Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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domenica 29 novembre 2015

6° Chakra - Il Chakra del Terzo Occhio e le Pietre che gli corrispondono.




Il terzo occhio è legato all'energia del SUONO e della VISIONE INTERIORI e lo scopo evolutivo della sua attività è il RICONOSCIMENTO DEGLI SCHEMI SUPERIORI.
Esso fonda l’identità ARCHETIPA, produce la capacità di immaginare e di intuire, genera l’introspezione, i sogni e le visioni.

Si sviluppa in età adulta; quel minimo grado necessario per garantire un funzionamento basilare della capacità di astrarre, si evolve in tutti ma solo negli individui che decidono di intraprendere un percorso di evoluzione personale e spirituale può espandersi e realizzare tutto il suo potenziale.
Ne esprime il diritto di VEDERE LA VERITÀ (sia essa umana o superiore).

Un terzo occhio ben funzionante determina un individuo con capacità mentali, intellettuali e psichiche intensificate. È intuitivo, ha buona memoria e percezioni precise; fa e ricorda sogni, sa pensare per simboli ed archetipi. La capacità di immaginare e visualizzare è amplificata e la persona sa come proiettare le sue visioni nel mondo esterno. Sperimenta le percezioni extra-sensoriali. Viaggia in modo consapevole attraverso le dimensioni superiori. Ha chiara consapevolezza dei motivi e delle modalità con le quali gli eventi della sua vita si realizzano ed è proteso ed apprendere le lezioni che si presentano sul suo cammino.

Questa situazione ideale può essere difficile da conquistare soprattutto a causa di atteggiamenti di invalidamento degli avvenimenti psichici e degli eventi intuitivi. È importante notare come una famiglia di origine, amici o un compagno/a che siano fortemente denigrativi rispetto a tutto ciò che “non si può dimostrare scientificamente” siano estremamente negativi in questo caso, anche perché portano la persona che nonostante tutto sperimenta “cose strane” ad averne paura e quindi a togliere loro valore e significato, negando la verità delle proprie esperienze dirette.

È quindi chiaro come l’impulso negativo più nocivo per questo chakra sia quello di DENIGRARE LE ESPERIENZE PSICHICHE A ILLUSIONI O FANTASIE.

In questi casi il 6° chakra si chiude, in modo parziale o completo (a seconda della gravità del trauma) e la persona presenta difficoltà a focalizzare le direzioni che vuole imprimere alla sua vita che quindi procede a sobbalzi o va alla deriva; ha difficoltà a vedere un futuro per sé ed è normalmente confuso. Può sperimentare problemi di salute mentale come allucinazioni, incubi. Soffre di insensibilità, cattiva vista, poca memoria e difficoltà di concentrazione, dome senza sognare. Non ha alcuna comprensione del perché la vita sia come è, perché è al mondo, che significato rivestano, al di là dell’apparenza, le esperienze che vive. Soprattutto sente di non avere il diritto di vedere la Verità.

Le parti del corpo collegate al terzo occhio sono: fronte, tempie, occhi, testa, cervello. Non ci sono sistemi fisici specificamente associati a questo chakra. 
La ghiandola endocrina collegate al 6° chakra è la Pituitaria. Le disfunzioni fisiche generate dallo squilibrio del terzo occhio sono: problemi della crescita (gigantismo, nanismo), problemi al ciclo mestruale, problemi del sonno, allucinazioni, illusioni, incubi, difficoltà di concentrazione, emicranie e mal di testa, disturbi della vista ed all’udito, confusione mentale, sbalzi d’umore estremi.




In Cristalloterapia, si concentrano pietre del 6° chakra di colore viola e blu, di qualsiasi tipo di lucentezza o trasparenza.
La pietra di frequenza base più rappresentativa è l’Ametista.
La pietra di frequenza avanzata più rappresentativa è la Sugillite (o Luvolite).
Durante una seduta di crystal healing, la zona di posizionamento delle pietre è: la regione della fronte.

Le altre pietre del terzo occhio sono: ametrino (anche 3° chakra), apatite, astro fillite, azzurrite, azzurrute-malachite (con prevalenza di azzurrite), cavansite, ciaroite, cordierite, gemma silicea (crisocolla cristallizzata), fluorite viola, giada lavanda, labradorite, magnesite, meteoriti di ferro, moldavite (anche 4° chakra), pirite (anche 3° e 7° chakra), soldalite, tanzanite, zaffiro.




Credits to:
www.ilmegalite.it





Proprietà del Lapislazzolo



È un allumosilicato di sodio con zolfo e cloro.
Molti scienziati la considerano una microcristallizzazione, è il minerale principale di una roccia chiamata appunto LAPIS.
È, in pratica, un insieme di minerali intimamente mescolati tra loro.
Nei migliori esemplari, i minerali blu (lazurite, sodalite, hauynite) predominano conferendo alla pietra un aspetto quasi omogeneo, sebbene siano evidenti delle picchiettature brillanti di pirite, altro minerale sempre incluso nel lapislazzuli.
Proprietà e Poteri del Lapislazzulo
Guarigione, gioia, amore, fedeltà, sensitività psichica, protezione, coraggio.
Si collega al 5° chakra e la sua energia è potenziata dalla luna e dal sole.
Combatte le allergie, l'asma e gli eczemi; agisce prontamente sul sistema respiratorio.

Ottimo purificatore dell'organismo. È d'uso specifico per alleviare le febbri e le malattie del sangue.




