Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz

Il Sacro Graal, Arild Rosenkrantz
Nella divinità del mondo
troverò me stesso
in essa io riposo
risplende la divinità dell'anima mia
nel puro amore per tutti gli esseri,
risplende la divinità del mondo
nei puri raggi della luce.
-R.Steiner-

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sabato 21 giugno 2014

Solstizio d'estate 2014


Celebrare "Litha",
il Trionfo della Luce!



Intorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell’anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l’inizio del suo declino.
Infatti, dopo il Solstizio d’Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, in quella che è la fase “calante” dell’anno.
Solstizio deriva dal latino solstat, “il sole si ferma”, e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po’ in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente. Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l’estate astronomica.

E’ tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte.
Questa verità era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le “ley lines”, le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.
I cristalli possono essere potentemente caricati al solstizio e siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico. Non a caso la cerimonia del Solstizio d’Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno appunto a Stonehenge (nel 1999 sono ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci anni decretata nel 1988 dalle autorità britanniche per motivi di ordine pubblico).

Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d’Estate Alban Heruin, “Luce della riva”. Infatti, la festa è al centro dell’anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d’incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono. Nelle tradizioni antiche la “terra” era la zona astronomica al di sopra dell’equatore celeste e l’ “acqua” quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d’incontro è come sulla riva del mare.

Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori: le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni. Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. È comune credenza che moltissime piante raccolte in quest’epoca abbiano poteri quasi miracolosi.
Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d’oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d’Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d’Oro dei miti.
Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche.
Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori.
In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù: la verbena porta prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dal malocchio.
Si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni”.

Proprio tutte queste virtù magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l’abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altra persona conoscevano le erbe magiche: le streghe.
L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando. Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento!) o delle feste licenziose in onore della dea Fortuna nell’antica Roma che si tenevano appunto il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorreva ai templi, banchettava e danzava.
Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore. La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d’Inverno fanno del Solstizio Estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo “caotico” in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali. In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell’acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, dove il primo simboleggia i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile (o, se si preferisce il Sole e la Luna).

L’acqua del Solstizio è direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro: significativamente il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell’anno che ora si incontrano.
Nelle celebrazioni solstiziali l’acqua è rappresentata dalla rugiada o “guazza di San Giovanni”, cui sono attribuiti poteri miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità. Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni.

Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po’ ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l’energia dell’astro che d’ora in avanti va declinando. Un’altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di “passaggio”, così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.
Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre “notti degli spiriti” insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Hallowee’en/Samhain. Ad ogni modo tutte le tradizioni popolari europee vedono l’accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii.
Si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano.

In Scandinavia il falò del Solstizio era il “fuoco di Baldur”. Baldur, figlio di Odino, era il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e probabilmente nell’antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici. Infatti, le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell’anno crescente (cioè della metà dell’anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell’anno calante (la metà dell’anno in cui la notte prevale sul giorno).
Se in inverno era il Re dell’Agrifoglio a soccombere, a Litha-Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all’avversario. E questo spiega perche i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia… la quercia fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante.
La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T.

L’idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture. Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l’oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi “luminosi” è sempre definitiva e la morte di quelli “oscuri” senza appello.
Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non combatte, non si schiera e non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita.
Infatti, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all’insediamento del suo oscuro ma necessario gemello.

Litha (dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere ) rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali. Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell’orzo) che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali. In questo ciclo il Dio muore e discende agli inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere.

Litha non è una festa di carattere esclusivamente maschile: nella celebrazione del Solstizio d’Estate è uso onorare sia il Dio che la Dea.
Pare che in questo periodo i culti relativi alla Dea Diana, divinità strettamente legata alla luna, entrassero in grande fermento. Ad essa ed alle altre dee lunari era associata infatti la famosa rugiada che si raccoglieva all’alba del Solstizio d’Estate, liquido dalle grandi proprietà magiche.




Celebrare Casmaran – Litha

Possiamo raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna. La pianta sacra del solstizio d’estate è l’iperico. L’iperico raccolto a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cacciavano via gli spiriti maligni. L’iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.
Com’è nella tradizione bruciare nove ceppi nei fuochi di Beltane, è anche costume tirare 9 tipi di erbe nel fuoco di Litha. E sono: Iperico, Ruta, Verbena, Vischio, Lavanda, Timo, Finocchio, Piantaggine e Artemisia.

In tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sarebbero sposate ed eventualmente acquisire indizi sull’identità del futuro sposo. Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle s’individuava, tramite le forme assunte dal metallo, il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano la chiara d’uovo versata nell’acqua o le fave sbucciate.
In Galles per trovare la propria anima gemella si camminava intorno ad una chiesa nove volte e si metteva alla fine di ogni giro un coltello nella serratura del portone, dicendo: “Qui c’è il coltello, dove è il fodero?” Il simbolismo è evidente…
Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che riguarda l’amore e la fertilità.

E’ il giorno delle divinazioni e delle magie domestiche, dei piccoli e grandi riti protettivi legati all’elemento fuoco.
Per celebrare Casmaran possiamo fare cose molto semplici. Ad esempio alzarci all’alba e osservare il sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino: la massima forza coincide con l’inizio del suo declino.
Possiamo bagnarci con la rugiada solstiziale oppure accendere un piccolo falò nel nostro giardino la vigilia del solstizio e organizzare un piccolo festino con i nostri amici.
Ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momento con una veglia che cominci a mezzanotte, in fondo è la notte più breve dell’anno!
All’aperto si può tenere acceso un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascoltare o suonare musica, leggere poesie, magari in compagnia dei nostri amici.
Al momento dell’alba possiamo salutare il sole dicendo:


“Salute a te Sole nel giorno del tuo trionfo!”





Credits to:
www.ilcerchiodellaluna.it




venerdì 2 maggio 2014

Blessed Beltane Day (2014)




Beltane/May Day








Beltaine:
After the long, hard winter,
the May Queen and the Green Man
come together for a kiss
amid the bright blossom!





sabato 19 aprile 2014

Pagan Easter!




- La Pasqua Pagana -



    Il termine "Easter" con cui in inglese si indica la Pasqua si riferisce ad un' antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, che governava antichi culti legati all'arrivo della primavera e alla fertilità dei campi.
“Eostur-Monath” era la dfinizione con cui i popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente all'incirca al nostro aprile e che i Celti usavano per l’equinozio di Primavera e successivamente il termine divenne “Ostara”. In questo periodo si celebravano feste in onore della dea Eostre associata ai diversi rituali dedicati al rinnovarsi della vita.
Il nome Eostre potrebbe derivare da aus o aes e cioè Est, ed infatti ci si riferisce ad una divinità legata al Sole nascente ed alla vita che è risvegliata dal suo calore.
Eostre aveva come animale a lei consacrato una lepre, simbolo di fertilità e sacro anche in molte altre tradizioni. I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale con capacità divinatorie.
Per questa associazione alle divinità lunari, sulla superficie della Luna piena, i segni che si intravedono , pare rappresentino proprio una lepre. La raffigurazione della "lepre nella luna" appare in moltissime tradizioni cinesi, europee, africane e indiane. In quella buddhista la leggenda racconta di una lepre che si sacrificò balzando nel fuoco, per nutrire il Buddha affamato che, in segno di gratitudine, impresse l'immagine dell'animale sulla luna. In Cina la lepre lunare ha un pestello ed un mortaio con cui prepara un elisir di immortalità. Gli Indiani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra. Nell'antica Europa i Norvegesi rappresentavano le divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne. Anche la Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre.
La lepre di Eostre, che deponeva l'uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell'anno, è diventata l'odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità.
Così le uova di Pasqua si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.
Eostre/Eostar/Ostara è uno degli otto sabbat neopagani; si celebra il giorno dell'equinozio di primavera: 21 marzo nell'emisfero nord, 21 settembre nell'emisfero sud. )O(




Credits to:
- La soffitta delle streghe -





sabato 1 febbraio 2014

"Imbolc - Candelora": 2 Febbraio




Il tempo della purificazione
e il tempo della Madre




Nella ruota dell’anno, la Candelora è una sorta di porta tra l’inverno, oramai al suo declino, e l’imminente primavera. 
E’ il periodo adatto ai riti propiziatori per attirare fecondità e fertilità, riti che saranno determinanti per l’annata agricola che sta per cominciare.
Questo passaggio contrassegna simbolicamente il transito dal “periodo oscuro” del calendario indoeuropeo contrassegnato dal freddo, dal buio e dalla morte dell’inverno verso il rinnovamento del cosmo che magnificamente si esprime con la primavera.

