavamo da sera a mattino per il firmamento.
Non staccavo mela dall'albero, se prima tu non le avessi rinfrescato le gote deliziosamente; mai cascata d'acqua parlò romanzesca, se i miei occhi con i tuoi non vi danzassero; né i boschi erano verdi a sufficienza, né i pergolati divini, finché tu non sollevavi le palpebre sottili; in tempo di semina mai prendevo in mano un piolo, o gettavo un seme, finché tu non fossi ben desta; e, nel tempo estivo della fioritura, solo tu mi udivi cantare lietamente e tutta la notte intrecciare i roridi fiori.
Nessun canto somigliò al passaggio d'uno spirito se non venne per glorificare il tuo regno.
Sì, nella mia infanzia, gioia e dolore da te erano modellati allo stesso fine, e crescendo negli anni, sempre ti mescolavi a ogni mia passione: tu eri la profonda valle - tu eri la cima del monte - la penna del saggio - l'arpa del poeta - la voce degli amici - il sole.
Tu eri il fiume - la gloria conquistata.
Tu eri lo squillo di tromba - eri il mio destriero - la mia coppa colma di vino - la mia suprema impresa.
Tu eri l'incanto delle donne, graziosa Luna!
O quale fantastico e armonioso canto il mio spirito estrasse da tanta bellezza!
Su una radiosa essenza potevo poggiarmi, e cullarmi fino all'immortalità: premevo il nobile cuscino della natura in vigile riposo."

John Keats - Endimione, libro III

Immagine: Moritz von Schwind (1804 - 1871),
"Selene e Endimione"






FARFALLA

"Fiore tra fiori, tenero bozzolo
che mischi all’aria, dolce tubando,
aura celeste, aura d’amori;
tu, che piaceri ovunque miri;
tu, che sorridi e non sospiri,
tutta profumi, tutta candori;
tu, sulla terra, forse venisti
per far la gioia di quelli tristi,
per l’allegria del cuor degli uomini.
Dicon che l’alma tu bene illumini,
quando s’annuvola; che senza spini
sboccian le rose nei tuoi giardini;
dicon che spargi ovunque doni,
come regala la primavera
nel bell’aprile giubilo e fiori,
e che all’inizio della giornata
hai l’alma pura imprigionata
tra i dolci lacci delle passioni.
Se poi felici fai, quale fata,
quelli che godono nell’ammirarti
(magico incanto che Dio ti dà),
ah! dammi un ora della tua gioia,
della tua vita un solo giorno,
ché il cuore allora
lieto sarà."

José Rizal (1861 - 1896)

Immagine: Gaston Bussière (1862 - 1929),
"Ninfe"







Quanto deve sentirsi solo il Vento di Notte -
Quando la Gente ha spento le Luci
E chiunque abbia un Alloggio
Chiude le imposte ed entra -
Come deve sentirsi pomposo il Vento a Mezzogiorno
Mentre passeggia fra incorporee Melodie
Corregge gli errori del cielo
E schiarisce lo scenario
Quanto deve sentirsi forte il vento al Mattino
Mentre si accampa su mille Aurore -
Le sposa una per una e le ripudia tutte
Per poi involarsi al suo Erto Tempio -

Emily Dickinson 

Immagine: John William Waterhouse (1849 - 1917),
"Boreas"





Quando ti bacio
Non è solo la tua bocca
Non è solo il tuo ombelico
Non è solo il tuo grembo
Che bacio
Io bacio anche le tue domande
E i tuoi desideri
Bacio il tuo riflettere
I tuoi dubbi
E il tuo coraggio
Il tuo amore per me
E la tua libertà da me
Il tuo piede che è giunto qui
E che di nuovo se ne va
Io bacio te
Così come sei
E come sarai
Domani e oltre
E quando il mio tempo sarà trascorso.