Portato abitualmente rinforza la vista e l'apparato osseo.
Svolge opera di penetrazione più che di cura.
È pertanto consigliabile servirsi di una specifica pietra curativa in concomitanza col lapislazzuli quando si svolge un'attività a fini terapeutici (avventurina verde, quarzo rosa, ametista).
È un potente equilibratore del sistema nervoso e del metabolismo.
Agisce principalmente sulla tiroide e sulla gola in generale. È utile per guarire le depressioni. Dona chiarezza mentale; stimola le capacità intellettive, la creatività artistica e la sua espressione.
Aiuta l'introspezione e la formulazione di giudizi equi.
Dona serenità, evita gli incubi, facilita il sonno ed elimina i terrori inconsci dei bambini. Aiuta a superare la timidezza. Facilita l'apertura dei chakra.
Rafforza il fisico nel momento del risveglio spirituale.
Esalta le facoltà psichiche e la comunicazione col proprio Io Superiore e gli Spiriti Guida. Aiuta a far ordine nei propri pensieri, a manifestare le intenzioni.




Credits to:
www.camminidiluce.net




Proprietà dello Smeraldo




Composizione: Ciclosilicato di berillo, alluminio e cromo
Cristallizzazione: sistema esagonale
Famiglia: berilli
Colore: verde brillante




Chakra: 4° - Centro del cuore Anima: lo smeraldo rappresenta ed incorpora la vibrazione della Terra, Gaia; riattiva le capacità di autoguarigione del corpo, delle emozioni e dello spirito.
Subconscio: stimola il desiderio di armonia, di pace interiore ed il senso di giustizia.
Sfera mentale: favorisce la collaborazione e la reciproca comprensione, semplificando il lavoro di gruppo e la cooperazione per un fine ultimo condiviso Sfera emotiva: promuove la gioia di vivere e la sensibilità; genera ottimismo e vitalità, aiutando a superare i momenti difficili; rende estroversi e gentili.
Corpo: lo smeraldo attenua le infiammazioni dei seni nasali, il mal di testa, gli attacchi epilettici; influisce positivamente sulle malattie degli occhi, del cuore e dell’intestino
Elisir: effetto intenso; tutti i metodi di preparazione sono applicabili; è importante eliminare tutta la roccia madre prima di iniziare la preparazione.
Pulizia e Ricarica: immersione in acqua fredda salata (anche qualche ora); in alternativa, interventi Reiki o con fiamma viola o riposo su una famiglia di ametista o di cristallo di rocca; bagni di sole (no luce diretta) e di luna ne rigenerano la vitalità. 
Quando lo smeraldo avrà ceduto tutto il potenziale energetico di cui dispone diverrà fragile e si romperà; essendo un minerale ad altissimo contenuto energetico, questo non avverrà molto velocemente ma quando accadrà sarà opportuno riconsegnarlo alla natura, liberandolo in mare o in un corso d’acqua.
Utilizzo: portarlo con sé (in tasca o in un sacchetto in fibra naturale appeso al collo); indossarlo come pietra montata in collane, bracciali o ciondoli; dormirci, inserendolo nella federa del cuscino; ottimo durante momenti di meditazione e trattamenti reiki; minerale importante nei trattamenti di cristalloterapia e per accedere alle frequenze energetiche di ottave superiori.



Credits to:
www.ilmegalite.it





Proprietà della Tormalina Nera





Classe minerale: ciclosilicati (e ossidi)
Formula chimica: Na Fe3 (Al, Fe)6[(OH,F)4(BO3)2Si6O18]
Sistema cristallino: trigonale
Processo litogenetico: primario
Colore: nero


La gemma del corpo fisico che devia i campi magnetici negativi:
La Tormalina esiste in moltissimi colori, che sono dovuti ai metalli presenti in questo minerale. Ognuno di essi dona caratteristiche e proprietà specifiche a questo cristallo.
È una pietra che presenta caratteristiche striature ed ha la proprietà di condurre le energie e di aumentare la luminosità ovunque venga usata. Infatti porta luce cosmica nella materia.
Quando viene indossata fa aumentare la vibrazione del corpo e la sua luminosità, proteggendolo, aprendo i centri energetici e accelerandone il flusso di energia.
La Tormalina nera o Sciorlo è una pietra di grande protezione. È utile per schermarci da tutti i campi elettromagnetici: computer, apparecchi elettrici, cellulari. Per questo è bene porne una accanto o sopra a queste apparecchiature. È una pietra fondamentale e tutti dovremmo tenerne qualcuna, sia in ufficio che a casa.

Questo cristallo apporta energie di luce nel 1° e nel 2° chakra, aiutando chi la indossa a sentirsi più radicato. Apre questi due centri energetici permettendo il corretto funzionamento di tutti gli altri, in particolare del 7°chakra o chakra della corona. Avendo delle solide radici si può sviluppare anche una profonda spiritualità.

Il colore nero di questa pietra sblocca e purifica i ristagni di energia e le emozioni negative quali paura, rabbia, gelosia. Dissolve le energie negative a tutti i livelli. Utile da indossare se si pensa di entrare in contatto con energie dense e nocive, o se si frequentano luoghi affollati con alta concentrazione di apparecchiature elettroniche.
Si può portare a contatto del corpo, meglio se in tasca. Si sconsiglia di indossarla come ciondolo perché più adatta alla zona del 1°chakra. In alternativa si può posare per protezione sul comodino, sulla scrivania o vicino alle apparecchiature elettriche.

Secondo la tradizione, dal punto di vista fisico, allevierebbe il dolore e avrebbe una capacità di armonizzazione del sistema endocrino. Si purifica ponendola su una drusa di Cristallo di Rocca o di Ametista o con il metodo del sale, si ricarica alla luce del sole non diretta. Si raccomanda di purificarla frequentemente.