Le origini della Candelora vanno ricercate nelle antiche celebrazioni italiche, legate soprattutto alle divinità romane.
Nella Roma antica il mese di febbraio era un momento contrassegnato dal caos, dal rimescolamento tra vecchio e nuovo e non a caso è ancora oggi legato al Carnevale, la festa celebrativa della confusione e del ribaltamento delle regole.
Macrobio sosteneva che la parola latina februarius fosse connessa ai riti purificatori. Februare infatti significa purificare, espiare. 
Numa aveva dedicato questo periodo al dio Februus: in questi giorni andava purificata la città e onorati i defunti e gli appartenenti al mondo “infero”. In questo senso i riti di febbraio potevano essere considerati speculari alle feste autunnali dedicate ai morti oggi conosciute come “Ognissanti” o “Halloween”. 
Nella februatio, la purificazione della città, le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce.

Ma al legame con il mondo infero prevalsero i significati legati maggiormente all’aspetto luminoso della primavera imminente, in corrispondenza con riti agresti di propiziazione per l’anno agricolo che andava ad aprirsi.
I Lupercali o Lupercalia si festeggiavano alle Idi di febbraio (il 15), per i romani l’ultimo mese dell’anno, e che servivano a purificarsi prima dell'avvento dell'anno nuovo e a propiziarne la fertilità.

La cerimonia, legata alla Lupa che allattò Romolo e Remo, vede due giovani patrizi (chiamati luperci) correre forsennatamente, dopo un rito purificatorio, nudi e colpire nella corsa con delle corregge di pelle di capra le donne astanti. Questo rito assicurava a quest’ultime la fertilità.

In realtà tale rito di purificazione e fecondazione simbolica era pre-romano, quando regnava il dio Fauno simboleggiato dall’hircus, il caprone: “…la cerimonia dei due giovinetti nobili era un tipico rito di passaggio dall’infanzia alla giovinezza, mentre la corsa sfrenata dei giovani nudi e cinti di pelle di capra simboleggiava, nel finire dell’anno e nella sua rifondazione, il periodo in cui tutto si rinnovava
 
Con l’avvento dei Sabini, che avevano come animale simbolico il lupo (hirpus), forse per una sorta di omonimia o per un’assonanza simbolica, i due animali (lupo e caprone) fusero i loro significati. 
Ma nei Lupercali appare anche Giunone, come Iunio Februata ovvero purificata e come Iunio Sospita ovvero la Salvatrice nelle calende di febbraio. 
Giunone era protettrice dei parti e della fecondità e le celebrazioni a lei dedicate assicuravano non solo fertilità alle donne ma anche la salute e la forza per portare a termine le gravidanze. Era detta anche Lucina, dea della luce.
Ancora nel 1805 nel Lunario Toscano si legge, in relazione al 2 di febbraio: "la mattina si fa la benedizione delle candele, che si distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere un antico costume ai gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per le città, mutando quella superstizione in religione e pietà cristiana".

La festa della Candelora celebrata dalla Chiesa romana al 2 febbraio fu introdotta solo nel VII secolo, adottando una festa della Chiesa orientale che festeggiava, fin dal IV sec., la Presentazione al Tempio del Signore e la relativa purificazione rituale della madre.
 
Secondo la legge ebraica, infatti, la donna dopo il parto di un figlio maschio doveva rispettare un periodo di quarantena al quale seguiva una cerimonia di purificazione che le consentiva di rientrare nella comunità (Levitico 12,2-4).
Allo stesso modo Maria Vergine, 40 giorni dopo il parto del 25 dicembre, veniva purificata nello stesso momento in cui il fanciullo veniva “presentato al tempio”. 
Il rito è stato ripreso nella tradizione cattolica contadina e fino al secolo scorso qualsiasi partoriente subiva la quarantena dopo il parto e la seguente purificazione che coincideva col battesimo del bambino.
Nella quarantena post partum contadina la donna doveva rispettare tutta una serie di restrizioni, come avere un vitto leggero, non mangiare carne soprattutto di maiale, non fare lavori pesanti, non avere rapporti sessuali e non uscire: “Prima del battesimo, né la mamma né il bambino uscivano” mi raccontava un’anziana, ma se dovevano uscire, anche solo in cortile per stendere il bucato, dovevano mettersi un fazzoletto in testa e la corona del rosario in mano per allontanare possibili influenze malefiche che si sarebbero estese anche al nascituro.
Per la purificazione la donna si presentava davanti alla chiesa, ma non entrava: il prete usciva dalla chiesa, le dava la candela in mano, la benediceva e solo allora ella poteva entrare in chiesa per il battesimo del bambino.