Erich Fried, "Quando ti bacio"

Immagine: Jules Joseph Lefebvre
"Una figlia di Eva"






"La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano
dell’Infinito. Essa è responsabile dei movimenti delle acque, del gioco delle
curve descritte dalle mutevoli brezze; niente è più musicale di un tramonto.
Per chi sa guardare con emozione, è la più bella lezione di sviluppo scritta in
quel libro non letto abbastanza assiduamente dai musicisti: la Natura."

Claude Debussy

Immagine: Dante Gabriel Rossetti,
"La voce del mare"




Credits to:
- Angéline de l'Eau -




domenica 20 aprile 2014

Pasqua: tra Antica Religione e nuova Visione Alchemica!!




Il Varco di Pasqua: 
Resurrezione interiore




    "Consideriamo innanzitutto la Pasqua, come un fenomeno cosmico e non come un evento storico, religioso o festivo.  Un fenomeno cosmico che comprende, principalmente, il nostro pianeta, Terra, il suo satellite Luna e la stella principale del sistema, il Sole. Tra i tre corpi celesti, sembra che l’unico che ospiti forme di vita sia il nostro, Terra; qui abbiamo animali, minerali, vegetali in grande quantità e dinamico equilibrio, tutti composti degli stessi elementi che compongono il resto dell’Universo, aggregati in forme tali da creare vaste biodiversità.
È dunque tutt'altro che azzardato ipotizzare che posizioni, energie ed eventi di carattere cosmico siano relativi anche a tutte queste creature. Anzi, i progressi scientifici continuano ad avvalorare questa interdipendenza assoluta universale già patrimonio di ogni mistico. La fitta rete di connessione che lega il tutto vibra dunque in ogni istante, ed in particolare quando energie diverse si armonizzano su alcune frequenze; è questo il caso di alcuni momenti del ciclo terrestre che da sempre l’uomo, in ogni cultura ed area del pianeta, ha reso sacri, celebrandoli. In particolare possiamo individuare i due Solstizi e i due Equinozi, più altri momenti topici tra i quali appunto la Pasqua.
Soffermandoci solo su quest’ultima, prima di tutto ricordiamo che si tratta di un evento legato ai cicli della Luna; dunque una data sacra antica, che ci riporta indietro fino ai tempi della Dea Madre, quando una spiritualità rivolta al femminile ancora non era stata soppiantata dai culti solari, dal Dio Padre maschile. Un tempo che risale al Neolitico e prima ancora. La saggezza popolare, la tradizione contadina legata alla terra, ancora riportano vaghe memorie di questa conoscenza.
La Luna insomma irradia l’aspetto femminile dell’energia, l’elemento acqua: emozioni, inconscio, fiducia, gioia. Su un pianeta la cui superficie è coperta per due terzi dall’acqua, ospiti di un corpo che ne è composto al 75%, decodificando sensi e realtà con un cervello che ne presenta il 90%, difficilmente possiamo considerarci estranei alla sua presenza ed interazione.  Cosa accade dunque nel momento cosmico della Pasqua? Quali energie sono disponibili per il pianeta e in che modo possono essere poi così importanti per la spiritualità degli esseri umani?
Tutti i miti che celebrano la Pasqua ci raccontano storie di Resurrezione: la rinascita che segue ad una morte apparente.
È un modo come un altro di spiegare quello che avviene in inverno e che segue la primavera. Una sorta di parabola, il cui significato va ricercato nello specchiarsi delle cose all’interno di noi stessi. Il seme, caduto in autunno, a metà di quella stessa stagione muore (in corrispondenza dei giorni di Halloween, per intenderci), abbandonandosi al suolo, al mondo di sotto. Nell’inverno si cristallizza in questa morte apparente, una sorta di ibernazione, di gestazione nel ventre della madre terra. A metà della stagione invernale (durante i giorni di S. Valentino) è necessaria una scelta: amore per la vita o paura e rimanere nel ventre. Non tutti i semi germoglieranno, solo quelli la cui scelta sarà verso l’ignoto, lo sconosciuto, che andranno cioè oltre la paura per amore.
Arriva dunque la Primavera con il suo Equinozio; un’inclinazione differente dei raggi solari scalda il cuore del seme, il richiamo della vita è avvertito da tutti i viventi: è primavera.
Ma non è a primavera che il seme inizierà ad aprirsi; dopo aver scelto l’amore, dopo aver udito il richiamo dell’esistere, dovrà morire per rinascere. Dovrà rompere il suo guscio, e trovare la strada verso la luce come un cieco germoglio ancora tenero.