Il nome della tormalina deriva dalla parola cingalese "Thuramali" o "Thoramalli" che si traduce come "pietra di colori misti".
Metafisicamente, la tormalina (ce ne sono di vari colori) è una delle pietre più potenti con cui lavorare. La pietra tormalina fornisce un bilanciamento delle energie maschili/femminili all'interno del nostro corpo, ed è eccellente per equilibrare gli emisferi del cervello.
La tormalina è un potente regolatore vibrazionale che aiuta nel mantenere, stimolare e purificare i nostri centri energetici del corpo. È assai noto come la tormalina sia una pietra purificazione che ha il potere di deviare e trasformare l'energia negativa, (specie quella generata da campi elettrici e magnetici e radiazioni), ed è quindi molto protettiva e ampiamente usata come una pietra di radicamento.
La pietra tormalina è in grado di migliorare la propria consapevolezza, aumentare l'autostima e ad amplificare le proprie energie psichiche. Ottima per la concentrazione e comunicazione, ma anche utile nel rilassare il corpo fisico e la mente affollata da troppi pensieri.
La tormalina è anche usata come purificatrice per la nostra aura, ed è una eccellente pietra per dissipare le paure, ossessioni e nevrosi, portando freschezza e stabilità emotiva.
La pietra tormalina è particolarmente indicata nei periodi di stress estremo, ed è il cristallo che non deve assolutamente mancare a chi lavora con la cristalloterapia e per chi sta per motivi lavorativi molto in contatto, anche fisico, con altre persone.





Credits to:
www.alkaemia.it
www.astroluce.enel.it




giovedì 31 luglio 2014

Cancro e Leone = Luna e Sole




Dodici Sensi e Zodiaco – Cancro, Leone


Immagini di grande fioritura emotiva percorrono i due segni Cancro e Leone, rispettivamente sedi della Luna e del Sole, i due luminari che determinano lo svolgersi del tempo terrestre, il dipanarsi in questa nostra dimensione tridimensionale e materica di tutto ciò che esiste in potenzialità nell’invisibile mondo delle Idee.
Sole e Luna sono le due lancette dell’orologio-Zodiaco. Il Sole rappresenta la lancetta delle ore che si muove di un moto costante nello svolgersi delle stagioni e che si sposta di un segno al mese. La Luna rappresenta invece la lancetta dei minuti e attraverso le fasi lunari, strettamente collegate al moto di rotazione e rivoluzione terrestre,  produce la diversificazione delle forme viventi. I due luminari agiscono in simbiosi con la Terra e rappresentano, con ogni evidenza, l’evoluzione di ciò che entra nella densità terrena quando assume una fisicità e una tangibile consistenza.




Nella Ruota Zodiacale dei dodici segni, elaborata da una cultura che abitava la fascia temperata del Mediterraneo, Sole e Luna trovano la loro sede di ‘domicilio’ nei due segni rappresentativi del periodo estivo che inizia con il solstizio del 21 giugno, quando il Sole entra in Cancro segno governato dalla Luna. La stagione estiva prosegue poi con il Sole che passa in Leone dove l’astro solare vi si trova perfettamente suo agio, è nel suo regno poiché proprio dal Sole il segno del Leone è governato. È il solleone di luglio!!
L’entrata del Sole in Cancro il 21 giugno dà inizio alla stagione calda, il solstizio d’estate determina il giorno più lungo dell’anno e la notte più breve. Questo momento veniva festeggiato dalle antiche culture come un momento davvero magico, tradizione che è giunta fino a noi e proposta in chiave moderna dalla Festa di San Giovanni che cade al 24 giugno. Dal 21 al 24 giugno vi è la grande possibilità di connessione o meglio, di riconnessione, tra il Cielo e la Terra, tra le Entità che vivono nel mondo delle Idee e della Luce con noi entità terrene e con gli Elementali di Terra, esseri invisibili che rappresentano gli Spiriti di Natura. La parola ‘sol-stizio’ significa ‘il sole sta’ e, infatti, astronomicamente in questi tre giorni considerati magici dagli antichi, il Sole permane nella stessa declinazione, la massima di tutto l’arco dell’anno, e dal 24 giugno in poi inizia ad avere una declinazione sempre più bassa, pian piano accorcia il tempo diurno allungando quello notturno. 
Le notti e i giorni non sono quindi altro che la manifestazione visibile della stretta comunanza e il costante dialogo tra la Terra Madre e il Sole, grande Archetipo Solare che rappresenta il Padre Celeste.
Perché questo evento solstiziale benché sia legato al percorso solare e quindi all’Archetipo Maschile avviene in concomitanza con il Sole che entra in Cancro, segno prettamente femminile?
La risposta è da ricercarsi negli antichi tempi quando le acque sotterranee della Terra venivano ritenute ‘misteriche’, portatrici di preziose informazioni, incanalate e canalizzate dalle Sibille che le trasformavano in suggestivi messaggi verbali che si prestavano a svariate interpretazioni. Ogni Sibilla era ubicata in un luogo altamente energetico considerato un omphalos, un ombelico del mondo e, a stretto contatto con una fonte, da lì ella vaticinava abbandonandosi e lasciandosi ispirare dalla Luce. In quell’atto la Sibilla perfettamente incarnava le nozze alchemiche tra maschile e femminile, le due forze ‘uguali e contrarie’ che in quel modo creavano dal nulla la realtà ispirata.
Il simbolo del Cancro, due spirali stilizzate di moto inverso una all’altra a rappresenta proprio queste due forze che si stanno unendo, mentre il simbolo del Leone, un ricciolo in movimento b rappresenta la scintilla di luce che genera, è il Sole che nel massimo splendore del solstizio d’estate entra in Cancro. E Cancro viene anche definito “la Porta degli Uomini”, il passaggio per l’incarnazione.




CANCRO – IL  TATTO




Incarnarsi significa entrare nella carne e assumere una forma fisica nella densità materiale. Questa magnificenza è avviata dall’atto generativo tra maschile e femminile che avviene nell’utero materno dove si forgia il corpo in cui si compenetrerà l’Anima che ha deciso di nascere. 
Alimentato da un cordone aureo strettamente collegato all’ombelico, il nuovo essere fluttua nelle acque saline del liquido amniotico da cui è avvolto, che percepisce come un abbraccio in totale condivisione con il respiro materno.
Il trauma del cordone ombelicale in cui si deve abbandonare questo fluttuare in un mondo senza tempo e ci separa dal battito del cuore materno comunque scansione e certezza del divenire, può essere alleviato solo dal sentirsi toccati e protetti in un abbraccio che nuovamente avvolga. Dopo il primo respiro, il senso del tatto è quindi il primo senso attivo al momento della nascita, fondamentale per prendere possesso del nuovo veicolo fisico. Il tatto crea sensazioni differenti e svariate secondo ciò con cui veniamo in con-tatto. L’atto del toccare ci fa prendere consapevolezza che non apparteniamo più al Mondo delle Idee ma che abbiamo oltrepassato il velo che ci nascondeva al mondo visibile e che abbiamo assunto una specifica identità nella realtà tangibile. I miliardi di recettori sulla superficie cutanea si danno la possibilità di percepire tutte quelle sensazioni corporee di paura o di piacere che rimandano al mondo emotivo. Dermatiti o problemi della pelle segnalano disagi interiori più o meno profondi legati soprattutto a un senso di abbandono che si sperimenta già dai primi istanti di vita quando non siamo accolti con tatto e amorevolezza.
Il contatto con i caldi raggi del sole ci danno gioia e benessere, quello con una fiamma che brucia ci incute dolore e paura. Possiamo sperimentare il tocco di una carezza o di uno schiaffo, sfiorare con garbo o afferrare con forza, per ognuna di queste esperienze si attivano emozioni diverse che passano comunque attraverso la fisicità. Il tatto è quindi uno dei sensi che ci permette di ricevere e dare amore perché “l’amore passa dalla pelle e si impara sulla pelle”.




LEONE – IL SENSO DELLA VITA




Questo è il segno della sede del Sole, astro glorioso che racchiude in sé il principio generatore e generante. Al Leone è abbinato il Senso della Vita che, come il Tatto, fa parte dei sensi corporei. Il Sole ci identifica poiché il nostro condizionamento biologico perfettamente rispecchia il momento stagionale e quindi la manifestazione che la natura promuove nel passaggio da un mese all’altro, da un segno zodiacale all’altro, e crea la matrice, la nota fondamentale su cui ci si accorda nello svolgimento degli eventi già potenzialmente presenti al momento della nascita.
Ogni segno zodiacale ha il suo condizionamento biologico legato alla necessità che la Natura ha in quel preciso momento del ciclo stagionale, ad esempio il Gemelli è il segno d’Aria che più degli altri ama una comunicazione veloce e leggera, fatta di brevi flash e poliedriche situazioni, e nel periodo stagionale in cui nascono le persone di questo segno la natura necessità del vento che trasporti ovunque i semi, i soffioni del tarassaco e dei pioppi o gli insetti che vanno di fiore in fiore ne sono una dimostrazione. Oppure l’innata solidità emotiva dei nativi del Capricorno rispecchia la necessità della Natura di sostenere il freddo pungente dell’inverno in attesa dei successivi mesi più caldi. Le  caratteristiche date da ogni segno secondo il periodo stagionale sono le fondamenta della personalità e creano la struttura in cui si compenetrerà l’Anima che in quel momento si incarna  e che dà inizio al programma già destinato e stabilito prima di nascere. Il Senso della Vita ci parla di tutto ciò.
Comporre una melodia secondo accordi che risuonano con la nostra anima presuppone il fatto di avere un senso profondo della vita che si  esplica attraverso il riconoscimento della precisa identità che abbiamo assunto in questa vita e delle sensazioni che da essa nascono, sia fisicamente che emotivamente.  Non possiamo vivere la vita di qualcun altro né sostenere prove che non ci appartengono, saremo una fotocopia senza una consistenza né un proprio divenire. Chi siamo? Come percepiamo noi stessi in questo piccolo angolo di universo in cui stiamo vivendo? Da questo luogo, questo pianeta madre, grazie al Senso della Vita, siamo in grado di osservarci e osservare ciò che attorno a noi vive Scegliendo ciò che più ci nutre, ripopolando la nostra interiorità con sensazioni sempre più universali  e applicarle nell’azione quotidiana ci aiuta e ci insegna a vivere sempre di più nel ben-essere.
Il Cancro è il segno della maternità e il suo condizionamento biologico è soprattutto alimentare amorevolmente, ‘liquidamente’ e quindi emotivamente. La Natura in quel periodo offre i suoi frutti più succosi e dolci, ricchi di vitamine e sali minerali utili ad alleviare il caldo estivo. Il Leone è invece il periodo della raccolta di grano e frumento che si conserverà per i mesi più freddi. Il suo condizionamento biologico è quindi la generosità nel dare con il cuore e anche il sentirsi centro di approvvigionamento, fisico ed energetico, centro attorno a cui tutto ruota. È curioso come il 21 luglio, giorno di passaggio del Sole da Cancro e Leone, è sottolineato da Maria Maddalena che viene festeggiata proprio il giorno appresso.
A un livello successivo attraverso la conoscenza di se stessi che passa attraverso il contatto fisico e il senso della vita,  i due segni zodiacali sedi dei luminari, assumono un significato molto profondo ed evolutivo. Cancro segno d’Acqua domicilio della Luna e Leone segno di Fuoco domicilio del Sole rappresentano le due vie di iniziazione femminile e maschile che gli antichi popoli percorrevano nelle loro ritualità misteriche.
Acqua e Fuoco sono i due elementi senza i quali non ci sarebbe creazione, intersecandosi producono la magia generativa della luce che si condensa nelle forme viventi. In alchimia l’elemento Acqua è rappresentato da un triangolo con la punta verso il basso e il Fuoco da un triangolo con la punta verso l’alto, intersecandosi formano il Sigillo di Salomone, simbolo potentissimo che si apre sui tesori infiniti che l’Universo racchiude nelle sue eterne Leggi e secondo le quali noi tutti intoniamo la nostra melodia.

- Laura Bottagisio -






Credits to:
laurabottagisio.com



domenica 20 aprile 2014

Pasqua: tra Antica Religione e nuova Visione Alchemica!!




Il Varco di Pasqua: 
Resurrezione interiore




    "Consideriamo innanzitutto la Pasqua, come un fenomeno cosmico e non come un evento storico, religioso o festivo.  Un fenomeno cosmico che comprende, principalmente, il nostro pianeta, Terra, il suo satellite Luna e la stella principale del sistema, il Sole. Tra i tre corpi celesti, sembra che l’unico che ospiti forme di vita sia il nostro, Terra; qui abbiamo animali, minerali, vegetali in grande quantità e dinamico equilibrio, tutti composti degli stessi elementi che compongono il resto dell’Universo, aggregati in forme tali da creare vaste biodiversità.
È dunque tutt'altro che azzardato ipotizzare che posizioni, energie ed eventi di carattere cosmico siano relativi anche a tutte queste creature. Anzi, i progressi scientifici continuano ad avvalorare questa interdipendenza assoluta universale già patrimonio di ogni mistico. La fitta rete di connessione che lega il tutto vibra dunque in ogni istante, ed in particolare quando energie diverse si armonizzano su alcune frequenze; è questo il caso di alcuni momenti del ciclo terrestre che da sempre l’uomo, in ogni cultura ed area del pianeta, ha reso sacri, celebrandoli. In particolare possiamo individuare i due Solstizi e i due Equinozi, più altri momenti topici tra i quali appunto la Pasqua.
Soffermandoci solo su quest’ultima, prima di tutto ricordiamo che si tratta di un evento legato ai cicli della Luna; dunque una data sacra antica, che ci riporta indietro fino ai tempi della Dea Madre, quando una spiritualità rivolta al femminile ancora non era stata soppiantata dai culti solari, dal Dio Padre maschile. Un tempo che risale al Neolitico e prima ancora. La saggezza popolare, la tradizione contadina legata alla terra, ancora riportano vaghe memorie di questa conoscenza.
La Luna insomma irradia l’aspetto femminile dell’energia, l’elemento acqua: emozioni, inconscio, fiducia, gioia. Su un pianeta la cui superficie è coperta per due terzi dall’acqua, ospiti di un corpo che ne è composto al 75%, decodificando sensi e realtà con un cervello che ne presenta il 90%, difficilmente possiamo considerarci estranei alla sua presenza ed interazione.  Cosa accade dunque nel momento cosmico della Pasqua? Quali energie sono disponibili per il pianeta e in che modo possono essere poi così importanti per la spiritualità degli esseri umani?
Tutti i miti che celebrano la Pasqua ci raccontano storie di Resurrezione: la rinascita che segue ad una morte apparente.
È un modo come un altro di spiegare quello che avviene in inverno e che segue la primavera. Una sorta di parabola, il cui significato va ricercato nello specchiarsi delle cose all’interno di noi stessi. Il seme, caduto in autunno, a metà di quella stessa stagione muore (in corrispondenza dei giorni di Halloween, per intenderci), abbandonandosi al suolo, al mondo di sotto. Nell’inverno si cristallizza in questa morte apparente, una sorta di ibernazione, di gestazione nel ventre della madre terra. A metà della stagione invernale (durante i giorni di S. Valentino) è necessaria una scelta: amore per la vita o paura e rimanere nel ventre. Non tutti i semi germoglieranno, solo quelli la cui scelta sarà verso l’ignoto, lo sconosciuto, che andranno cioè oltre la paura per amore.
Arriva dunque la Primavera con il suo Equinozio; un’inclinazione differente dei raggi solari scalda il cuore del seme, il richiamo della vita è avvertito da tutti i viventi: è primavera.
Ma non è a primavera che il seme inizierà ad aprirsi; dopo aver scelto l’amore, dopo aver udito il richiamo dell’esistere, dovrà morire per rinascere. Dovrà rompere il suo guscio, e trovare la strada verso la luce come un cieco germoglio ancora tenero.





Altrettanto bene sapevano i mistici che è questa stessa luna che può favorire un cambio sostanziale per i cicli di consapevolezza della vita dell’umano.
La qualità che si espande nel momento cosmico della Pasqua è quella della fiducia: fiducia nella rinascita del proprio spirito, nella resurrezione in senso attuativo, presente, e non quale rimando ad una prossima vita o piano di esistenza. Lo spirito, il più alto intento interiore – non è statico; necessita di essere nutrito, ravvivato, proprio come un fuoco. Non è un caso che ci si riferisca spesso al Sacro fuoco dello spirito, è un’analogia calzante, come quella della Resurrezione di un Cristo durante la Pasqua.
Con la Primavera siamo risvegliati ad una nuova nascita: nuovi intenti e propositi si affacciano al nostro animo, sostenuti da un’energia vitalizzante. Durante la Pasqua questo processo va più in profondità, da solare diviene lunare ed opera nel rinnovo del nostro sé a strati più nascosti, come le nostre emozioni ed il nostro inconscio. Solo un’alta qualità femminile dello spirito ci può portare ad accogliere il nuovo dentro di noi, cioè la fiducia, l’apertura in due sensi al rinnovo, alla trasmutazione: verso il fuori e verso il dentro, verso l’alto e verso il basso.
Così come il seme, che muoverà verso la luce del sole grazie alla quale opererà la fotosintesi e contemporaneamente verso la terra, dove mettere radici che andranno verso il buio a cercare il nutrimento dell’acqua e dei sali minerali. Se si muovesse in uno solo dei due sensi, non vivrebbe. Se non morisse, se non rompesse il suo guscio, non nascerebbe.
Questo accade anche a noi; spesso abitudini, situazioni, condizionamenti, relazioni e attitudini ci stanno addosso come un guscio che, quando la consapevolezza si espande diventa una stretta armatura che ci ingabbia. Vederlo o saperlo non sempre basta; a quel livello può infatti intervenire un giudizio su noi stessi che ci lascia sempre dentro il guscio, se possibile ancora più scomodi.
È un’alchimia interiore quella di cui c’è bisogno. Una trasformazione che avviene oltre il razionale, al di là del dualismo di giusto o sbagliato, nell'intero del nostro essere. Che comprenda l’intento dell’anima e i nostri pensieri, le emozioni e il nostro inconscio. Che sappia farci tendere verso l’alto, verso la luce, esplorando e accettando anche le nostre parti più in basso, muovendo verso ciò che ci appare buio. Una rinascita di amore e coraggio, di forza e di accettazione, per la quale occorre che ciò che è diventato un vecchio guscio venga lasciato morire, e con esso le parti di noi che vi si identificano, le attitudini che le sostengono, le situazioni che le riflettono. Una vera e propria resurrezione, un parto di sé stessi.
Sebbene a noi umani, portatori di libero arbitrio, sia disponibile in qualsiasi momento una rinascita interiore, e sebbene tutta la nostra vita possa definirsi un continuo ciclo di morti e rinascite, già i nostri antenati avevano ben capito quanto fosse importante sintonizzare i propri cicli interiori con quelli della Natura, con Madre Terra, con il Cosmo, e di quale armonico potenziale questa sintonia fosse capace.
Quella che chiamiamo Antica Religione è una Scienza esatta delle relazioni tra l’uomo e la natura.
Nel nostro tempo l’espressione e la comprensione diventano molto più accessibili, per numero e velocità di informazioni, sicuramente, ma soprattutto perché la nostra stessa ragione sta sondando vette e profondità che lambiscono il mistero. Pertanto è più semplice oggi che non ieri dire che ogni cosa nell’universo è correlata, giacché la fisica astronomica e quantistica ci supportano, ci danno ragione: sono arrivate allo stesso punto.
Laddove la luce è energia e l’energia materia, quando il tempo e lo spazio si piegano e due rette parallele all’infinito prima o poi si toccano, è più facile osare il pensiero che non solo questo mondo non sia piatto, ma che la vita stessa, l’esistenza e lo stesso presente abbiano inizio e fine che coincidono, come in un cerchio.
E il Samsara, la ruota del Karma, tutte le altre tonde simbologie – bassorilievi sui muri di un tempio, rosoni di una cattedrale, tracciate su muri, segnate con giganteschi monoliti, dipinte su un tepee o sul volto di un Maori, avranno un nuovo aspetto.
Saranno l’eco di una storia antica quanto il mondo, che avevamo dimenticato di saper ascoltare.
Poi, siccome nulla è definitivo, anche il nuovo ciclo porterà nuove attitudini e nuove situazioni a formare un altro guscio, chiamandoci ancora a morire per rinnovarci, stimolandoci nel processo di continua evoluzione che è proprio di tutto ciò che è, dalle galassie alle cellule.
Fino, forse, ad arrivare ad essere uno con il tutto, fino cioè a quello stato di fusione estatica con il creato che qualcuno ogni tanto raggiunge, che ogni Maestro a suo modo descrive e trasmette. Dal nostro punto di vista, il loro sembra un punto d’arrivo, l’alchimia suprema; dal loro, invece, sembra sia l’inizio di un altro viaggio, di un altro ciclo.
Un suono di campane intona una melodia e ci desta, profumo di fiori nel sole e uccelli che ritornano cantando; è Pasqua, questa Primavera!
Gioiosamente corri a rompere il guscio dell’uovo di cioccolato che aspetta; sappi che la sorpresa sei tu."






Credits to:
articolo di Arshad per www.oshocircleschool.com

- Visione Alchemica -


Un augurio sincero di Buona Pasqua (alias: Buona Rinascita)!!
dal cuore,
- Queen Mab -



venerdì 24 gennaio 2014

Dubbio amletico dell'ultim'ora..


"Dimensione Terra?"




    Ultimamente mi sento "frivola", quella sensazione da testa sulle nuvole, quando si "deve" scendere prima di combinare un pasticcio ad occhi chiusi e rendersene conto troppo tardi!
Bah.. non so più.. spirito non-spirito, materia non-materia, a sto punto c'è da chiedersi anima o non-anima?
Ma.. l'anima forse è l'unica cosa che ritengo in me ancora certa, forse maltrattata, sconquassata, esageratamente barattata e richiesta in prestito, ri-conquistata a suon di spada e carezze, anima che scorre, che ti manca per un secondo e poi rientra pizzicandomi il cuore, animicamente pura ma vampiresca a tratti, dove sta la sua ossessione??
Dove arriva il limite ancora lo devo scoprire, forse perché non c'è il limite, anzi.. il limite è il nostro fisico-involucro, no? E' l'unico limite che per ora per ragion d'essere riconosco toccandolo più volte al giorno! Anche se però certi colpi esterni quello mica li ripara, no, non si sa come: è l'unico limite fisico che è un non-limite, quanticamente viene trapassato anche quest'ultimo. Ma allora.. cos'altro mi resta di solido se consideriamo che pure la terra sotto i nostri piedi è della stessa materia del corpo?

Visto che mi son stancata di aspettare l'illuminazione, auspico almeno di trovare un nuovo prossimo pezzetto al puzzle...

Buon proseguimento viandanti.

- Queen Mab -



lunedì 24 giugno 2013

La Via del Cuore - "I 7 specchi Esseni"


- I Sette Specchi Esseni -






Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in categorie.

E’ da distinguere fra sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe esperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti "specchi" e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.




IL PRIMO E IL SECONDO SPECCHIO ESSENO DEI RAPPORTI



Il primo specchio dei rapporti è quello della nostra presenza nel momento. Il mistero del Primo specchio è incentrato su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina l’aspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicità, ciò che vediamo nel primo specchio è l’immagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci è vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci.

Il secondo specchio Esseno, dei rapporti umani, ha una qualità simile alla precedente ma è un po’ più sottile. Anziché riflettere ciò che siamo, ci rimanda ciò che noi giudichiamo nel momento presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente? Se potete onestamente rispondervi con un no c’è una buona probabilità che vi stiano invece mostrando ciò che voi giudicate nel momento presente. La rabbia, l’astio o la gioia che voi state giudicando.




COMPRENDERE LA TECNOLOGIA INTERIORE
DELLE EMOZIONI
- PARTE SECONDA -
Il TERZO E IL QUARTO SPECCHIO ESSENO



Il terzo specchio Esseno dei rapporti umani è uno degli specchi più facili da riconoscere, perché lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di un’altra persona, quando la guardiamo negli occhi, e in quel momento accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle d’oca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa è appena successo, in quell’attimo?

Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stesi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi. Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire un’attrazione magnetica verso quella persona.

Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite l’esigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cos’ha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi è stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto perché in realtà riconoscerete questa sensazione di familiarità, quasi verso chiunque incontriate. Cioè vedrete delle parti di voi stessi in tutti. Questo è il terzo mistero dei rapporti umani.

Il quarto specchio Esseno dei rapporti umani è una qualità un po’ diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di più. Cioè mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che più amiamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano all’alcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati.

Ma ci sono altri modelli di comportamento più sottili come l’esercizio di controllo in ambiente aziendale o in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza.




IL QUINTO SPECCHIO ESSENO



Nella mia opinione questo modello di rapporti umani, il 5° specchio Esseno, è forse il più potente in assoluto, perché credo ci permetta di vedere meglio e più profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro.

Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il più sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cioè il rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con l’aspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo.

E’ attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative e credenze verso il rapporto divino. Per esempio se ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o per i quali anche fare del nostro meglio non è mai abbastanza, è altamente probabile che quel rapporto rifletta la seguente verità: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere all’altezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra percezione di noi stessi fino al Creatore.




IL SESTO SPECCHIO ESSENO



Il sesto specchio Esseno dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono: l’Oscura notte dell’anima.

Ma lo specchio in sé non è necessariamente altrettanto sinistro del suo nome. Attraverso un’oscura notte dell’anima, ci viene ricordato che la vita tende verso l’equilibrio, che la natura tende verso l’equilibrio e che ci vuole un essere estremamente magistrale per bilanciare quell’equilibrio.

Nel momento in cui affrontiamo le più grandi sfide della vita possiamo star certi che esse divengono possibili solo dopo che abbiamo accumulato tutti gli strumenti che ci servono per superarle con grazia e con facilità, perché è quello il solo modo per superarle.

Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilità. Quindi, da questa prospettiva, le sfide più alte della vita, quelle imposteci dai rapporti umani e forse anche dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere percepite come delle grandi opportunità a nostra disposizione, per saggiare la nostra abilità, anziché come dei test da superare o fallire.

E’ proprio attraverso lo specchio della notte oscura dell’anima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza l’emozione, il sentimento, ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci.

Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale è degno di fiducia ed anche che possiamo aver fiducia in noi stessi mentre viviamo.

La notte oscura dell’anima rappresenta per noi l’opportunità di perdere tutto ciò che ci è sempre stato caro nella vita e di vedere noi stessi alla presenza e nella nudità di quel niente.

E proprio mentre ci arrampichiamo fuori dall’abisso di ciò che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, che esprimiamo i nostri più alti livelli di maestria.




IL SETTIMO SPECCHIO ESSENO



Dalla prospettiva degli antichi, il settimo mistero dei rapporti umani o settimo specchio Esseno era il più sottile e, per alcuni versi, anche il più difficile. E’ lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilità che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, è di per sé perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere.

Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento è quando misuriamo i nostri risultati, facendo uso di un metro esterno. A quel punto sorge la seguente domanda: "A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?"

Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni aspetto della nostra vita personale – qualsiasi aspetto - sia perfetto così com’è. Dalla forma e peso del nostro corpo ai nostri risultati in ambito accademico, aziendale o sportivo. Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo è vero e che un risultato può essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno.

Siamo quindi invitati a permettere a noi stessi di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.





Nel passare attraverso gli specchi, noi procediamo attraverso la nostra vita, forse senza nemmeno renderci conto del perché facciamo queste cose. Sarebbe bello se ogni mattina si accendesse una bella luce al neon che ci dicesse: "Oggi, dopo aver fatto colazione, dopo che i tuoi familiari sono usciti, puoi cominciare il tuo lavoro sull’oscura notte dell’anima."

La vita non funziona così. Siamo invitati a conoscere noi stessi in presenza di altri, attraverso i nostri rapporti umani e quando quei rapporti sono sanati, noi diventiamo il beneficio di quella guarigione e lo portiamo in noi nel sogno ad occhi aperti della vita, camminando fra i due mondi del cielo e della terra.




COMPASSIONE



Questa storia parla di Gesù di Nazareth e della guarigione. La storia racconta di una donna di cui Gesù si occupò e di come Egli scelse di rispondere alle sue richieste. Quando leggiamo questi testi è interessante scoprire che non tutti coloro che richiesero l’aiuto di Gesù furono guariti.

Egli poneva loro due domande e, a seconda delle risposte che davano, le persone potevano beneficiare o meno della guarigione.

La prima domanda era: "Credi in me? Credi in mio Padre?"

Pensate a quel punto della Sua vita Egli non faceva distinzioni tra Sé stesso e il Padre Celeste. Pensateci! Nessuna distinzione.

Nel nostro linguaggio, basato sulla separazione, quando furono fatte le traduzioni, qual è la preghiera più potente che ci è stata data in Occidente?

Certo, notate la risposta che è stata data: la chiamiamo la preghiera del Signore. Il Signore di chi?

Le tradizioni Essene la chiamano la preghiera del Padre nostro. Qual è la prima frase completa di quella preghiera?

"Che sei nei Cieli" – esatto.

Qual è la traduzione occidentale?: "Padre nostro che sei nei cieli": ecco la separazione: nostro Padre è in cielo, noi siamo quaggiù. Questa non è la versione originale in aramaico che dice: "Padre nostro che sei ovunque, Padre nostro che sei ovunque!"

Quindi il nostro linguaggio ha un ruolo potente e per questo che vi invito ad esplorare molti sentieri quando rivolgete la vostra attenzione verso le lingue.

La storia in cui Gesù dice : "Credi in me e credi in mio Padre?" va letta in quella lingua perché Gesù a quel punto vedeva solo la possibilità di un’unione tra loro.

La persona rispondeva "si" o "no".

Poi Gesù faceva la seconda domanda: "Cos’hai imparato attraverso la tua malattia?" "Cosa hai imparato dalla malattia?" Perché la gente di solito chiedeva di venir guarita da malattie.




BENEDIZIONE


Uno dei più grandi doni che ci siano stati tramandati dalla tradizione degli antichi Esseni è un codice verbale che ci dà l’opportunità di affrontare con grazia le esperienze di vita che ci feriscono più profondamente.

Questo codice relativamente oscuro nei tempi antichi e spesso discusso forse senza essere compreso nei tempi moderni è conosciuto come il DONO DELLA BENEDIZIONE. Attraverso il dono della benedizione ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni evento che si svolge nel nostro mondo nelle nostre vite e alla nostra presenza abbia preso origine senza eccezioni, da una singola fonte di tutto ciò che esiste. Ci viene chiesto di ammettere la possibilità che esista una fonte di tutto ciò che è conoscibile durante l’esistenza umana e che, in quella prospettiva, qualunque evento accada, sia esso gioioso o doloroso, deve essere visto come parte dell’Uno, come parte del tutto di quella Fonte di tutto ciò che esiste.

Nel momento in cui benediciamo un evento che ha ferito, o una persona che ci ha causato dolore o sofferenza affermiamo la natura divina o sacra di ciò che è accaduto, che è divina e sacra proprio perché esiste in virtù dell’Uno e come parte di esso.

La benedizione è forse in assoluto uno dei più potenti codici vibratori che ci siano stati tramandati e raramente ci è stato mostrato come applicarlo. Il dono della Benedizione rappresenta per noi l’opportunità di sbarazzarci delle cariche contenute nei nostri organismi e di procedere con le nostre vite.

La Benedizione può essere definita come una qualità di pensiero, sentimento ed emozione. Ci permette di riconoscere la natura santa, sacra e divina di qualunque evento sia occorso e non indica accettazione, consenso o condono di una qualunque azione, semplicemente riconosce la natura divina dell’evento e vi permette di procedere in avanti con la vita.

Se c’è una fonte di tutto ciò che esiste, allora, senza eccezioni, tutto ciò di cui noi siamo testimoni nella vita deve appartenere a quella fonte, deve avere una natura sacra e divina. Quando benediciamo quello che ci ha fatto molto soffrire, affermiamo la sua natura santa e sacra, nient’altro.

C’è qualcosa di magico che accade quando lo facciamo.









Tratto dalla trascrizione della videoconferenza
"Camminare tra i mondi", di Gregg Braden.
dal sito: www.stazioneceleste.it/