Il nome Candelora deriva infatti dall’usanza di benedire e distribuire ai fedeli le candele, così come viene fatto in altri momenti cruciali della vita cattolica: battesimo e cresima. La simbologia della luce divina del Cristo è ricollegabile ai miti del Dio Sole e della scintilla fecondatrice, benché ovviamente i significati teologici assumano differenti aspetti.
Popolarmente le candele benedette acquistano poteri terapeutici e protettivi: venivano infatti conservate e accese solo in caso di calamità: temporali molto forti, tempeste, aspettando una persona che non tornava o che si pensava fosse in grave pericolo, nelle agonie di un malato, durante le epidemie o i parti difficili.
Il legame della Candelora con Iunio Februata è evidente nel suo significato femminile e post - partum, ma i riti legati al fuoco sono riconducibili anche ai rituali primaverili di marzo. Cattabiani sosteneva in merito: “che la Chiesa abbia voluto cristianizzare non solo i riti precristiani di febbraio, ma anche anticipare quelli che si svolgevano alle calende di marzo in onore di Vesta e di Giunone e avevano come protagonista il fuoco, simbolo dell’energia divina nel cosmo secondo una concezione arcaica analoga a quella di altri popoli indoeuropei, come gli Indiani e i Persiani” . 

La benedizione candele è un’usanza documentata a Roma tra la fine del IX sec. e l’inizio del X sec. e pare sia di origine francese. Il suo significato simbolico è collegabile al nuovo fuoco vitale che riappare alla natura per grazia divina preparando la primavera: è il fuoco purificatore e fecondatore. In questo senso assume lo stesso significato delle corregge dei luperci di cui abbiamo accennato sopra.

La Candelora può assumere nomi diversi a seconda delle regioni, come Candelaia in Toscana, Ceriola, Siriola, Zariola in altre regioni.

Ma la Candelora come momento di passaggio rituale nel cerchio dell’anno è diffuso in tutte le culture di origine indoeuropea. 
Per le tradizioni celtiche questa ricorrenza viene chiamata Imbolc (pronuncia: Immol’c) ed è legata alla triplice Dea Brigit (o Brigid), divinità del fuoco, della tradizione e della guarigione diventata nella tradizione cristiana santa Brigida.
In questa occasione, tra i vatri rituali vi era l'usanza di fabbricare delle croci di paglia, chiamate appunto Bride Cross.




Il tempo delle previsioni contadine:

La posizione strategica nell’anno agricolo fa di questa data uno dei momenti di marca o demarcazione del tempo.
Il susseguirsi delle stagioni, ma soprattutto l’arrivo precoce o tardivo della primavera potevano compromettere l’intera annata successiva e, in un mondo dove non esistevano i supermercati, ciò che la terra produceva era tutto o era fame.
In tal modo, al di là dei riti “cittadini” romani che scandivano e auspicavano la fertilità, i contadini erano avvezzi a guardare il cielo e subito dopo le scorte di cereali, frutta, paglia ammassate nelle sale asciutte della casa.
I proverbi sono un modo per diffondere una cultura orale. Facili da ricordare rimandano a precetti e comportamenti, sperimentati empiricamente nell’arco dei millenni.
Legati alla Candelora vi sono tutta una serie di indicazioni che evidenziano il ruolo di questo momento nel “predire” l’arrivo della primavera e le caratteristiche della stagione a venire.

Uno dei primi proverbi latini recita:
"Si Purificatio nivibus, Pasqua floribus / Si Purificatio floribus, Pasqua nivibus"
Ovvero se il 2 Febbraio c’è neve, la Pasqua sarà fiorita; viceversa se a Candelora le gemme sono già sbocciate si tratta di un falso allarme: a Pasqua sarebbe caduta la neve e l’inverno sarebbe stato lungo.

Un altro detto latino recitava così:
 
"Sole micante, die Purificante / frigor peior post quam ante"
Se il sole ammicca il giorno della Candelora, seguirà un freddo ben peggiore di prima.

Il primo dato che abbiamo è che il bel tempo nel giorno della Candelora non è un buon segno: anzi, si rischia di avere uno di quegli inverni lunghi, dove sono a rischio non solo le scorte alimentari ma anche quelle della legna (e ricordo che ci si riscaldava – e ci si riscalda ancora – con la legna).
A questi antichi proverbi si possono collegare i detti diffusi in tutta Italia, come i seguenti:

A Trieste si suol dire: 
"Candelora piova e Bora, del'inverno semo fora / Candelora sol e vento del'inverno semo dentro!
"Se nevica o gragnola dell'inverno siamo fora / Se c'è sole o solicello siamo ancora a mezzo inverno / Se c'è sole o sole tutto dell'inverno resta il brutto(Toscana)

"Candelora in foglia, Pasqua in neve"

"Candelora scura dell'inverno non si ha paura"

"Se nevica per la Candelora, sette volte la neve svola"