Altrettanto bene sapevano i mistici che è questa stessa luna che può favorire un cambio sostanziale per i cicli di consapevolezza della vita dell’umano.
La qualità che si espande nel momento cosmico della Pasqua è quella della fiducia: fiducia nella rinascita del proprio spirito, nella resurrezione in senso attuativo, presente, e non quale rimando ad una prossima vita o piano di esistenza. Lo spirito, il più alto intento interiore – non è statico; necessita di essere nutrito, ravvivato, proprio come un fuoco. Non è un caso che ci si riferisca spesso al Sacro fuoco dello spirito, è un’analogia calzante, come quella della Resurrezione di un Cristo durante la Pasqua.
Con la Primavera siamo risvegliati ad una nuova nascita: nuovi intenti e propositi si affacciano al nostro animo, sostenuti da un’energia vitalizzante. Durante la Pasqua questo processo va più in profondità, da solare diviene lunare ed opera nel rinnovo del nostro sé a strati più nascosti, come le nostre emozioni ed il nostro inconscio. Solo un’alta qualità femminile dello spirito ci può portare ad accogliere il nuovo dentro di noi, cioè la fiducia, l’apertura in due sensi al rinnovo, alla trasmutazione: verso il fuori e verso il dentro, verso l’alto e verso il basso.
Così come il seme, che muoverà verso la luce del sole grazie alla quale opererà la fotosintesi e contemporaneamente verso la terra, dove mettere radici che andranno verso il buio a cercare il nutrimento dell’acqua e dei sali minerali. Se si muovesse in uno solo dei due sensi, non vivrebbe. Se non morisse, se non rompesse il suo guscio, non nascerebbe.
Questo accade anche a noi; spesso abitudini, situazioni, condizionamenti, relazioni e attitudini ci stanno addosso come un guscio che, quando la consapevolezza si espande diventa una stretta armatura che ci ingabbia. Vederlo o saperlo non sempre basta; a quel livello può infatti intervenire un giudizio su noi stessi che ci lascia sempre dentro il guscio, se possibile ancora più scomodi.
È un’alchimia interiore quella di cui c’è bisogno. Una trasformazione che avviene oltre il razionale, al di là del dualismo di giusto o sbagliato, nell'intero del nostro essere. Che comprenda l’intento dell’anima e i nostri pensieri, le emozioni e il nostro inconscio. Che sappia farci tendere verso l’alto, verso la luce, esplorando e accettando anche le nostre parti più in basso, muovendo verso ciò che ci appare buio. Una rinascita di amore e coraggio, di forza e di accettazione, per la quale occorre che ciò che è diventato un vecchio guscio venga lasciato morire, e con esso le parti di noi che vi si identificano, le attitudini che le sostengono, le situazioni che le riflettono. Una vera e propria resurrezione, un parto di sé stessi.
Sebbene a noi umani, portatori di libero arbitrio, sia disponibile in qualsiasi momento una rinascita interiore, e sebbene tutta la nostra vita possa definirsi un continuo ciclo di morti e rinascite, già i nostri antenati avevano ben capito quanto fosse importante sintonizzare i propri cicli interiori con quelli della Natura, con Madre Terra, con il Cosmo, e di quale armonico potenziale questa sintonia fosse capace.
Quella che chiamiamo Antica Religione è una Scienza esatta delle relazioni tra l’uomo e la natura.
Nel nostro tempo l’espressione e la comprensione diventano molto più accessibili, per numero e velocità di informazioni, sicuramente, ma soprattutto perché la nostra stessa ragione sta sondando vette e profondità che lambiscono il mistero. Pertanto è più semplice oggi che non ieri dire che ogni cosa nell’universo è correlata, giacché la fisica astronomica e quantistica ci supportano, ci danno ragione: sono arrivate allo stesso punto.
Laddove la luce è energia e l’energia materia, quando il tempo e lo spazio si piegano e due rette parallele all’infinito prima o poi si toccano, è più facile osare il pensiero che non solo questo mondo non sia piatto, ma che la vita stessa, l’esistenza e lo stesso presente abbiano inizio e fine che coincidono, come in un cerchio.
E il Samsara, la ruota del Karma, tutte le altre tonde simbologie – bassorilievi sui muri di un tempio, rosoni di una cattedrale, tracciate su muri, segnate con giganteschi monoliti, dipinte su un tepee o sul volto di un Maori, avranno un nuovo aspetto.
Saranno l’eco di una storia antica quanto il mondo, che avevamo dimenticato di saper ascoltare.
Poi, siccome nulla è definitivo, anche il nuovo ciclo porterà nuove attitudini e nuove situazioni a formare un altro guscio, chiamandoci ancora a morire per rinnovarci, stimolandoci nel processo di continua evoluzione che è proprio di tutto ciò che è, dalle galassie alle cellule.
Fino, forse, ad arrivare ad essere uno con il tutto, fino cioè a quello stato di fusione estatica con il creato che qualcuno ogni tanto raggiunge, che ogni Maestro a suo modo descrive e trasmette. Dal nostro punto di vista, il loro sembra un punto d’arrivo, l’alchimia suprema; dal loro, invece, sembra sia l’inizio di un altro viaggio, di un altro ciclo.
Un suono di campane intona una melodia e ci desta, profumo di fiori nel sole e uccelli che ritornano cantando; è Pasqua, questa Primavera!
Gioiosamente corri a rompere il guscio dell’uovo di cioccolato che aspetta; sappi che la sorpresa sei tu."






Credits to:
articolo di Arshad per www.oshocircleschool.com

- Visione Alchemica -


Un augurio sincero di Buona Pasqua (alias: Buona Rinascita)!!
dal cuore,
- Queen Mab -



sabato 19 aprile 2014

Pagan Easter!




- La Pasqua Pagana -



    Il termine "Easter" con cui in inglese si indica la Pasqua si riferisce ad un' antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, che governava antichi culti legati all'arrivo della primavera e alla fertilità dei campi.
“Eostur-Monath” era la dfinizione con cui i popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente all'incirca al nostro aprile e che i Celti usavano per l’equinozio di Primavera e successivamente il termine divenne “Ostara”. In questo periodo si celebravano feste in onore della dea Eostre associata ai diversi rituali dedicati al rinnovarsi della vita.
Il nome Eostre potrebbe derivare da aus o aes e cioè Est, ed infatti ci si riferisce ad una divinità legata al Sole nascente ed alla vita che è risvegliata dal suo calore.
Eostre aveva come animale a lei consacrato una lepre, simbolo di fertilità e sacro anche in molte altre tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale con capacità divinatorie.
Per questa associazione alle divinità lunari, sulla superficie della Luna piena, i segni che si intravedono , pare rappresentino proprio una lepre. La raffigurazione della "lepre nella luna" appare in moltissime tradizioni cinesi, europee, africane e indiane. In quella buddhista la leggenda racconta di una lepre che si sacrificò balzando nel fuoco, per nutrire il Buddha affamato che, in segno di gratitudine, impresse l'immagine dell'animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità. Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra. Nell'antica Europa i Norvegesi rappresentavano le divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre.
La lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, è diventata l'odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità.
Così le uova di Pasqua si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.
Eostre/Eostar/Ostara è uno degli otto sabbat neopagani; si celebra il giorno dell'equinozio di primavera: 21 marzo nell'emisfero nord, 21 settembre nell'emisfero sud. )O(




Credits to:
- La soffitta delle streghe -