Il concetto fu così diffuso che persino nel mondo anglosassone un proverbio recita:
"If Candlemas Day be fair and bright / Winter will have another fight / If Candlemas Day bring clouds and rain / Winter is gone and won't come again"
Ovvero: "se il giorno di Candelora sarà bello, tornerà di nuovo l'inverno, se invece è nuvoloso e piovoso, l'inverno è oramai finito"

La cascina contadina ha messo da parte gli alimenti dell’estate per potere sopravvivere durante l’inverno: alla data del 2 febbraio le provviste devono essere consumate a metà. E’ così che questo si tramuta in un giorno di marca, di demarcazione.
Il legame del 2 febbraio con le scorte alimentari e le preoccupazioni relative è testimoniato da alcuni proverbi come i seguenti:

"Da Candalora, cu on avi carni s'impigna a figghjiola(Calabria)
"Pa Cannilora a jaddina fà l'ova / Pa Cannilora du 'nvirn sim fora / Pa Cannilora u brascirr fora"  (Sicilia)

A Rotello in Molise, sono molto più pratici:
"A Cannelora, a vernate jè sciute fore! / Responne Sante Biase: 'A vernate 'ncore trasce'; 
responne a vecchierelle: / 'Quanne scekoppe a Vecachelle'; / responne u viecchie Semmejone: / ' Se vuo' sta cchiù secure, quanne calene i meteture' ". 
Ovvero: alla Candelora l'inverno è uscito fuori (passato), risponde San Biagio (3 Febbraio): “L'inverno non è ancora arrivato”. Risponde la vecchietta. “Quando sono sbocciate le gemme” ma il vecchio Simeone conclude con saggezza: “Per essere più sicuri, quando arrivano i mietitori”








Credits to:
Micaela Balice per www.strie.it



domenica 23 giugno 2013

Esbat, Giugno 2013 - "Inno alla Dea"


- Inno alla Dea -



Io sono la Prima e l'Ultima
Io sono la Venerata e la Disprezzata,
Io sono la Prostituta e la Santa,
Io sono la Sposa e la Vergine,
Io sono la Madre e la Figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la Donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la Consolazione dei dolori del parto.
Io sono la Sposa e lo Sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la Sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figlio respinto.

Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

III sec. a.C. - Nag Hammadi, Egitto.
















Felice Esbat!!!!

- Queen Mab -


sabato 24 dicembre 2011

Happy Yule!!!


The Spirit of Yule and...
the Return of the Lord!


Ed eccoci qui! Ben ritrovati amici miei cari...
E' sì, lo so, vi avevo dato appuntamento qui al mio cottage per mercoledì 21 dicembre e voi come minimo sarete venuti all'ora del thé e avrete bussato alla mia porta inutilmente... Ero fuori per delle consegne urgenti... le fatine del vicinato non stavano molto bene, l'influenza gira anche da queste parti, e avevo qualche preparativo natalizio da finire! In raltà ho anche trovato il tempo per lavorare come un normale essere umano!!! Fate un po' voi...
Ma oggi che è Vigilia voglio concentrarvi qui il meglio del mio operato della settimana!
Siete pronti??? Bene, perché quella che ora vi presento è una carellata di meravigliose immagini che ci riportano al passato di Gaia, ai vecchi miti, alle antiche usanze dei primi popoli europei, alla festa di Yule, al ritorno del Sole (al ritorno del Signore per il cristianesimo), allo spettacolo della vita che fa nascere un minuscolo bocciolo di fiori tra la prima neve invernale!




Selvaggio il mio cuore,
quando corre con il cervo nel bosco,
quando accende una candela nelle tenebre,
quando brucia un incenso in ricordo alle vecchie anime,
quando regalando un mantello rosso dona amore incondizionato,
quando bacia la testa dorata di un neonato!!!

-Queen Mab-




Cos'è Yule???

E' il Solstizio d’inverno, cioè la notte più lunga dell’anno.

Festa della luce in cui la Dea concepisce/partorisce suo figlio - Sole.
Momento di raccolta delle forze.
Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano, immerse nell’oscurità,
l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il fuoco,
per poi festeggiare tutti insieme la luce intorno al fuoco.











 



























Buon solstizio, anche se è passato vi assicuro che l'energia
permane più o meno per tutte le feste!
Prendetevi il vostro personale momento di realizzazione in questi giorni!
Il corpo e lo spirito vi ringrazieranno!!!
Correte nel vostro bosco interiore...
trovatene la chiave tra i regali dell'Albero!

Questo è l'augurio che viaggia dal mio al vostro mondo:
"Siate Pace!!!"

-Queen Mab -




Credits to: